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giovedì 14 marzo 2019

La Storia Degli Helloween: I Litigi, I Cambi Di Lineup e Il Suicidio Di Ingo Schwichtenberg

Gli Helloween furono gli inventori del Power Metal, ovvero quel genere usato per indicare quella corrente di Heavy Metal con testi perlopiù Fantasy che velocizzava le sue ritmiche classiche grazie anche all'uso della doppia cassa.
La band nasce grazie a due chitarristi Kai Hansen (anche voce) e Piel Sielck, ai due poi si unisce il batterista Ingo Schwichtenberg (a cui si deve il futuro nome della band) ed il bassista Markus Grosskoph.
Sielck abbandonerà la band per dedicarsi a vari progetti personali.
Per via della perdita, Hansen alla ricerca di un secondo chitarrista ingaggia Michael Weikath.
Siamo a metà anni 80, quando Hansen su suggerimento di Ingo decide di cambiare il nome del primo nucleo della band da Ironfist ad Helloween, un riferimento "infernale" alla famosa festività inglese e alle zucche.
Siamo nel 1985, quando viene pubblicato il loro primo prodotto musicale conosciuto come "The Mini LP".
Il loro sound è innovativo per l'epoca, dai chiari riferimenti a Maiden, Judas Priest, Accept e alla NWOBHM.
La canzone più nota di questo mini è sicuramente "Victim Of Fate" (cantata da Hansen, poi risuonata dal futuro vocalist Kiske in una versione un po' più rallentata ed anche più "tragica").
Nello stesso anno rilasciano il primo full chiamato "Wall Of Jericho", lavoro che si ispira ai Maiden, anche nell'idea di far comparire sui loro disco una mascotte.
Bordate quali "Heavy Metal Is The Law" o la titletrack mettono subito le cose in chiaro sugli intenti della band.
"Metal Invaders" e "Phantom Of Death" esaltano la sezione ritmica, la statuaria "Ride The Sky" si ergeva a simbolo di un modo nuovo d'intendere l'Heavy Metal: velocità, potenza ed epicità.
O come dimenticare l'epica "Guardians" o "How Many Tears" e i suoi cambi di ritmo tra velocità ed assolo strappa-lacrime.

Il ritornello di Guardians (Walls Of Jericho, 1985):
"Guardians of our lives
Protect security
They turn the key and they step in
Controlling you and me
Guardians of our lives
Take care eternally"


L'ENTRATA DEL VOCALIST MICHAEL KISKE
Le prime esibizioni live della band, tuttavia, denotarono le difficoltà del giovane Hansen nel suonare e cantare contemporaneamente.
Per questi motivi entra nella band Michael Kiske, singer dei III Prophecy.
Nel 1986 la band rilascia il singolo LP chiamato Judas.
Gli Helloween hanno subito un buon successo nella terra d'oriente, molto meno in Europa e nella stessa Germania.
Kiske con la sua voce graffiante e molto acuta, non troppo potente ma adattissima alle sonorità degli Helloween, fa fare il botto alla band.
E' con questa formazione che nello stesso anno esce "Keeper Of The Seven Keys Part I" che irrompe nella scena metal mondiale regalando subito un grandissimo successo alle zucche.
Come tutti saprete poi uscirà anche la seconda parte, in origine comunque sarebbero dovuto uscire un unico album con i due Keeper!
Ad ogni modo Keeper Of The Seven Keys Part II contiene velocità, armonie complesse, doppia cassa.
Le atmosfere fantasy creano canzoni maestose e dense di pathos, velocità ma allo stesso tempo anche melodia ed epicità. Collante di ogni pezzo, i magnifici chorus, trainati da un Kiske superbo.
Il disco è aperto da una intro assolutamente pazzesca: "Initiation", segue poi "I'm Alive" che parte con il botto, continua con le melodie di "A Little Time" o con la velocità di "Future World", una sorta di singolo più diretto e spendibile radiofonicamente, il quale testimonia l'ampio raggio del songwriting di questa band. "Twilight Of The Gods" è un trionfo di epicità ed atmosfera con accelerazioni da headbanging ed un coro stratosferico, ed "Halloween", una suite che sfiora il quarto d'ora di durata grazie ai suoi repentini cambi di tempo, ripartenze in velocità, assoli e linee vocali pazzesche.
Non si può non citare anche la semi-ballad "A Tale That Wasn't Right".
Nel 1988 esce la seconda parte "Keeper Of The Seven Keys Part II" che rafforzerà l'idea comune che questa band avrà una carriera florida. La potenza devastante esplicitata nel riffing terremotante di "Eagle Fly Free", di "I Want Out" (per la quale venne girato anche un videoclip" e "Save Us", tutte dotate di armonie sfavillanti, riff esplosivi e linee vocali epiche ma allo stesso tempo oscure.
Non mancano pezzi particolari quali "Rise And Fall".
"Dr.Stein" è tra i pezzi più semplici del disco ma non per questo meno efficacie.
"March Of Time" è introdotta da un intro molto epico e poggia su un riff serrato e su vocals maestose, forse malinconiche, di sicuro intrise di emozioni indescrivibili.
La titletrack invece è un lunghissimo concentrato di Power Metal con influenze Prog, nel senso che si apre come lento struggente e poi cresce, accelera.
Si possono non citare anche "You Always Walk Alone" o "We Got The Right"?
Hansen era il più dotato e fantasioso della band, mentre Weikath rappresentava il nucleo più duro della band (e principale compositore) grazie anche ai suoi up-tempos che fecero la gloria di questa band.
Non si può non citare anche il lavoro alla batteria del grande Ingo Schwichtenberg grazie a cavalcate di doppio cassa, poi divenute prerogative (legge) del Power Metal degli anni 90.
La band ottiene un grande successo anche negli USA.


L'ABBANDONO DI KAI HANSEN E LA DENUNCIA DELLA NOISE
Ma non tutto ciò che è bello dura per sempre, nel 1989, dopo solo un anno dallo straordinario Keeper II, Kai Hansen, pilastro del gruppo, abbandona la band per intraprendere progetti personali (andrà a formare i suoi Gamma Ray).
Verrà rimpiazzato da Roland Grapow che completa col loro il tour.
Nel 1990 la EMI vuole sotto contratto i tedeschi che prontamente accettano rompendo il contratto con la loro casa discografica dell'epoca, la Noise. Oramai la Noise stava stretta alla band, ma si sa, i contratti vanno rispettati così la stessa Noise denuncia la band.
La denuncia è un macigno per gli Helloween che sono tagliati fuori (da varie vicende giudiziarie) dal mercato USA, perdendo una grandissima fetta di fans.
Ed è per questo che nel 1991 "Pink Bubble Go Ape" ha un successo molto minore rispetto a quello che potrebbe.
Il sound viene cambiato e si passa dalle bordate Power a musica sicuramente più semplice e radiofonica, comunque qualche buona traccia qua e là c'è come ad esempio "Back On The Streets", "Your Turn" o "Heavy Metal Hamsters".
Al di là del minore successo, si creano sempre più tensioni all'interno della band.
Nel 1993 le cose peggiorano, esce "Chamelon", un album caratterizzato da belle e commoventi ballad.
Certo "First Time" e la toccante "Windmill" non sono brutte tracce ma il cambio di sonorità è palese ed evidente.
Ma si trovano anche altre influenze come il Country di "In The Night" o lo swing di "Crazy Cat". La commercialità è evidente in "When The Sinner" o in pezzi come "Step Out Of Hell" dotata comunque di un ritornello travolgente.
Belle comunque anche "I Believe" e "Longing", anche se ormai lontane dal sound che rese famosi gli Helloween.


I PROBLEMI INTERNI, I DISSIDI CON LA STAMPA, L'ABBANDONO DI MICHAEL KISKE E IL SUICIDIO DI INGO
Il mood allegro e positivo che aveva contraddistinto gli anni 80 di questa band era ormai un miraggio o comunque una questione di facciata.
Infatti dissidi interni e le continue polemiche stavano lacerando la serenità dei vari componenti, con un Weikath sempre più intrattabile con la stampa, si ricordi ad esempio quando consigliò ad un giornalista italiano che gli aveva chiesto delucidazioni sui testi di leggerseli sul booklet e magari di imparare l'inglese.
Il drummer Ingo Schwichtenberg sempre più devastato da droghe (cocaina ed hashish) ed alcool, viene espulso dalla band: si suiciderà nel 1995 (a 29 anni), gettandosi sotto un treno di una metropolitana e lasciando sgomenti tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori.
Soffriva da tempo anche di schizofrenia che ormai gli stava impedendo di esibirsi pubblicamente con la band.
Nel mentre le divergenze musicali crescevano sempre più al punto che nel 1994 Michael Kiske, peraltro corteggiato dagli Iron Maiden dopo l'addio di Dickinson, fu espulso dalla band: era la fine di un'era.
Polemiche e frecciatine sarebbero continuate per un paio di decenni, sull'asse Hansen-Weikath-Kiske: Hansen accuserà di egocentrismo Weikath, accusato anche da Kiske di aver causato con il suo menefreghismo la morte di Ingo, il quale aveva bisogno di aiuto e comprensione, sempre negati da parte di Weikath; Kiske, invece, rinnegherà il Metal, affermando grossomodo che non faceva più per lui (per poi ritornare sui suoi passi in seguito).


LA TERZA ERA DELLA BAND: IL VOCALIST ANDI DERIS
Nel 1994 viene ingaggiato un nuovo batterista (Uli Kursh) e un nuovo cantante (Andi Deris).
Tutto ciò porterà a "Master Of The Rings".
Il disco è un ritorno più o meno alle sonorità degli anni 80 con le solide "Sole Survivor", "When The Rain Grows" e "The Game Is On".
Con esso, la formazione di Amburgo dichiarava di aver ripreso il filo conduttore del proprio discorso.
Deris grazie alla sua voce cupa e aspra provava a rilanciare la band.
Effettivamente ritroviamo i classici brani in doppia cassa quali la già citata "Where The Rain Grows" o brani abbastanza riusciti quali "Take Me Home" o "Mr.Ego", l'hard-power dell'ottima "Secret Alibi" o rimandi al passato riscontrabili in "The Game Is On" o nel riff di "Still We Go".
Discreto anche il mid-tempo "Why?" e la ballad "In The Middle Of A Heartbeat".
Nel 1996 esce "Time Of The Oath" che gode di una produzione molto grezza e su buoni pezzi quali "Steel Tormentor" e ritmiche potenti come in "Before The War" e "Kings Will Be Kings".
Il sound è cupo, non mancano assoli veloci e melodie.
C'è la ballad di rito "Forever And One" e l'inno al Power Metal "Power" (due dei tre singoli, insieme alla titletrack).
Il disco venne dedicato alla memoria di Ingo.
Ancora più ispirato "Better Than Raw" (1998) forse il disco più estremo della band trainato da "Push", dalla velocissima "Revelation", da "I Can" e dalla più melodica "Laudate Dominium" (tutta scritta in latino).
Per quanto all'epoca destò più di qualche contestazione, "The Dark Ride" (2000) resta un discreto disco che continuava sulla scia dei predecessori; cioè rendere più sinistro e oscuro il suono della band, alle prese con mazzate velocissime come "Salvation" o "Mr.Torture", ma anche con pesantissimi mid tempos quali "Escalation 666" e "Mirror, Mirror".
Ai tempi si vociferava che il sound oscuro fosse dettato dal fatto che Andi Deris fosse sieropositivo.
Anche per pezzi commerciali quali "If I Could Fly".
Ritmiche veloci, discreti riff ma forse il problema principale della band era l'ispirazione.
L'atmosfera è buia e grigia, "Salvation" è Power al 100%, "The Departed" è un brano estremamente originale dotato di ottime melodie ipnotiche nel refrain e che cattura l'attenzione con la sua malinconia avvolgente. L'oscura "We Damn The Night" è contraddistinta da un ottimo break centrale grazie a tastiere, basso e soli di chitarra. "Immortal" è un pezzo lento e triste, "The Dark Ride"chiude il platter con le sue cavalcate Power.
Poco dopo Weikath, divenuto il leader indiscusso della band, licenziò tramite email Grapow e Kush rimpiazzandoli con Sascha Gerstner e Mark Cross, che si ammalò di mononucleosi e fu a sua volta rimpiazzato da Stefan Schwarzmann.
Quest'ultimo se ne andrà nel 2005, dopo aver ammesso di non riuscire a suonare le parti previste per il nuovo disco, ritenute troppo complesse, veloci e tecniche per il suo stile.
Anche il successivo "Rabbit Don't Came Easy" (2003), trainato da "Just A Little Sign" e da "Hell Was Made In Heaven", venne aspramente criticato.
Sono le melodie la carta vincente di questo album, grazie al già citato singolo "Just a Little Sign" ma anche a "Open Your Life".
Non mancano pezzi aggressivi quali "Liar", che a tratti sembra un pezzo quasi Thrash, oppure "Back Against The Wall", grazie ai suoi riff oscuri.
Molto particolare l'anomala "Nothing To Say".
Ottime anche "Sun 4 The World" e la ballad "Don't Stop Being Crazy".
I continui cambi di lineup portano dietro alle pelli Daniel Loeble, con il quale venne inciso il nuovo full length. Destò scalpore la scelta di riprendere in mano la saga dei Keeper, pubblicando il doppio "Keeper Of The Seven Keys: The Legacy" (2005).
Il disco è contraddistinto da canzoni che rimandano al passato quali "The King Of A 1000 Years" (suite di 13 minuti) o "Silent Rain" ma anche da pezzi easy (e commerciali) quali "Mrs.God" (da cui venne tratto anche un video).
"The Invisibile Man" è oscura anche se nel ritornello richiama "I Can", invece "Occasion Avenue" è un altro brano lunghissimo e ambiguo, che si apre addirittura con una carrellata stile radio di alcuni dei ritornelli più celebri della band.
"Light The Universe" è una ballata dove Andi Deris duetta con Candice Night, moglie dell'ex chitarrista dei Deep Purple Ritchie Blackmore.
Ottima anche la veloce "Get It Up".
"Gambling With The Devil" (2007) risulta ancora gradevole e a tratti più che buono, malgrado qualche caduta di stile.
L'ingresso in scena è affidato alla solida "Kill It", traccia manifesto del Power tedesco del nuovo millennio.
Una delle canzoni migliori del disco è "The Saints" grazie alle sue orchestrazioni poco complesse ma godibili.
"As Long As I Fall" e "Can Do It" sono brani molto semplici nella struttura e alla stesso tempo efficaci.
"Paint A New World" è trainata dal suo ottimo ritornello, ottimo anche l'inno "Final Fortune" e i cambi di tempo di "Fallen To Pieces".
Discreta anche "Dreambound" e la conclusiva "Heaven Tells No Lies".
Il successivo "7 Sinners" uscito nel 2010 è lanciato dal videoclip di "Are You Metal?" dotata di un buon ritornello, per quanto forse un po' ripetitivo.
Ad aprire le danze tocca al mid-tempo "Where The Sinners Go" che si dimena tra riffoni rocciosi e ritmiche martellanti: un pezzo certamente non immediato, considerata anche l'assenza di melodie orecchiabili, ma che nel complesso può sicuramente considerarsi riuscito.
La vera gemma del disco risponde però al nome di "Who Is Mr. Madman?", sorta di seguito di "Perfect Gentleman" della quale ne riprende il tema principale: il pezzo si segnala per una serie di melodie di altissimo livello, che sfociano in un ritornello davvero irresistibile.
"Raise The Noise" si fa notare soprattutto per un anomalo quanto azzeccato assolo di flauto, ottima anche "World Of Fantasy" e il lento "The Smile Of The Sun".
Trascinante (ma forse un po' troppo lunga) "If A Mountain Could Talk".
Tre anni dopo esce "Straight Out Of Hell", un disco molto vario come è ormai tradizione degli Helloween di Deris. "Nabataea" è forse il brano più complesso dell'album (sicuramente il più lungo), pieno di cambi di tempo e carico d'atmosfera sin dal primo riff. Segue "World Of War" come si evince in questo full ci sono continui riferimenti alla guerra.
"Live Now!" contiene il solito ritornello catchy che arriva dopo pochi secondi, "Burning Sun" è molto aggressiva.
Non manca la ballad presente in "Hold Me In Your Arms" e riferimenti ai Queen in "Wanna Be God".
La titletrack è un brano Power Metal al 100%.
Da menzionare anche "Make Fire Catch The Fly", un brano cupo e straniante, pieno di cambi di tempo ed un’interpretazione vocale a dir poco teatrale e il potente "Church Breaks Down" con continui riferimenti nei testi all’oscurantismo della chiesa dinanzi all’evoluzione della conoscenza scientifica.
"My God-Given Right" uscito nel 2015 è il 15esimo disco in studio della band e il decimo con Deris (quindi considerarlo un semplice rimpiazzo non ha più molto senso).
Già "Heroes" mette subito in chiaro le cose con il suo refrain oscuro e solenne e con la doppia cassa che sarà la colonna portante dell’intero album. "Battle’s Won" (firmato Weikath) verrà ricordato per il riff iniziale di chitarra.
La title-track (tra pianoforte e controtempi) nella strofa fa un po' il verso a "Power".
"The Swing Of A Fallen World" è un mid-tempo oscuro, in "Like Everybody Else", unica ballad del platter, si sentono suonare le campane a morto.
Ottima "Creatures In Heaven", scritta da Weikath. Stesso discorso per "Claws" che stupisce con il suo attacco pirotecnico e per "You, Still Of War" che spicca per il suo crescendo, per l'uso di synth e la doppia cassa.

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