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lunedì 4 maggio 2020

Laang e La Musica Ispirata Durante Lo Stato Di Coma (Atmospheric Black)

Laang è un one man band di Taiwan formata nel 2018, questo termine vuol dire "cold" ovvero "freddo". Il fondatore della band è 冷 (Yáng Tāohǎi) ed ama definire la sua musica "Black Metal terroristico".
L'unico membro di questo progetto è stato sparato alla testa durante un furto d'auto andato male quasi un anno fa. Lo stesso ha affermato che le canzoni che ha scritto per questo progetto sono state ispirate dalla sua esperienza in ospedale in fin di vita in ospedale (coma). Ha descritto il suo stato comatoso come un "posto oltre l'inferno". Questo mondo a suo dire è stato un qualcosa d' incomprensibile e una desolazione oltre ogni spiegazione. L'album di debutto della band "Hǎiyáng" (海洋 = Oceano) incapsula questo orribile mondo ultraterreno di vuoto, follia disumana e terrore.
"Chaoyue Diyu" apre l'album introducendo toni inquietanti che si nascondono sullo sfondo, dipingendo l'inizio di un'esperienza sonora molto oscura e cupa. Toni dissonanti risuonano da un piano non accordato con un riff oscuro e minaccioso. "Shenyuan" inizia con una batteria sparata al massimo: questo è vero Black Metal. La voce è aggressiva ma non è un vero e proprio scream, il suono è straziante. La tempesta di batteria è interrotta da rumori sinistri ma poi ricomincia a martellare. Come se chi sta vivendo questo incubo combatta tra la vita e la morte.
"Hailang" è una breve strumentale con rumori spaventosi in sottofondo mentre la tensione cresce sempre di più. "Cangliang" parte lenta e con voci profonde delineandosi su un set ipnotico di note per pianoforte che creano ritmiche "meccaniche". Ci sono sia urla che sussurri. Le chitarre creano un'atmosfera spaventosa.
In "Yan" è quasi come se Yáng Tāohǎi avesse trovato un momento di pace, o stesse iniziando a perdere ogni speranza. Ha un tono triste e lento con voce e piano scoraggiati.
"Ji" parte cadenzata e con voci stavolta in screaming (qui c'è un ospite: Heathen): ci sono paesaggi sonori, alcuni melodici e seducenti, altri invece freddi e pungenti. E' presente anche l'erhu (violino cinese).
"Yun Mie" potrebbe essere il punto in cui si rende conto di tutto ciò che è successo e dello stato in cui si trova. La canzone è molto oscura e piena di rabbia ma ci sono anche pianoforti, inserti atmosferici e rallentamenti.
"Zidan Kong" chiude questa esperienza da incubo. A volte ci sono pause quasi per consentire un po di riflessione e si sviluppa a strati con il piano che riprende la linea di melodia principale, finendo in chitarre brutali e dominanti.
Difficile capire cosa ha provato Laang, difficile dire se sia andato realmente nel regno dei morti ma quest'album rappresenta davvero un luogo al di là dell'inferno.


mercoledì 24 aprile 2019

Tematiche Cosmiche Nella Musica Rock e Metal: Buchi Neri e Spazio

La prima foto di un Buco Nero (M87) riferita al progetto Event Horizon Telescope che lo scorso 10 aprile ha appunto indetto una conferenza sul web si è fatta sentire anche sul mercato discografico: l'edizione americana di Billboard, che compila le classifiche di vendita americane, ha rilevato un incremento del 33% negli ascolti di "Supermassive Black Hole" dei Muse nei giorni compresi tra il 10 e il 13 aprile.

Parte del testo di "Supermassive Black Hole" (2006):
"Ghiacciai si sciolgono nella morte della notte
E le super-stelle risucchiate dal supermassiccio (accendi la mia anima)
Buco nero supermassivo
Buco nero supermassivo
Buco nero supermassivo
Buco nero supermassivo
I ghiacciai si sciolgono nel cuore della notte
E le super-stelle risucchiate nel supermassiccio"

La traccia è contenuta in "Black Holes And Revelations" uscito nel 2006, il video del singolo è stata visto il 153% in più rispetto alla media dell'ultimo periodo.
Lo stesso fenomeno ha interessato, ovviamente, anche "Black Hole Sun", uno dei brani simbolo dei Soundgarden pubblicato nel 1994 all'interno di "Superunknown": gli stream della canzone hanno fatto segnare sulle piattaforme digitali un incremento del 26%, mentre sulle piattaforme di video sharing la clip abbinata al singolo ha visto le proprie visualizzazioni crescere del 64% rispetto al periodo precedente la diffusione dell'immagine dell'orizzonte degli eventi del buco nero centro della galassia Virgo A.
Rimanendo sempre ai Soundgarden, i fans del compianto Chris Cornell (morto suicida 2 anni fa) hanno lanciato una petizione online per chiedere alla NASA di intitolare al compianto musicista statunitense il Buco Nero.
Tra l'altro la copertina di "Superunknown" somiglia non poco (a livello cromatico) all'immagine diffusa negli scorsi giorni dal consorzio Event Horizon Telescope.

Testo di "Black Hole Sun" (1994):
Nei miei occhi
Indisposti
Mascherati cosicché nessuno lo riconosca.
Copre il viso
Giace la serpe
E il sole nel mio disonore
La calura rovente
Lezzo estivo
Immerso nell'ombra, il cielo sembra morto
Invoca il mio nome
Attraverso la panna
E ti sentirò gridare ancora
Buco nero del sole
Verrai?
E spazzerai via la pioggia?
Buco nero del sole
Verrai?
Verrai?
Verrai?
Inesprimibile
Freddo e umido
Rubi il vento caldo, amico stanco
Il tempo è andato
Per gli uomini onesti
E a volte, veramente troppo lungo anche per le serpi
Nelle mie scarpe
Una camminata da sonnambuli
Nella mia giovinezza, prego per conservare
Il paradiso caccia
Via l'inferno
Nessuno canterà più come te
Buco nero del sole
Verrai?
E spazzerai via la pioggia?
Buco nero del sole
Verrai?
Verrai?
Buco nero del sole
Verrai?
E spazzerai via la pioggia?
Buco nero del sole
Verrai?
Non verrai (Buco nero del sole, buco nero del sole)
Non verrai (Buco nero del sole, buco nero del sole)
Non verrai (Buco nero del sole, buco nero del sole)
Non verrai? (Buco nero del sole, buco nero del sole)
Lega la mia testa
Annega la mia paura
Finché non scomparirai del tutto
Buco nero del sole
Verrai?
E spazzerai via la pioggia?
Buco nero del sole
Verrai?
Verrai?
Buco nero del sole
Verrai?
E spazzerai via la pioggia?
Buco nero del sole
Verrai?
Non verrai (Buco nero del sole, buco nero del sole)
(Non verrai) (Buco nero del sole, buco nero del sole)
Non verrai (Buco nero del sole, buco nero del sole)
(Non verrai) (Buco nero del sole, buco nero del sole)
Non verrai (Buco nero del sole, buco nero del sole)
(Non verrai) (Buco nero del sole, buco nero del sole)
Verrai?
Verrai?

Ovviamente non si tratta delle uniche band ad aver utilizzato queste tematiche.
Infatti il Rock e Metal non è nuovo al fascino dello spazio e del cosmo, una delle tematiche preferite dei Voivod, per non parlare di Pink Floyd (ad esempio "The Dark Side Of The Moon"), Hawkwind e Black Sabbath ("Planet Caravan", "Symptom Of The Universe"). 
Parlando di band un po' meno note o comunque meno mainstream, si possono citare gli Arcturus con il loro primo EP "Constellation" o i Wedard (progetto Depressive Black Metal tedesco) che dedicarono un'intera canzone al Buco Nero al centro della nostra galassia: Sagittarius Alpha.
Sostanzialmente si tratta di una sorgente di onde radio luminosa, situata nel centro della Via Lattea, con al centro un Buco Nero Supermassiccio, componente caratteristico dei centri di molte galassie ellittiche e spirali. 
Wedard chiamò la canzone appunto "Black Hole Sagittarius Alpha" uscita su "Wo Die Ewigkeit Die Zeit Berührt" del 2008.
Si tratta davvero di una grandissima canzone, triste, disperata e glaciale...se non fosse che all'interno troviamo un vero e proprio plagio a "Ohne Dich" dei Rammstein.
Plagio o comunque tributo al riff di questa canzone uscita nel 2004.
Tematiche spaziali erano presenti anche nel capolavoro degli svizzeri Samael (nelle persone di Vorph, Kaos, Xy, Mas) "Passage" uscito nel 1996.
Basta ricordare pezzi quali "Jupiterian Vibe", "Liquid Soul Dimension", "Born Under Saturn" o "Moonskin".
Improbabile che qualcuno non conosca i Samael ma per quei pochi dico che parliamo di un Black Metal fatto di tastiere e con tanta atmosfera.
Non si possono non citare anche i norvegesi Thorns di Snorre W.Ruch in arte Blackthorn (conosciuto anche per aver fatto da spalla a Varg Vikernes, il giorno che venne assassinato Euronymous).
Band tra l'altro in cui son transitati anche Bard Faust degli Emperor, Hellhammer dei Mayhem e Satyr dei Satyricon.
Di quale disco sto parlando? Ovviamente dell'omonimo uscito nel 2001: Black Metal mischiato con parti industriali, atmosferiche e spezzoni di elettronica, qualche sintetizzatore e vocals provenienti da chissà quale angolo remoto dello spazio.
I titoli e la musica spaziale sono da ricercare nelle sperimentali "Stellar Master Elite" o nelle bellissime "Underneath The Universe I & II" contraddistinte da riff cadenzati ed ipnotici, intramezzati da lunghe pause e suoni computerizzati.
Musica angosciante ed oscura, grazie anche all'uso magistrale di tastiere e sintetizzatori.
Chiudiamo questa rassegna con un'altra band svizzera: i Darkspace.
La band nasce nel 1999 come trio dalle identità misteriose, la band non suona quasi mai dal vivo e non rilascia interviste.
Certo è presente Tobias Möckl Wroth (fondatore di Paysage d'Hiver come Wintherr ) però Zhaaral e Zorgh sono illustri sconosciuti.
La proposta musicale diede il là a quel Black Metal atmosferico con testi cosmici, voci talmente distorte e sommerse negli arrangiamenti da rendere difficile identificare chi canti cosa.
Affascinati dall’ambiente spaziale e dalle desolate lande cosmiche, i Darkspace hanno costruito un’intera carriera tributando l’universo e la sua immensa vacuità.
Drum machine di rito e glaciale, oltre i 120 bpm.
Nelle loro canzoni ci sono riferimenti con capolavori del cinema del calibro di "2001: Odissea Nello Spazio" e "Alien".
Il suono di questi spazi sconfinati, inospitali per la vita e inesplorati è un Black Metal oscuro dalle forti suggestioni atmosferiche ed Ambient.
La componente atmosferica è piena di paesaggi sonori oscuri, angoscianti, dissonanti e inquietanti.
Si tratta di pezzi lunghissimi: ad esempio i 7 brani dell’esordio "Dark Space I" (2003) durano 76 minuti, 3 brani per i 54 minuti di "Dark Space II" (2005), 79 minuti per i 7 brani di "Dark Space III" (2008), 64 minuti per i soli 3 brani di "Dark Space III I" (2014).
Le copertine, neanche a dirlo, sono tutte dominate dal nero e con pochi elementi distintivi: ogni canzone è semplicemente catalogata come "Dark" seguita da un numero progressivo e l’indicazione dell’opera da cui è tratta. Visto che gli album hanno numeri progressivi, "Dark 1.3" rappresenta il terzo brano del primo album, "Dark 1.7" il settimo (ultimo del primo album).
Il secondo album inizia da "Dark 2.8"cioè prima traccia del secondo album e così via.
Nelle canzoni dominano le parti strumentali:il suono delle chitarre assordanti e della batteria.
Il cantato è ovviamente estremo, uno screaming spesso filtrato (per dare l'impressione che la voce provenga da chissà dove).
In "Dark Space I" gli 8 minuti di "Dark 1.1", con chitarre a volumi spropositati spaventano l'ascoltatore, poi distrutto dall'oscura e psichedelica "Dark 1.2" (12 minuti).
Nella prima si segnala anche un campionamento di HAL 9000 da "2010 - L'anno del contatto".
"Dark 1.3" si chiude con una spaventosa orchestra di distorsioni allucinate, mentre impazza una carneficina sonora.
"Dark 1.4" (10 minuti) inserisce una marziale drum-machine.
La successiva "Dark 1.5" (13 minuti) è un attacco di chitarre che scatena una violenza senza pari. Chiude "Dark 1.7" (12 minuti), forse meno oscura delle precedenti.
Il secondo full "Dark Space II" (2005), propone solo tre brani, due oltre i venti minuti.
"Dark 2.8" (24 minuti) dopo un’introduzione di un paio di minuti, è introdotta da una chitarra a cui seguono ritmi lenti e maestosi.
Il rallentamento avviene verso diciottesimo minuto.
In "Dark 2.9" (10 minuti) le chitarre guidano una sinfonia desolante e inquietante, mentre voci aliene sussurrano strani idiomi. "Dark 2.10" (20 minuti) prosegue la loro missione estrema, chiudendo con ritmi Dark Ambient e con campionamenti dal film "Alien".
"Dark Space III" (2008) dura 1 ora e 20 minuti ma tenta strade più varie, contraddistinto comunque sempre da una glaciale drum machine e da blast beats, oltre che da una freddezza disumana.
Maggiore spazio comunque all’atmosfera, angosciante e visionaria, ma pochissime concessioni in termini di accessibilità.
Le atmosfere sono comunque lugubri, oscure, dissonanti, funebri, spaziali.
"Dark 3.11" (11 minuti) è un misto di Black/Doom.
"Dark 3.12" (11 minuti), rimane un pezzo Black ed un po' come le prime 3 è inframezzata da parti Dark Ambient.
"Dark 3.13" (12 minuti) ha un rallentamento pazzesco nel finale.
"Dark 3.14" (11 minuti) e la successiva sono sempre contraddistinte da tastiere, sintetizzatori e parti Ambient. Le ultime due tracce sono un riassunto di tutto quello fatto dai Darkspace nel corso della loro carriera unendo il Black Metal con parti Atmosferiche/Epiche e con addirittura qualche passaggio orchestrale in "Dark 3.17".
"Dark Space III I" (2014), abbandona la numerazione progressiva (sarebbe dovuto essere il IV) in nome di un'estetica minimale oltranzista, rilasciato in sole 500 copie dall'Avantgarde Music.
"Dark 4.18" (27 minuti) ha una sezione ritmica devastante
"Dark 4.19" (18 minuti e mezzo), col suo ritmo più lineare, presenta influenze Industrial.
Un'anomala melodia di chitarra si distingue chiaramente sia in "Dark 4.19" sia in "Dark 4.20".
In generale un disco forse meno estremo dei precedenti ma comunque non per tutti.
E' solo dopo i Darkspace che si è iniziato a parlare di Cosmic Black Metal in senso stretto, per band quali i tedeschi Alrakis, gli australiani Mesarthim (dei membri "." e "."),  Moon e Midnight Odissey, i greci Spectral Lore ("Voyager" e "III" in primis, 87 minuti di riflessioni sulla singularity e sull'eternità, con titoli eloquenti come "The Cold March Towards Eternal Brightness" o "A Rider Through The Lands Of An Infinite Dreamscape"), gli svizzeri Astral Silence, gli svedesi Lustre, gli italiani Progenie Terrestre Pure, gli ucraini Bezmir, i russi The Lost Sun, i moldavi Basarabian Hills e gli statunitensi Eternal Valley e Mare Cognitum.

venerdì 24 agosto 2018

La Storia Di Lustmord: Dischi Registrati In Cripte, Caverne, Mattatoi

"Nello spazio nessuno può sentirti urlare" (Alien, 1979)

Ideatore del Dark Ambient, Brian Williams conosciuto anche come "Lustmord" muove i suoi primi passi nella musica ad inizio anni 80.
Secondo leggende metropolitane, Lustmord viveva in un castello o comunque in una segreta immerso nell'oscurità.
Lustmord ha sempre ribadito che si trattava solo di dicerie: si sa comunque che negli anni 90 si trasferì dalla California a Londra.
Noto, non solo per aver dato i natali al Dark Ambient, ma anche per aver registrato la sua musica in luoghi terrificanti quali cripte, mattatoi, grotte, caverne combinandoli poi con elementi rituali, tibetani e spaziali.
Lustmord è apparso per la prima volta dal vivo in 25 anni di carriera invitato durante un cerimoniale della Chiesa di Satana (The Satanic High Mass). La cerimonia si è svolta il 6 giugno 2006 (la registrazione della performance prende il nome di "Rising").
Il secondo show della sua carriera fu all'Unsound Festival di Cracovia il 22 ottobre 2010.
Poi si ricorda uno show al Södra Teatern a Stoccolma il 15 gennaio 2011, uno all' Unsound Festival di New York il 9 e 10 aprile 2011, uno nei Paesi Bassi sempre nel 2011 e poi uno show in Russia l'8 aprile 2012.


DISCHI
Nel 1984 nel più perfetto anonimato incise un indigeribile lavoro chiamato "Paradise Disowned" in cui si mischiavano il campionamento in loop, i germi gotici della New Age (una fosca tinta di gregoriano), l'Industrial più terrificante, modalità deep listening registrate in una cripta della cattedrale di Chartres e nelle cavità di Dinas Rock.
Molta della sua musica è tenebrosa, spaventosa ed oscura in certi frangenti, essa entra in simbiosi con l'elettronica e l'Ambient.
"Heresy" (1990) invece è il culmine di un lavoro svolto tra il 1987 e il 1989 utilizzando registrazioni in località sotterranee originate all'interno di cripte, caverne, miniere, rifugi profondi e catacombe insieme a materiale di origine sismica e vulcanica (basse frequenze).
Inutile cercare di studiarlo nel dettaglio, dato che "Heresy" è in realtà un’unica suite di oltre un’ora divisa in 6 episodi senza nome, che poco fanno se non cercare di suddividere in inutili spezzoni un colosso che non conosce ordine e che andrebbe vissuto senza nessun punto di riferimento, gettandosi a capofitto nell’abisso. La musica sembra evolversi su sè stessa, creandosi dal nulla.
La sensazione di malessere e di musica cupa ed oscura sarà palese già dalla prima traccia (Part I) che personalmente reputo anche la migliore della suite.
Anche la parte finire di "Part III" è davvero notevole.
Non prendiamoci un giro, sicuramente un capolavoro ma difficile da ascoltare e da assimilare (un po' come tutta la musica di Lustmord).
"The Monstrous Soul" (1992), composto da sole cinque tracce, risulta essere un viaggio tra i meandri più oscuri della psiche umana, dove saremo accompagnati da sinistri scricchiolii, voci e atmosfere sepolcrali, in un continuo esperimento sonoro.
Quando si ascolta l'epopea sonora "Primordial Atom" sembra di vagare senza meta in una foresta oscura, su cui aleggia uno scenario apocalittico.
"Protoplasmic Reversion" è una nenia mortale che cambia più volte il suo corso toccando l'animo già abbastanza provato dell'incauto ascoltatore.
"The Daathian Doorway" è semplicemente inquietante, "The Fourth And Final Key" difficile da descrivere.
Nel 1994 Lustmord maneggiò i suoni derivanti dalle sonde Voyagers: in quell'anno venne fuori "The Place Where The Black Stars Hang" ma non si trattava ancora di un'elaborazione di suoni spaziali, ma di un ateo esercizio di rappresentazione oscura di spazi cosmici.
E il lavoro è davvero ben riuscito, oscuro e allo stesso tempo spaventoso.
75 minuti di suoni elettronici e rumori che sembrano provenire chissà da quale parte dello spazio.
Il disco si apre con l'oscuro intro "Sol Om On", poi prosegue con la cupa ed opprimente "Aldebaran Of The Hyades" della durata di 24 minuti e 56 secondi.
In questa canzone sembra che da un momento all'altro stia per succedere qualcosa di brutto ma in realtà il mood della canzone rimarrà lo stesso per 25 minuti con oscurissime melodie in sottofondo.
La terza traccia "Dark Companion" è accompagnata da atmosferiche liturgiche e rituali.
"Metastatic Resonance" con oltre 25 minuti di durata è la canzone più lunga del lotto ed anche qui è difficile descriverla, se non che all'inizio sembra ci siano rumori d'acqua, forse però la track meno oscura del lotto.
Chiudi il disco l'anonima "Dog Star Descends" che fa specie di outro.
Forse la svolta cosmico-ambient è sancita l'anno dopo con "Trans Plutonian Transmissions" sotto lo pseudonimo di Arecibo, e dalle sue 6 suite spaziali, ciascuna ispirata da suoni che provengono da galassie lontane suonate con sintetizzatori.
"Purifying Fire" del 2000 è aperto da "Strange Attractor" caratterizzata da suoni spettrali in costante ed inesorabile sviluppo, finchè la paura non verrà mescolata sapientemente alla meraviglia e allo stupore con il muto arrivo di effetti sonori creando un mix di atmosfere che non possono non ricordare l'immensità della galassia, le sue luci, le sue ombre, il suo vuoto, l'incessante e perfetto movimento dei corpi celesti perpetuato da chissà quale forza.
"Deep Calls To Deep", resa viva e struggente con quei suoi sbuffi di polvere lunare e con quel contorno di suoni spiccatamente melodici ma appena accennati, nascosti da una distesa oceanica di effetti dilatati ed arcani, mentre con "Deep Calls To Dub", saprà orchestrare luci ed ombre grazie a conturbanti cori, maestosi ed agghiaccianti al tempo stesso.
Minaccia che prenderà forma con la crepuscolare ed apocalittica "Black Star": in tutti i suoi 15 minuti di lunghezza la canzone evocherà incolori paesaggi di prati morti solcati da un cielo senza futuro. Sprazzi di melodia malinconica e claustrofobica entreranno in scena con "Permafrost", che gioca col lato più emotivo dell'ascoltatore grazie all'inserimento di archi dal suono sporco.
In "Metavoid" (2001) il sound si fa nettamente più corposo, malgrado come tradizione vuole, il disco rigetti la melodia.
Emblematica in questo senso la mastodontica "The Eliminating Angel" che con i suoi 11 minuti ci trasporta al di là di quello che la normale "musica" riesce a fare. Il suono è ovattato, crea grigi spirali sonore che si intrecciano silenziosamente a sussurri spaziali.
"A Light That Is Darkness" è epica nel suo incidere accompagnata da oscure percussioni tribali.
"The Ambivalent Abyss" sembra provenire dalle viscere della terra, "Blood Deep In Dread" è accompagnata da percussioni tribali e da un'atmosfera oscura.
Un lavoro che potrebbe definire, appunto, metafisico.
Nel 2002 esce "Zoetrope" dove l'atmosfera complessiva è ammantata di cupezza totale: si susseguono richiami sinistri, il suono glaciale di gocce d'acqua, rumori provenienti direttamente dall'inferno.
Si possono citare tracce quali "The Cell", "Cellular Blur", "Descent" e il suono ipnotico di "The Harrow".
"Carbon/Core" del 2004 è un lento nascere, evolversi e dissolversi, ogni brano (prevedibilmente lungo) ha una sua forma, un suo sviluppo e soprattutto un suo contenuto.
Gli effetti, le distorsioni e le dilatazioni elettroniche sono capaci di turbare l'ascolto evocando immensi fondali marini ed oceani.
L'andamento dei brani è ovviamente privo di qualsiasi ritmica, mentre la struttura degli stessi è un vero e proprio puzzle di effetti, melodie sempre più latenti, rimbombi e sussulti metallici.
"Immersion", ossia l'opener, ha un titolo adatto alla sua portata, con quel mix di muti ronzii e di inondazioni elettroniche che si interrompono bruscamente durante il climax; "Beneath" rappresenta una grotta marina; "Born Of Cold Light", vero highlight del disco, è quasi rilassante nel suo raggelante candore, accompagnato da un muro di cori gregoriani.
"Other" esce nel 2008 pubblicato dall'americana Hydrahead.
Un album di otto composizioni che non si discosta da quanto proposto da Lustmord nei suoi precedenti lavori. La presenza di artisti quali Jones dei Tool, Buzzo dei Melvins e Turner degli Isis aggiunge solo un po' di scure chitarre post-metal sopra i toni plumbei tipici dei dischi del gallese.
Le chitarre di Adam Jones sono letteralmente agghiaccianti su "Godeater", sull'oscura "Dark Awakening", sulla conclusiva "Er Ub Us" e sulla claustrofobica "Prime [Aversion]".
Si tratta di un disco oscuro, malefico ed ultraterreno.
Nel 2013 esce "The Word As Power" che rimette Lustmord sul sentiero delle origini, sui suoi passi più evocativi. Senza perdere nulla delle sue trame crepuscolari e angoscianti, Lustmord è stato abilissimo nel non ripetersi e a creare un lavoro che stavolta ammette anche la luce, e non solo le tenebre.
Grazie all’imperante presenza di cori femminili, il disco è un lavoro più epico, in cui il male non regna più sovrano ma si scontra con il bene in una guerra tra titani. Troviamo liturgie, cerimoniali titanici svolti da antiche civiltà perdute o da civiltà aliene.
"Abbaddon", traccia simbolo del lavoro, le cui vocals sono appannaggio di Maynard James Keenan dei Tool. Un oblio di magniloquenza.
Per rendere ulteriormente l'idea sulla proposta basta ascoltare anche l'epica "Chorazin" e "Babel" che sono riproposizioni di musica tradizionale, rese però Ambient.
Poi le librerie di suoni ottenute dalla NASA e dall'osservatorio astronomico della National Radio hanno trovato compimento dopo più di vent'anni (2016) di ricerche in "Dark Matter", tre lunghi brani frutto di una prolungata raccolta di suoni spaziali (stelle, pulsar, supernove, etc) che pare smentire la credenza cinematografica che reputa lo spazio cosmico come muto: c'è del plasma interstellare che agisce, delle vibrazioni ed emissioni che producono delle genesi sonore (lavorate ovviamente).
In questo disco chiudendo gli occhi ed usando delle cuffie, si possono realmente udire rumori spaziali.
Questi suoni sembrano onde e frequenze che viaggiano nel vuoto siderale, alcuni anche difficilmente distinguibili dall’orecchio umano, seppure nel vuoto (lo si può affermare scientificamente) le onde sonore non sono trasmissibili.
Lustmord: "nel 1993, quando stavo a Londra, ho avuto l’idea di fare quest’album, ma se vivi lì, come ottieni suoni dallo Spazio? Non è semplice. Quest’idea è rimasta in piedi per un anno o due e succederà anche a te di buttare giù qualcosa su di un blocco note e poi metterlo via, dimenticarlo… quando mi sono trasferito in America ho ri-parlato di questa cosa con mia moglie, tipo come noi stiamo parlando adesso, una conversazione normale su quello che volevo fare e quello che non riuscivo a fare, e lei ha detto: “Viviamo a Los Angeles adesso, e il Jet Propulsion Laboratory è qui e probabilmente è sulla guida telefonica, quindi chiama”. Il Jet Propulsion Laboratory gestiva le registrazioni della sonda Voyager. Li ho chiamati, credo fosse il 1994, loro hanno solo chiesto il perché, io mi sono spiegato e loro mi hanno mandato dei nastri che sono stati l’inizio della mia collezione. Ci è voluto abbastanza tempo per avere abbastanza materiale con cui realizzare un album. Dieci anni, ma poi nel mezzo ero occupato con altro che era più urgente, ed ecco che ne sono passati altri dieci prima di mettermi a registrare"

Lustmord: "la difficoltà è nella raccolta di suoni dello spazio: la maggior parte è rumore, stridio, glitch, un specie di noise giapponese. Sì, potresti farci un grande album noise, ma non è quello che volevo. Insomma, semplicemente devi filtrare e rendere certi suoni meno spiacevoli"

Lustmord vuole costruire un nuovo tipo di terrore, quello della infinita piccolezza del nostro microcosmo in rapporto ad uno spazio che produce continue domande a cui non sappiamo dare risposta.
In "Subspace" risuonano fioche spie luminose che galleggiano nel vuoto cosmico; "Astronomicon" ne è l'epicentro, il crocevia di scie cosmiche che si intersecano esercitando rumori sinistri e strani voci che sembrano provenire da chissà quale zona remota dell'universo.
"Black Static" è un soffio opprimente che sembra trascinare con sé l'ombra di una forma di vita inconoscibile, un'immagine la cui statura abnorme è offuscata dagli anni luce che ce ne separano.

venerdì 26 gennaio 2018

Il Mistero Degli Irkallian Oracle: Rituali ed Antimusica

Sugli Irkallian Oracle si sa davvero pochissimo.
Nati nel 2012 a Göteborg, gli Irkallian Oracle sono composti teoricamente da sei persone dai nomi totalmente assurdi come Murder Divine, Nightmare Fukk, Tomb Sun, Mind-Blinding Void, Radiating Abyss e Transplutonian Afterbirth.
La band saltuariamente suona dal vivo ma nessuno sa che ruolo ricoprono i musicisti.
Secondo la credenza più comune i membri si cambiano gli strumenti durante le esibizioni live.
Strumenti? Più precisamente, la band parla di "strumenti sonici" seppelliti in siti adatti per un certo numero di notti.
I palchi dove suonano sono disseminati di altari ricoperti di candele.
Di solito i membri si travestono da stregoni incappucciati con tanto di maschere che ricordano la morte.
I musicisti, trasudano misantropia e mistero, mettondo in scena una seducente esecuzione ritualistica.
Inoltre pare che non abbiano una formazione stabile e che i suddetti sei membri contribuiscano alla causa in vari modi e in tempi diversi.
V.Kusabs dei neozelandesi Vassafor (terrificante gruppo Black/Death) ha affermato di aver suonato effettivamente negli Irkallian Oracle e forse ne fa parte ancora ma in realtà si sa davvero poco.
ar-Ra'd al-Iblis dei Nightbringer partecipò invece sul disco d'esordio.
Il nome della band deriva dalla parola babilonese "Irkalla" che letteralmente vuol dire "luogo del non ritorno" (in realtà "luogo" sarebbe l'oltretomba).

Membro della band: "Eseguo forme minori di rituali religiosi ogni giorno, poi alcuni più avanzati durante la settimana. Questi spaziano dalla meditazione e alla preghiera a forme minori di teurgia ed invocazione a pratiche più elaborate, sia in ambienti solitari che di gruppo. Tradizionalmente, la magia nera è pensata per soddisfare i bisogni materiali. Usando questa ampia definizione, tutti i tipi di magia popolare sono "neri", mentre le scuole più accademiche e clericali sono interpretate come "bianche".
Coloro che invocano spiriti infernali o demoni eseguono magia "nera" mentre cercare l'aiuto di santi, angeli o persino spiriti connessi allo zodiaco o ai pianeti cade sotto l'etichetta di "magia bianca". Aleister Crowley propose che la magia nera fosse semplicemente l'uso della forza spirituale per fini materiali dunque non completamente allineata con il proprio sé superiore o volontà. Se dovessimo etichettarlo come l' essere in contatto con forze spirituali "infernali" allora sì, pratico la magia nera. Tuttavia, usando la definizione di Crowley , decisamente no"
"Senza un allenamento adeguato e compiuto in circostanze sbagliate, la magia nera può sicuramente essere pericolosa per la sanità mentale. Ci sono ovviamente dei livelli, è un problema complesso e dipende anche dallo stato mentale del praticante e dalla natura delle forze impiegate. Lavorando con queste cose, apri le porte alla tua mente che sono solitamente chiuse e alcune delle cose che potresti recepire non sono belle.
Trovo strano che durante tutti i miei anni di fraternizzazione in ambienti presumibilmente pieni di avventurieri dell'arcano, devo ancora sentire di un singolo sottoposto a qualcosa di lontanamente paragonabile ad un "brutto viaggio".


I DISCHI
Le incertezze terminano qui (e non sono poche) perchè si sa che la band ha pubblicato due album: "Grave Ekstasis" nel 2013 ed "Apollyon" nel 2016, quest’ultimo per conto della Nuclear War Now! Productions sia su CD che su vinile 12.
"Grave Ekstasis" è un' opera totalmente imbottita di pazzia ed antimusica se così vogliamo definirla. Disumano, contorto, brutale, violento e spietato in ogni suo aspetto.
Parliamo essenzialmente di un Black/Death claustrofobico, ipnotico, surreale e angosciante.
Le tracce sono mediamente molto lunghe (10 minuti di media) e nel loro intero lasso coprono distanze impensabili per violenza e brutalità.
Musica demoniaca che si avvita su se stessa in ipnotiche e violentissime escalation di totale abominio sonoro.
Siamo insomma nel reame della pazzia più totale in cui l’estremo assume connotati agghiaccianti, apparendoci impenetrabile, ultraterreno e onnipotente nella sua aberrazione sonora di dimensioni planetarie.
C’è una violenza dai tratti quasi siderali in questa musica, una brutalità che non può venire da questo mondo ma che deve per forza avere altre origini, altre da noi, altre dall’umano.
Ascoltare la titletrack, "Absentia Animi" o "Dispersion" per farsi un'idea.
Sul successivo "Apollyon", che è il nome greco del demoniaco angelo distruttore citato nel Libro dell’Apocalisse (Abaddon), la formula alla base del disco è rimasta grossomodo la stressa di 3 anni prima.
Il disco comprende sei pezzi per ben 57 minuti e vede l’enigmatica formazione di Göteborg oscillare fra movimenti Death neri come la pece, passaggi Black Metal in balia della più totale degenerazione e inquietanti parentesi liturgiche, durante i quali un uso dissennato delle ritmiche (incredibilmente tecniche e stratificate) non facilita la comprensione e l’assimilazione dei vari pezzi.
Questi ultimi si attestano su durate considerevoli, mai inferiori ai 6 minuti, e rifuggono il concetto di forma canzone per affidarsi a trame dall’andamento disturbato, che amplificano il senso di smarrimento e di scarsa assimilazione.
Sostanzialmente quindi, si tratta di un Black/Death con influenze Doom terribilmente soffocante e malato.
Colpisce l'inquietante rosario collettivo che terrorizza l’ascoltatore in “Elemental Crucifixion”, “canzone” che fra l’altro parte con dei vocalizzi sofferenti da brivido.
Le ritmiche chitarristiche sono principalmente Black con sfuriate Death.
La batteria, sempre invischiata in ritmiche talmente lente da sfiancare l’ascoltatore come non mai anche perché i tempi veloci (specialmente blast-beats) sono pochi e, per di più, irrompono come un fulmine a ciel sereno come in "Apollyonic Enstasis", il pezzo più violento e, diciamo, più tradizionalmente Black/Death (contraddistinto però da percussioni sciamaniche ed ipnotiche).
L'apice della follia la si raggiunge in "At The Graveyard Of Gods" (palese il riferimento agli australiani Bestial Warlust) 20 minuti di agonia davvero difficili da descrivere a parole e con tanto di outro (a dire della band si tratterebbe di onde di pressione acustica del sole, rilevate da un veicolo spaziale Soho).
Urla agghiaccianti, percussioni ipnotiche e chitarre lanciate come tornado stabiliscono un nuovo termine di paragone all’interno della scena Black Metal più criptica.
A tutto ciò si aggiungano dei testi totalmente folli nelle loro criptiche massime filosofiche con tanto di testo di “Sol” (trascrizione dei “Quattro Quartetti” del poeta britannico Thomas Stearns Elliott).

giovedì 22 giugno 2017

I T.O.M.B. e Le Canzoni Registrate Con Ossa Umane In Cimiteri e Manicomi

I T.O.M.B. acronimo di "Total Occultic Mechanical Blasphemy" si formarono nel 1998 grazie al misterioso No-One.
Poi si aggiunsero Zimymay e Samantha Viola.
Sotto certi versi, questa band oltrepassa il concetto di musica per arrivare a sonorità Ambient/Noise emanate direttamente da case infestate, cimiteri abbandonati o dalle fauci infernali.
Temi cardine sono l'esoterismo, l'occultismo, rituali, la morte, attività paranormali e la magia.
Le sooarità derivano da registrazioni create in cimiteri, manicomi e prigioni.
I suoni registrati sono realizzati con un registratore a quattro piste e strumenti diversi, tra cui mausolei e porte di cripte usate come percussioni, lapidi, ossa umane e animali (in primis carogne di un coyote, teschi di mucche ed orsi), atti di rituali e anche cadaveri.
Questi suoni sono ipnotizzanti e profondamente oscuri, la pesantezza dei mondi spirituali di cui parlano e palpabile, grazie alle basse frequenze create.

No-One: "Ho registrato in località come Waverly Hills (Kentucky), il Mental Hospital di Essex (New Jersey), il manicomio di Pennhurs, di Byberry e di Norristown (Pennsylvania) e vari cimiteri negli USA e in giro per il mondo"

L'attività della band inizia con “Macabre Noise Royal”, nel 2002 cominciarono ad uscire delle demo come "Total Occultic Mechanical Blasphemy" e "Sacrilegium" del 2005.

No-One: "Nel 2008 ho viaggiato in Norvegia ed ho incontrato Hellhammer a Olso. 
Da lì siamo arrivati ​​al Ski Kirkegård Cemetery dove Euronymous è stato sepolto. Ho poi registrato diverse tracce di canzoni sulla sua lapide"


DISCHI REGISTRATI IN CRIPTE ABBANDONATE, MANICOMI E CAMERE MORTUARIE
"UAG" ("Undercovered Ancient Gateways") è il primo album ad uscire per la Crucial Blast (i primi dischi uscirono tutti autoprodotti o per minuscole label di cd-r) nel 2012.
La titletrack è scandita da percussioni metalliche, il tutto su uno scenario di morte e distruzione (il disco è stato registrato, non a caso, in cripte abbandonate, sanatori, camere mortuarie) dove pare non esserci redenzione per i vivi.
Lasciatosi alle spalle ogni residuo di Black Metal, No-One si butta a capofitto in sinfonie follemente percussive memori di Z'ev ("Mausoleum Witchcraft", uno di vertici del disco, ne è un esempio lampante) e nella musica industriale ("Cadaver Transmission" e "Perverse Crematory Pleasures").
"TORMENT" è immersa in una fitta nebbia oscura, dove ogni cosa è impenetrabile.
"EMPLEH" e "Serpent Moon Seance" sono brani costruiti mediante riverberi e refrain psichedelici.
"Graveyard Requiem" è l'episodio più statico, il più classicamente legato al Dark Ambient sound.

No-One: "La canzone Cadaver Transmission è stata la prima sessione di registrazione completata usando un "cadavere" come strumento. Sono stato in grado di ottenere l'accesso a un cimitero per un certo periodo di tempo e ho usato alcune tecniche di registrazione sul cadavere.
La capacità di condurre questo tipo di registrazione ha confermato che è possibile usare la morte, come mezzo per creare musica"
No-One: "Quando abbiamo avuto la possibilità di aprire per i Sunn O)), abbiamo ricevuto la giusta apparecchiatura audio per eseguire pienamente la nostra musica live
Le nostre prestazioni quella sera comprendevano l'uso di oggetti oscuri e metallici, amplificati contro una lapide, insieme ad altre apparecchiature elettroniche per invocazioni occulte. 
Il 15 giugno 2014, ci è stato chiesto di aprire per i Watain al New York's Brooklyn Bazaar. 
Abbiamo orchestrato un'eruzione sonora di 23 minuti di stregoneria ipnotica, dedicata ai Watain e al loro rituale di quella sera. Le nostre prestazioni alteranti hanno zittito il pubblico. 
Abbiamo creato un effetto paralizzante, di stato trance sul pubblico. Questa è stata una benedizione della morte temporanea, al battesimo di sangue della congregazione di Watain. Vorremmo mostrare gli altri, aprendo nuovamente a queste bande, le nostre capacità audio"

In seguito il trio americano ha pubblicato altri album (tra demo, compilation e split), sino all' ultima oscura e diabolica release: “Fury Nocturnus”.
Lo scopo di questo disco è quello di provocare disturbo con suoni che vanno dai più lievi e angoscianti sospiri a caotiche e angoscianti vibrazioni: chitarre e basso assumono distorsioni talmente estreme da essere a malapena riconoscibili, così come la tastiera.
La batteria (ospite Hellhammer dei Mayhem) scandisce ritmi cupi e freddi e le vocals sono un alternarsi di growl e scream.
Fury Nocturnus deve essere valutato nella sua interezza e nel suo concept.
Il tutto è da ricondurre ad uno studio ed una ricerca musicale di sonorità legate al mondo dell’occulto, dell’esoterismo e dell’oscurità umana e divina.
Solo la metà delle tracce comprende testi cantati che vanno al di là delle strazianti urla di sottofondo: Awake... e Darkness, seconda e terza traccia del disco, proclamano una sorta di mantra malefico ad evocare chissà quale demone, Belial invece, è una sorte di preghiera.
Ignite The Torch Again è malsana anche da un punto di vista strumentale.
Oblivion Dawn e la title track Fury Nocturnus scandiscono riff e ritmiche Doom assolutamente magistrali e distorte.
Battle Winds Of Desecration inizia con una batteria Doom ed immancabile Drone di sottofondo, accompagnati da un canto scream, sempre molto evocativo.
No-One: "Registrammo anche nella centrale elettrica Richmond di Philadelphia. Inconsapevolmente, questa zona ospitava energia molto forte. Qui sono stati girati film quali "Twelve Monkeys" e "Transformers" che hanno avuto collegamenti a morti misteriose che si sono verificate agli individui che lavoravano su quei film. 
Per le registrazioni ho usato un osso umano, per fare i sigilli nel pavimento di cemento sbriciolato. 
Una volta terminato, sono andato ad ascoltare ciò che avevo fatto, e non c'era niente. 
Era insolito, avevo schiacciato tutti i tasti di registrazione corretti, quindi non c'era motivo per cui il dispositivo non avrebbe dovuto registrare. Tutte le altre tracce registrate in precedenza erano ancora lì. 
Mesi dopo, sono tornato a Richmond per registrare nuovamente. 
Ho controllato tutte le apparecchiature e mi sono assicurato che le cose funzionassero correttamente. Poi ho cominciato a camminare lungo il corridoio e urinare sul pavimento. Sono tornato al mio posto, questa volta utilizzando una falce a mano, per creare i suoni dei sigilli. A metà canzone, uno dei pulsanti sul registratore si è acceso, questo non può essere fatto a meno che non si schiacci fisicamente sul pulsante. Cominciai a ridere. Una volta completata la registrazione, ho guardato Brian. 
Rimase lì in silenzio e mi fissava. Ho chiesto se fosse ok. Poi è diventato molto nervoso e ha cominciato a dire che stava sentendo qualcuno che ride, ma io non ho sentito niente. 
La traccia registrata da quella notte è stata chiamata "Cleansing them" ed è la traccia finale e ultima del LP split "Richmond Curse"