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martedì 26 gennaio 2021

I Canned Heat e Le Morti Di Wilson, Hite, Vestine e Taylor

I Canned Heat si formarono nel 1965 in California, precisamente a Los Angeles.
La band era composta da Alan Wilson (chitarra, voce), Bob Hite, detto The Bear (voce, armonica), Henry Vestine (chitarra) e Larry Taylor (bassista). Wilson venne soprannominato "Blind Owl" a causa di gravissimi problemi alla vista. La band inoltre ebbe una vita movimentata anche a causa delle droghe di cui alcuni di loro facevano uso, sebbene essi stessi siano stati tra i primi a denunciare i rischi di queste sostanze: ad esempio alla fine di "Amphetamine Annie" dal loro secondo album "Boogie With Canned Heat" si sente la band gridare in coro "Speed Kills!". Vista l'epoca, va anche sottolineato che furono tra le prime band composte esclusivamente da bianchi ad essere accettate nei locali per neri in un periodo in cui i contrasti razziali erano molto forti, anche se, la sera dell' assassinio di Robert Kennedy, senatore che si batteva per i neri, mentre stavano tenendo un concerto ad Harlem vennero fatti salire in tutta fretta su alcuni taxi e consigliati ad allontanarsi velocemente dalla zona. Nel 1967 la band suona al festival di Monterey e incide "Canned Heat" che ottiene un buon successo trascinato da "Dust My Broom" e "Rollin' And Tumblin". Nel 1968 esce "Boogie With The Canned Heat" è accolto splendidamente grazie a canzoni epocali quali "On The Road Again", "Going Up The Country" e il super boogie "Fried Hockey Boogie". "Future Blues" invece diventerà noto per la cover di "Let's Work Together" e "That's All Right (Mama)". Anche se la band verrà soprattutto ricordata per "Hooker 'N Heat" del 1970 (grazie a canzoni quali "Meet Me In The Bottom","Bottle Up And Go" e "Boogie Chillen No. 2"). Disco composto senza Vestine, con il maestro John Lee Hooker.


LA MORTE DI WILSON E IL CLUB 27
Nello stesso anno comunque di Hooker 'N Heat, Wilson muore per un’overdose di barbiturici, e da quel momento il gruppo non sarà più lo stesso. Molti parleranno di suicidio perchè Wilson in più circostanze aveva già provato a togliersi la vita. Muore comunque a 27 anni quindi anche lui iscritto al "Club 27" che raccoglie tutti i musicisti morti a 27 anni (Robert Johnson, Brian Jones, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin, Ron McKernan, Gary Thain, Kurt Cobain).


LA MORTE DI HITE E VESTINE
In seguito, Hite, De La Parra e il rientrato Vestine guidarono la band per altri album di scarsa fortuna.
Nel 1981 anche Bob Hite muore. La sua morte è un qualcosa di assurdo: il 5 aprile 1981, durante una pausa tra il loro set al Palomino Club di North Hollywood, a Hite fu consegnata una fiala di droga da un fan. Pensando che contenesse cocaina, Hite infilò una cannuccia nella fiala e la sniffò.
La droga però si rivelò essere eroina e Hite divenne blu e collassò. Alcuni roadie misero Hite nel furgone della band e lo portarono in una casa vicina dove morì.
Vestine invece nel 1997 aveva appena terminato un tour europeo con i Canned Heat, quando morì di insufficienza cardiaca e respiratoria, in un hotel di Parigi la mattina del 20 ottobre 1997, proprio quando la band era in procinto di tornare negli Stati Uniti.


LA MORTE DI TAYLOR
Larry Taylor entrato nella band sin dagli esordi (1967) e fratello di Mel Taylor (membro dei The Ventures morto di un tumore maligno ai polmoni nel 1996) morì invece nel 2019 all'età di 77 anni per cancro.

martedì 20 novembre 2018

La Storia Degli Uriah Heep e Le Morti Di Gary Thain e David Byron

Gli Uriah Heep si formarono nel 1969 a Londra grazie a Mick Box membro inizialmente degli Stalkers e poi degli Spice che animavano i club londinesi con la caratteristica peculiare di non proporre cover, impegnandosi piuttosto a creare qualcosa di veramente originale e oscuro. A dare manforte al chitarrista c'era David Byron, il cui ingresso nel gruppo era avvenuto in modo curioso attraverso una improvvisazione ad alta gradazione alcoolica alla fine di una loro esibizione. Grazie al produttore Gerry Bron, la band cambierà nome in Uriah Heep.

Mick Box: "Negli anni 60, lavoravo per una compagnia di esportazioni nella City.
Ma poi dissi a mia madre che volevo fare il musicista, e che avrei continuato solo finché non fossi riuscito a pagarmi le modifiche che volevo per la mia Gibson Les Paul. Certe notti avevo solo quattro ore di sonno tra quando tornavo da una serata e quando dovevo alzarmi per andare a lavorare. Ogni tanto facevo un sonnellino nei gabinetti, e avevo un accordo con il mio amico: quando servivo lui tirava una spugna nel box, per svegliarmi"


PRIMI SEI DISCHI E IL SUCCESSO
Durante le registrazioni di "Very 'Eavy Very 'Umble" Bron propone l'inserimento in formazione di un tastierista, un certo Ken Hensley, che accetterà incuriosito dalla proposta originale della band.
Il debutto sarà sospinto dal superclassico "Gipsy" e alla super variegata "I'll Keep On Trying".

Melissa Mills della rivista Rolling Stones dirà nella celeberrima frase: "Se questo gruppo sfonderà, io mi suiciderò"

Ken Hensley, Mick Box e David Byron: ovvero la formazione perfetta per gli Uriah.
Paradossalmente nessuno dei singoli membri preso da solo poteva definirsi un musicista eccezionale, ma messi insieme avevano una forza d'urto devastante. David Byron aveva voce e presenza scenica, Mick Box era un buon chitarrista (ma non un fenomeno), Ken Hensley idem. Le velleità sperimentali confluirono nel lavoro successivo "Salisbury" del 1971, in cui la band (soprattutto il tastierista Ken Hensley) mostra tutta le sua ambizione come nei quindici minuti della title track (comprendente anche un'orchestra), nella Rock "Bird Of Prey" alle atmosfere rarefatte di "The Park" e in "Time To Live".
"Lady In Black", semplice ed oscura diviene un vero e proprio cavallo di battaglia.
Il successivo "Look At Yourself" uscito sempre nel 1971 è il perfetto Hard Rock e Prog (per via anche dell'entrata nella band del batterista Ian Clarke), grazie all'incredibile "July Morning" (e al suo assolo con il moog), alla clamorosa titletrack (con assoli di chitarra e tastiera da urlo) e "Shadows Of Grief".
Le cose cominciano a migliorare ma la critica rimane fredda.
E' con il successivo "Demons And Wizards" del 1972 che prendono forma gli Uriah Heep come li conosciamo. Con l'arrivo di Gary Thain e Lee Kerslake siamo al cospetto di una formazione fra le più concrete di sempre, con un sound sempre più compatto e che non necessita di virtuosismi per essere grande. Il disco sarà sospinto dall'elettrica "Easy Livin'" e dall'acustica "The Wizard", e una sequenza di brani orecchiabili e potenti che non si dimentica facilmente. Non si possono non citare anche le strane "The Spell" e "Circle Of Hands". Il momento è magico e sempre nello stesso anno esce "The Magician's Birthday" che prosegue sulla strada tracciata dal predecessore.
Impossibile non citare la stupefacente titletrack (che influenzerà i Queen da lì a poco), l'oscura "Echoes In The Dark" e le varie "Sunrise" e Blind Eye".
"Sweet Freedom" del 1973 ha l'arduo compito di succedere a due autentici giganti mentre il terreno intorno alla band inizia a traballare: cambio di etichetta, molte pressioni (anche in patria cominciano ad essere notati) e poco tempo a disposizione, ma a dispetto delle premesse il risultato è ancora una volta notevole. "Stealin'" scala le classifiche, viene (se possibile) accentuato maggiormente il sound Prog grazie a pezzi quali la titletrack e "If I Had The Time". E' qui che emerge in tutta la sua grandezza il talento del bassista Gary Thain, forse il musicista maggiormente dotato fra i membri della band, l'unico capace di suonare davvero di tutto partendo da sublimi linee melodiche di basso.


PROBLEMI DI DROGA ED ALCOOL: LE MORTI DI GARY THAIN E DAVID BYRON
"Wonderworld" è il disco che segna crepe evidenti: il cambiamento del songwriting e una certa indisciplina che prende il sopravvento ("mi presentavo in studio alle 20 e nessuno arrivava prima di mezzanotte" ricorda Mick Box), mentre David Byron ci va giù pesante con l'alcool.
Gary Thain invece ha gravi problemi con l'eroina. Hensley somatizzerà tutte queste tensioni nell'eloquente "So Tired" e il primo a pagare sarà Gary Thain, alla maniera di tante persone fragili schiacciate dal successo.

Ken Hensley: "Ciò che accadde al Moody Coliseum di Dallas nel '74 fu l'inizio della fine per Gary. Immaginate di venire scaraventati da una scarica elettrica dell'amplificatore...boom! Tre metri in aria e poi a faccia in giù in mezzo al palco" 

Il disco comunque verrà ricordato per la titletrack e "Dreams". Tornando a Thain, egli qualche mese dopo verrà trovato esanime nel bagno del suo appartamento a Norwood Green, stroncato da un'overdose di eroina a 27 anni (entrando nel noto "Club dei 27"). Per la verità, alcuni dicono che morì nel marzo del 1976, altri sostengono che l'overdose fosse una copertura e che il bassista, in realtà, sia stato ucciso da qualcuno mandato dalla famiglia dell'allora moglie indiana Yoko che non approvavano quella unione. Anche se il decesso fu archiviato come overdose di eroina. Perso anche Thain quindi, a partire da "Return To Fantasy" i dischi successivi della band saranno una mera riproduzione di quei fantastici capolavori della prima ora. Certo, la titletrack, "Prima Donna" e "Shady Lady" non sono brutti pezzi ma si vede che qualcosa si è rotto. Problemi col management, problemi di natura finanziaria, problemi di tenuta interna: la band era ormai sull'orlo del baratro e l'implosione era solo questione di tempo. La vita da rockstar ha il suo prezzo e inizia a presentare pericolosamente il conto: durante un concerto a Philadelphia David Byron, ubriaco, incespica sulla base del proprio microfono, cadendo. I litigi nella band sono all'ordine del giorno.
"High And Mighty" del 1976 è a tutti gli effetti un disco di Ken Hensley che mette la firma su tutti i brani, il disco è abbastanza commerciale. Ancora una volta Hensley dà l'ultimatum nei confronti di Byron che viene cacciato, e ancora una volta il finale della storia sarà tragico. Ken Hensley dice che David era la classica persona che odiava le cose sbagliate ma invece di lottare per cercare di cambiare la situazione, preferiva annegare tutto nell'alcool. Passeranno alcuni anni caratterizzati da insuccessi, dipendenze e un malinconico oblio che avanzava, prima che Byron si trasformasse in una Rockstar decaduta: un'esistenza travagliata cui pose fine un attacco epilettico nel febbraio del 1985 nella sua casa a Maidenhead. Nessuno degli ex compagni prese parte alla veglia funebre.

Mick Box: "All’epoca nessuno ti insegnava nulla sulle droghe. Quando gli amici hanno iniziato a morire, ci siamo svegliati"


I PROBLEMI DEI CAMBI DI LINEUP E IL CICLO COMMERCIALE
Spettava al nuovo singer John Lawton l'oneroso compito di sostituire il vocalist e risollevare una band che aveva perso due membri storici ed aveva migliaia di problemi. Si trattava di un buon singer ma molto diverso da quello che gli Uriah Heep avevano mostrato fin lì. "Firefly" non era bruttissimo ma "The Hanging Tree", "Wise Man" e soprattutto la celebre "Sympathy" erano i segni evidenti che si trattava di un'altra band, e anche nei dischi successivi non mancarono i guizzi di classe, ma gli Heep erano un'altra cosa. Escono i discussi "Innocent Victim" (con le super commerciali "Free Me" e "The Dance") nel 1977, poi l'anno successivo il profetico "Fallen Angel" ("Come Back To Me", la Pop "Whad'ya Say" e "Love Or Nothing" testimoniano il netto cambio di sound"). Lawton lascia, idem Keslake. Nel 1980 con l'abbandono di Ken Hensley a seguito del più Rock "Conquest" finiscono un decennio e un'era. Lee Kerslake si unisce ad Ozzy Osbourne, persino il bassista Trevor Bolder preferì imbarcarsi con gli Wishbone Ash, band di tutto rispetto, ma non di certo in linea con le tendenze del momento. Nessuno ci pensò due volte ad abbandonare la nave che stava affondando, fatta eccezione per Mick Box. Ben venti membri si avvicendarono in formazione. Viene ingaggiato il vocalist Peter Goalby alla voce, torna Kerslake e si porta appresso Bob Daisley.


IL NUOVO CORSO
"Abominog" del 1982 è a tutti gli effetti il disco spartiacque nella carriera della band, che chiude definitivamente i ponti con il decennio precedente per lanciare gli Heep verso il futuro. Il disco strizza l'occhio alla nascente NWOBHM inglese, malgrado un singolo piuttosto commerciale come "On The Rebound" contiene delle composizioni quali "Too Scared To Run" dotata di un riff di grande presa, "Chasing Shadows" e "Hot Persuasion". "Head First" del 1983 prosegue su questa falsariga (trainato dalle morbide "Stay On Top" e "Lonely Nights" ma anche da pezzi molto Rock/Metal quali "The Other Side Of Midnight"), idem "Equator". L'ago della bilancia nella storia degli Uriah Heep si chiama però Bernie Shaw: Mick Box lo incontra fuori dal Marquee, dopo che il singer canadese aveva concluso l'esperienza con gli Stratus di Clive Burr. Il debutto discografico è "Live In Moscow", resoconto dei dieci concerti che gli Uriah Heep tennero allo stadio Olimpico di Mosca sul finire del 1987.
Box e soci furono infatti la prima Rock band a suonare in Unione Sovietica ai tempi della guerra fredda (per la verità gli Heep suoneranno anche in altre nazioni "difficili" quali India, Corea del Sud e Berlino Est negli anni 70). La formazione di quel disco durerà per oltre un ventennio nel quale il nome degli Uriah Heep tornerà allo status che si merita, grazie a dischi di assoluto valore come il granitico "Sea Of Light" del 1995 (prodotto da Kalle Trapp) e il successivo "Sonic Origami". La band finalmente ritrova una lineup stabile e prosegue sino a "Totally Driven" del 2015 (che presenta vecchi classici risuonati), malgrado la dolorosa defezione di Trevor Bolder (ad appena 62 anni, morto nel 2013 per un tumore al pancreas).

venerdì 22 agosto 2014

La Storia Dei Nirvana e Il Suicidio Di Kurt Cobain

I Nirvana sono stati forse la band  più rappresentativa del movimento Grunge, per quanto band come Alice In Chains e Pearl Jam erano indubbiamente più varie e tecniche.
In pochi anni e con una manciata di album all’attivo, sono riusciti a imporsi come la vera leggenda della scena di Seattle, riuscendo a interpretare l’umore di un’intera generazione e trasformando l’alternative rock in un fenomeno di massa. Il suicidio del loro leader, Kurt Cobain, ha certamente alimentato il mito, ma l’impatto della musica dei Nirvana sugli anni ’90 è indiscutibile.
Il loro nome, a detta di Cobain, significava "liberazione dalla sofferenza/dolore".


STORIA E PRIMI DISCHI
Inspirandosi ai Melvins, Kurt Cobain (vocalist e chitarra), Chris Novoselic (basso) e Chad Channing (batteria) formano i Nirvana e iniziano a suonare usando proprio la strumentazione di seconda mano dei Melvins.
Come detto sono una delle band principali della scena di Seattle del tempo.
Dopo aver pubblicato il 45 giri "Love Buzz/Big Cheese" per l'etichetta simbolo della scena cittadina, la Sub Pop Records, i Nirvana esordiscono a 33 giri con Bleach (1989).
Cobain si rivela subito l’anima del gruppo.
Le sue capacità compositive emergono da pezzi come "About A Girl", una ballata che preannuncia l'esistenzialismo e la vena desolata del suo stile, ma anche da prototipi Grunge come "School", "Blew" e "Love Buzz" che fissano subito i parametri del sound Nirvana degli anni a venire.
Il disco e la successiva tournée garantiscono alla band un buon successo e la incoraggiano a proseguire, malgrado già affiorino i problemi di salute psico-fisica del suo leader.
Ingaggiato alla batteria Dave Grohl (Warren, Ohio), il trio firma con la major Geffen e, nel settembre 1991, pubblica Nevermind. Prodotto da Butch Vig e mixato da Andy Wallace, è un disco destinato a entrare di diritto nei classici di sempre.
Pochi album, nella storia del Rock, hanno infatti saputo incarnare con la stessa intensità gli umori e le ansie di un'intera generazione. Eppure Kurt Cobain, a registrazioni ultimate, non era molto soddisfatto.
Non perdonava a Gary Gersh e a Andy Wallace, rispettivamente discografico e produttore, di aver voluto mettere le mani sul materiale, accentuandone dinamica e profondità.
La peculiarità dei Nirvana è di saper associare al sarcasmo nichilista del punk un talento melodico sconosciuto a gran parte delle formazioni che emergono nello stesso periodo.
E poi ci sono i testi: una perfetta fusione fra musica e vita, in grado di creare una simbiosi mitica fra artista e pubblico che tocca il suo apice in "Smell Like Teen Spirit", il grido rabbioso che apre l'opera e rimarrà negli annali a simboleggiare lo spirito, apatico e sarcastico, di un'intera generazione.
Rinunciando in parte alla durezza del precedente "Bleach", Cobain dà sfogo ai suoi demoni in una serie di ballate nevrotiche, che ricordano da vicino quelle del suo grande maestro, Neil Young.
Ascoltare per credere pezzi come "Lithium" e "On A Plain", che donano al disco un tormentato vigore.
Ma a conquistare il pubblico sono anche l'autobiografica "Come As You Are", il lamento acustico di "Polly", il canto moribondo di "Something In The Way".
L'album (più di 20 milioni di copie vendute, contro le 30mila dell'esordio) diventerà uno dei maggiori successi discografici di tutti i tempi, senza alienare tuttavia ai Nirvana le simpatie delle frange più "dure e pure" del loro pubblico. E la musica di Seattle porta alla luce un'altra America, popolata di giovani disadattati e inquieti che, da underground, assurgono improvvisamente a fenomeni di costume.
Per approfondire sulla copertina: I Nirvana e La Diatriba Con Spencer Elden: La Copertina Di Nevermind
Il 25 novembre 1991 la band venne invitata a Top Of The Pops, all'epoca in quella trasmissione ci si esibiva con la base pre-registrata e la voce reale. I Nirvana non ottennero eccezioni alla regola: Kurt Cobain e soci avrebbero dovuto esibirsi in quel modo, i musicisti avrebbero semplicemente mimato le basi strumentali della canzone e solo Kurt avrebbe avuto la possibilità di inserire qualcosa di autentico nella performance. Quel giorno i Nirvana, salirono sul palco di Top Of The Pops e Kurt Cobain finse in maniera plateale di suonare la chitarra, rendendo esplicito fin da subito che quella sarebbe stata una finta performance. A confermarlo è Kris Novoselic, il bassista, che subito inizia a far girare il basso sulla testa come se di suonarlo non ne avesse alcuna intenzione. Nel frattempo Dave Grohl, sullo sfondo, picchia sulla batteria come se stesse suonando una canzone tutta sua, teso a disturbare il più possibile l’effetto finale, visivo e sonoro. Poi Kurt Cobain si avvicina al microfono e inizia a cantare: una voce gutturale viene fuori dalla sua bocca. Kurt resta immobile davanti al microfono, canta come se stesse interpretando una ballata romantica. In seguito apre la bocca fino a farci entrare dentro il microfono, giusto per trasmettere suoni ancora più bassi. E per tutta la performance resta in quel personaggio, tirato e annoiato, il modo più plateale di esprimere la disapprovazione per quel tipo di performance, che evidentemente considerava uno svilimento della loro stessa natura.
Come ciliegina sulla torta, anche il testo del brano venne modificato: le parole originali "Load up your guns / Bring your friends" ("carica le armi, porta i tuoi amici") diventano "Load up on drugs / Kill your friends" ("Datti alle droghe / Uccidi i tuoi amici"), un messaggio che certamente sarebbe stato rifiutato dalla produzione se fosse stato annunciato in anticipo.
Nel dicembre 1992 la Geffen pubblica Incesticide, raccolta di rarità registrate alla BBC, singoli inediti su album e versioni alternative con Sliver che ha un discreto successo.


I LITIGI CON AXLROSE, I PROBLEMI CON RAPE ME ED IN UTERO: GLI ULTIMI ANNI
Nel 1992 i Nirvana si esibiscono agli MTV Video Music Awards.
Durante le prime prove, Cobain annuncia che durante la trasmissione il gruppo avrebbe suonato una nuova canzone e i Nirvana iniziarono a provare Rape Me.
I dirigenti di MTV sono scioccati dalla canzone, credendo che il testo si riferisse a loro.
Pur di non permettere la messa in onda di "Rape Me", i dirigenti di MTV minacciano di escludere i Nirvana dal programma e di non trasmettere più i loro video musicali.
Dopo una serie di accese discussioni, il gruppo decise di suonare "Lithium", l'ultimo singolo.
All'inizio dell'esibizione, Cobain simula le prime note di "Rape Me", prima di iniziare "Lithium".
Verso la fine della canzone, irritato per la rottura del suo amplificatore, Novoselic decide di lanciare il basso in aria. Tuttavia, sbaglia la misura del lancio e il basso cade sulla sua fronte, facendolo cadere dal palco.
Mentre Cobain distrugge la strumentazione del gruppo, Grohl corre alla telecamera e inizia a urlare ripetutamente Hi, Axl! Where's Axl?, riferendosi al cantante dei Guns N' Roses Axl Rose, con il quale avevano avuto un litigio prima dello show.
Il tutto nasce dal "camping" dello show, dove alloggiavano le star.
Cobain riferì: "Eravamo qui fuori e abbiamo visto passare Axl, così Courtney. tenendo in braccio Frances ha detto: "Axl vorresti essere il padrino di nostra figlia?"
Axl mi puntò il dito contro, in modo molto aggressivo (mimando il gesto) e poi mi disse di far star zitta la mia "puttana" mentre gli altri Guns tra cui Duff McKagan in particolar modo circondarono Novoselic per picchiarlo".
Poi, nel settembre del 1993, dopo una serie di speculazioni sullo stato di salute di Cobain, esce In Utero. Il disco viene inciso in due sole settimane.
È una miscela di canzoni rabbiose e desolate ("Rape Me" che nel riff iniziale fa il verso a "Smells Like Teen Spirit", "Serve The Servants", "Pennyroyal Tea" e, soprattutto, "All Apologies") e di esagitate esplosioni rumoristiche al limite della cacofonia ("Scentless Apprentice", "Frances Farmer Will Have Her Revenge On Seattle", "Milk It" e l'autoironica "Radio Friendly Unit Shifter").
L’album riflette soprattutto l’odissea personale di Cobain, sposatosi nel frattempo con Courtney Love delle Hole. E’ la testimonianza di un cupo, inguaribile senso di impotenza e fatalismo.
Su Mtv i Nirvana ripropongono, in un’affascinante chiave acustica, molti dei loro successi, incidendo il fortunatissimo Unplugged in New York.
Testimonianza di un concerto del novembre 1993, l’album svela l’anima sofferente delle canzoni di Cobain. Spogliati degli orpelli hard-rock, i brani dei Nirvana si rivelano struggenti confessioni di un incurabile disagio esistenziale.
Un’atmosfera di tragedia imminente pervade le rivisitazioni di "Pennyroyal Tea", "All Apologies", "Come As You Are" e "About A Girl".
Ma a dare nerbo al disco sono anche alcune cover come "The Man Who Sold The World" di David Bowie, "Lake Of Fire" e "Oh Me" dei Meat Puppets e una straziante versione del classico di Leadbelly "Where Did You Sleep Last Night".
Il quartetto decise di non suonare le proprie hit più famose, con l'eccezione di "All Apologies" e "Come As You Are".
In seguito, Grohl dichiarerà: "Sapevamo di non voler fare una versione acustica di Teen Spirit...sarebbe stato incredibilmente stupido".
Ma il successo comunque raggiunto dall'Unplugged non servirà a guarire il biondo idolo di Seattle.


IL SUICIDIO DI COBAIN
Come prima di lui Jimi Hendrix e Jim Morrison, anche Kurt Cobain porterà ad estreme conseguenze la sua autodistruzione. Nell'ultimo periodo della sua vita Cobain durante i concerti era un automa, un fantoccio inanimato, che non cambiava mai posizione nell’ora scarsa in cui cercava di suonare: statico sulla chitarra, sempre fuori-tempo, mentre gli altri due, Kris Novoselic e Dave Grohl, provavano a fare il loro mestiere.
E alla fine di quel breve pianto, una sensazione cattiva, premonitrice forse, si intuiva che Kurt aveva pian piano iniziato a dirci addio.
Nelle prime settimane del 1994, i Nirvana iniziano un nuovo tour europeo, che viene però sospeso dopo che il 1º marzo a Monaco di Baviera a Cobain furono diagnosticate una bronchite e una forte laringite.
Per questo motivo il concerto del 2 marzo, che si dovrebbe tenere proprio a Monaco, viene cancellato.
A Roma, la mattina del 4 marzo, Courtney Love trova il marito privo di coscienza nella propria camera d'albergo. Il cantante dei Nirvana viene immediatamente trasportato all'ospedale, dove si scopre che l'incoscienza era il risultato di una combinazione di Rohypnol, medicina che gli era stata prescritta, e alcolici. Tutte le rimanenti date del tour vengono cancellate, incluse alcune nel Regno Unito.
Nelle settimane successive, Cobain ricade nella dipendenza dall'eroina, acconsentendo a seguire un programma di riabilitazione in un centro specializzato.
Dopo meno di una settimana passata nel centro, Cobain salta il muro di cinta e torna a Seattle in aereo.
Una settimana dopo, l'8 aprile 1994, Cobain viene trovato morto nella sua casa di Seattle infatti il leader dei Nirvana si toglie la vita con un colpo di fucile, consacrandosi per sempre al culto dei fan.
I Nirvana si sciolgono immediatamente: game over.
Nel suo messaggio d’addio, un epitaffio: "It’s better to burn out than to fade away" "meglio bruciarsi che spegnersi lentamente".
E’ un verso di "My my, hey hey", la canzone del suo maestro Neil Young.
Un anno dopo, il cantautore canadese renderà omaggio alla memoria del suo discepolo dedicandogli "Sleep With Angels".


SUICIDIO O è STATO UCCISO?
Qualche ora dopo, migliaia di fan sono già in fila, una veglia silenziosa nel grigio mattino di Seattle.
E mentre la polizia compie il suo lavoro ed emana il suo verdetto: suicidio, avvenuto tre giorni prima, il 5 aprile il mondo si chiede "perché?". Courtney Love, la moglie di Cobain, cerca di consolare i fan all'esterno della villa. A qualcuno regala i vestiti del marito.
Centinaia di giornalisti lasciano la sede della Boeing, dove è in corso la presentazione di un nuovo gigante dei cieli e si dirigono verso la villa. Tra questi, Richard Lee, 31 anni.


LA TEORIA DI RICHARD LEE
Che dopo una settimana pubblica un articolo: "Chi ha ucciso Kurt Cobain?".
La teoria, se così si può definirla, che Richard Lee porterà avanti nel corso degli anni parte da un fatto non verificabile.
Lee sostiene di aver visionato delle immagini del ritrovamento del cadavere, girate da un fan appostato all'esterno della casa, dalle quali emergerebbe l'incongruenza tra la modalità del suicidio un colpo di fucile alla testa e la scarsa quantità di sangue presente intorno al corpo di Cobain.
Le smentite arrivano subito: esperti di balistica replicano che nel caso di un colpo esploso nella cavità orale, il sangue non fuoriesce in grandi quantità.
Ma Lee va avanti. Diventando il capofila di chi ritiene che il cantante dei Nirvana sia stato assassinato.


LA TEORIA DELL'INVESTIGATORE TOM GRANT
Al secondo posto di questa lista c'è Tom Grant, professione investigatore privato.
Il 25 marzo 1994, in casa Cobain, si tiene una riunione.
Viene suggerito al musicista il ricovero in una clinica per disintossicarsi dall'eroina.
Tutti d'accordo. Il ricordo dell'incidente di Roma è ancora vivo.
 Il 30 marzo Cobain arriva al centro di riabilitazione Exodus di Marina del Rey, Los Angeles.
Vi resta 24 ore. Il giorno seguente, dopo la visita della figlia, fugge, prende un aereo e torna a Seattle.
Ma fa perdere le proprie tracce. Courtney Love ingaggia Grant.
Gli chiede di ritrovare il marito e blocca le carte di credito. Grant inizia la sua caccia. Inutile.
Nei giorni fino all'8 aprile la polizia e gli amici di Kurt visitano più volte la sua casa.
Ma di Cobain nessuna traccia, fino al ritrovamento del cadavere. Nessuno guarda in quella stanza sopra al garage. E Grant non si da pace. Continua le sue indagini. È convinto che qualcosa non torni.
Fa domande agli amici della rockstar. E stila una lista di "contraddizioni" che escluderebbero il suicidio.
La prima: la quantità di eroina presente nel sangue di Cobain al momento della morte è tre volte superiore alla dose letale.
Il leader dei Nirvana non avrebbe avuto neanche la forza di accendersi una sigaretta, figuriamoci di imbracciare un fucile. La seconda: proprio sul Remington M-11 non ci sono tracce chiare di impronte digitali. Come se qualcuno avesse cercato, in modo maldestro, di cancellarle.
La terza: la Suicide Note, la lettera d'addio, sembra scritta da due mani diverse.
Pressione sulla carta, grafia, parole utilizzate. Il commiato finale non sarebbe stato scritto da Cobain.
La quarta: nei giorni successivi al cinque aprile qualcuno avrebbe cercato di utilizzare le carte di credito.


LA TEORIA DI NICK BROOMFIELD
A proporre una ricostruzione è Nick Broomfield, nel suo documentario "Kurt and Courtney", 1998.
Broomfield concentra la sua indagine sulle "mosse" di Courtney Love nei giorni precedenti e successivi al 5 aprile 1994.
In sintesi, la teoria proposta è: i due sono vicini al divorzio.
La Love teme di essere diseredata.
E ingaggia un ex musicista di Los Angeles El Duce per uccidere Cobain in cambio di 50mila dollari.
È lo stesso El Duce che afferma questa versione dei fatti.
Ovviamente senza fornire nessuna prova.
Le polemiche dopo l'uscita del documentario partono subito.
Ma è lo stesso Broomfield a fermarle: "Credo che Cobain si sia suicidato.
E penso che ci sia un solo modo per spiegare la sua morte. La mancanza di cura nei suoi confronti.
Anche dalle persone che gli erano più vicine".
Una linea condivisa dalla maggioranza delle persone che hanno frequentato Cobain nei suoi ultimi mesi. L'abisso di una solitudine senza via d'uscita come quella "osservata" da Gus Van Sant in The Last Days  acuita dall'essere permanentemente sotto i riflettori, dall'uso di eroina.
Da Dave Ghrol al padre di Cobain. Tutti danno una spiegazione simile.


I libri fondamentali:




L'ULTIMA INTERVISTA
«Ho sempre pensato che avrei ucciso me stesso prima di uccidere chiunque altro».
È spaventoso, cupo e profetico ciò che disse Kurt Cobain a Jon Savage in quella che è la sua intervista testamento, la confessione a cuore aperto prima di chiudere per sempre l’anima e premere il grilletto.
«A scuola ero così antisociale da diventare quasi pazzo».
Notte fonda, luglio 1993.
Lui, l’antidivo cantante dei Nirvana e di una generazione di rockettari che spazzarono via tutto, anche loro stessi.
L’altro, il giornalista scrittore simbolo del punk rock.
«Troppo pulito, non ascolto quel tipo di album(In Utero) a casa», confessa qui Cobain.
«Dopo averlo registrato Kurt non credeva rappresentasse il suono della band», dice oggi Dave Grohl, che è l’unico vero sopravvissuto musicale del trio visto che ha avuto un successo straripante pure con i Foo Fighters.
E l’altro Nirvana, ossia Krist Novoselic, che ha lentamente sostituito la musica con la politica, conferma di aver impiegato vent’anni per accettare che invece «era un grande disco».
Kurt Cobain come abbiamo visto non ha avuto tempo di ragionarci su, visto che nel 1994 si sparò.
Ma aveva iniziato a morire molto prima, prima ancora di accorgersi che Smells Like Teen Spirit fosse diventato un inno generazionale o che Vanity Fair definisse crudelmente lui e sua moglie Courtney Love come i nuovi «Sid e Nancy» (Sid Vicious era il bassista dei Sex Pistols morto da una overdose nel ’79).
«Dopo il divorzio dei miei genitori sono diventato asociale. Volevo disperatamente una famiglia classica. Madre. Padre».
In un paesetto piccolo così e per di più misogino come Aberdeen, Kurt Cobain implode prima di esplodere come rockstar. Nonostante avesse ascoltato Led Zeppelin e Aerosmith, realizzò che «avevano troppo a che fare con il sesso e mi annoiavano». Si innamorò del punk di Black Flag e Flipper, suoni drastici, testi nichilisti. Era un punk, Cobain, nell’epoca dei Guns N’Roses, ossia musicalmente ai margini.
«Ho persino pensato di essere gay e che quella poteva essere la soluzione ai miei problemi»: e difatti nel brano All Apologies, proprio da In Utero, canta quel «Tutti sono gay» che tirò giù il muro dell’omofobia anche nel rock. Non riuscì mai a capire fino in fondo quanto il verso fosse stato importante. Era appena germogliato con i Nirvana: il successo mondiale gli seccò le radici.
«Quando tornai a casa (dopo il tour di Nevermind), un mio amico fece una compilation dei servizi di Mtv e delle tv locali su di noi, era terrorizzante, mi spaventò».
Poi nacque Frances Bean (oggi ha 21 anni) e «decisi di uscire dal mio guscio e accettare la fama», disse quella notte a Jon Savage. Macché.
Era demolito da un mal di stomaco psicosomatico che lo trafiggeva «proprio dove nasce la mia voce». Allora decise che «avrei potuto assumere una sostanza che uccideva quel dolore».
«Mi sono iniettato eroina per circa un anno», ammise poco dopo, tra una critica al produttore Steve Albini, una ad Axl Rose e un’altra alla polizia che aveva appena sequestrato armi nella casa: «Una cazzata totale». Ma non era solo Steve Albini a sentir male la sua voce.
Neanche Kurt Cobain riusciva a decifrarla: «È come se la gente non mi credesse, come se fossi un bugiardo patologico» Il giorno dopo l’intervista andò in overdose.
Di nuovo a Roma a marzo. Il 5 aprile, bang.
Un bang silenzioso, se ne accorsero tre giorni dopo.


LA LETTERA D'ADDIO
"Vi parlo dal punto di vista di un sempliciotto un po’ vissuto che preferirebbe essere uno snervante bimbo lamentoso. Questa lettera dovrebbe essere piuttosto semplice da capire.
Tutti gli avvertimenti della scuola base del punk-rock che mi sono stati dati nel corso degli anni, dai miei esordi, intendo dire, l’etica dell’indipendenza e di abbracciare la vostra comunità si sono rivelati esatti. Io non provo più emozioni nell’ascoltare musica e nemmeno nel crearla e nel leggere e nello scrivere da troppi anni ormai. Questo mi fa sentire terribilmente colpevole. Per esempio quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento il maniacale urlo della folla cominciare, non ha nessun effetto su di me, non è come era per Freddie Mercury, a lui la folla lo inebriava, ne ritraeva energia e io l’ho sempre invidiato per questo, ma per me non è così. Il fatto è che io non posso imbrogliarvi, nessuno di voi.
Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti né nei miei.
Il peggior crimine che mi possa venire in mente è quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%.
A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco.
Ho provato tutto quello che è in mio potere per apprezzare questo (e l’apprezzo, Dio mi sia testimone che l’apprezzo, ma non è abbastanza).
Ho apprezzato il fatto che io e gli altri siamo riusciti a colpire e intrattenere tutta questa gente. Ma devo essere uno di quei narcisisti che apprezzano le cose solo quando non ci sono più.
Io sono troppo sensibile.
Ho bisogno di essere un po’ stordito per ritrovare l’entusiasmo che avevo da bambino.
Durante gli ultimi tre nostri tour sono riuscito ad apprezzare molto di più le persone che conoscevo personalmente e i fan della nostra musica, ma ancora non riesco a superare la frustrazione, il senso di colpa e l’empatia che ho per tutti. C’è del buono in ognuno di noi e penso che io amo troppo la gente, così tanto che mi sento troppo fottutamente triste.
Il piccolo triste, sensibile, ingrato, pezzo dell’uomo Gesù!
Perché non ti diverti e basta? Non lo so.
Ho una moglie divina che trasuda ambizione ed empatia e una figlia che mi ricorda troppo di quando ero come lei, pieno di amore e gioia.
Bacia tutte le persone che incontra perché tutti sono buoni e nessuno può farle del male.
E questo mi terrorizza a tal punto che perdo le mie funzioni vitali.
Non posso sopportare l’idea che Frances diventi una miserabile, autodistruttiva rocker come me.
Mi è andata bene, molto bene durante questi anni, e ne sono grato, ma è dall’età di sette anni che sono avverso al genere umano. Solo perché a tutti sembra così facile tirare avanti ed essere empatici.
Penso sia solo perché io amo troppo e mi rammarico troppo per la gente.
Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e l’appoggio che mi avete dato negli anni passati.
Io sono troppo un bambino incostante, lunatico!
E non ho più nessuna emozione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.
Pace, amore, empatia.
Kurt Cobain. Frances e Courtney, io sarò al vostro altare. Ti prego, Courtney, continua così, per Frances.
Per la sua vita, che sarà molto più felice senza di me.
VI AMO. VI AMO.


INEDITI E BEST OF
Neanche Kurt Cobain sfuggirà purtroppo all'immancabile operazione commerciale post-mortem, che porterà alla "riesumazione" del suo ultimo brano prima del suicidio, "You Know You're Right", allo scopo di vendere qualche copia in più dell'antologia Greatest Hits (tredici classici della formazione di Seattle). E su altri presunti 109 brani inediti, nascosti in qualche cassaforte, è già iniziata la battaglia legale tra Courtney Love, Krist Novoselic e Dave Grohl. "Capisci, ci sono un sacco di soldi di mezzo", ha ammesso la Love. Ma è solo l'ennesimo litigio sulle briciole dei defunti nella storia del Rock.


mercoledì 20 agosto 2014

La Storia Di Robert Johnson: Il Patto Con Il Diavolo e La Morte Misteriosa

Robert Johnson nasce l'8 maggio 1911 nel Mississippi. Sin da bambino il giovane Johnson si appassiona alla musica e suo fratello gli insegna a suonare l'armonica a bocca, per poi passare alla chitarra. Dopo un periodo trascorso a Memphis si sposa nel 1929 con Virginia Travis e si trasferisce a Robinsonville. L'anno successivo la moglie sedicenne muore nel dare alla luce il figlio; sconvolto dall'avvenimento, Johnson comincia a vagare fra le città del Mississippi, divenendo un donnaiolo ed un forte bevitore. Nel 1931 incontra e sposa Calletta Craft e decide di trasferirsi nel villaggio di Copiah County ma la crescente passione per la musica porta Robert sempre più distante dalla moglie e anche questa unione coniugale finisce.


IL PATTO CON IL DIAVOLO
Narra la leggenda, alimentata anche dallo stesso Johnson, che il giovane bluesman avesse stretto un patto col Diavolo, vendendogli la sua anima in cambio della capacità di poter suonare la chitarra come nessun altro al mondo. Tale fosca mitologia è sorta e si è consolidata negli anni a seguito di diversi fatti:
1) In primis dalla sua stupefacente tecnica chitarristica, basata sul fingerpicking e tuttora additata come una delle massime espressioni del delta blues.
2) Le evocazioni generate dalla sua voce e dalle sue complesse strutture chitarristiche.
3) Il sinistro contenuto dei suoi testi spesso narranti di spettri e demoni quando non esplicitamente riferiti al suo patto col Diavolo in persona.
4) L'esser migliorato tantissimo, a livello chitarristico, da un anno ad un altro.

Vi contribuirono inoltre i racconti dei vari musicisti che lo conobbero e che riferiscono della sua iniziale goffaggine nel suonare la chitarra: in base a questi racconti, peraltro tutti concordanti, Johnson scomparve dopo la morte della moglie per poi riapparire, l'anno successivo, dotato di una bravura e di un'espressività tali da lasciare tutti allibiti. Voci dell'epoca tramandano di un incontro, avvenuto allo scoccare della mezzanotte a un crocevia desolato(tra la 46esima e la 61esima strada a Clarksdale), tra Johnson e un misterioso uomo in nero il quale gli avrebbe concesso un ineguagliabile talento chitarristico in cambio della sua anima. Pare che Johnson, nel corso del suo girovagare, stava cercando un misterioso bluesman di nome Ike Zinneman, il quale gli fece da maestro. La sinistra figura di Zinneman risulta comunque celata da un fitto velo di mistero; l'unico dato, nel completo oblìo sui suoi dati biografici, riguarda la sua abitudine di suonare nei cimiteri, tra le tombe, nota al punto da venire additato quale emissario del demonio. Altri aneddoti tramandano di come Johnson fosse capace di riprodurre nota per nota qualsiasi melodia ascoltasse, fosse per radio come in un locale affollato e senza porvi la benché minima attenzione.

Si legge in "Me And The Devil Blues":
“Early this morning
When you knocked upon my door
Early this morning
When you knocked upon my door
I said, Hello Satan,
I believe it’s time to go ”.

O in "Crossroad Blues":
You may bury my body
down by the highway side
Baby, I don't care where you bury my
body when I'm dead and gone
You may bury my body, ooh
down by the highway side
So my old evil spirit
can catch a Greyhound bus and ride


LA MORTE MISTERIOSA
Il 16 agosto del 1938 vicino Greenwood il diavolo lo chiamò per tornare a casa aveva 27 anni.

"Morì nel mistero: qualcuno ricorda che fu pugnalato, altri che fu avvelenato. La cosa cera è che morì in ginocchio, sulle sue mani e che la sua morte aveva qualcosa a che fare con la magia nera"

Come detto non è stato possibile definire con certezza quali furono le ragioni del decesso: il certificato di morte, registrato all'Ufficio di Stato Civile di Jackson, Mississippi, non attribuisce il decesso ad alcuna causa specifica e segnala oltretutto che ragione della sua dipartita sia da ricercarsi anche nel fatto che nessun medico abbia avuto modo (non si sa per quale motivo) di prestargli cure nella fase dell'agonia. Le testimonianze di Sonny Boy Williamson II e David Honeyboy Edwards attestano che la notte del 13 agosto 1938 Robert Johnson si trovava a suonare con loro al Three Forks, un locale a 15 miglia da Greenwood nel quale i tre suonavano ogni sabato sera a seguito di un ingaggio che durava da alcune settimane. Era apparso subito evidente come Johnson avesse una storia con la moglie del gestore del locale, il quale era consapevole del fatto pur continuando a contattarlo lo stesso.
Racconta Sonny Boy che durante la serata, complici l’alcol e l’atmosfera di grande eccitazione, gli atteggiamenti dei due furono talmente spudorati da risultare persino imbarazzanti.
Altrettanto chiara era la rabbia dipinta sul volto del barman. Quando durante una pausa venne passata a Robert una bottiglia da mezza pinta di whisky senza tappo, Sonny Boy gliela fece cadere di mano, avvertendolo che non era prudente bere da una bottiglia aperta; nondimeno questi si infuriò e bevve con stizza la successiva bottiglia, ugualmente passatagli già stappata. Poco dopo risultò evidente che Johnson non era più in condizione di suonare, al punto che lasciò la chitarra e si alzò per andare via, in stato confusionale. Fu accompagnato a casa di un amico, dove dopo poche ore iniziò a delirare si trattava dei primi segni di avvelenamento. Qui morì il martedì successivo, dopo due giorni di intensa agonia. La vera tomba di Robert Johnson non è ancora ufficialmente definita. Nei dintorni di Greenwood ci sono ben tre pietre tombali con il nome di Robert Johnson inciso sopra.

La Maledizione Del Club 27 (Storia)

Sotto certi aspetti il 27 è il numero maledetto del rock, più del 666.
Stiamo parlando della cosiddetta “maledizione del J27″, con riferimento al gruppo di giovani artisti, prevalentemente facenti parte del mondo del rock, che, oltre al fatto di essere morti a 27 anni, hanno in comune anche la lettera J come iniziale del nome o del cognome(non tutti ma la maggiorparte).
E' infatti a 27 anni che sono morti Robert JohnsonJimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison, tutti e tre a poca distanza di tempo l' uno dall' altro.
E a 27 anni sono morti, non per cause naturali, anche Brian Jones, fondatore e chitarrista dei Rolling Stones, annegato in piscina in un periodo di grandi tensioni con Mick Jagger e Kurt Cobain, leader e fondatore dei Nirvana, che ha deciso di farla finita sparandosi un colpo di fucile.
Ci si chiede il perché di questo tragico destino che accomuna tante star della musica.
Hendrix a 27 anni morì soffocato nel suo stesso vomito, effetto collaterale di una overdose.
L' autopsia della Joplin indicò anche lì una «probabile overdose», mentre per Jim Morrison si parlò di «arresto cardiaco», ma sul corpo del leader dei Doors non fu fatta alcuna autopsia (anche lui forse overdose).
Come si può intuire, data la giovane età di queste celebrità, in quasi tutti i casi si tratta di morti dovute ad azioni violente o dovute all’abuso di alcool e droghe.
In qualche caso la morte è stata voluta con un suicidio, in altri casi sono avvenuti degli incidenti stradali.


ROBERT JOHNSON
Il primo posto della lista di questa classifica maledetta è riservato a un mito della musica blues, il Devilman Robert Johnson, la cui vita sregolatissima gli regalò la nomea di genio maledetto.
Si dice che fece un vero e proprio patto con il diavolo, come lui stesso racconta nella canzone Crossroads Blues.
Quando morì era il 1938 e probabilmente fu avvelenato con della stricnina dal marito geloso di una delle sue amanti.



BRIAN JONES(ROLLING STONES)
Tra i più famosi artisti morti a ventisette anni troviamo Brian Jones (1942-1969), chitarrista dei Rolling Stones.
Fu trovato sul fondo della piscina nella sua casa in Inghilterra.
L’ipotesi omicidio è ancora quella più accreditata per molti.


JIMI HENDRIX
Jimi Hendrix (1942-1970), il più innovativo dei chitarristi blues/rock.
Hendrix venne trovato morto in un appartamento di un Hotel di Londra.
Ufficialmente si sostiene che Hendrix sia stato soffocato nel proprio stesso vomito dopo un cocktail di alcol e tranquillanti.
Ma il manager James Wright ha rivelato che Mike Jeffery, il manager di Hendrix, gli avrebbe confessato di essere stato lui ad uccidere Jimi.



JANIS JOPLIN
Janis Joplin, la regina del rock, blues e soul, fu trovata morta il 4 ottobre 1970 nella stanza di un motel di Hollywood.
Ad ucciderla fu una overdose di eroina.
Il corpo dell'artista fu cremato al Westwood Village Memorial Park Cemetery e le sue ceneri furono sparse nell’Oceano Pacifico.



JIM MORRISON(THE DOORS)
Jim Morrison morì a Parigi in circostanze non chiare nella casa in cui alloggiava con Pamela Courson.
Jim fu trovato da Pamela privo di vita nella vasca da bagno.
Molti biografi sostengono che la causa della sua morte sarebbe stata un’overdose, i referti medici ufficiali parlano di arresto cardiaco, ma l’autopsia non fu mai eseguita.



KURT COBAIN(NIRVANA)
Il leader dei Nirvana, Kurt Cobain (1967-1994) fu trovato tre giorni dopo la sua morte nella serra della sua casa di Seattle, ufficialmente suicidatosi con un colpo di fucile.
Negli ultimi anni Kurt aveva lottato contro la dipendenza dall’eroina.



ALTRI NOMI NOTI
In realtà la lista è pressocchè infinita visto che si possono citare anche: Alan Wilson dei Canned Head (overdose accidentale o suicidio), Gary Thain degli Uriah Heep (overdose), Ron McKernan dei Grateful Dead (colui che inaugurò una vera e propria maledizione per i Grateful Dead: quella dei tastieristi tutti morti anche se ad altre età e non a 27 anni), Pete Ham (suicidio), Chris Bell (incidente stradale), Dave Alexander (polmonite) ma si potrebbe continuare per ore.


CONSIDERAZIONI: DROGA, ALCOL E SOLITUDINE
Ma esiste davvero una predisposizione delle giovani rockstar all' autodistruzione?
Potevano essere aiutati, salvati?
Quel che colpisce è la fine solitaria dei personaggi: la Joplin venne trovata dopo 18 ore dopo con il viso riverso sul pavimento.
18 ore! Amici? Membri della band?
La morte di Brian Jones fu preceduta da una infinita serie di guai giudiziari, da un progressivo decadimento professionale legato all' uso della droga, da un deterioramento dei rapporti col gruppo che lo portava a isolarsi sempre di più.
L' 8 giugno 1969, Brian ricevette una visita da Mick Jagger, Keith Richards e Charlie Watts che gli comunicavano che il gruppo da lui fondato sarebbe andato avanti senza di lui.
Anche Kurt Cobain si isolò e fece perdere le sue tracce una settimana prima del suicidio.
Insomma si evince che compagne dell' ultimo viaggio di questi artisti disperati siano la solitudine e, quasi sempre, la droga.
Perchè la particolarità dei 27 anni? Sicuramente questo gioco si potrebbe fare anche con altre età (visto che sono tantissimi quelli del mondo del Rock che ci hanno lasciato le penne) però sicuramente il club sarebbe molto ristretto, quella dei 27 anni invece, è una maledizione che ingloba almeno una 50ntina di artisti.