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martedì 11 giugno 2019

La Storia Di Jason Becker: Dalla SLA Ai Software Per Comporre Musica

"Jason Becker: è ancora vivo" 
(ovvero il titolo del film a lui dedicato "Jason Becker: Not Dead Yet")

Jason Becker, nato nel 1969, fu uno dei chitarristi Metal ed Hard Rock più famosi a metà tra gli anni 80 e 90.
Iniziò a suonare da giovanissimo e a 16 anni era già un virtuoso dello strumento, basti dire che a vent’anni aveva già inciso due album con l’amico Marty Friedman (Megadeth), formando un duo e scegliendo per nome un ossimoro: "Cacophony".
I due pubblicano due dischi ("Speed Metal Symphony" nel 1987 e "Go Off!" del 1988) e girano il mondo in tournèe, sui giornali specializzati non si fa altro che parlare della loro tecnica. Insieme eseguivano il Capriccio N.5 di Niccolò Paganini, il maestro che Jason Becker avrebbe voluto incontrare.
Friedman sicuramente più aggressivo, Jason aveva un gusto per la melodia più elevato fermo restando che le scale pentatoniche, il picking e il tapping rimanevano forsennati.
Friedman era già famoso.
Di Becker i critici dicevano: "Passerà alla storia".
Nel 1989, già famoso in tutto il mondo e ricercato dalle scuole di musica, Jason Becker pubblica un disco solista dal sapore classico, orientale e con anche influenze Jazz, "Perpetual Burn"
In "Eleven Blue Egyptian" si notano le influenze del Friedman solista.
"Altitudes" è un gran pezzo visto il suo alternarsi tra furia, tecnica e virtuosismi, "Air" è forse il capolavoro del disco nel quale Jason utilizza uno stile molto libero ma allo stesso tempo molto efficace che richiama alcune fughe di Bach. Le influenze classiche sono presenti anche nella titletrack, in "Mabel's Fatal Fable" e "Opus Pocus".
Mentre le restanti tracce lasciano spazio anche a sperimentazioni con elementi Metal e Jazz.
A seguito del disco, Jason ttiene altri concerti e riceve l’offerta che cambia la vita: quella di prendere il posto del chitarrista allora più famoso, Steve Vai, che aveva mollato la band di David Lee Roth per entrare nei Whitesnake.
Quando iniziano le prove per registrare le nuove canzoni, Jason riceve il premio di Guitar Magazine come miglior chitarrista emergente del mondo.
Quando la sua carriera è ormai in rampa di lancio, mentre suona e svolge le mansioni di tutti i giorni si sente spesso debole.
Sente spesso uno strano disagio alla gamba sinistra, fa le visite e la diagnosi è terrificante: tre, massimo cinque anni di vita.
Ha la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) o meglio conosciuta come "sindrome di Lou Gehrig" (ex bombardiere dei New York Yankees che fu il primo a cui fu diagnosticata la malattia).
Una malattia che immobilizza, toglie il respiro e la possibilità di parlare, mentre "lucida" l’intelletto, che rimane ben sveglio ad assistere al decadimento inesorabile del corpo.
Ha 20 anni esatti.
Iniziano le registrazioni e l'equilibrio psicofisico viene meno, inoltre le dita di Jason non sono più veloci come prima. Si inceppano, sono di legno.
Si fa preparare delle corde per chitarra più sottili, in modo da riuscire a concludere le registrazioni.
Quando nel 1991 esce il disco "A Little Ain’t Enough" di David Lee Roth, Jason Becker non può neanche più andare in tour.
Si chiude in sè stesso e lentamente, inesorabilmente, scompare dalle scene e dalla memoria di quasi tutto il pubblico che sino a qualche anno prima lo adorava e l'aveva eletto il nuovo guitar hero per eccellenza.


SOFTWARE PER COMPORRE
Non abbandona la musica e continua a suonare da solo, nella sua cameretta come faceva a 15 anni prima di diventare famoso, ora devastato da una tristezza che lo corrode.
Poi arriva la sedia a rotelle, la tracheotomia (per la difficoltà di respirazione), i macchinari collegati minuto per minuto al cuore.
Del passato gli rimangono solo i capelli lunghi e la passione per la musica.
Quando non riesce neanche più a prendere in mano la chitarra, il suo amico Mike Bemesderfer s’inventa un software che gli consentirà di continuare a comporre e suonare perché trasforma in musica i movimenti della testa e degli occhi di Jason.
Non riesce a muovere più un singolo muscolo ma riesce a comporre musica.
I suoi occhi sono l’unica vista che ha sul mondo.
Il disco "Perspective" del 1996 (uscito su etichetta minore senza nè promozione nè tour di supporto nè gadget ma poi fatto ripubblicare all’estero grazie all’aiuto di Eddie Van Halen) è il primo disco suonato per intero (o quasi) da un malato di SLA.
Nelle note di copertina, Jason Becker ha voluto far scrivere: "Ho la SLA, che ha mutilato il mio corpo e la mia lingua, ma non la mia testa"
L'ultima canzone ufficialmente suonata da lui (con la sua chitarra) è "Primal", ovviamente altre canzoni sono state eseguite da amici musicisti (molte composizioni però risalgono agli anni precedenti alla SLA o comunque composte appena dopo che gli venne diagnosticata la malattia).
Il disco è stato composto con un MAC.
Qui troviamo una delle canzoni più note della carriera: "Serrana".
"Rain" invita ad uscire sotto la pioggia, "The End Of The Beginning" è il pezzo più lungo dell'album un brano sinfonico con parti distorte, "Higher" contiene un coro lirico, "Blue" è simile al precedente lavoro infatti risale al 1990.
"Life And Death" è triste ed epica allo stesso tempo.
In seguito, grazie ai macchinari, al suddetto software e all'aiuto degli amici musicisti, sono usciti "The Rasperry Jams" (1999), "The Blackberry Jams" (2003), "Collection" (2008).
I primi due contenenti vecchi pezzi, demo, jam e riedizioni di canzoni vecchie.
Il terzo invece 3 canzoni inedite e vecchi pezzi.
Nel 2018 è uscito l'ultimo disco in studio, "Triumphant Hearts", ovviamente nella valutazione del disco non si può prescindere dalla grave tragedia che colpì Jason ormai 30 anni fa.
I 13 chitarristi che Jason ha assemblato per questo disco sono Michael Lee Firkins, Steve Vai, Joe Bonamassa, Paul Gilbert, Neal Schon, Mattias IA Eklundh, Marty Friedman, Greg Howe, Jeff Loomis, Richie Kotzen, Gus G., Steve Hunter e Ben Woods.
"Triumphant Hearts" che apre il disco è un maestoso pezzo classico con un ensemble di archi che include il violinista Gluaco Bertagnin e il violoncellista Hiyori Okuda con un assolo di chitarra di Marty Friedman. "Once Upon A Melody" emana gioia e voglia di vivere allo stesso tempo.
La canzone "Hold On To Love" è dedicata a famiglia ed amici.
"Fantasy Weaver" mette in risalto il delizioso ukulele di Jake Shimabukuro.
"We Are One" è una Funky Song che Jason ha effettivamente scritto prima di perdere la sua abilità di suonare a causa della malattia.
La chitarra classica apre "Magic Woman", canzone che presenta il potente lavoro di chitarra di Uli Jon Roth e Chris Broderick (come ospiti).
Anche la cover di "Blowin In The Wind" di Bob Dylan si sposa perfettamente con la natura riflessiva di "Triumphant Hearts".
Dal 1997 le condizioni di Jason Becker sono stabili, anche se la disillusione, sconforto e stanchezza hanno ovviamente preso da tempo il sopravvento su di lui che però continua a comporre.
Anche se forse nel 2019 c'è stato un lieve peggioramento testimoniato da alcuni messaggi sulla sua pagina Facebook dove i familiari chiedono di pregare per lui.
Oggi comunque rimane circondato dall’affetto della famiglia, dagli amici, dai musicisti, della ex fidanzata che continua ad essere una presenza importante, anche se la loro relazione è finita da tempo.  L’abbigliamento e la capigliatura sono rimasti quelli tipici di un tempo.
Grazie a un sistema di puntamento oculare, perfezionato sulle sue specifiche esigenze, gli occhi lo tengono in contatto con ciò che lo circonda, può comunicare bisogni ed emozioni, può scherzare e vantarsi d’essere "l’uomo più sexy del mondo".

2 commenti:

  1. è triste sapere che un tale talento è prigioniero del suo stesso corpo, mi rattrista tantissimo la sua storia.

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    1. Effettivamente è una roba molto triste...però credo che la sua storia dia anche molta speranza a chi è colpito da simili disgrazie.
      Volere è potere!

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