E’ il 16 giugno 1967 quando si apre il primo festival Rock della storia.
Chiamato anche International Pop Festival ma meglio noto come Monterey Festival.
Luogo? Parco dei Fairgrounds a Monterey appunto (Califonia).
Circa 50.000 giovani Hippy si riunirono lì grazie ad un’idea di Alan Pariser, un californiano rimasto ammaliato dall’annuale Monterey Jazz Festival.
Infatti la città californiana era conosciuta per il Monterey Jazz Festival e per il Festival della musica Folk.
Decise che sarebbe stata un’occasione grandiosa fare una cosa simile con i musicisti della nascente scena Rock californiana.
Tornato a Los Angeles, lui e Benny Shapiro formarono una società: come primo atto contattarono il capo dell’ufficio stampa dei Beatles, così come il discografico Lou Adler e il leader dei Mama & Papas (John Philips).
Tutti concordarono che l’idea di Pariser fosse geniale e dall’impegno di tutti nacque il Monterey International Pop Festival, che scrisse pagine fondamentali nella storia della musica.
Fu il primo momento nel quale gli hippie e la contestazione al sistema di vita americano si presentarono per mostrare la propria forza.
Sul palco salirono le band emergenti della San Francisco psichedelica o della Swinging London.
Fu proprio a Monterey che raggiunsero la consacrazione Janis Joplin e e Jimi Hendrix.
Nonostante la promessa di Mama Cass al termine di questa tre giorni musicale: “Vi promettiamo un festival come questo tutti gli anni!” non ci fu un altro appuntamento nell’estate successiva.
Forse proprio questo contribuì a rendere il Festival un avvenimento unico.
PREPARAZIONE DEL FESTIVAL ED INTENTI
Il festival fu preparato in appena sette settimane e includeva marginalmente anche i Beatles e i Beach Boys.
Nessuno degli artisti si fece pagare, solo Ravi Shankar fu pagato 3,000 dollari, ma suonò per un pomeriggio intero.
Il biglietto costava un dollaro e il ricavato fu donato.
Quella sarebbe stata la "Summer Of Love".
Lou Adler: “La nostra idea di Monterey è stata di offrire il meglio di tutto. Buona attrezzature, dormire e mangiare, alloggi, trasporti. Servizi che non erano mai stati forniti gli artisti prima di Monterey. Avevamo allestito anche ambulatorio di primo soccorso, perché sapevamo ci sarebbe stato bisogno della presenza di un medico e per affrontare eventuali problemi relativi alla droga.
Non volevamo che gli spettatori fossero lasciati soli a risolvere i propri problemi senza assistenza medica. Neppure volevamo che eventuali malori potessero rovinare o in qualche modo disturbare gli altri partecipanti e interrompere la musica. Il nostro servizio d’ordine collaborava con la polizia locale. Le forze per l’ordine pubblico incaricate di applicare la legge non immaginavano neppure con chi sarebbero venuti in contatto.
Non avevano mai visto lo spirito hippie della generazione dei figli dei fiori"
La musica mescolava Folk, Blues, Jazz, Rock, Psychedelia e classica.
Mescolando l’esperienza dei Mamas & Papas (quelli di California Dreaming), Canned Head, Simon & Garfunkel, Jefferson Airplane, The Who, The Animals e The Byrds con i suoni rivoluzionari provenienti dal Regno Unito, dagli stessi Stati Uniti, dal Sud Africa e dall’India.
Il festival è entrato nella storia per la prima grande apparizione di un musicista nero poco conosciuto Jimi Hendrix, permessa grazie all’insistenza di Paul McCartney e dei The Who.
Fu anche il debutto di Janis Joplin che apparse come membro dei Big Brother And The Holding Company e Otis Redding (Redding morì pochi mesi dopo).
LE BAND
Alla tre giorni parteciparono The Association, The Paupers, Lou Rawls, Beverly, Johnny Rivers, The Animals, Simon And Garfunkel, Canned Heat, Big Brother & The Holding Company, Country Joe and The Fish, Al Kooper, The Butterfield Blues Band, Quicksilver Messenger Service, Steve Miller Band, The Electric Flag, Moby Grape, Hugh Masekela, The Byrds, Laura Nyro, Jefferson Airplane, Booker T. & The MG’s, Otis Redding, Ravi Shankar, The Blues Project, Big Brother & The Holding Company, The Group With No Name, Grateful Dead, Buffalo Springfield, The Who, The Jimi Hendrix Experience, The Mamas & The Papas.
IL TERZO GIORNO ROCK: GLI WHO E L'ESIBIZIONE INCENDIARIA DI HENDRIX
Hendrix viene inserito in scaletta prima degli Who.
Pete Townshend (leader della band inglese) non ci sta "o suoniamo prima di lui o torniamo in Inghilterra. Tutti direbbero che abbiamo copiato lui e non il viceversa" (si riferiva al fatto che entrambe le band erano solite distruggere i loro strumenti dopo gli show).
Gli Who suoneranno prima di Hendrix (pare grazie ad un lancio di una monetina) e saranno il quart'ultimo gruppo ad esibirsi (prima di loro, tra gli altri, i Buffalo Springfield).
Alla fine della performance frenetica di "My Generation", il pubblico era sbalordito di come il chitarrista Pete Townshend distrusse la sua chitarra, vennero fatti esplodere fumogeni dietro gli amplificatori che spaventarono il personale che si precipitò sul palco per recuperare i microfoni più costosi.
Dopo di loro sarà la volta dei Grateful Dead e la loro musica psichedelica con pezzi del calibro di "Cold Rain And Snow", Alligator/Caution" e "Viola Lee Blues".
Comunque, arrivati quasi alla fine del concerto, era il 18 giugno 1967 Brian Jones dei Rolling Stones introduce un giovane musicista nero sconosciuto ai più: Jimi Hendrix appunto.
Musicista che il "satanico" dei Stones stima ed ammira incondizionatamente.
Hendrix, allora 25enne, veniva da un'infanzia difficile e da continui fallimenti sino a quando formò con Noel Redding e Mitch Mitchell gli Experience.
In realtà i tre in UK sono già delle star: "Purple Haze" ed "Hey Joe" avevano già fatto la storia (o quasi).
Poi tra suoi pezzi (compresa "Foxy Lady") rende omaggio anche a Dylan con Like A Rolling Stones e a B.B. King con "Rock Me Baby".
La chitarra elettrica di Hendrix fa un frastuono allucinante e sembra parlare, gemire, infuriorarsi.
Lui la scuote e la morde.
Il pubblico è esterrefatto.
Mentre il breve show volge al termine, il trio chiude con "Wild Thing": il ritmo è indiavolato e sembra di assistere ad un'eruzione di note (e di fuoco).
Al termine del caos la chitarra giace a terra, Hendrix si abbassa, versa un po' di benzina sopra e le dà fuoco con un accendino.
Il pubblico non crede ai propri occhi, idem gli organizzatori.
I Mamas & Papas, nonostante cavalli di battaglia molto noti quali "California Dreaming" e "Monday Monday", rimandano la propria esibizione di mezz'ora: forse per evitare paragoni con quel mostro che si era appena esibito.
Sarà proprio da quel giorno che inizierà il mito di Jimi Hendrix, anche in America.
E da lì che inizierà l'estate dell'amore (Summer Of Love).
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giovedì 7 aprile 2016
Il Monterey Festival 1967: Gli Who e L'Esibizione Incendiaria Di Hendrix
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venerdì 5 febbraio 2016
Il Festival Di Woodstock 1969: Tre Giorni Di Pace, Amore, Musica (e Droga)
Il Festival di Woodstock insieme a quello sull'Isola di Wight è stato sicuramente il meglio che il Rock di fine anni 60 potesse sperare.
Nasce come semplice Festival, ma rivela qualcosa di molto più importante: 400 000 giovani Hippy si riuniscono per un concerto di sedici ore di musica Rock.
Siamo nel pieno della rivoluzione culturale del '68 e nel culmine dell'era Hippie.
Cioè il simbolo delle contestazioni, dello spirito di libertà e della voglia di cambiare il mondo che si perse sotto un cumulo di cenere alcuni anni dopo.
Sito nella piccola cittadina rurale di Bethel, situata nello stato di New York, in una distesa di prato aperto (per la precisione, si tenne nel caseificio di proprietà di Max Yasgur, poco fuori il White Lake).
Woodstock nacque grazie all’intuizione di quattro giovani organizzatori: John Roberts, Joel Rosenman, Artie Kornfeld e Mike Lang.
Il più vecchio dei quattro, aveva appena ventisette anni.
Manifestazione musicale che rischiò di non partire proprio a causa delle proteste di alcuni cittadini: ma grazie ad un giovane fattore che affittò la sua tenuta agli organizzatori il festival rimase.
Infatti inizialmente il primo problema del Festival di Woodstock era la posizione: Wallkill.
I cittadini non volevano un gruppo di drogati che discendono nella loro città.
Dopo molte proteste, la città di Wallkill approvò una legge, il 2 luglio 1969, che riuscì a vietare il concerto nelle loro vicinanze.
Fortunatamente, a metà luglio, prima che la gente iniziasse a chiedere rimborsi per i loro biglietti, Max Yasgur riuscì a trovare una soluzione: appunto il caseificio a Bethel, New York.
TRE GIORNI DI PACE, AMORE E MUSICA: WOODSTOCK 1969
Già mercoledì 13 agosto, due giorni prima dell’inizio della rassegna musicale, circa 50.000 persone campeggiavano nell’area adiacente il palco.
La zona infatti, non era recintata e non lo fu mai, in realtà.
Le stime salirono ben presto a 200.000 persone, ma alla fine ve ne presero parte circa 500.000.
La dichiarazione ufficiale di una tre giorni di musica gratuita fu proprio ad opera degli organizzatori ed ebbe un effetto devastante sull’intera cittadina di Bethel (e suoi suoi immediati dintorni).
Tanti giovani si misero in marcia, le automobili vennero abbandonate per strada, a totale danno dell’ordine pubblico.
Il concerto del 1969 si svolse nelle date del 15, 16 e 17 agosto.
Come detto, organizzato come un semplice festival di provincia a scopo pacifico, i musicisti si esibirono ininterrottamente per tre giorni e tre notti.
La musica, con i suoi cantanti si è spesso schierata contro la guerra cantando inni di pace tra i popoli.
La storia ha visto molte manifestazioni contro la guerra ed una di queste è rimasta nella memoria comune come la più grande ed importante celebrazione antiguerra ed essa è il mitico concerto di “Woodstock”.
Il festival di Woodstock, essendo una manifestazione a scopo pacifico, radunò tra i suoi numerosi partecipanti, anche tantissimi Hippies.
Questi, anche detti “Figli dei Fiori” perchè vivevano tutti assieme in comunità e perchè erano dei grandi consumatori di droghe come marijuana, hashish, LSD e per questo finivano per rifiutare il lavoro, le responsabilità, l'igiene personale e la cura del proprio aspetto.
Purtroppo salta fuori una triste verità sulle Rockstar che parteciparono a quest' evento, molte di esse morirono dopo poco tempo a causa delle droghe.
Generalmente le sostanze più usate erano LSD e marijuana ma arrivavano fino all’utilizzo di droghe pesanti come cocaina e eroina.
Girava voce che l'acqua fosse contaminata dal LSD.
«Il Procuratore Distrettuale si accorse ben presto che molti dei nostri “clienti” stavano facendo consumo di droghe illegali, ma si avvide anche del fatto che tale consumo sarebbe stato l’ultimo dei problemi che avremmo dovuto affrontare in quel fine settimana. Egli perciò ci agevolò volentieri e fu molto comprensivo per tutta la durata del concerto».
Cominciò così la maratona musicale, con libertà di sperimentare qualsiasi droga, di vivere di quell'amore libero tanto criticato dai puritani di allora, per ballare e cantare.
Venerdì 15 agosto, intorno alle 17, Richie Havens salì sul palco e cominciò ufficialmente la rassegna più importante della storia della musica Rock.
Il grande cantante e chitarrista afroamericano aprì con il brano “High Flyin’ Bird”, per poi suonare un paio di cover dei Beatles, ufficialmente già sciolti all’epoca.
La prima giornata venne quasi interamente dedicata al Folk Rock.
Poco dopo mezzogiorno, si aprirono le danze della seconda giornata, la quale durò praticamente fino alle nove della domenica.
Sul palco si alternarono artisti del calibro di Carlos Santana (leggendaria l’esecuzione di “Soul Sacrifice”, senza dimenticare “Evil Ways”. Santana diverrà famoso proprio dopo questo concerto), Janis Joplin, i Grateful Dead (che presero “la scossa” sul palco) e gli Who.
La loro performance fu importante, con la consueta distruzione della chitarra da parte di Pete Townshend e conseguente lancio dello strumento tra il pubblico presente.
Suonarono brani storici come “My Generation”, “I’m Free” e “I Can’t Explain”.
Durante l'esibizione degli Who, il leader degli Hippie Abbie Hoffman salì sul palco e strappò il microfono a Pete Townshend, non appena finirono di suonare Pinball Wizard.
Hoffman gridò: «Penso che questo sia un mucchio di merda! Mentre John Sinclair marcisce in prigione!».
Townshend, che apparentemente non si era accorto dell'uomo che arrivava lentamente in scena, gli urlò di andarsene e lo colpì con la chitarra, facendolo cadere.
Poiché il pubblico approvava gridando, tornò al microfono e commentò sarcasticamente "Vi capisco!". Dopo la canzone seguente, "Do You Think It's Alright?", si fece serio: "La prossima fottuta persona che cammina su questo palco verrà uccisa, d'accordo? Potete ridere, sono serio!".
Tra le altre band che si esibirono ricordiamo i Mountain, i Canned Heat e gli psichedelici Jefferson Airplane che completarono la giornata di sabato.
Canzoni come “Somebody To Love” e “White Rabbit”, a forte connotazione Psichedelica caratterizzarono definitivamente il festival di Woodstock.
La domenica, Woodstock era quasi agli sgoccioli.
A riscuotere un grande successo fu soprattutto il quartetto di David Crosby, Stephen Stills, Graham Nash e Neil Young.
Questi ultimi iniziarono intorno alle tre del mattino e diedero vita a due esibizioni distinte: una vocale ed una (successiva) strumentale.
Magnifiche le esecuzioni di brani come “Helplessy Hoping”, “Blackbird”, “Marrakesh Express” e “Wooden Ships”.
Alla fine dell’esibizione di Joe Cocker, su Bethel si abbatté un fortissimo temporale che arrestò il concerto per diverse ore, prima della ripresa di Country Joe And The Fish, intorno alle 18.
Durante quelle ore di pioggia, le centinaia di migliaia di persone assiepate diedero vita ad una vera e propria danza della pioggia, intonando un coro improvvisato che diceva solamente le seguenti parole “No rain, no rain, no rain”.
Quando l’ultimo artista in scaletta suonò la sua musica, esattamente alle ore nove del lunedì successivo, ad ascoltarlo erano “solo” in 200.000.
Stiamo parlando di Jimi Hendrix.
Oltre 2 ore di musica, inutile dire che fu la più importante dell’intera rassegna e, forse, della sua stessa carriera.
Quando ormai Hendrix era alle battute finali c'erano ormai solo 40.000 persone.
Jimi Hendrix passò alla storia per il brano The Star Spangled Banner: una reinterpretazione dissacrante dell’inno degli Stati Uniti, da interpretare come un vero e proprio inno di protesta nei confronti dell’esercito americano, in quel tempo impegnato nella contestatissima guerra nel Vietnam (una delle motivazioni principali dello stesso festival di Woodstock).
Hendrix e la sua Fender Stratocaster passarono letteralmente alla storia: il chitarrista di Seattle simulò le bombe con le sei corde della sua chitarra, facendole vibrare con il suo grosso anello dorato inserito nell’indice della mano sinistra, evocando anche le urla e il suono dei missili aerei, e intersecando tutto all’interno del contestato inno nazionale statunitense.
Fu un delirio, totale (tra i pochi rimasti).
E ancora oggi, il video della sua esibizione rappresentano uno punto di riferimento per i musicisti di tutto il mondo.
“all'alba dell'ultimo giorno, in una luce livida, davanti alla spianata che già mostrava i segni dell'abbandono, presagio della fine del movimento americano, Jimi Hendrix attaccò con la sua Fender Stratocaster una distorta e dilatata versione dell'inno americano, sporcando la sequenza melodica fino a trasformarla nei lugubri suoni di un bombardamento.
La bandiera degli Stati Uniti si sfaldava nel sangue dei caduti in Vietnam, i sogni del modello americano crollavano in un abisso di orrore.
Mai il Rock aveva osato tanto.
La tragedia era conclusa, l'atto di accusa era finalmente compiuto.
Ma in quella performance c'era anche la sofferta consapevolezza che qualcosa stava rapidamente tramontando”.
Ovviamente non mancava nessuno dei suoi altri pezzi da 90: da “Hey Joe” a Purple Haze”, passando per “Foxy Lady” e “Voodoo Chile”.
I GIORNI DOPO
Benché l'atmosfera del festival fosse straordinariamente serena, si ebbe notizia di due decessi a Woodstock: uno probabilmente causato da un'overdose di eroina, l'altro per la morte accidentale di un partecipante che dormiva nel sacco a pelo in un campo di fieno limitrofo, venendo investito da un trattore.
Sembra anche che si siano verificate due nascite (in un'auto ferma nel traffico e in un elicottero) e quattro aborti spontanei.
Secondo le autorità mediche, nelle prime 24 ore, oltre 300 persone si sentirono male.
La diagnosi fu chiara: avevano avuto dei «cattivi viaggi» da LSD.
Nel giro di poche ore, migliaia di giovani li avrebbero seguiti.
Il 17 agosto, il New York Times riportò la seguente notizia: «Questa notte, un annunciatore del festival avvertì dal palcoscenico che una partita di “acido malamente confezionato» era finita in circolazione.
Egli aggiunse: «Non state prendendo dell’acido avvelenato. L’acido non è veleno. Si tratta solamente di acido non preparato correttamente. Non state per morire. Sappiate dunque che se pensate di aver preso del veleno, ciò non corrisponde al vero. Ma se avete paura di sentirvi male prendete solo metà pasticca».
Questo consiglio («prendete solo metà pasticca»), fornito a quasi 500.000 persone, fu dato nientemeno che dall’agente Wavy Gravy.
A causa della crescente emergenza medica, fu necessario richiedere l’intervento del personale medico della vicina New York.
Oltre 50 tra medici e infermieri arrivarono in aereo.
Alla fine del concerto di Woodstock si parlò di 5.000 casi di persone che avevano dovuto ricorrere a cure mediche.
Il New York Times del 17 agosto riportò questa frase di un deputato: «Se li avessimo arrestati, non sarebbero bastate nemmeno le prigioni di Sullivan e delle tre vicine contee».
Un po' come per il concerto sull'Isola di Wight, anche qui gli organizzatori poterono festeggiare ben poco.
D'accordo avevano creato i due concerti più importanti della storia della musica ma dietro c'erano pesanti perdite.
Debito di oltre 1 milione di dollari) e circa 70 cause che erano state intentate contro di loro.
Nasce come semplice Festival, ma rivela qualcosa di molto più importante: 400 000 giovani Hippy si riuniscono per un concerto di sedici ore di musica Rock.
Siamo nel pieno della rivoluzione culturale del '68 e nel culmine dell'era Hippie.
Cioè il simbolo delle contestazioni, dello spirito di libertà e della voglia di cambiare il mondo che si perse sotto un cumulo di cenere alcuni anni dopo.
Sito nella piccola cittadina rurale di Bethel, situata nello stato di New York, in una distesa di prato aperto (per la precisione, si tenne nel caseificio di proprietà di Max Yasgur, poco fuori il White Lake).
Woodstock nacque grazie all’intuizione di quattro giovani organizzatori: John Roberts, Joel Rosenman, Artie Kornfeld e Mike Lang.
Il più vecchio dei quattro, aveva appena ventisette anni.
Manifestazione musicale che rischiò di non partire proprio a causa delle proteste di alcuni cittadini: ma grazie ad un giovane fattore che affittò la sua tenuta agli organizzatori il festival rimase.
Infatti inizialmente il primo problema del Festival di Woodstock era la posizione: Wallkill.
I cittadini non volevano un gruppo di drogati che discendono nella loro città.
Dopo molte proteste, la città di Wallkill approvò una legge, il 2 luglio 1969, che riuscì a vietare il concerto nelle loro vicinanze.
Fortunatamente, a metà luglio, prima che la gente iniziasse a chiedere rimborsi per i loro biglietti, Max Yasgur riuscì a trovare una soluzione: appunto il caseificio a Bethel, New York.
TRE GIORNI DI PACE, AMORE E MUSICA: WOODSTOCK 1969
Già mercoledì 13 agosto, due giorni prima dell’inizio della rassegna musicale, circa 50.000 persone campeggiavano nell’area adiacente il palco.
La zona infatti, non era recintata e non lo fu mai, in realtà.
Le stime salirono ben presto a 200.000 persone, ma alla fine ve ne presero parte circa 500.000.
La dichiarazione ufficiale di una tre giorni di musica gratuita fu proprio ad opera degli organizzatori ed ebbe un effetto devastante sull’intera cittadina di Bethel (e suoi suoi immediati dintorni).
Tanti giovani si misero in marcia, le automobili vennero abbandonate per strada, a totale danno dell’ordine pubblico.
Il concerto del 1969 si svolse nelle date del 15, 16 e 17 agosto.
Come detto, organizzato come un semplice festival di provincia a scopo pacifico, i musicisti si esibirono ininterrottamente per tre giorni e tre notti.
La musica, con i suoi cantanti si è spesso schierata contro la guerra cantando inni di pace tra i popoli.
La storia ha visto molte manifestazioni contro la guerra ed una di queste è rimasta nella memoria comune come la più grande ed importante celebrazione antiguerra ed essa è il mitico concerto di “Woodstock”.
Il festival di Woodstock, essendo una manifestazione a scopo pacifico, radunò tra i suoi numerosi partecipanti, anche tantissimi Hippies.
Questi, anche detti “Figli dei Fiori” perchè vivevano tutti assieme in comunità e perchè erano dei grandi consumatori di droghe come marijuana, hashish, LSD e per questo finivano per rifiutare il lavoro, le responsabilità, l'igiene personale e la cura del proprio aspetto.
Purtroppo salta fuori una triste verità sulle Rockstar che parteciparono a quest' evento, molte di esse morirono dopo poco tempo a causa delle droghe.
Generalmente le sostanze più usate erano LSD e marijuana ma arrivavano fino all’utilizzo di droghe pesanti come cocaina e eroina.
Girava voce che l'acqua fosse contaminata dal LSD.
«Il Procuratore Distrettuale si accorse ben presto che molti dei nostri “clienti” stavano facendo consumo di droghe illegali, ma si avvide anche del fatto che tale consumo sarebbe stato l’ultimo dei problemi che avremmo dovuto affrontare in quel fine settimana. Egli perciò ci agevolò volentieri e fu molto comprensivo per tutta la durata del concerto».
Cominciò così la maratona musicale, con libertà di sperimentare qualsiasi droga, di vivere di quell'amore libero tanto criticato dai puritani di allora, per ballare e cantare.
Venerdì 15 agosto, intorno alle 17, Richie Havens salì sul palco e cominciò ufficialmente la rassegna più importante della storia della musica Rock.
Il grande cantante e chitarrista afroamericano aprì con il brano “High Flyin’ Bird”, per poi suonare un paio di cover dei Beatles, ufficialmente già sciolti all’epoca.
La prima giornata venne quasi interamente dedicata al Folk Rock.
Poco dopo mezzogiorno, si aprirono le danze della seconda giornata, la quale durò praticamente fino alle nove della domenica.
Sul palco si alternarono artisti del calibro di Carlos Santana (leggendaria l’esecuzione di “Soul Sacrifice”, senza dimenticare “Evil Ways”. Santana diverrà famoso proprio dopo questo concerto), Janis Joplin, i Grateful Dead (che presero “la scossa” sul palco) e gli Who.
La loro performance fu importante, con la consueta distruzione della chitarra da parte di Pete Townshend e conseguente lancio dello strumento tra il pubblico presente.
Suonarono brani storici come “My Generation”, “I’m Free” e “I Can’t Explain”.
Durante l'esibizione degli Who, il leader degli Hippie Abbie Hoffman salì sul palco e strappò il microfono a Pete Townshend, non appena finirono di suonare Pinball Wizard.
Hoffman gridò: «Penso che questo sia un mucchio di merda! Mentre John Sinclair marcisce in prigione!».
Townshend, che apparentemente non si era accorto dell'uomo che arrivava lentamente in scena, gli urlò di andarsene e lo colpì con la chitarra, facendolo cadere.
Poiché il pubblico approvava gridando, tornò al microfono e commentò sarcasticamente "Vi capisco!". Dopo la canzone seguente, "Do You Think It's Alright?", si fece serio: "La prossima fottuta persona che cammina su questo palco verrà uccisa, d'accordo? Potete ridere, sono serio!".
Tra le altre band che si esibirono ricordiamo i Mountain, i Canned Heat e gli psichedelici Jefferson Airplane che completarono la giornata di sabato.
Canzoni come “Somebody To Love” e “White Rabbit”, a forte connotazione Psichedelica caratterizzarono definitivamente il festival di Woodstock.
La domenica, Woodstock era quasi agli sgoccioli.
A riscuotere un grande successo fu soprattutto il quartetto di David Crosby, Stephen Stills, Graham Nash e Neil Young.
Questi ultimi iniziarono intorno alle tre del mattino e diedero vita a due esibizioni distinte: una vocale ed una (successiva) strumentale.
Magnifiche le esecuzioni di brani come “Helplessy Hoping”, “Blackbird”, “Marrakesh Express” e “Wooden Ships”.
Alla fine dell’esibizione di Joe Cocker, su Bethel si abbatté un fortissimo temporale che arrestò il concerto per diverse ore, prima della ripresa di Country Joe And The Fish, intorno alle 18.
Durante quelle ore di pioggia, le centinaia di migliaia di persone assiepate diedero vita ad una vera e propria danza della pioggia, intonando un coro improvvisato che diceva solamente le seguenti parole “No rain, no rain, no rain”.
Quando l’ultimo artista in scaletta suonò la sua musica, esattamente alle ore nove del lunedì successivo, ad ascoltarlo erano “solo” in 200.000.
Stiamo parlando di Jimi Hendrix.
Oltre 2 ore di musica, inutile dire che fu la più importante dell’intera rassegna e, forse, della sua stessa carriera.
Quando ormai Hendrix era alle battute finali c'erano ormai solo 40.000 persone.
Jimi Hendrix passò alla storia per il brano The Star Spangled Banner: una reinterpretazione dissacrante dell’inno degli Stati Uniti, da interpretare come un vero e proprio inno di protesta nei confronti dell’esercito americano, in quel tempo impegnato nella contestatissima guerra nel Vietnam (una delle motivazioni principali dello stesso festival di Woodstock).
Hendrix e la sua Fender Stratocaster passarono letteralmente alla storia: il chitarrista di Seattle simulò le bombe con le sei corde della sua chitarra, facendole vibrare con il suo grosso anello dorato inserito nell’indice della mano sinistra, evocando anche le urla e il suono dei missili aerei, e intersecando tutto all’interno del contestato inno nazionale statunitense.
Fu un delirio, totale (tra i pochi rimasti).
E ancora oggi, il video della sua esibizione rappresentano uno punto di riferimento per i musicisti di tutto il mondo.
“all'alba dell'ultimo giorno, in una luce livida, davanti alla spianata che già mostrava i segni dell'abbandono, presagio della fine del movimento americano, Jimi Hendrix attaccò con la sua Fender Stratocaster una distorta e dilatata versione dell'inno americano, sporcando la sequenza melodica fino a trasformarla nei lugubri suoni di un bombardamento.
La bandiera degli Stati Uniti si sfaldava nel sangue dei caduti in Vietnam, i sogni del modello americano crollavano in un abisso di orrore.
Mai il Rock aveva osato tanto.
La tragedia era conclusa, l'atto di accusa era finalmente compiuto.
Ma in quella performance c'era anche la sofferta consapevolezza che qualcosa stava rapidamente tramontando”.
Ovviamente non mancava nessuno dei suoi altri pezzi da 90: da “Hey Joe” a Purple Haze”, passando per “Foxy Lady” e “Voodoo Chile”.
I GIORNI DOPO
Benché l'atmosfera del festival fosse straordinariamente serena, si ebbe notizia di due decessi a Woodstock: uno probabilmente causato da un'overdose di eroina, l'altro per la morte accidentale di un partecipante che dormiva nel sacco a pelo in un campo di fieno limitrofo, venendo investito da un trattore.
Sembra anche che si siano verificate due nascite (in un'auto ferma nel traffico e in un elicottero) e quattro aborti spontanei.
Secondo le autorità mediche, nelle prime 24 ore, oltre 300 persone si sentirono male.
La diagnosi fu chiara: avevano avuto dei «cattivi viaggi» da LSD.
Nel giro di poche ore, migliaia di giovani li avrebbero seguiti.
Il 17 agosto, il New York Times riportò la seguente notizia: «Questa notte, un annunciatore del festival avvertì dal palcoscenico che una partita di “acido malamente confezionato» era finita in circolazione.
Egli aggiunse: «Non state prendendo dell’acido avvelenato. L’acido non è veleno. Si tratta solamente di acido non preparato correttamente. Non state per morire. Sappiate dunque che se pensate di aver preso del veleno, ciò non corrisponde al vero. Ma se avete paura di sentirvi male prendete solo metà pasticca».
Questo consiglio («prendete solo metà pasticca»), fornito a quasi 500.000 persone, fu dato nientemeno che dall’agente Wavy Gravy.
A causa della crescente emergenza medica, fu necessario richiedere l’intervento del personale medico della vicina New York.
Oltre 50 tra medici e infermieri arrivarono in aereo.
Alla fine del concerto di Woodstock si parlò di 5.000 casi di persone che avevano dovuto ricorrere a cure mediche.
Il New York Times del 17 agosto riportò questa frase di un deputato: «Se li avessimo arrestati, non sarebbero bastate nemmeno le prigioni di Sullivan e delle tre vicine contee».
Un po' come per il concerto sull'Isola di Wight, anche qui gli organizzatori poterono festeggiare ben poco.
D'accordo avevano creato i due concerti più importanti della storia della musica ma dietro c'erano pesanti perdite.
Debito di oltre 1 milione di dollari) e circa 70 cause che erano state intentate contro di loro.
giovedì 4 febbraio 2016
Il Festival Sull'Isola Di Wight: Tra Hippies, LSD ed Altre Follie (1968-1970)
“Tre giorni con gli hippies nell’isola di Wight”
“L’isola degli angeli senza speranza”
“Così gli hippies hanno occupato l’isola di Wight”
Stiamo ovviamente parlando del Rock Festival sull'isola di Wight.
Trasgressione delle regole: marijuana, eroina, LSD, Hippy e grossi problemi organizzativi.
Evento, travolto dal suo stesso successo.
E del resto quando tutto è pronto per 200mila persone e se ne presentano quasi il triplo non è facile.
Dal punto di vista commerciale l’evento non fu proprio un successone, visto i compensi delle star partecipanti, le loro bizzarre richieste e visto che molti non pagarono il biglietto (oltre che per le numerose cause intentate agli organizzatori dai residenti).
Per dire, dopo il Festival, venne varato da parte del governo inglese il cosiddetto “Isle Of Wight Act” che vietava di tenere sull’isola esibizioni per più di 5000 persone, tanto che non ci fu più un concerto a Wight fino al 2002!
Forse il Festival dell’isola di Wight del ’70 fu il canto del cigno del movimento hippie (nato nell'America degli anni 60 con la diffusione delle droghe psichedeliche) che aveva cominciato ad essere inghiottito dall'uniformarsi alle masse e quindi dal "sistema" (oltre che dagli interessi economici).
L'isola di Wight ha ospitato gruppi come i Rolling Stones, Jimi Hendrix, Pink Floyd, David Bowie, Bob Dylan, Santana, Who, Free, Jefferson Airplane, Doors, Janis Joplin e moltissimi altri punti di riferimento della musica Rock.
ISOLA DI WIGHT: 1968
Le origini dell'evento risalgono al 1968, ma fu solo nel 1970 che il festival divenne famoso in tutto il mondo.
Venne subito etichettato come l'equivalente europeo del festival di Woodstock (New York) la “tre giorni di pace e musica” che si tenne nel 1969 negli Stati Uniti.
Nel 1968 Ray Foulk 23enne inglese(ed organizzatore del Festival) stampava giornali e viveva sull'isola insieme alla moglie e a due figli.
Insieme al fratello Ronnie, proprio quell'anno decise di mettere in piedi una grande festa, che ebbe tra gli ospiti "i più hippy tra gli hippy", i Jefferson Airplane.
Più di 10mila persone presero parte all'evento, ma Ray e Ronnie non erano soddisfatti: desideravano avere una star senza rivali per il festival dell'anno successivo.
DYLAN RUBATO A WOODSTOCK: 1969
Alla fine venne fuori il nome di Dylan.
Era infatti il 31 agosto del 1969 quando Bob Dylan salì sul palco allestito nell'isola a Sud dell'Inghilterra: 200mila spettatori.
Il festival di Woodstock era stato organizzato 15 giorni prima proprio nella sua cittadina, ma lui preferì non andare.
Andò invece a Wight, che fu ricordato come il Festival che "rubò" Bob Dylan a Woodstock.
Per molti comunque fu l'esibizione con la quale crollava definitivamente il mito di Bob Dylan (ci fu chi compose con delle pietre una gigantesca croce con la scritta "Qui Giace Bob Dylan" sulle spiagge dell'Isola).
In quesl'edizione si ricordano anche gli Who, Santana e i Free.
TRA HIPPIE, INCENDI, RISSE E LA CARICA DEI 600MILA: 1970
Dal 26 al 31 agosto 1970 si svolse la terza edizione del festival dell'Isola di Wight.
Le cronache dell'epoca girano per i viottoli dell’isola.
Giungono voci di case, giardini privati, alberghi presi d’assalto, sesso all’aria aperta, rifugi costruiti con ogni materiale (lenzuola, balle di fieno, lamiere d’auto), poliziotti travestiti da hippies che arrestano gli spacciatori al porto di Ryde, matrimoni lampo modello Las Vegas, un ragazzo portato in elicottero all’ospedale di Southampton dopo essere volato da una scogliera, acque inquinate di LSD, nascita di bambini e quant'altro.
I trip non sono però solo psichedelici.
Wight è anche il festival in cui iniziano a girare anche droghe pesanti, quali l'Eroina.
Poliziotti con i cani, spranghe, bastoni, calci, grida, scontri.
Non è difficile capire che lì in mezzo non ci sono solo pacifisti ma anche anarchici, casinisti, pazzi. Protestano contro il costo del biglietto (primi 2 giorni gratis, terzo giorno 3 sterline), dicono che non se lo possono permettere.
Ma quando gli organizzatori distribuiscono 10 mila tagliandi gratis per farli stare buoni, loro li rivendono e tornano a fare casino.
«Questo è l’ultimo festival, quando è troppo è troppo. È partito come un sogno bellissimo ma ci è sfuggito dal controllo diventando un mostro», avrebbe dichiarato il lunedì mattina Ron Foulk.
Aveva ragione: sarebbe stato l’ultimo festival per almeno i prossimi 30 anni.
Wight fu uno degli eventi più contradditori della storia Rock.
Tornando al festival, come detto, parteciparono oltre 600mila persone.
In tempi in cui il soundcheck non era ancora stato inventato, l’unica cosa era salire e suonare.
Solo i Jethro Tull pretesero le prove: trovarono il tempo la domenica mattina all’alba, quando sul prato tutti dormivano dentro i loro sacchi a pelo.
Dietro il palco, nei pressi del campeggio, il più grande tendone gonfiabile d’Europa, trasformato in discoteca.
Show improvvisati ovunque, come quello gratuito che Hawkwind e Pink Fairies danno vita, stretti sul rimorchio di un tir, a sostegno della protesta.
Intanto gli artisti arrivano, si fanno fotografare, lanciano messaggi.
Leonard Cohen pretende di alloggiare su uno yacht, Joan Baez in una villa di campagna (ma si accontenterà di un hotel a Shanklin).
Tra i Family e i Procol Harum, intanto i Chicago minacciano di abbandonare lo show visto che il loro nome non è stato scritto abbastanza grande.
Intanto gli scontri diminuiscono e il problema della polizia diventa il consumo di droghe.
Al microfono Farr è costretto ad annunciare che chiunque faccia uso di stupefacenti verrà allontanato dal campo.
Ridono tutti, compreso lui.
Jimi Hendrix partirà con God Save The Queen (l'inno inglese) e con diverse cover ma non mancheranno anche pezzi leggendari quali Dolly Dagger, Red House, Foxy Lady, Hey Joe, Purple Haze, Voodoo Child.
Dopo l'esibizione di Jimi Hendrix, molti spettatori, tentarono di dar fuoco al palcoscenico principale.
Solo la musica di Leonard Cohen riuscì a calmare la folla turbata dall'accaduto.
Follia? Si, come quella di Keith Emerson che fra luci, fiaccole, cannoni cui viene dato fuoco, musica inarrestabile e strumenti presi a calci.
Follia per la verità assai più composta come quella di un Jim Morrison (strafatto) che ruba la scena a qualsiasi altro personaggio.
Che fine faranno i maggiori protagonisti di quella stagione è certamente noto.
Quando la Baez salirà sul palco a intonare “Let It Be” dei Beatles, i Fab-Four si sono sciolti da 4 mesi, Lennon verrà ucciso dieci anni dopo, Hendrix morirà soffocato nel suo vomito di lì a poco, la Joplin morirà nell’ottobre del ’70 in un motel di Hollywood e Jim Morrison l’anno dopo in una vasca da bagno della sua casa di Parigi.
Il Festival, anche se con ben altri artisti, è stato rilanciato nel 2002.
Nell'edizione 2015 del Festival per commemorare l'esibizione di Jimi Hendrix nel 1970, decine di migliaia di persone hanno indossato una maschera con il suo volto.
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mercoledì 2 dicembre 2015
Il Chelsea Hotel e La Musica Rock: Omicidi, Suicidi ed Incendi
Suicidi, omicidi, sparatorie, rapine, collassi, incendi, persone impazzite, punk rockers, personalità di ogni inimmaginabile orientamento sessuale, compositori, pittori, stanze ingombre di libri di occultismo e marijuana per trarre ispirazione o semplicemente per respirare.
Ma anche alligatori, iguane, leoni.
Un luogo sinistro, dove, varcata la porta d’entrata avverti subito la presenza di spiriti vagare in cerca di un contatto con il presente.
Erano presenti molti dipinti appesi alle pareti, comprese bizzarre installazioni presenti già nella Hall.
Altre, si narra, andarono distrutte a causa degli allagamenti nelle cantine.
Un vero e proprio museo che si distribuiva su 20 piani e 250 stanze.
Una ricca galleria di quadri che facevano rivivere la storia dell'arte, spesso occulta, ma non solo.
Davanti ad un antico camino in pietra scura, potevi sentire raccontare di Janis Joplin, morta nella camera del Landmark Hotel di Los Angeles.
Era presente anche il Guitars Chelsea Shop.
Negli anni ’60 gli artisti potevano permettersi di pernottare senza spendere nulla o quasi.
20 dollari per una settimana.
Pochissimo ovviamente.
Con il passare del tempo, anni 90, i prezzi ovviamente lievitarono: non meno di 70 dollari a notte.
Ma era normale: c'era passata la storia del Rock, tra quelle camere.
Non si poteva comunque sostare per più di 24 giorni di fila.
L'hotel venne venduto nel 2011 per 80 milioni di dollari e, a tutti oggi, è in fase di ristrutturazione ma parliamo di un altro residence(a 5 stelle) non certo di quello popolato da tossici ed hipster come nei 60/70.
OMICIDI, INCENDI ED ALTRE STRANEZZE
“Qui tutti sembravano aver qualcosa da offrire e nessuno sembrava avere denaro” scrisse Patti Smith in "Just Kids".
Stravaganti barboni abitavano qui, tossici ma anche belle quanto tormentate donne.
Come Edie Sedgwick, che si dice diede fuoco alla camera mentre si "attaccava" ciglia finte a lume di candela in preda allo speed.
Su quelle scale la Smith incontrò Jimi Hendrix, in partenza per il live all’Isola di Wight:
”Sognava di radunare a Woodstock musicisti da tutto il mondo e di farli sedere in un campo, in cerchio, per farli poi suonare e risuonare...fino a creare un linguaggio astratto universale della musica nel suo nuovo studio”. Il linguaggio della pace”.
In particolare nel 1970 Patti Smith ci soggiornò in diverse occasioni.
Lì fece conoscenza con Sam Shepard, il batterista dei Holy Modal Rounders.
Il musicista si presentò con il nome fittizio di Slim Shadow.
I due iniziarono a frequentarsi e divennero preso una coppia.
Ci volle del tempo prima che Patti scoprì che il suo amante aveva un altro nome e che a casa aveva una moglie e un figlio appena nato.
Al terzo piano, alla stanza n.303 c’era invece un parrucchiere.
Il Chelsea non era un semplice Hotel, era una casa per molti e per altri linfa per la propria creatività.
Bob Dylan, qui ha scritto "Sad Eyed Lady Of The Lowlands" e "Sara".
Dylan divenne ospite fisso nel 1965 quando prese in affitto una stanza vicina a quella di Sara Lowndes, donna che avrebbe sposato segretamente.
Fu qui che scrisse anche “Blonde On Blonde”.
Si racconta dello stesso Dylan ubriaco ed esausto riverso a terra in un party, mentre Mick Jagger e Brian Jones continuano a fare festa insieme ad altri invitati.
Leonard Cohen riesce a portarsi a letto Janis Joplin fingendo di essere Kris Kristofferson.
E’ una notte della fine degli anni sessanta quella in cui Leonard Cohen dentro l’ascensore si rende conto di avere di fronte Janis Joplin: “Stai cercando qualcuno?”, le fa.
“Sì, cerco Kris Kristofferson”, risponde lei.
“Ma che fortuna, sono io”, le fa lui.
Quindi proprio qui Leonard Cohen e Janis Joplin, consumarono la loro breve storia di sesso e amore poi raccontata in "Chelsea Hotel No.2".
Nella seconda metà degli anni 70, il Chelsea ospitò Dee Dee Ramone, bassista dei Ramones alla ricerca di un luogo dove potersi disintossicare dall’eroina.
Inutile dire che il soggiorno non servì per sottrarsi dalla dipendenza ma fu comunque utile per scrivere il romanzo “Chelsea Horror Hotel”.
Nella stanza numero 100 Sid Vicious accoltellò Nancy Spungen.
Era esattamente il 12 ottobre del 1978 quando il Chelsea Hotel entra nella storia della cronaca nera del Rock: viene rinvenuto il corpo senza vita di Nancy Spungen, l’amante di Sid Vicius, bassista dei Sex Pistols.
Vicino al corpo, il coltello che Sid aveva appena acquistato.
Vicious viene trovato strafatto e in stato confusionale: neanche a dirlo viene subito arrestato.
Ma muore per overdose di eroina, prima che il processo emetta la sentenza definitiva.
Ci sono tante teorie a riguardo: come detto il posto all'epoca era frequentato sovente da spacciatori, inoltre pare che dalla stanza scomparvero 24mila dollari.
NON SOLO MUSICA
Spostandoci dal territorio musicale, per fare un esempio, qui Arthur Clark scrisse “2001: Odissea nello spazio”.
Stanley Kubrick ci soggiornò dal 1967 al 1974.
Fu nelle stanze dell’albergo che furono girate diverse scene di "Chelsea Girls", film epico diretto nel 1966 da Andy Warhol e Paul Morrissey.
Nella 205 è invece collassato Dylan Thomas, pochi giorni prima di morire nella 822.
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giovedì 20 novembre 2014
La Storia Di Jimi Hendrix e La Sua Morte
Jimi Hendrix, nacque nel 1942 a Seattle.
Morì in circostanze misteriose, a 27 anni, nel 1970.
È stato uno dei maggiori innovatori nell'ambito della chitarra elettrica: resosi precursore di molte strutture e del sound di quelle che sarebbero state le future evoluzioni del Rock attraverso un'inedita fusione di Blues, Psichedelia e Funky.
Due sue esibizioni, in particolare, sono entrate di prepotenza nell'immaginario collettivo: il suo esordio al festival di Monterey del 1967, in cui concluse la performance dando fuoco alla sua chitarra davanti ad un pubblico allibito e la chiusura del festival di Woodstock del 1969, durante la quale, con dissacrante visionarietà artistica, reinterpretò l'inno nazionale statunitense in modo provocatoriamente distorto e cacofonico.
GLI INIZI
Il suo primo concerto risale al 1959, invece nel 1961 fu arrestato dalla polizia di Seattle perché trovato alla guida di due auto rubate: dopo alcuni giorni di detenzione finì in tribunale.
Per non scontare una pena detentiva fu costretto ad arruolarsi.
Ad ogni modo, la sua avventura nei ranghi militari durò molto poco: frustrato dalla rigidità dell'ambiente e intenzionato a dedicarsi alla musica, Jimi decise di porre fine al suo periodo sotto le armi facendosi visitare più volte dallo psicologo dell'esercito e dichiarandosi omosessuale.
Nel 1965 al Greenwich Village forma il suo primo gruppo, firma un contratto e comincia a esibirsi con regolarità.
Hendrix conquista l'Europa col blues elettrico, dilaniato e lancinante dei singoli "Hey Joe" e "Purple Haze", cui fanno seguito un paio di tour, nel corso dei quali l'entourage del chitarrista alimenta l'immagine di Hendrix personaggio mefistofelico, dedito alle più estreme esperienze di droga e sesso.
Jimi sta al gioco infiammando le platee con un repertorio coreografico che è diventato parte inestricabile del suo mito: la sua Fender Stratocaster è, di volta in volta, la proiezione del suo membro, oppure compagna di torridi amplessi elettrici, suonata coi denti, i gomiti, gli abiti, strofinata contro l'asta del microfono o contro le casse alla ricerca del feedback più corrosivo.
Dopo svariate e sfortunate avventure nel suo paese natale, Hendrix, sotto la guida di Chandler, vola verso il Regno Unito, dove gli vengono affiancati due musicisti: il bassista Noel Redding (di recente scomparso) e il batterista Mitch Mitchell.
Nasce la Jimi Hendrix Experience.
E' proprio il 1967 l'anno del Festival di Monterey, dove un Hendrix semisconosciuto brucia e distrugge per la prima volta la sua chitarra, lasciando tutti allibiti, in primis gli altri chitarristi presenti al raduno.
I DISCHI
Le canzoni di Are You Experienced? hanno avuto un'importanza storica come poche altre.
Basti menzionare alcuni titoli: "Hey Joe", "Purple Haze", che inizia con una frase scandita su un intervallo di quarta aumentata (considerato in epoca medioevale niente di meno che l'intervallo del diavolo), prosegue con uno dei riff più celebri di sempre, accompagnato da una batteria marziale ed esplode con un giro tipicamente blues ma arricchito armonicamente dagli accordi usati da Hendrix, che vanno al di là delle semplici settime minori.
"Stone free", un'altra lezione di grinta e potenza, non si riconosce ormai quasi più l'origine del rock and roll, né si intravede la via pop intrapresa da altri gruppi, "Fire", un brano a mille all'ora, decisamente anticipatore di molti sviluppi della musica rock, con la batteria che quasi duetta con il giro iniziale di chitarra, è un'altra pietra miliare.
Ma non sono solo fuoco e fiamme a caratterizzare questo album: "The Wind Cries Mary" è una dolcissima e malinconica ballata elettrica, come se ne vedranno molte in futuro, "May Be This Love" e, soprattutto, "Third Stone From The Sun", mettono in luce senza troppi complimenti la componente psichedelica di Hendrix.
E, ancora: "Manic Depression", con l'incipit su una scala cromatica inframezzata da una pausa e un tempo in 9/8, una sorta di valzer diabolico, presenta un assolo che lascia trasparire tutta la rabbia esplosiva di Hendrix, infine la celeberrima "Foxy Lady".
Come detto al Festival di Monterey(18 giugno 1967): al termine della sua estenuante esibizione (con una versione demoniaca di "Wild Thing"), dopo aver dato fuoco alla chitarra, Hendrix riceve l'ovazione del pubblico adorante.
La sua Fender, simbolo fallico, idolo sacrificale, immolata sull'altare del palco al termine dei suoi concerti, con tanto di roghi e distruzioni selvagge, diventa la più potente icona del rock.
Dopo l'uscita di Axis Bold As Love, disco più morbido con ballate come "Little Wing", "Bold As Love" e "Castles Made Of Sand", arriva il terzo album, il doppio Electric Ladyland, dove Hendrix approfondisce sua vena psichedelica e hard-rock, la stessa di "Purple Haze" e "Foxy Lady".
Il disco promette bene sin dalla copertina (censurata nella versione in cd): un insieme di foto, alcune delle quali riportavano dei seni nudi, e furono considerate pornografiche.
Si comincia con un brano che cita la musica di Broadway, "And the Gods Made Love", per proseguire con un po’ di blues cantato in falsetto ("Have You Ever Been").
Il lato B comincia con "Little Miss Strange", composta e cantata dal bassista del gruppo, Noel Redding, alla quale segue un’altra canzone con un ospite: "Long Hot Summer Night", dove Al Kooper suona magistralmente il piano.
Il lato C si apre con un colpo di tosse e "Rainy Day, Dream Away", una canzone dal testo leggero ("Giorno piovoso, sogna tutto il giorno"), la canzone ha una seconda parte in "Still Raining, Still Dreaming", sul lato D. Dopo "Rainy Day", Hendrix ci dà un’altra grande prova della sua abilità compositiva, con la canzone forse più bella di tutto il disco, "1983 (A Merman I Should Turn To Be)", uno psichedelicissimo Blues , che si allunga fino a diventare quasi impercettibilmente "Moon, Turn the Tides".
L’ultimo lato comprende le tre canzoni più celebri del disco: dopo "Still Raining, Still Dreaming", come già detto seconda parte di "Rainy Day", insieme agli stessi collaboratori, con un attacco al fulmicotone parte "House Burning Down", divenuta ormai celebre grazie al suo ritornello ("Look at the sky turn a hell fire red, somebody's house is burnin' down down, down down") e alla sua chiusura, con la chitarra di Hendrix a imitare il crollo della casa (un espediente timbrico che avrebbe poi usato a Woodstock per richiamare i bombardamenti in Vietnam durante la sua versione di "Star Spangled Banner").
Conclusasi questa, ecco un altro capolavoro: "All Along the Watchtower", la bellissima cover del pezzo di Bob Dylan. Il disco si chiude con uno dei pezzi più potenti e ad effetto di tutto il repertorio hendrixiano, un’altra testimonianza della sua vena hard-rock, "Voodoo Child (Slight Return)", con tre assoli intervallati da battute deliranti ("Mi ergo accanto a una montagna e la abbatto con il taglio della mano"), con un celeberrimo ritornello, "Cause I’m a Voodoo Child, Lord knows I’m a Voodoo Child".
TESTI
Insieme ai concerti al Fillmore East e a Woodstock, e al precedente Are You Experienced?, Electric Ladyland rappresenta l’apogeo della musica di Hendrix e un disco centrale nella storia del rock.
E' l'occasione anche per cogliere meglio il senso delle liriche di Hendrix, sempre inquiete ed equivoche, piene di riferimenti alla morte, alla religione, alla magia e al soprannaturale.
"I miei testi nascono spesso dai sogni che faccio Ad esempio 'Purple Haze' è la ricostruzione di quando ho sognato di camminare sott'acqua".
IL DECLINO: CAMERE DEVASTATE ED ARRESTI
Già nel 1968, tuttavia, comincia il declino fisico, morale e artistico di Hendrix.
L'Experience inizia a sfaldarsi.
E lo stesso chitarrista sembra più dedito agli atteggiamenti provocatori che alla musica.
In Svezia devasta una camera d'albergo e finisce in manette.
L'anno dopo si separa da Chandler e viene arrestato altre due volte.
Quindi si trasferisce a New York, dove frequenta le "Black Panther".
Ma il palco è ancora il suo regno.
Ad agosto, trionfa a Woodstock con una versione dissacrante e sfregiata dell'inno americano ("Star Spangled Banner"), mimando con la chitarra i bombardamenti del Vietnam.
Ma Jimi comincia a sentirsi stritolare dalla macchina del successo di cui lui stesso è stato un docile ingranaggio.
"La gente piange se qualcuno muore, ma la persona morta non sta piangendo. Quando morirò voglio che la gente suoni la mia musica, perda il controllo e faccia tutto ciò che vuole".
LA MORTE: 1970
Dopo aver formato il primo complesso rock di soli neri, la Band Of Gypsies, con Buddy Miles alla batteria e Billy Cox al basso, si esibisce nell'agosto 1970 all'Isola di Wight.
Un mese dopo, lo ritrovano morto a Londra, vittima di un'overdose di barbiturici.
Era il 18 settembre 1970.
Alle 11 e 45 circa, il corpo di James Hendrix giunge esanime al pronto soccorso dell'ospedale St.Mary Abbot's di Kensington.
Lì, dopo essere stato identificato dal road manager inglese Gerry Stickells, viene analizzato dal Dottor Seifert, medico legale, che ne dichiara ufficialmente la morte.
Sono le 12 e 45.
L'analisi successiva conferma il primo referto: il chitarrista americano è morto per soffocamento dopo aver ingurgitato il proprio vomito.
Il tutto a causa di un'intossicazione da barbiturici.
I DUBBI SULLA MORTE
A 35 anni di distanza, nonostante accurate indagini e diverse ricerche sull'argomento rimangono ancora alcuni punti da chiarire sulle ultime ore di Jimi e sulle circostanze che lo hanno portato alla morte.
Confuse e contraddittorie, ad esempio, sono le testimonianze di Monika Dannemann, ex pattinatrice dell'allora Germania Est e personaggio chiave dell'intera vicenda.
Monika, in quei giorni, era la fidanzatina di Hendrix: lo aveva convinto a tenere la sua camera presso l'elegante Cumberland Hotel di Kensington ma a trasferirsi nel suo appartamento presso il Samarkand Hotel di Notting Hill.
Nel giardino del quale, il pomeriggio del 17 settembre, la Dannemann scatta le ultime foto di Jimi che, sorridente, imbraccia una Stratocaster nera.
"Si tratta di una trentina di istantanee" ricorda Monika "Jimi le voleva utilizzare per la copertina del nuovo album".
Più o meno alle 15, i due escono.
Passano in banca a prelevare dei soldi, poi si dirigono al Kensington Market prima e al Chelsea Antique Market poi: Jimi ordina un paio di scarpe, compra un giacchino di pelle, delle camicie e qualche pantalone. Sembra che, a Kensington, Hendrix incontri Kathy Etchingham, sua storica ragazza.
E che la inviti, per le 20, al Cumberland.
"Gli ho detto che non potevo" ricorda la Etchingham "e me ne sto pentendo ancora adesso".
Sempre nel corso di quel pomeriggio, Jimi telefona al suo manager, il controverso Mike Jeffery.
Non lo trova.
Poi, mentre con Monika è a Chelsea, su King's Road incontra un'altra sua ex fidanzata, Devon Wilson, che lo invita a una festa.
Quindi Hendrix e la Dannemann guidano verso il Cumberland Hotel.
Bloccati dal traffico, nella zona del Marble Arch, vengono affiancati da una Mustang bianca.
Al volante c'è Phillip Harvey, figlio di un importante Lord del Parlamento inglese.
Harvey e le due amiche che sono con lui, invitano Jimi e Monika a prendere un tè.
Jimi accetta, ma dice che prima deve passare dal Cumberland a ritirare dei messaggi.
Quindi, con Monika, si reca a casa di Harvey.
Sono, più o meno, le 17 e 30.
I cinque ragazzi si accomodano nel salotto, fumano hashish, ascoltano musica e bevono il tè.
Nel corso della conversazione, bevono anche due bottiglie di vino rosso.
Intorno alle 22, Monika comincia a dare segni di nervosismo e fa pure una scenata di gelosia.
Così, Hendrix decide che è ora di salutare.
Alle 10 e 40 i due lasciano la casa al numero 4 di Clarkes Mews.
VARIE VERSIONI
Da qui in poi, ci sono parecchie versioni dei fatti.
Di sicuro Jimi si reca al party di Peter Cameron dove c'erano Devon Wilson e Angie Burdon, moglie di Eric, leader di The Animals e grande amico di Hendrix.
Lì, prende una certa quantità di amfetamine le cui tracce vengono poi riscontrate nell'esame tossicologico effettuato sul cadavere.
Poi torna da Monika che, nel tempo, rilascia testimonianze contraddittorie.
In tutte sostiene che Jimi ha preso dei tranquillanti per dormire.
E che il medicinale tedesco in questione (il Vesparax) era molto forte.
Pare che Jimi si sia somministrato una dose 9 volte maggiore!
E che la miscela di alcol, amfetamine e barbiturici abbia prodotto lo stato comatoso dal quale non s'è più risvegliato.
Secondo Monika, lei e Jimi hanno chiacchierato sino alle 7 del mattino prima di addormentarsi in due letti diversi.
Verso le 10 e 30 lei lo trova svenuto in una pozza di vomito.
Presa dal panico, telefona a Eric Burdon che le intima di chiamare un'ambulanza.
Qualcuno dice che anche i paramedici accorsi sul posto, vedendo un nero in stato comatoso, non abbiano fatto tutto quello che avrebbe potuto e dovuto.
Eric Burdon, uno dei pochi amici del chitarrista durante gli anni ha rilasciato diversa dichiarazioni tra loro discordanti, come la stessa Monika, che presente al momento del malore avrebbe potuto salvare la rock star.
Inoltre Eric afferma che la morte dell'amico per lui non fu una sorpresa.
Il mistero è grande, ma vi è un'altra rivelazione, quella del fonico James Wright, ove in un libro di memorie afferma che l'assassino di Jimi fu il suo manager Mike Jeffrey, beneficiario di una polizza vita da due milioni di dollari, sembra che il cantante volesse scindere il contratto, fu lo stesso Jaffrey a raccontare a Wright , davanti ad una bottiglia di whisky, la paura di finire in malora in seguito a questa decisione ed il piano che avrebbe attuato per ucciderlo.
IL SUICIDIO DI MONIKA DANNEMANN: 1996
Comunque distrutta dai sensi di colpa e travolta dalla pesante eredità spirituale, Monika Dannemann ha vissuto sino al 1996 dipingendo quadri con soggetto Hendrix nel ritiro della sua casa, nella campagna inglese di Seaford.
Dopo aver dilapidato un sacco di soldi in avvocati, ha perso anche l'ultima causa, nella primavera del 1996.
Pochi giorni dopo, si è suicidata con il gas di scarico della sua auto.
Erano le 9:00 del 5 aprile quando delle persone sento uno strano rumore, simile al rombo di un motore e dal garage di un cottage esce del fumo, una nube scura e puzzolente, la gente spaventata avvisa una donna che a sua volta chiamerà la polizia.
Arrivati sul posto ed aperta la porta del garage, gli agenti si trovano di fronte ad una Mercedes-Benz che stà rombando, al tubo di scappamento è collegato un altro lungo tubo che sfocia nell'abitacolo, all'interno vi è una donna sulla cinquantina, si chiama Monica Dannemann ed è morta a causa del monossido di carbonio. La polizia del Sussex archivia la morte come suicidio, in realtà le basi ci sono tutte, visto che la donna era stata riconosciuta colpevole di oltraggio alla corte per aver violato un ordine britannico emesso in seguito alle false accuse fatte contro Kathy Etchingham.
Nella sua tomba finiscono anche gli ultimi misteri della morte di Jimi Hendrix.
Morì in circostanze misteriose, a 27 anni, nel 1970.
È stato uno dei maggiori innovatori nell'ambito della chitarra elettrica: resosi precursore di molte strutture e del sound di quelle che sarebbero state le future evoluzioni del Rock attraverso un'inedita fusione di Blues, Psichedelia e Funky.
Due sue esibizioni, in particolare, sono entrate di prepotenza nell'immaginario collettivo: il suo esordio al festival di Monterey del 1967, in cui concluse la performance dando fuoco alla sua chitarra davanti ad un pubblico allibito e la chiusura del festival di Woodstock del 1969, durante la quale, con dissacrante visionarietà artistica, reinterpretò l'inno nazionale statunitense in modo provocatoriamente distorto e cacofonico.
GLI INIZI
Il suo primo concerto risale al 1959, invece nel 1961 fu arrestato dalla polizia di Seattle perché trovato alla guida di due auto rubate: dopo alcuni giorni di detenzione finì in tribunale.
Per non scontare una pena detentiva fu costretto ad arruolarsi.
Ad ogni modo, la sua avventura nei ranghi militari durò molto poco: frustrato dalla rigidità dell'ambiente e intenzionato a dedicarsi alla musica, Jimi decise di porre fine al suo periodo sotto le armi facendosi visitare più volte dallo psicologo dell'esercito e dichiarandosi omosessuale.
Nel 1965 al Greenwich Village forma il suo primo gruppo, firma un contratto e comincia a esibirsi con regolarità.
Hendrix conquista l'Europa col blues elettrico, dilaniato e lancinante dei singoli "Hey Joe" e "Purple Haze", cui fanno seguito un paio di tour, nel corso dei quali l'entourage del chitarrista alimenta l'immagine di Hendrix personaggio mefistofelico, dedito alle più estreme esperienze di droga e sesso.
Jimi sta al gioco infiammando le platee con un repertorio coreografico che è diventato parte inestricabile del suo mito: la sua Fender Stratocaster è, di volta in volta, la proiezione del suo membro, oppure compagna di torridi amplessi elettrici, suonata coi denti, i gomiti, gli abiti, strofinata contro l'asta del microfono o contro le casse alla ricerca del feedback più corrosivo.
Dopo svariate e sfortunate avventure nel suo paese natale, Hendrix, sotto la guida di Chandler, vola verso il Regno Unito, dove gli vengono affiancati due musicisti: il bassista Noel Redding (di recente scomparso) e il batterista Mitch Mitchell.
Nasce la Jimi Hendrix Experience.
E' proprio il 1967 l'anno del Festival di Monterey, dove un Hendrix semisconosciuto brucia e distrugge per la prima volta la sua chitarra, lasciando tutti allibiti, in primis gli altri chitarristi presenti al raduno.
I DISCHI
Le canzoni di Are You Experienced? hanno avuto un'importanza storica come poche altre.
Basti menzionare alcuni titoli: "Hey Joe", "Purple Haze", che inizia con una frase scandita su un intervallo di quarta aumentata (considerato in epoca medioevale niente di meno che l'intervallo del diavolo), prosegue con uno dei riff più celebri di sempre, accompagnato da una batteria marziale ed esplode con un giro tipicamente blues ma arricchito armonicamente dagli accordi usati da Hendrix, che vanno al di là delle semplici settime minori.
"Stone free", un'altra lezione di grinta e potenza, non si riconosce ormai quasi più l'origine del rock and roll, né si intravede la via pop intrapresa da altri gruppi, "Fire", un brano a mille all'ora, decisamente anticipatore di molti sviluppi della musica rock, con la batteria che quasi duetta con il giro iniziale di chitarra, è un'altra pietra miliare.
Ma non sono solo fuoco e fiamme a caratterizzare questo album: "The Wind Cries Mary" è una dolcissima e malinconica ballata elettrica, come se ne vedranno molte in futuro, "May Be This Love" e, soprattutto, "Third Stone From The Sun", mettono in luce senza troppi complimenti la componente psichedelica di Hendrix.
E, ancora: "Manic Depression", con l'incipit su una scala cromatica inframezzata da una pausa e un tempo in 9/8, una sorta di valzer diabolico, presenta un assolo che lascia trasparire tutta la rabbia esplosiva di Hendrix, infine la celeberrima "Foxy Lady".
Come detto al Festival di Monterey(18 giugno 1967): al termine della sua estenuante esibizione (con una versione demoniaca di "Wild Thing"), dopo aver dato fuoco alla chitarra, Hendrix riceve l'ovazione del pubblico adorante.
La sua Fender, simbolo fallico, idolo sacrificale, immolata sull'altare del palco al termine dei suoi concerti, con tanto di roghi e distruzioni selvagge, diventa la più potente icona del rock.
Dopo l'uscita di Axis Bold As Love, disco più morbido con ballate come "Little Wing", "Bold As Love" e "Castles Made Of Sand", arriva il terzo album, il doppio Electric Ladyland, dove Hendrix approfondisce sua vena psichedelica e hard-rock, la stessa di "Purple Haze" e "Foxy Lady".
Il disco promette bene sin dalla copertina (censurata nella versione in cd): un insieme di foto, alcune delle quali riportavano dei seni nudi, e furono considerate pornografiche.
Si comincia con un brano che cita la musica di Broadway, "And the Gods Made Love", per proseguire con un po’ di blues cantato in falsetto ("Have You Ever Been").
Il lato B comincia con "Little Miss Strange", composta e cantata dal bassista del gruppo, Noel Redding, alla quale segue un’altra canzone con un ospite: "Long Hot Summer Night", dove Al Kooper suona magistralmente il piano.
Il lato C si apre con un colpo di tosse e "Rainy Day, Dream Away", una canzone dal testo leggero ("Giorno piovoso, sogna tutto il giorno"), la canzone ha una seconda parte in "Still Raining, Still Dreaming", sul lato D. Dopo "Rainy Day", Hendrix ci dà un’altra grande prova della sua abilità compositiva, con la canzone forse più bella di tutto il disco, "1983 (A Merman I Should Turn To Be)", uno psichedelicissimo Blues , che si allunga fino a diventare quasi impercettibilmente "Moon, Turn the Tides".
L’ultimo lato comprende le tre canzoni più celebri del disco: dopo "Still Raining, Still Dreaming", come già detto seconda parte di "Rainy Day", insieme agli stessi collaboratori, con un attacco al fulmicotone parte "House Burning Down", divenuta ormai celebre grazie al suo ritornello ("Look at the sky turn a hell fire red, somebody's house is burnin' down down, down down") e alla sua chiusura, con la chitarra di Hendrix a imitare il crollo della casa (un espediente timbrico che avrebbe poi usato a Woodstock per richiamare i bombardamenti in Vietnam durante la sua versione di "Star Spangled Banner").
Conclusasi questa, ecco un altro capolavoro: "All Along the Watchtower", la bellissima cover del pezzo di Bob Dylan. Il disco si chiude con uno dei pezzi più potenti e ad effetto di tutto il repertorio hendrixiano, un’altra testimonianza della sua vena hard-rock, "Voodoo Child (Slight Return)", con tre assoli intervallati da battute deliranti ("Mi ergo accanto a una montagna e la abbatto con il taglio della mano"), con un celeberrimo ritornello, "Cause I’m a Voodoo Child, Lord knows I’m a Voodoo Child".
TESTI
Insieme ai concerti al Fillmore East e a Woodstock, e al precedente Are You Experienced?, Electric Ladyland rappresenta l’apogeo della musica di Hendrix e un disco centrale nella storia del rock.
E' l'occasione anche per cogliere meglio il senso delle liriche di Hendrix, sempre inquiete ed equivoche, piene di riferimenti alla morte, alla religione, alla magia e al soprannaturale.
"I miei testi nascono spesso dai sogni che faccio Ad esempio 'Purple Haze' è la ricostruzione di quando ho sognato di camminare sott'acqua".
IL DECLINO: CAMERE DEVASTATE ED ARRESTI
Già nel 1968, tuttavia, comincia il declino fisico, morale e artistico di Hendrix.
L'Experience inizia a sfaldarsi.
E lo stesso chitarrista sembra più dedito agli atteggiamenti provocatori che alla musica.
In Svezia devasta una camera d'albergo e finisce in manette.
L'anno dopo si separa da Chandler e viene arrestato altre due volte.
Quindi si trasferisce a New York, dove frequenta le "Black Panther".
Ma il palco è ancora il suo regno.
Ad agosto, trionfa a Woodstock con una versione dissacrante e sfregiata dell'inno americano ("Star Spangled Banner"), mimando con la chitarra i bombardamenti del Vietnam.
Ma Jimi comincia a sentirsi stritolare dalla macchina del successo di cui lui stesso è stato un docile ingranaggio.
"La gente piange se qualcuno muore, ma la persona morta non sta piangendo. Quando morirò voglio che la gente suoni la mia musica, perda il controllo e faccia tutto ciò che vuole".
LA MORTE: 1970
Dopo aver formato il primo complesso rock di soli neri, la Band Of Gypsies, con Buddy Miles alla batteria e Billy Cox al basso, si esibisce nell'agosto 1970 all'Isola di Wight.
Un mese dopo, lo ritrovano morto a Londra, vittima di un'overdose di barbiturici.
Era il 18 settembre 1970.
Alle 11 e 45 circa, il corpo di James Hendrix giunge esanime al pronto soccorso dell'ospedale St.Mary Abbot's di Kensington.
Lì, dopo essere stato identificato dal road manager inglese Gerry Stickells, viene analizzato dal Dottor Seifert, medico legale, che ne dichiara ufficialmente la morte.
Sono le 12 e 45.
L'analisi successiva conferma il primo referto: il chitarrista americano è morto per soffocamento dopo aver ingurgitato il proprio vomito.
Il tutto a causa di un'intossicazione da barbiturici.
I DUBBI SULLA MORTE
A 35 anni di distanza, nonostante accurate indagini e diverse ricerche sull'argomento rimangono ancora alcuni punti da chiarire sulle ultime ore di Jimi e sulle circostanze che lo hanno portato alla morte.
Confuse e contraddittorie, ad esempio, sono le testimonianze di Monika Dannemann, ex pattinatrice dell'allora Germania Est e personaggio chiave dell'intera vicenda.
Monika, in quei giorni, era la fidanzatina di Hendrix: lo aveva convinto a tenere la sua camera presso l'elegante Cumberland Hotel di Kensington ma a trasferirsi nel suo appartamento presso il Samarkand Hotel di Notting Hill.
Nel giardino del quale, il pomeriggio del 17 settembre, la Dannemann scatta le ultime foto di Jimi che, sorridente, imbraccia una Stratocaster nera.
"Si tratta di una trentina di istantanee" ricorda Monika "Jimi le voleva utilizzare per la copertina del nuovo album".
Più o meno alle 15, i due escono.
Passano in banca a prelevare dei soldi, poi si dirigono al Kensington Market prima e al Chelsea Antique Market poi: Jimi ordina un paio di scarpe, compra un giacchino di pelle, delle camicie e qualche pantalone. Sembra che, a Kensington, Hendrix incontri Kathy Etchingham, sua storica ragazza.
E che la inviti, per le 20, al Cumberland.
"Gli ho detto che non potevo" ricorda la Etchingham "e me ne sto pentendo ancora adesso".
Sempre nel corso di quel pomeriggio, Jimi telefona al suo manager, il controverso Mike Jeffery.
Non lo trova.
Poi, mentre con Monika è a Chelsea, su King's Road incontra un'altra sua ex fidanzata, Devon Wilson, che lo invita a una festa.
Quindi Hendrix e la Dannemann guidano verso il Cumberland Hotel.
Bloccati dal traffico, nella zona del Marble Arch, vengono affiancati da una Mustang bianca.
Al volante c'è Phillip Harvey, figlio di un importante Lord del Parlamento inglese.
Harvey e le due amiche che sono con lui, invitano Jimi e Monika a prendere un tè.
Jimi accetta, ma dice che prima deve passare dal Cumberland a ritirare dei messaggi.
Quindi, con Monika, si reca a casa di Harvey.
Sono, più o meno, le 17 e 30.
I cinque ragazzi si accomodano nel salotto, fumano hashish, ascoltano musica e bevono il tè.
Nel corso della conversazione, bevono anche due bottiglie di vino rosso.
Intorno alle 22, Monika comincia a dare segni di nervosismo e fa pure una scenata di gelosia.
Così, Hendrix decide che è ora di salutare.
Alle 10 e 40 i due lasciano la casa al numero 4 di Clarkes Mews.
VARIE VERSIONI
Da qui in poi, ci sono parecchie versioni dei fatti.
Di sicuro Jimi si reca al party di Peter Cameron dove c'erano Devon Wilson e Angie Burdon, moglie di Eric, leader di The Animals e grande amico di Hendrix.
Lì, prende una certa quantità di amfetamine le cui tracce vengono poi riscontrate nell'esame tossicologico effettuato sul cadavere.
Poi torna da Monika che, nel tempo, rilascia testimonianze contraddittorie.
In tutte sostiene che Jimi ha preso dei tranquillanti per dormire.
E che il medicinale tedesco in questione (il Vesparax) era molto forte.
Pare che Jimi si sia somministrato una dose 9 volte maggiore!
E che la miscela di alcol, amfetamine e barbiturici abbia prodotto lo stato comatoso dal quale non s'è più risvegliato.
Secondo Monika, lei e Jimi hanno chiacchierato sino alle 7 del mattino prima di addormentarsi in due letti diversi.
Verso le 10 e 30 lei lo trova svenuto in una pozza di vomito.
Presa dal panico, telefona a Eric Burdon che le intima di chiamare un'ambulanza.
Qualcuno dice che anche i paramedici accorsi sul posto, vedendo un nero in stato comatoso, non abbiano fatto tutto quello che avrebbe potuto e dovuto.
Eric Burdon, uno dei pochi amici del chitarrista durante gli anni ha rilasciato diversa dichiarazioni tra loro discordanti, come la stessa Monika, che presente al momento del malore avrebbe potuto salvare la rock star.
Inoltre Eric afferma che la morte dell'amico per lui non fu una sorpresa.
Il mistero è grande, ma vi è un'altra rivelazione, quella del fonico James Wright, ove in un libro di memorie afferma che l'assassino di Jimi fu il suo manager Mike Jeffrey, beneficiario di una polizza vita da due milioni di dollari, sembra che il cantante volesse scindere il contratto, fu lo stesso Jaffrey a raccontare a Wright , davanti ad una bottiglia di whisky, la paura di finire in malora in seguito a questa decisione ed il piano che avrebbe attuato per ucciderlo.
IL SUICIDIO DI MONIKA DANNEMANN: 1996
Comunque distrutta dai sensi di colpa e travolta dalla pesante eredità spirituale, Monika Dannemann ha vissuto sino al 1996 dipingendo quadri con soggetto Hendrix nel ritiro della sua casa, nella campagna inglese di Seaford.
Dopo aver dilapidato un sacco di soldi in avvocati, ha perso anche l'ultima causa, nella primavera del 1996.
Pochi giorni dopo, si è suicidata con il gas di scarico della sua auto.
Erano le 9:00 del 5 aprile quando delle persone sento uno strano rumore, simile al rombo di un motore e dal garage di un cottage esce del fumo, una nube scura e puzzolente, la gente spaventata avvisa una donna che a sua volta chiamerà la polizia.
Arrivati sul posto ed aperta la porta del garage, gli agenti si trovano di fronte ad una Mercedes-Benz che stà rombando, al tubo di scappamento è collegato un altro lungo tubo che sfocia nell'abitacolo, all'interno vi è una donna sulla cinquantina, si chiama Monica Dannemann ed è morta a causa del monossido di carbonio. La polizia del Sussex archivia la morte come suicidio, in realtà le basi ci sono tutte, visto che la donna era stata riconosciuta colpevole di oltraggio alla corte per aver violato un ordine britannico emesso in seguito alle false accuse fatte contro Kathy Etchingham.
Nella sua tomba finiscono anche gli ultimi misteri della morte di Jimi Hendrix.
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