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martedì 26 gennaio 2021

I Canned Heat e Le Morti Di Wilson, Hite, Vestine e Taylor

I Canned Heat si formarono nel 1965 in California, precisamente a Los Angeles.
La band era composta da Alan Wilson (chitarra, voce), Bob Hite, detto The Bear (voce, armonica), Henry Vestine (chitarra) e Larry Taylor (bassista). Wilson venne soprannominato "Blind Owl" a causa di gravissimi problemi alla vista. La band inoltre ebbe una vita movimentata anche a causa delle droghe di cui alcuni di loro facevano uso, sebbene essi stessi siano stati tra i primi a denunciare i rischi di queste sostanze: ad esempio alla fine di "Amphetamine Annie" dal loro secondo album "Boogie With Canned Heat" si sente la band gridare in coro "Speed Kills!". Vista l'epoca, va anche sottolineato che furono tra le prime band composte esclusivamente da bianchi ad essere accettate nei locali per neri in un periodo in cui i contrasti razziali erano molto forti, anche se, la sera dell' assassinio di Robert Kennedy, senatore che si batteva per i neri, mentre stavano tenendo un concerto ad Harlem vennero fatti salire in tutta fretta su alcuni taxi e consigliati ad allontanarsi velocemente dalla zona. Nel 1967 la band suona al festival di Monterey e incide "Canned Heat" che ottiene un buon successo trascinato da "Dust My Broom" e "Rollin' And Tumblin". Nel 1968 esce "Boogie With The Canned Heat" è accolto splendidamente grazie a canzoni epocali quali "On The Road Again", "Going Up The Country" e il super boogie "Fried Hockey Boogie". "Future Blues" invece diventerà noto per la cover di "Let's Work Together" e "That's All Right (Mama)". Anche se la band verrà soprattutto ricordata per "Hooker 'N Heat" del 1970 (grazie a canzoni quali "Meet Me In The Bottom","Bottle Up And Go" e "Boogie Chillen No. 2"). Disco composto senza Vestine, con il maestro John Lee Hooker.


LA MORTE DI WILSON E IL CLUB 27
Nello stesso anno comunque di Hooker 'N Heat, Wilson muore per un’overdose di barbiturici, e da quel momento il gruppo non sarà più lo stesso. Molti parleranno di suicidio perchè Wilson in più circostanze aveva già provato a togliersi la vita. Muore comunque a 27 anni quindi anche lui iscritto al "Club 27" che raccoglie tutti i musicisti morti a 27 anni (Robert Johnson, Brian Jones, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin, Ron McKernan, Gary Thain, Kurt Cobain).


LA MORTE DI HITE E VESTINE
In seguito, Hite, De La Parra e il rientrato Vestine guidarono la band per altri album di scarsa fortuna.
Nel 1981 anche Bob Hite muore. La sua morte è un qualcosa di assurdo: il 5 aprile 1981, durante una pausa tra il loro set al Palomino Club di North Hollywood, a Hite fu consegnata una fiala di droga da un fan. Pensando che contenesse cocaina, Hite infilò una cannuccia nella fiala e la sniffò.
La droga però si rivelò essere eroina e Hite divenne blu e collassò. Alcuni roadie misero Hite nel furgone della band e lo portarono in una casa vicina dove morì.
Vestine invece nel 1997 aveva appena terminato un tour europeo con i Canned Heat, quando morì di insufficienza cardiaca e respiratoria, in un hotel di Parigi la mattina del 20 ottobre 1997, proprio quando la band era in procinto di tornare negli Stati Uniti.


LA MORTE DI TAYLOR
Larry Taylor entrato nella band sin dagli esordi (1967) e fratello di Mel Taylor (membro dei The Ventures morto di un tumore maligno ai polmoni nel 1996) morì invece nel 2019 all'età di 77 anni per cancro.

giovedì 2 gennaio 2020

La Storia Dei Cactus e L'Omicidio Misterioso Di Rusty Day

"Non c'è dubbio: eravamo un gruppo di sesso, droga e Rock'N'Roll" 

Sebbene Tim Bogert e Carmine Appice suonassero già con Jeff Beck, l'idea del supergruppo venne in mente ai due solo quando Beck ebbe un incidente motociclistico quasi fatale che lo rese incapace di suonare per più di un anno.
Per frustrazione, Bogert e Appice formarono i Cactus nel 1969.
La band venne completata con un paio di pazzi di Detroit: il chitarrista Jim McCarty reclutato dai Mitch Ryder e dai Detroit Wheels e il cantante Rusty Day (conosciuto come "Pachuco").
I quattro iniziarono immediatamente a lavorare al loro primo album omonimo ("Cactus"), un'esplosione incredibilmente veloce e furiosa di Proto Metal evidenziata anche da una furiosa copertina infernale.

Appice: "Erano pezzi molto veloci. Ai tempi, Parchman Farm era una delle canzoni più veloci mai registrate. Stavamo cercando di superare anche i Ten Years After che composero un'altra canzone davvero veloce chiamata I'm Going Home, quindi ci siamo detti: "Suoniamo ancora più velocemente"
.
Si tratta di un Hard Rock granitico, imperniato però anche di influenze Blues.
Per molti fu la risposta americana ai Led Zeppelin (anche se la band non si avvicinerà mai minimamente ai maestri inglesi).
Le prove di velocità non furono l'unica cosa particolare di questa band. La copertina dell'album, con un cactus innocente che salutava il cielo rosso, venne bandita dai negozi.

Tim Bogert: "Inizialmente, il cactus aveva solo due piccoli pezzi sul fondo, quindi sembrava un pene eretto con le palle"
Alla fine, la copertina originale fu stampata come manifesto ed intonacata in tutti gli Stati Uniti.
Sia Tim che Carmine erano già tossicodipendenti ai tempi.
Le risse e notti in prigione erano all'ordine del giorno: "Abbiamo fatto un paio di risse con i Black Sabbath e abbiamo litigato con loro un sacco di volte. Rusty Day andò a circa un centimetro dal taglio del collo di Ozzy Osbourne" 
Il tentativo di uccidere Ozzy fu solo l'inizio per Rusty, comunque.
Una notte a Boston, Rusty dal palco, tra una battuta e l'altra, rischiò di far partire una vera e propria rivolta. I poliziotti lo arrestarono subito però.

Bogert: "La battuta che ricordo fu grossomodo questa: 'Non permettere a quei maialini di dirti cosa fare'. Siamo scesi dal palco e lo hanno arrestato. Lo hanno afferrato venendo giù per le scale" 

Le cose migliorano ulteriormente con il secondo disco "One Way...Or Another" del 1971.
Basta ascoltare l'armonica di "Rockout Whatever You Feel Like" o la voce magistrale di Day in "Rock N'Roll Children".
Anche "Big Mama Boogie - I e II" ha il suo perchè: un Blues acustico contraddistinto dall'armonica.
"Song For Aries" è quasi una ballad strumentale, "Hometown Bust" si apre con parti gospel per diventare un voodoo Blues indiavolato.
Il vocalist Rusty rimase con la band per tre album (Cactus del 1970; One Way...Or Another del 1971; Restrictions , 1971) ma fu licenziato per il suo stile di vita nel 1972. Purtroppo, Rusty Day non visse per vedere la sua vecchia band riunirsi (nel 2006 è uscito "Cactus V").
Fu assassinato nel 1982 a Orlando, durante un affare di droga andato male.

Appice: "Rusty Day era un frontman fantastico. Aveva una tonalità di voce davvero diversa e un atteggiamento tutto suo. È morto con gli stessi testi che ha scritto. Ha vissuto molto pericolosamente. È stato mitragliato a morte" 

I testi nelle canzoni dei Cactus parlavano di arresti, feste, di essere nudo e drogarsi.
Day venne rimpiazzato da un cantante di nome Pete French appartenente alle band Leafhound e Atomic Rooster.
Venne pubblicato "Ot' N 'Sweaty" nel 1972, prima di dissolversi quando Jeff Beck inglobò nella sua band Bogert e Appice per formare una nuova band. Ed anche se i Cactus si sciolsero ufficialmente nel 1972, Rusty Day continuò a suonare live portando in giro i pezzi della band.


L'OMICIDIO DI RUSTY DAY, DI SUO FIGLIO E DI GARTH MCCRAE
Molti cantanti Rock sono morti in giovane età, tra alcool e droga ma la violenza con la quale venne ucciso il frontman dei Cactus Rusty Day, a colpi di arma da fuoco nella sua casa il 3 giugno 1982, è sicuramente un qualcosa di raro. A quel tempo, Day stava lavorando ad un album con Uncle Acid e The Permanent Damage Band ma aveva anche grossi problemi con la cocaina.

Thomas, un amico del vocalist e ai tempi chitarrista di Rusty, spiega: "A quei tempi, sembrava piuttosto interessante essere coinvolti in giri loschi per quanto riguarda droga ed affini. Ero a 100 miglia dalla città quando successe il fatto, altrimenti, sarei stato la quarta vittima". 

Alcuni aspetti della sparatoria rimangono un mistero, ma sul perché è successo, Thomas ha una semplice spiegazione: "È stato un affare di droga che è andato male".
La teoria predominante è che l'assassino fu Ron Sanders, l'altro chitarrista della band di Rusty.
"Ron era un pazzo. Era un milionario e un vero cattivo".

Rusty doveva dei soldi a Ron e stava aspettando un accordo affinchè i debiti fossero saldati, ma Ron era comunque stanco di aspettare.
Secondo la ricostruzione, Ron e Rusty inizialmente si presero a parole, tuttavia più tardi Ron tornò a casa con una mitragliatrice e sparò alle finestre, uccidendo Day, Russell (cioè il figlio 11enne), un ospite di casa (Garth McCrae) e il cane di Day.
Sei settimane dopo, Ron Sanders si suicidò dopo che la polizia circondò casa sua, anche se in realtà stava indagando su un insieme di accuse completamente diverse (inerenti però sempre spaccio di droga). Mentre Sanders rimane il sospettato più probabile, a distanza di quasi 40 anni, l'omicidio di Rusty Day rimane irrisolto.

giovedì 7 aprile 2016

Il Monterey Festival 1967: Gli Who e L'Esibizione Incendiaria Di Hendrix

E’ il 16 giugno 1967 quando si apre il primo festival Rock della storia.
Chiamato anche International Pop Festival ma meglio noto come Monterey Festival.
Luogo? Parco dei Fairgrounds a Monterey appunto (Califonia).
Circa 50.000 giovani Hippy si riunirono lì grazie ad un’idea di Alan Pariser, un californiano rimasto ammaliato dall’annuale Monterey Jazz Festival.
Infatti la città californiana era conosciuta per il Monterey Jazz Festival e per il Festival della musica Folk.
Decise che sarebbe stata un’occasione grandiosa fare una cosa simile con i musicisti della nascente scena Rock californiana.
Tornato a Los Angeles, lui e Benny Shapiro formarono una società: come primo atto contattarono il capo dell’ufficio stampa dei Beatles, così come il discografico Lou Adler e il leader dei Mama & Papas (John Philips).
Tutti concordarono che l’idea di Pariser fosse geniale e dall’impegno di tutti nacque il Monterey International Pop Festival, che scrisse pagine fondamentali nella storia della musica.
Fu il primo momento nel quale gli hippie e la contestazione al sistema di vita americano si presentarono per mostrare la propria forza.
Sul palco salirono le band emergenti della San Francisco psichedelica o della Swinging London.
Fu proprio a Monterey che raggiunsero la consacrazione Janis Joplin e e Jimi Hendrix.
Nonostante la promessa di Mama Cass al termine di questa tre giorni musicale: “Vi promettiamo un festival come questo tutti gli anni!” non ci fu un altro appuntamento nell’estate successiva.
Forse proprio questo contribuì a rendere il Festival un avvenimento unico.


PREPARAZIONE DEL FESTIVAL ED INTENTI
Il festival fu preparato in appena sette settimane e includeva marginalmente anche i Beatles e i Beach Boys.
Nessuno degli artisti si fece pagare, solo Ravi Shankar fu pagato 3,000 dollari, ma suonò per un pomeriggio intero.
Il biglietto costava un dollaro e il ricavato fu donato.
Quella sarebbe stata la "Summer Of Love".

Lou Adler: “La nostra idea di Monterey è stata di offrire il meglio di tutto. Buona attrezzature, dormire e mangiare, alloggi, trasporti. Servizi che non erano mai stati forniti gli artisti prima di Monterey. Avevamo allestito anche ambulatorio di primo soccorso, perché sapevamo ci sarebbe stato bisogno della presenza di un medico e per affrontare eventuali problemi relativi alla droga. 
Non volevamo che gli spettatori fossero lasciati soli a risolvere i propri problemi senza assistenza medica. Neppure volevamo che eventuali malori potessero rovinare o in qualche modo disturbare gli altri partecipanti e interrompere la musica. Il nostro servizio d’ordine collaborava con la polizia locale. Le forze per l’ordine pubblico incaricate di applicare la legge non immaginavano neppure con chi sarebbero venuti in contatto. 
Non avevano mai visto lo spirito hippie della generazione dei figli dei fiori"

La musica mescolava Folk, Blues, Jazz, Rock, Psychedelia e classica.
Mescolando l’esperienza dei Mamas & Papas (quelli di California Dreaming), Canned Head, Simon & Garfunkel, Jefferson Airplane, The Who, The Animals e The Byrds con i suoni rivoluzionari provenienti dal Regno Unito, dagli stessi Stati Uniti, dal  Sud Africa e dall’India.
Il festival è entrato nella storia per la prima grande apparizione di un musicista nero poco conosciuto Jimi Hendrix, permessa grazie all’insistenza di Paul McCartney e dei The Who.
Fu anche il debutto di Janis Joplin che apparse come membro dei Big Brother And The Holding Company e Otis Redding (Redding morì pochi mesi dopo).


LE BAND
Alla tre giorni parteciparono The Association, The Paupers, Lou Rawls, Beverly, Johnny Rivers, The Animals, Simon And Garfunkel, Canned Heat, Big Brother & The Holding Company, Country Joe and The Fish, Al Kooper, The Butterfield Blues Band, Quicksilver Messenger Service, Steve Miller Band, The Electric Flag, Moby Grape, Hugh Masekela, The Byrds, Laura Nyro, Jefferson Airplane, Booker T. & The MG’s, Otis Redding, Ravi Shankar, The Blues Project, Big Brother & The Holding Company, The Group With No Name, Grateful Dead, Buffalo Springfield, The Who, The Jimi Hendrix Experience, The Mamas & The Papas.


IL TERZO GIORNO ROCK: GLI WHO E L'ESIBIZIONE INCENDIARIA DI HENDRIX
Hendrix viene inserito in scaletta prima degli Who.
Pete Townshend (leader della band inglese) non ci sta "o suoniamo prima di lui o torniamo in Inghilterra. Tutti direbbero che abbiamo copiato lui e non il viceversa" (si riferiva al fatto che entrambe le band erano solite distruggere i loro strumenti dopo gli show).
Gli Who suoneranno prima di Hendrix (pare grazie ad un lancio di una monetina) e saranno il quart'ultimo gruppo ad esibirsi (prima di loro, tra gli altri, i Buffalo Springfield).
Alla fine della performance frenetica di "My Generation", il pubblico era sbalordito di come il chitarrista Pete Townshend distrusse la sua chitarra, vennero fatti esplodere fumogeni dietro gli amplificatori che spaventarono il personale che si precipitò sul palco per recuperare i microfoni più costosi.
Dopo di loro sarà la volta dei Grateful Dead e la loro musica psichedelica con pezzi del calibro di "Cold Rain And Snow", Alligator/Caution" e "Viola Lee Blues".
Comunque, arrivati quasi alla fine del concerto, era il 18 giugno 1967 Brian Jones dei Rolling Stones introduce un giovane musicista nero sconosciuto ai più: Jimi Hendrix appunto.
Musicista che il "satanico" dei Stones stima ed ammira incondizionatamente.
Hendrix, allora 25enne, veniva da un'infanzia difficile e da continui fallimenti sino a quando formò con Noel Redding e Mitch Mitchell gli Experience.
In realtà i tre in UK sono già delle star: "Purple Haze" ed "Hey Joe" avevano già fatto la storia (o quasi).
Poi tra suoi pezzi (compresa "Foxy Lady") rende omaggio anche a Dylan con Like A Rolling Stones e a B.B. King con "Rock Me Baby".
La chitarra elettrica di Hendrix fa un frastuono allucinante e sembra parlare, gemire, infuriorarsi.
Lui la scuote e la morde.
Il pubblico è esterrefatto.
Mentre il breve show volge al termine, il trio chiude con "Wild Thing": il ritmo è indiavolato e sembra di assistere ad un'eruzione di note (e di fuoco).
Al termine del caos la chitarra giace a terra, Hendrix si abbassa, versa un po' di benzina sopra e le dà fuoco con un accendino.
Il pubblico non crede ai propri occhi, idem gli organizzatori.
I Mamas & Papas, nonostante cavalli di battaglia molto noti quali "California Dreaming" e "Monday Monday", rimandano la propria esibizione di mezz'ora: forse per evitare paragoni con quel mostro che si era appena esibito.
Sarà proprio da quel giorno che inizierà il mito di Jimi Hendrix, anche in America.
E da lì che inizierà l'estate dell'amore (Summer Of Love).

giovedì 20 novembre 2014

La Storia Di Jimi Hendrix e La Sua Morte

Jimi Hendrix,  nacque nel 1942 a Seattle.
Morì in circostanze misteriose, a 27 anni, nel 1970.
È stato uno dei maggiori innovatori nell'ambito della chitarra elettrica: resosi precursore di molte strutture e del sound di quelle che sarebbero state le future evoluzioni del Rock attraverso un'inedita fusione di Blues, Psichedelia e Funky.
Due sue esibizioni, in particolare, sono entrate di prepotenza nell'immaginario collettivo: il suo esordio al festival di Monterey del 1967, in cui concluse la performance dando fuoco alla sua chitarra davanti ad un pubblico allibito e la chiusura del festival di Woodstock del 1969, durante la quale, con dissacrante visionarietà artistica, reinterpretò l'inno nazionale statunitense in modo provocatoriamente distorto e cacofonico.

GLI INIZI
Il suo primo concerto risale al 1959, invece nel 1961 fu arrestato dalla polizia di Seattle perché trovato alla guida di due auto rubate: dopo alcuni giorni di detenzione finì in tribunale.
Per non scontare una pena detentiva fu costretto ad arruolarsi.
Ad ogni modo, la sua avventura nei ranghi militari durò molto poco: frustrato dalla rigidità dell'ambiente e intenzionato a dedicarsi alla musica, Jimi decise di porre fine al suo periodo sotto le armi facendosi visitare più volte dallo psicologo dell'esercito e dichiarandosi omosessuale.
Nel 1965 al Greenwich Village forma il suo primo gruppo, firma un contratto e comincia a esibirsi con regolarità.
Hendrix conquista l'Europa col blues elettrico, dilaniato e lancinante dei singoli "Hey Joe" e "Purple Haze", cui fanno seguito un paio di tour, nel corso dei quali l'entourage del chitarrista alimenta l'immagine di Hendrix personaggio mefistofelico, dedito alle più estreme esperienze di droga e sesso.
Jimi sta al gioco infiammando le platee con un repertorio coreografico che è diventato parte inestricabile del suo mito: la sua Fender Stratocaster è, di volta in volta, la proiezione del suo membro, oppure compagna di torridi amplessi elettrici, suonata coi denti, i gomiti, gli abiti, strofinata contro l'asta del microfono o contro le casse alla ricerca del feedback più corrosivo.
Dopo svariate e sfortunate avventure nel suo paese natale, Hendrix, sotto la guida di Chandler, vola verso il Regno Unito, dove gli vengono affiancati due musicisti: il bassista Noel Redding (di recente scomparso) e il batterista Mitch Mitchell.
Nasce la Jimi Hendrix Experience.
E' proprio il 1967 l'anno del Festival di Monterey, dove un Hendrix semisconosciuto brucia e distrugge per la prima volta la sua chitarra, lasciando tutti allibiti, in primis gli altri chitarristi presenti al raduno.


I DISCHI
Le canzoni di Are You Experienced? hanno avuto un'importanza storica come poche altre.
Basti menzionare alcuni titoli: "Hey Joe", "Purple Haze", che inizia con una frase scandita su un intervallo di quarta aumentata (considerato in epoca medioevale niente di meno che l'intervallo del diavolo), prosegue con uno dei riff più celebri di sempre, accompagnato da una batteria marziale ed esplode con un giro tipicamente blues ma arricchito armonicamente dagli accordi usati da Hendrix, che vanno al di là delle semplici settime minori.
"Stone free", un'altra lezione di grinta e potenza, non si riconosce ormai quasi più l'origine del rock and roll, né si intravede la via pop intrapresa da altri gruppi,  "Fire", un brano a mille all'ora, decisamente anticipatore di molti sviluppi della musica rock, con la batteria che quasi duetta con il giro iniziale di chitarra, è un'altra pietra miliare.
Ma non sono solo fuoco e fiamme a caratterizzare questo album: "The Wind Cries Mary" è una dolcissima e malinconica ballata elettrica, come se ne vedranno molte in futuro, "May Be This Love" e, soprattutto, "Third Stone From The Sun", mettono in luce senza troppi complimenti la componente psichedelica di Hendrix.
E, ancora: "Manic Depression", con l'incipit su una scala cromatica inframezzata da una pausa e un tempo in 9/8, una sorta di valzer diabolico, presenta un assolo che lascia trasparire tutta la rabbia esplosiva di Hendrix, infine la celeberrima "Foxy Lady".
Come detto al Festival di Monterey(18 giugno 1967): al termine della sua estenuante esibizione (con una versione demoniaca di "Wild Thing"), dopo aver dato fuoco alla chitarra, Hendrix riceve l'ovazione del pubblico adorante.
La sua Fender, simbolo fallico, idolo sacrificale, immolata sull'altare del palco al termine dei suoi concerti, con tanto di roghi e distruzioni selvagge, diventa la più potente icona del rock.
Dopo l'uscita di Axis Bold As Love, disco più morbido con ballate come "Little Wing", "Bold As Love" e "Castles Made Of Sand", arriva il terzo album, il doppio Electric Ladyland, dove Hendrix approfondisce sua vena psichedelica e hard-rock, la stessa di "Purple Haze" e "Foxy Lady".
Il disco promette bene sin dalla copertina (censurata nella versione in cd): un insieme di foto, alcune delle quali riportavano dei seni nudi, e furono considerate pornografiche.
Si comincia con un brano che cita la musica di Broadway, "And the Gods Made Love", per proseguire con un po’ di blues cantato in falsetto ("Have You Ever Been").
Il lato B comincia con "Little Miss Strange", composta e cantata dal bassista del gruppo, Noel Redding, alla quale segue un’altra canzone con un ospite: "Long Hot Summer Night", dove Al Kooper suona magistralmente il piano.
Il lato C si apre con un colpo di tosse e "Rainy Day, Dream Away", una canzone dal testo leggero ("Giorno piovoso, sogna tutto il giorno"), la canzone ha una seconda parte in "Still Raining, Still Dreaming", sul lato D. Dopo "Rainy Day", Hendrix ci dà un’altra grande prova della sua abilità compositiva, con la canzone forse più bella di tutto il disco, "1983 (A Merman I Should Turn To Be)", uno psichedelicissimo Blues , che si allunga fino a diventare quasi impercettibilmente "Moon, Turn the Tides".
L’ultimo lato comprende le tre canzoni più celebri del disco: dopo "Still Raining, Still Dreaming", come già detto seconda parte di "Rainy Day", insieme agli stessi collaboratori, con un attacco al fulmicotone parte "House Burning Down", divenuta ormai celebre grazie al suo ritornello ("Look at the sky turn a hell fire red, somebody's house is burnin' down down, down down") e alla sua chiusura, con la chitarra di Hendrix a imitare il crollo della casa (un espediente timbrico che avrebbe poi usato a Woodstock per richiamare i bombardamenti in Vietnam durante la sua versione di "Star Spangled Banner").
Conclusasi questa, ecco un altro capolavoro: "All Along the Watchtower", la bellissima cover del pezzo di Bob Dylan. Il disco si chiude con uno dei pezzi più potenti e ad effetto di tutto il repertorio hendrixiano, un’altra testimonianza della sua vena hard-rock, "Voodoo Child (Slight Return)", con tre assoli intervallati da battute deliranti ("Mi ergo accanto a una montagna e la abbatto con il taglio della mano"), con un celeberrimo ritornello, "Cause I’m a Voodoo Child, Lord knows I’m a Voodoo Child".


TESTI
Insieme ai concerti al Fillmore East e a Woodstock, e al precedente Are You Experienced?, Electric Ladyland rappresenta l’apogeo della musica di Hendrix e un disco centrale nella storia del rock.
E' l'occasione anche per cogliere meglio il senso delle liriche di Hendrix, sempre inquiete ed equivoche, piene di riferimenti alla morte, alla religione, alla magia e al soprannaturale.

"I miei testi nascono spesso dai sogni che faccio Ad esempio 'Purple Haze' è la ricostruzione di quando ho sognato di camminare sott'acqua". 


IL DECLINO: CAMERE DEVASTATE ED ARRESTI
Già nel 1968, tuttavia, comincia il declino fisico, morale e artistico di Hendrix.
L'Experience inizia a sfaldarsi.
E lo stesso chitarrista sembra più dedito agli atteggiamenti provocatori che alla musica.
In Svezia devasta una camera d'albergo e finisce in manette.
L'anno dopo si separa da Chandler e viene arrestato altre due volte.
Quindi si trasferisce a New York, dove frequenta le "Black Panther".
Ma il palco è ancora il suo regno.
Ad agosto, trionfa a Woodstock con una versione dissacrante e sfregiata dell'inno americano ("Star Spangled Banner"), mimando con la chitarra i bombardamenti del Vietnam.
Ma Jimi comincia a sentirsi stritolare dalla macchina del successo di cui lui stesso è stato un docile ingranaggio.

"La gente piange se qualcuno muore, ma la persona morta non sta piangendo. Quando morirò voglio che la gente suoni la mia musica, perda il controllo e faccia tutto ciò che vuole". 


LA MORTE: 1970
Dopo aver formato il primo complesso rock di soli neri, la Band Of Gypsies, con Buddy Miles alla batteria e Billy Cox al basso, si esibisce nell'agosto 1970 all'Isola di Wight.
Un mese dopo, lo ritrovano morto a Londra, vittima di un'overdose di barbiturici.
Era il 18 settembre 1970.
Alle 11 e 45 circa, il corpo di James Hendrix giunge esanime al pronto soccorso dell'ospedale St.Mary Abbot's di Kensington.
Lì, dopo essere stato identificato dal road manager inglese Gerry Stickells, viene analizzato dal Dottor Seifert, medico legale, che ne dichiara ufficialmente la morte.
Sono le 12 e 45.
L'analisi successiva conferma il primo referto: il chitarrista americano è morto per soffocamento dopo aver ingurgitato il proprio vomito.
Il tutto a causa di un'intossicazione da barbiturici.


I DUBBI SULLA MORTE
A 35 anni di distanza, nonostante accurate indagini e diverse ricerche sull'argomento rimangono ancora alcuni punti da chiarire sulle ultime ore di Jimi e sulle circostanze che lo hanno portato alla morte.
Confuse e contraddittorie, ad esempio, sono le testimonianze di Monika Dannemann, ex pattinatrice dell'allora Germania Est e personaggio chiave dell'intera vicenda.
Monika, in quei giorni, era la fidanzatina di Hendrix: lo aveva convinto a tenere la sua camera presso l'elegante Cumberland Hotel di Kensington ma a trasferirsi nel suo appartamento presso il Samarkand Hotel di Notting Hill.
Nel giardino del quale, il pomeriggio del 17 settembre, la Dannemann scatta le ultime foto di Jimi che, sorridente, imbraccia una Stratocaster nera.
"Si tratta di una trentina di istantanee" ricorda Monika "Jimi le voleva utilizzare per la copertina del nuovo album".
Più o meno alle 15, i due escono.
Passano in banca a prelevare dei soldi, poi si dirigono al Kensington Market prima e al Chelsea Antique Market poi: Jimi ordina un paio di scarpe, compra un giacchino di pelle, delle camicie e qualche pantalone. Sembra che, a Kensington, Hendrix incontri Kathy Etchingham, sua storica ragazza.
E che la inviti, per le 20, al Cumberland.
"Gli ho detto che non potevo" ricorda la Etchingham "e me ne sto pentendo ancora adesso".
Sempre nel corso di quel pomeriggio, Jimi telefona al suo manager, il controverso Mike Jeffery.
Non lo trova.
Poi, mentre con Monika è a Chelsea, su King's Road incontra un'altra sua ex fidanzata, Devon Wilson, che lo invita a una festa.
Quindi Hendrix e la Dannemann guidano verso il Cumberland Hotel.
Bloccati dal traffico, nella zona del Marble Arch, vengono affiancati da una Mustang bianca.
Al volante c'è Phillip Harvey, figlio di un importante Lord del Parlamento inglese.
Harvey e le due amiche che sono con lui, invitano Jimi e Monika a prendere un tè.
Jimi accetta, ma dice che prima deve passare dal Cumberland a ritirare dei messaggi.
Quindi, con Monika, si reca a casa di Harvey.
Sono, più o meno, le 17 e 30.
I cinque ragazzi si accomodano nel salotto, fumano hashish, ascoltano musica e bevono il tè.
Nel corso della conversazione, bevono anche due bottiglie di vino rosso.
Intorno alle 22, Monika comincia a dare segni di nervosismo e fa pure una scenata di gelosia.
Così, Hendrix decide che è ora di salutare.
Alle 10 e 40 i due lasciano la casa al numero 4 di Clarkes Mews.


VARIE VERSIONI
Da qui in poi, ci sono parecchie versioni dei fatti.
Di sicuro Jimi si reca al party di Peter Cameron dove c'erano Devon Wilson e Angie Burdon, moglie di Eric, leader di The Animals e grande amico di Hendrix.
Lì, prende una certa quantità di amfetamine le cui tracce vengono poi riscontrate nell'esame tossicologico effettuato sul cadavere.
Poi torna da Monika che, nel tempo, rilascia testimonianze contraddittorie.
In tutte sostiene che Jimi ha preso dei tranquillanti per dormire.
E che il medicinale tedesco in questione (il Vesparax) era molto forte.
Pare che Jimi si sia somministrato una dose 9 volte maggiore!
E che la miscela di alcol, amfetamine e barbiturici abbia prodotto lo stato comatoso dal quale non s'è più risvegliato.
Secondo Monika, lei e Jimi hanno chiacchierato sino alle 7 del mattino prima di addormentarsi in due letti diversi.
Verso le 10 e 30 lei lo trova svenuto in una pozza di vomito.
Presa dal panico, telefona a Eric Burdon che le intima di chiamare un'ambulanza.
Qualcuno dice che anche i paramedici accorsi sul posto, vedendo un nero in stato comatoso, non abbiano fatto tutto quello che avrebbe potuto e dovuto.
Eric Burdon, uno dei pochi amici del chitarrista durante gli anni ha rilasciato diversa dichiarazioni tra loro discordanti, come la stessa Monika, che presente al momento del malore avrebbe potuto salvare la rock star.
Inoltre Eric afferma che la morte dell'amico per lui non fu una sorpresa.
Il mistero è grande, ma vi è un'altra rivelazione, quella del fonico James Wright, ove in un libro di memorie afferma che l'assassino di Jimi fu il suo manager Mike Jeffrey, beneficiario di una polizza vita da due milioni di dollari, sembra che il cantante volesse scindere il contratto, fu lo stesso Jaffrey a raccontare a Wright , davanti ad una bottiglia di whisky, la paura di finire in malora in seguito a questa decisione ed il piano che avrebbe attuato per ucciderlo.


IL SUICIDIO DI MONIKA DANNEMANN: 1996
Comunque distrutta dai sensi di colpa e travolta dalla pesante eredità spirituale, Monika Dannemann ha vissuto sino al 1996 dipingendo quadri con soggetto Hendrix nel ritiro della sua casa, nella campagna inglese di Seaford.
Dopo aver dilapidato un sacco di soldi in avvocati, ha perso anche l'ultima causa, nella primavera del 1996.
Pochi giorni dopo, si è suicidata con il gas di scarico della sua auto.
Erano le 9:00 del 5 aprile quando delle persone sento uno strano rumore, simile al rombo di un motore  e dal garage di un cottage esce del fumo, una nube scura e puzzolente, la gente spaventata avvisa una donna che a sua volta chiamerà la polizia.
Arrivati sul posto ed aperta la porta del garage, gli agenti si trovano di fronte ad una Mercedes-Benz che stà rombando, al tubo di scappamento è collegato un altro lungo tubo che sfocia nell'abitacolo, all'interno vi è una donna sulla cinquantina, si chiama Monica Dannemann ed è morta a causa del monossido di carbonio. La polizia del Sussex archivia la morte come suicidio, in realtà le basi ci sono tutte, visto che la donna era stata riconosciuta colpevole di oltraggio alla corte per aver violato un ordine britannico emesso in seguito alle false accuse fatte contro Kathy Etchingham.
Nella sua tomba finiscono anche gli ultimi misteri della morte di Jimi Hendrix.

venerdì 26 settembre 2014

La Storia Di Stevie Ray Vaughan e La Sua Morte

Stevie Ray Vaughan era un bianco con la voce da nero. L’unico a eseguire Jimi Hendrix di cui era e resta primo erede meglio dell’originale, come attestano le sue cover di Voodoo Child (Slight Return) e Little Wing. Texano, tossicodipendente, alcolizzato: virtuoso, oltremodo. Vaughan nasce il 3 ottobre del 1954 a Dallas, in Texas.


DISCHI E IL SUCCESSO
Il disco d’esordio, Texas Flood, lo incise nel 1983 in pochi giorni, presa diretta e zero soldi.
Lo aiutò Jackson Browne. I primi a notarlo furono Mick Jagger e David Bowie: dissero che uno così non lo avevano mai sentito. Dissero il vero. Infatti la créme musicale lo vede esibirsi a Montreux nell’estate del 1982.È un caso più unico che raro: una band senza contratto, ma Claude Nobs, il geniale patron svizzero che organizza il festival, ha capito che qui c’è qualcosa di unico
Anche Jackson Browne ha visto l’incendiario concerto estivo e mette a disposizione gratuitamente il suo studio a Los Angeles dove il travolgente Texas Flood viene partorito in poco tempo.
La ricetta, in studio e live, è deflagrante: boogie, shuffle, rock n’roll, lenti in maggiore e minore, scorribande strumentali virtuosistiche, escursioni jazzate e cover che omaggiano la storia del genere. Le mani enormi e fortissime di Vaughan non hanno limiti: suona scordato di mezzo tono come faceva Jimi e con un incordatura col Mi cantino da 0.13, praticamente un cavo d’acciaio, e lo piega fino a 4 semitoni. È roba tosta, con un tono, un attacco e un sustain unici, aiutato da poca effettistica e da tantissimo feeling e da una conoscenza enciclopedica del repertorio e del vocabolario del blues.
Texas Flood ottiene un grande successo soprattutto grazie al singolo "Pride And Joy", che entra nella classifica dei venti brani più venduti. È la svolta: improvvisamente i concerti per il gruppo si moltiplicano, divenendo centinaia all'anno. Il successo viene confermato e accresciuto con l'album successivo: Couldn't Stand The Weather, del 1984, che comprende una delle più celebri esecuzioni di Stevie Ray Vaughan: la cover del brano "Voodoo Child (Slight Return)" di Jimi Hendrix.
Il texano col cappellaccio, vestito con kimono sgargianti, era inviso a molti che lo vedevano come una specie di pagliaccio. Il motivo è il solito in cui cascano più o meno tutti i rockers: se uno ha successo, allora significa che ha accettato compromessi o s’è venduto. Invece per gli USA, dove non si fan troppe seghe mentali e il blues lo conoscono eccome, il chitarrista ha rappresentato un fenomeno clamoroso e, praticamente da solo, ha fatto rinascere un genere. Aveva l’immagine, certo (e MTV se n’era resa conto), ma sapeva anche suonare. Un’intera generazione ha ripreso in mano la chitarra, ispirata da quel tizio scatenato, e ascoltando i suoi dischi ha scoperto gente come Albert e Freddie King, Buddy Guy, Otis Rush o semplicemente Jimi Hendrix: tutti progenitori del "Little Brother Stevie". Tutti con carriere rivitalizzate e tranquille vecchiaie assicurate dal risorgere della loro musica d’elezione. Nel 1985 esce Soul To Soul sicuramente con un suono più rock rispetto al passato.
  


I PROBLEMI DI DROGA ED ALCOOL
Arrivano il successo, i piazzamenti nella classifica di Billboard e dai saloon si passa alle arene in pochissimo tempo. Aumenta anche il consumo di droga e alcool. Fino al collasso per consunzione prima di salire su un palco tedesco nel 1986 e il ricovero, la disintossicazione e la rinascita. Nel 1987 a Toronto, studi Tv CBS. Accanto a Vaughan c’è un 21enne. Suona da seduto. È sconosciuto al mondo, non a Toronto: lì è nato e per quello lo hanno chiamato. Cieco dall’età di un anno, per un retinoblastoma che lo ucciderà il 2 marzo 2008. Si chiama Jeff Healey e ha inventato una tecnica chitarristica inspiegabile. Talento puro. Vaughan attacca "Look At Little Sister". Capelli lunghi, viso gonfio, gengive infinite e cappellaccio con penna. Healey lo segue, poi si alza e dà sfogo all’assolo. Due anni dopo, 1989, esce In Step che è un album bello, moderno e classico allo stesso tempo, dove il blues si sposa col funky e col rock. Rilancia il profilo del chitarrista: nuovi concerti e ritrovati status artistico e salute, combattendo giorno per giorno, passo dopo passo, la battaglia contro l’alcool.


LA MORTE
Finché dopo una jam con Eric Clapton, tra le montagne di East Troy, in Wisconsin, il 27 agosto 1990, precipita con l'elicottero morendo a soli 36 anni. Nella nebbia, tra gli amici increduli.
Come dichiarato in seguito dallo stesso Clapton, Vaughan, stanco per il concerto, chiede di prendere il posto di Clapton e partire per primo. Poco dopo il decollo però il velivolo si schianta contro una collina a causa della fitta nebbia e della poca esperienza del pilota in simili condizioni atmosferiche.
Nell'impatto oltre allo stesso Stevie Ray Vaughan muoiono il pilota Jeff Brown e i membri dello staff di Eric Clapton Bobby Brooks, Nigel Browne e Colin Smythee. Nessuno si accorge dell'incidente fino alla mattina seguente, quando l'elicottero non giunge a destinazione. Stevie Ray Vaughan viene sepolto il 31 agosto 1990 al Laurel Land Memorial Park di Dallas, accanto al padre, morto quattro anni prima nello stesso giorno del figlio. Postumo esce l’album Family Style, realizzato col fratello Jimmie sotto il geniale sguardo paterno di Nile Rodgers. E va altissimo in classifica, vince un Grammy e sbanca, perché quando sei morto tutti ti vogliono bene e vogliono ascoltarti ancora una volta e piangerti e perché il singolo "Tick Tock" sembra prodotto apposta per far divampare l’incendio emozionale.
In seguito nel 1991 uscirà The Sky Is Crying.

mercoledì 20 agosto 2014

La Storia Di Robert Johnson: Il Patto Con Il Diavolo e La Morte Misteriosa

Robert Johnson nasce l'8 maggio 1911 nel Mississippi. Sin da bambino il giovane Johnson si appassiona alla musica e suo fratello gli insegna a suonare l'armonica a bocca, per poi passare alla chitarra. Dopo un periodo trascorso a Memphis si sposa nel 1929 con Virginia Travis e si trasferisce a Robinsonville. L'anno successivo la moglie sedicenne muore nel dare alla luce il figlio; sconvolto dall'avvenimento, Johnson comincia a vagare fra le città del Mississippi, divenendo un donnaiolo ed un forte bevitore. Nel 1931 incontra e sposa Calletta Craft e decide di trasferirsi nel villaggio di Copiah County ma la crescente passione per la musica porta Robert sempre più distante dalla moglie e anche questa unione coniugale finisce.


IL PATTO CON IL DIAVOLO
Narra la leggenda, alimentata anche dallo stesso Johnson, che il giovane bluesman avesse stretto un patto col Diavolo, vendendogli la sua anima in cambio della capacità di poter suonare la chitarra come nessun altro al mondo. Tale fosca mitologia è sorta e si è consolidata negli anni a seguito di diversi fatti:
1) In primis dalla sua stupefacente tecnica chitarristica, basata sul fingerpicking e tuttora additata come una delle massime espressioni del delta blues.
2) Le evocazioni generate dalla sua voce e dalle sue complesse strutture chitarristiche.
3) Il sinistro contenuto dei suoi testi spesso narranti di spettri e demoni quando non esplicitamente riferiti al suo patto col Diavolo in persona.
4) L'esser migliorato tantissimo, a livello chitarristico, da un anno ad un altro.

Vi contribuirono inoltre i racconti dei vari musicisti che lo conobbero e che riferiscono della sua iniziale goffaggine nel suonare la chitarra: in base a questi racconti, peraltro tutti concordanti, Johnson scomparve dopo la morte della moglie per poi riapparire, l'anno successivo, dotato di una bravura e di un'espressività tali da lasciare tutti allibiti. Voci dell'epoca tramandano di un incontro, avvenuto allo scoccare della mezzanotte a un crocevia desolato(tra la 46esima e la 61esima strada a Clarksdale), tra Johnson e un misterioso uomo in nero il quale gli avrebbe concesso un ineguagliabile talento chitarristico in cambio della sua anima. Pare che Johnson, nel corso del suo girovagare, stava cercando un misterioso bluesman di nome Ike Zinneman, il quale gli fece da maestro. La sinistra figura di Zinneman risulta comunque celata da un fitto velo di mistero; l'unico dato, nel completo oblìo sui suoi dati biografici, riguarda la sua abitudine di suonare nei cimiteri, tra le tombe, nota al punto da venire additato quale emissario del demonio. Altri aneddoti tramandano di come Johnson fosse capace di riprodurre nota per nota qualsiasi melodia ascoltasse, fosse per radio come in un locale affollato e senza porvi la benché minima attenzione.

Si legge in "Me And The Devil Blues":
“Early this morning
When you knocked upon my door
Early this morning
When you knocked upon my door
I said, Hello Satan,
I believe it’s time to go ”.

O in "Crossroad Blues":
You may bury my body
down by the highway side
Baby, I don't care where you bury my
body when I'm dead and gone
You may bury my body, ooh
down by the highway side
So my old evil spirit
can catch a Greyhound bus and ride


LA MORTE MISTERIOSA
Il 16 agosto del 1938 vicino Greenwood il diavolo lo chiamò per tornare a casa aveva 27 anni.

"Morì nel mistero: qualcuno ricorda che fu pugnalato, altri che fu avvelenato. La cosa cera è che morì in ginocchio, sulle sue mani e che la sua morte aveva qualcosa a che fare con la magia nera"

Come detto non è stato possibile definire con certezza quali furono le ragioni del decesso: il certificato di morte, registrato all'Ufficio di Stato Civile di Jackson, Mississippi, non attribuisce il decesso ad alcuna causa specifica e segnala oltretutto che ragione della sua dipartita sia da ricercarsi anche nel fatto che nessun medico abbia avuto modo (non si sa per quale motivo) di prestargli cure nella fase dell'agonia. Le testimonianze di Sonny Boy Williamson II e David Honeyboy Edwards attestano che la notte del 13 agosto 1938 Robert Johnson si trovava a suonare con loro al Three Forks, un locale a 15 miglia da Greenwood nel quale i tre suonavano ogni sabato sera a seguito di un ingaggio che durava da alcune settimane. Era apparso subito evidente come Johnson avesse una storia con la moglie del gestore del locale, il quale era consapevole del fatto pur continuando a contattarlo lo stesso.
Racconta Sonny Boy che durante la serata, complici l’alcol e l’atmosfera di grande eccitazione, gli atteggiamenti dei due furono talmente spudorati da risultare persino imbarazzanti.
Altrettanto chiara era la rabbia dipinta sul volto del barman. Quando durante una pausa venne passata a Robert una bottiglia da mezza pinta di whisky senza tappo, Sonny Boy gliela fece cadere di mano, avvertendolo che non era prudente bere da una bottiglia aperta; nondimeno questi si infuriò e bevve con stizza la successiva bottiglia, ugualmente passatagli già stappata. Poco dopo risultò evidente che Johnson non era più in condizione di suonare, al punto che lasciò la chitarra e si alzò per andare via, in stato confusionale. Fu accompagnato a casa di un amico, dove dopo poche ore iniziò a delirare si trattava dei primi segni di avvelenamento. Qui morì il martedì successivo, dopo due giorni di intensa agonia. La vera tomba di Robert Johnson non è ancora ufficialmente definita. Nei dintorni di Greenwood ci sono ben tre pietre tombali con il nome di Robert Johnson inciso sopra.