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sabato 5 agosto 2023

La Storia Dei Worship: Il Funeral Doom e Il Suicidio Di "Fucked Up Mad Max"

I tedeschi Worship sono una band Funeral Doom fondata nel 1998 dal nichilista Fucked Up Mad Max (Maximilien Varnier) e Daniel The Doomonger (Daniel Vaross).
A fine anni 90, Fucked Up Mad Max che gestiva una fanzine in lingua francese (Ocean Morphique) incontrò The Doomonger Pharos e due diventarono amici formando la prima ossatura dei Worship. Daniel si occupava della musica, insieme hanno scritto i testi e le vocals, Max ha suonato la batteria nelle registrazioni successive. Max ha portato testi in inglese e francese, Daniel invece quelli tedeschi.
Il primo demo è "Last Tape Before Doomsday" uscito nell'ormai lontano 1999. La produzione non è eccezionale, dato che si trattava di una registrazione demo, ma questo non è un grosso problema nel Metal estremo. Le influenze sono i Thergothon e i primissimi Funeral. Il suono è underground ed anti-commerciale ai massimi livelli.
La prima traccia "Whispering Gloom" è una traccia estremamente ben scritta, composta da accordi morbosamente lenti e sostenuti, i ringhi gutturali di Max alternati ad un cantato minimalista, prima di tornare indietro, suonando ancora più disperata di prima, l'innata disperazione evidenziata da un pianoforte dal suono particolarmente lugubre che individua singole note sul glaciale riff centrale.
Bella anche "Worship" dove i primi 8 minuti mantengono un ritmo lento e stridente con la voce ringhiata sprezzante di Max che fa da contraltare al tono lamentoso della chitarra di Dan Vaross. A questo punto il basso sembra rilevare un battito cardiaco e con la chitarra delicatamente raccolta crea un senso di morte imminente, poi intensificato quando il riff entra in azione e la voce ritorna, ma questa volta con una sensazione ritualizzata e cantata, la traccia termina mentre Max ringhia profeticamente "Ucciditi e adora". Il CD contiene anche una traccia bonus, "Keep On Selling Cocaine To Angels", che è stata pubblicata su uno split EP con il gruppo belga Agathocles.


IL SUICIDIO DI FUCKED UP MAD MAX 
I testi depressi inerenti suicidio, odio ed oscurità non erano solo scena, il malessere di questa band era reale. Infatti dopo uno split uscito nel 2000, durante un viaggio in Alberta, in Canada, Fucked Up Mad Max si è suicidato saltando per 87 metri (285 piedi) dall'High Level Bridge di Edmonton nel fiume North Saskatchewan (profondo circa tre metri). L'amico con cui era tentò di fermarlo, ma Max gli ha dato un pugno in faccia ed è saltato di sotto. Il suo corpo è stato recuperato una settimana dopo circa.


LA REUNION
Nel 2003, la band fu riunita da Daniel, quando un altro chitarrista si unì alla nel 2004, Satachrist. Il disco era già stato iniziato dall'ex membro Max. L'esordio discografico arriva nel 2007 con "Dooom", essendo stato iniziato da Mad Max, la proposta non si sposta da quello che era il percorso intrapreso originariamente: i ritmi rimangono lentissimi, con un incedere desolato, scanditi da accordi profondissimi e tenuti a lungo, in grado di creare una sensazione di oscurità davvero disturbante. Alla voce troviamo Doommonger, chiamato a sostituire Mad Max, il suo timbro vocale si avvicina molto a quello dell'ex vocalist. Ci sono 8 tracce per 72 minuti di musica. La musica è dolore, sofferenza, alienazione. La sezione ritmica rende il tutto più indigesto, a causa di un drumming lentissimo (circa dieci colpi/minuto) e di chitarre saturate nel suono. Il basso è udibile. La batteria è talmente lenta che a volte diventa impercettibile/assente, anche perchè coperta dai suoni di chitarra. E' "Endzeit Elegy", desolante prologo cantato ad aprire le danze, le chitarre sono abbastanza "varie", sempre paragonato a quello che si vedrà nei successivi pezzi.
L’atmosfera è già parecchio grave ed oscura quando parte "All I Ever Knew Lie Dead" che si dipana in modo pachidermico per la sua lunga durata. "The Altar And The Choir Of The Moonkult" e "Graveyard Horizon" (introdotta da un arpeggio) rispecchiano perfettamente lo stile della band con (pochissimi) giri di chitarra e ritmiche lente. Melodie angoscianti e ripetitive nel senso positivo del termine. Molto più funebre "Zorn A Rust Red Scythe" dove si può addirittura isolare un'alternanza strofe/ritornello. Ottima anche "Devived" e "Mirror Of Sorrow" (cover dei Solitude Aeturnus) che è leggermente più veloce.
"I Am The End (Crucifixion Part II)" chiude il platter in modo degno, quasi come se la canzone fosse divisa in 2 parti ed è anche la più lunga arrivando a quasi 12 minuti. Un album davvero cupo, oscuro e desolante. Non per tutti. Nel 2005, per la prima volta, i Worship (con altri turnisti) hanno suonato tre concerti in Belgio e Olanda. Per il decimo anniversario nel 2008, la band è partita in tour, comprese esibizioni in Russia e Giappone. 
Nel 2011 esce "Terranean Wake", rilasciato dalla Weird Truth Productions, un disco dalla struttura leggermente più fruibile rispetto al predecessore, senza per questo perdere in pesantezza e lentezza. La produzione è più pulita, il songwriting più vario e maturo. Ad esempio "Tide Of Terminus" è contraddistinta da un buon lavoro sulla lead guitar sebbene il tutto sia suonato al rallentatore. Alla batteria troviamo Gravedrummer con le sue ritmiche lentissime. "The Second Coming Apart" alterna momenti più compositi ad altri dove il Funeral minimale torna alla ribalta. "Fear Is My Temple" ha influenze Death e catacombali. "End Of An Aeviturne" chiude alla grande il disco con le sue ritmiche lentissime.


Daniel (in un'intervista del 2016): "Mi sarebbe piaciuto tanto avere Mad in tour con noi. Era come un diavolo della Tasmania: rabbia autodistruttiva esplosiva"

domenica 17 ottobre 2021

Gli Amenra e Gli Insaguinati Show Dal Vivo: Uncini, Ganci e Ferite

Gli Amenra sono una band Doom/Sludge/Post Metal nata nel 1999 in Belgio. Il gruppo è debitore di band quali Isis, Agalloch, parti chitarristiche degli Alcest ed ovviamente a tutta la corrente Doom e Funeral con qualche spruzzata anche Black Metal (grazie ad alcuni Screaming).
La particolarità della band sono gli incredibili show dal vivo dove si vede il vocalist Colin H.Van Eeckhout trafiggersi con spuntoni ed uncini e buttarsi tutto insanguinato sul pubblico. Oltre al già citato Van Eeckhout, gli altri fondatori della band sono il chitarrista Mathieu J.Vandekerckhove e il bassista Kristof J.Mondy (che però ha lasciato nel 2006).


I DISCHI
Dopo diversi EP e split, l'esordio con "Mass III" arriva solo nel 2005. Già i 10 minuti dell’opener "The Pain.It Is Shapeless" lasciano intendere l'atmosfera malsana e di desolazione che si respira, prima che il vocalist Van Eeckhout dia il colpo di grazia. 
Si può udire un Post Metal alla Neurosis/Isis e ritmiche rallentate (Doom).
Sempre disperata la fangosa "Nemelendelle. Twuhste En Tljiste", parte più veloce "Am Kreuz. Ich Schreibe Eine Bibel In Blut", prima di rallentare bruscamente con influenze dei Cult Of Luna tra duetti clean e voce scream. Assolutamente disturbata anche "Le Fils Des Faux. Il Fallait Que Je Parte Pour Que Tu Viennes", segnata da una lunga litania in un clean angoscioso.
Le due ultime tracce, "From Birth To Grave. From Shadow To Light" e "Ritual", sono riedizioni di brani già sviluppati in release precedenti, con la prima più Industrial e la seconda contraddistinta da un minimalismo che mette i brividi. "Mass IIII" esce nel 2008 introdotta dall’opener sciamanica e tribalistica "Silver Needle, Golden Nail", come sempre ci sono influenze Doom come in "Le Gardien Des Rêves" o nella solenne "De Dodenakker". "Terziele" ha influenze Ambient, forse l'apice è la complessa "Razoreater" grazie ai suoi tempi e strutture liturgiche create.
Ottima anche "Aorte. Nous Sommes Du Même Sang" e la conclusiva e sofferente "Thurifer. Et Clamor Ad Te Veniat". 
"Mass V" esce nel 2012 e la prima cosa che balza agli occhi è il format: siamo infatti scesi a sole 4 canzoni, tutte abbondantemente attorno ai 10 minuti di durata. Suoni, stile, ritmiche e chitarre non sono molto diverse dal passato, forse iniziano a mancare soluzioni più coraggiose che per una band Post Metal con influenze Sludge non dovrebbero mancare. Tuttavia si tratta di un platter assolutamente ascoltabile. L'opener "Dearborn And Buried" con le sue influenze Funeral rimane un gran pezzo, un po' meno convincente "Boden". Belle anche le atmosfere Ambient/Drone di "À Mon Âme". L'inquietante esperienza multisensoriale, si conclude con "Nowena | 9.10". Forse quello che si può dire è che questo disco si avvicina maggiormente a territori Funeral Black.
Nel 2017 esce "Mass VI" dove la band probabilmente prova ad ampliare i potenziali fruitori. Bisogna citare "Children Of The Eye" e "Plus Près De Toi (Closer To You)" più in linea con il passato.
Davvero particolare "A Solitary Reign" con la sua alternanza Scream/Clean in cui si mischiano Agalloch, Tool, Alcest e Neurosis. "Diaken" è l'altro pezzo da 90 del disco. Con questo album, il ciclo dei "Masses", nome con cui venivano chiamati, tutti gli album degli Amenra, giunge a compimento. 
Il nuovo disco "De Doorn" (2021), insieme al nuovo contratto per Relapse, inaugura una nuova stagione. Come un monolite, il nuovo lavoro oscura la strada con un cantato in fiammingo e testi cimiteriali, sacrali, di forte tradizione ottocentesca, romantica e mistica. 
La musica sembra più un rituale che assimilabile al Rock/Metal, trattandosi di un viaggio che alterna pesantezze Post Metal/Sludge a oceani di vuoto ambientale. Dobbiamo aspettare quasi cinque minuti per trovarci di fronte al muro sonoro di chitarre e batteria a cui gli Amenra ci hanno abituato e che esplode nella seconda parte dell’opener "Ogentroost", un marcia funebre Doom impreziosita da vocals femminili per nulla rassicuranti. Le chitarre udite in "De Dood In Bloei" anticipano "De Evenmens" forse il momento più classico del disco degli Amenra, grazie ad un'ottima prestazione vocale di Colin e alla disperazione che pervade la seconda parte della canzone.
Sulla stessa lunghezza d’onda la lunghissima, "Het Gloren" un canto disperato che mischia Doom e Post Metal. La chiusura spetta alla altrettanto lunga "Voor Immer", una litania che collassa in un finale disperato e violento, con distorsioni crescenti e chitarre devastanti.


SHOW ESTREMI: UNCINI, GANCI E FERITE
Come già detto, gli show degli Amenra sono molto particolari. l'esibizione al famoso locale Ancienne Belgique di Bruxelles è speciale per la band, non solo essendo stato uno degli spettacoli più grandi in cui abbiano mai suonato, ma soprattutto per aver anticipato il nuovo album, "Mass VI".
Ma i concerti cosa hanno di speciali? Sul palco Colin H Van Eeckhout, urla, con il sangue che scorre dal suo petto trafitto da spuntoni uncinati che feriscono il suo corpo. Immergendovi nel mondo degli Amenra, raramente sentirete le parole gioia o divertimento. Perché non è di questo che si tratta. A differenza di molte altre band, la forza trainante dietro il lavoro dei belgi non è il divertimento ma il bisogno primordiale di manifestare il proprio istinto.

"Non lo facciamo per divertimento o per divertire. Molte persone dicono che prima degli spettacoli devi solo provare a goderti il ​​momento. Ed è vero perché è un grande momento, ma è così difficile. Non abbiamo ancora capito come farlo. Quindi non ci guardiamo mai indietro con pensieri felici"

E questo non vale solo per l'esperienza live, ma per ogni aspetto della vita degli Amenra. Nei cinque anni trascorsi prima di "Mass V", i musicisti hanno vissuto la vita in tutta la sua ambivalenza, piangendo morti e tragedie personali oltre a celebrare la nascita di una nuova vita. Hanno raccolto queste esperienze fino a quando ognuno di loro ha sentito l'impulso e la necessità di lavorare sul nuovo materiale incanalando i propri sentimenti: musica che illustra la dualità dell'esistenza e il contrasto tra luce e oscurità.

Colin H Van Eeckhout: "Siamo tutti le stesse macchine organiche, abbiamo tutti la stessa chimica che si verifica nel nostro cervello. Se capisci te stesso, probabilmente hai più capacità di capire anche gli altri. Quindi analizziamo molto, non solo le cose che fanno male perchè possono renderti più forte o più saggio"

Per il padre di due figli, ha assolutamente senso tradurre l'invisibile sofferenza mentale ed emotiva in un vero e proprio dolore fisico, che tutti possano vedere. Questi rituali dal vivo o, più recentemente, l'aver trapassato la propria pelle con ganci metallici, sono carichi di significato simbolico, segnano determinati punti nel tempo, superano ostacoli e limiti fisici, portando l'idea del rituale fuori dal contesto religioso. Colin: "Non ho uno strumento con cui lavorare; il mio corpo e le mie corde vocali sono i miei strumenti. Cerco di usarli nel modo più completo"

Mentre il rituale dal vivo era un modo per commemorare un nuovo passo nell'evoluzione di Amenra, era anche un mezzo per onorare suo padre, la cui morte ha avuto l'influenza principale sul lavoro del musicista sin dall'inizio di Amenra. Stesso discorso per il batterista Bjorn che vide la madre morire poco prima che la band iniziasse a registrare "Mass VI": "Per Mass VI, volevamo portare le nostre madri in studio e intervistarle, parlare della vita, della morte, dell'amore, della maternità e dei loro figli e incorporarle nell'album"

La band ha avuto il tempo di intervistare Paulette, la madre di Bjorn MA ha deciso di rimandare l'idea. "Quando è morta un paio di mesi dopo, sapevamo che quella registrazione sarebbe passata ad un altro livello. Conserviamo quel materiale in un luogo sicuro. Sono abbastanza sicuro che sarà la nostra molla con cui lavorare per gli anni a venire"

Colin: "So che potevo gestire sei uncini nella mia schiena ma non sapevo se potessi gestire 14 ganci, se potessi gestire i ganci nella mia parte anteriore. Prima dello spettacolo, ne parlavamo tutti. Forse sarei svenuto, poteva succedere di tutto. Ma ho detto a Bjorn che l'avrei fatto funzionare, per sua madre e mio padre. Così durante lo spettacolo abbiamo chiuso gli occhi e l'abbiamo fatto insieme. È un cliché per le band dire che la loro musica è catartica o una forma di terapia. Ma la natura ripetitiva della materia oscura dell'esistenza è davvero come una sessione di terapia. È come incanalare la tua energia in quel momento, impacchettare tutta quella merda lì per poi concentrarti di nuovo sulla luce fino alla prossima sessione"

È difficile, è doloroso, ma alla fine sopravvivi e ne esci più forte, forse anche con un senso di speranza in più.

giovedì 1 dicembre 2016

La Storia Dei Bethlehem: Pensieri Sul Suicidio e Censura

I Bethlehem sono una band Tedesca di Metal Estremo tedesca proveniente da Grevenbroich, formatasi nel 1991 grazie a Jurgen Bartsch e Klaus Matton. Questa band è umanamente accreditata per aver inventato il genere noto come "Dark Metal", dal nome del loro primo full lengh album. 
I testi delle canzoni ruotano attorno a tematiche morbose inerenti il suicidio, la depressione, malesseri psicologici, pazzia ed altre incentrate su pensieri e problemi personali.

Jurgen Bartsch (fondatore e bassista dei Bethlehem):
"Il Dark Metal per noi è uno stile di vita, probabilmente anche di più. 
Alcuni di noi hanno avuto alcune brutte esperienze con cose come il suicidio o la morte in generale. 
Io sono appena tornato in questa grande città tedesca dove una volta ho vissuto, e dove ho perso quasi tutti i miei amici per colpa di overdosi o solo perché si erano annoiati dalla vita in generale e, pertanto, si sono uccisi.  Naturalmente ho anche perso persone che in questi anni erano state molto vicine a me.  Quando sono tornato qui, in questa città fantasma, non avevo amici, niente di niente, ma ero solo sepolto nel dolore e nella sofferenza.  Bethlehem era una via d'uscita, mi ha totalmente aiutato a spiegare tutti quei sentimenti ed emozioni negative in qualcosa di così bello, che ha reso facile cambiare tutte quelle questioni oscure...in qualcosa che è sempre stata una cosa importante nella mia vita: la musica.  Il nostro ex chitarrista, Klaus Matton che ha perso il padre, suicidato, e che ha perso anche sua madre, morta di cancro, ha sicuramente provato gli stessi miei sentimenti. 
Gli altri, Steinhoff e specialmente Classen provenivano da famiglie con problemi e quando li ho incontrati per la prima volta, mi sentivo in completa simbiosi, anche loro erano completamente persi. Fondamentalmente quattro persone si sono riunite, per creare un genere veramente oscuro e vivere in un enorme buco nero.  Senza via d'uscita, senza opzioni o possibilità.  Completa oscurità, il buio mentale.  Quindi l'unica possibilità di non seguire il destino era quello di distruggere le tenebre con la musica e se questo è stato istintivamente fatto, credo oggi che la creazione di una band come i Bethlehem era l'unica possibilità di salvare tutte le nostre vite.  Diciamo non una terapia perchè fino a quel momento la terapia erano sigarette e alcool ma un più promettente percorso di luce, completamente nato nel subconscio.  Ricordo quando poco prima di una prova, improvvisamente il nostro cantante disse: "La musica non è male, ma è buia", tutti ci guardammo l'un l'altro, sapevamo che l'unica nostra possibilità era suonare il "Dark Metal" e nient'altro"


I DISCHI
Nel 1994 esce "Dark Metal", caratterizzato dalla voce particolare di Andreas Classen.
I ritmi del platter sono mediamente bassi, tranne qualche tempo medio ma non raggiungendo mai le elevate velocità proprie, ad esempio, del Black norvegese della vecchia scuola.
Oscurità, negatività, depressione, odio presi in prestito dal Doom e dal nascente Depressive Black e Funeral Doom. Dal Black, Dark Metal estrapola alcune atmosfere gelide, nonché certe scelte vocali e melodiche che concorrono a formare la devastante aura di negatività che avvolge questo album.
La produzione è ottima per l'epoca e gli strumenti si sentono tutti benissimo.
Discorso a parte per la voce, che esplora una serie di registri vocali, dal growl profondo riconducibile al Death/Doom, allo scream più tipicamente Black, senza tralasciare anche un agghiacciante parlato in punti specifici. "Apocalyptic Dance" ha chiare influenze Doom, intervallando riff funerei a destabilizzanti sezioni prive di batteria dove il basso e chitarra e voce pulite la fanno da padrone.
I riff sono incredibilmente bui, non accelerando mai troppo e mantenendo quindi la lentezza di certi capolavori Funeral. "Funereal Owlblood" è forse la traccia più oscura dell'intero disco.
Si può citare anche "Third Nocturnal Prayer" e la disperata "Second Coming."

Jurgen Barstch nel 1996: "Non ci si può suicidare perchè la maggiorparte di voi sono ancora morti.
Da tempo sogno la morte. A volte sono io a morire, altre volte altra gente conosciuta e non, cose che in realtà sono accadute in passato.  Otto anni fa sono tornato a casa ed ho trovato la mia ragazza strangolata con una corda da bucato: s'impiccò.  Il suo viso quasi blu, lei era morta e l'unica cosa che potevo fare era quello di tagliare la corda con un coltello ed aspettare la polizia. 
Nella sua ultima lettera che mi ha scritto parlava di un angelo che sarebbe venuto a redimere il suo dolore ma non successe, evidentemente.  Persi un amico per una overdose di eroina. In un pub un altro tizio cadde tra le mie braccia e morì ucciso da acido cianidrico. Tornai a Grevenbroich per iniziare una nuova vita ma poco dopo mia zia si suicidò impiccandosi.  La morte mi perseguitava anche nei sogni. L'unico modo per uscirne è stata questa band, solo per incanalare tutti questi cattivi sentimenti in una cosa chiamata musica, una sorta di valvola di sfogo per tutti i miei incubi di morte e suicidio. 
Nel 1990 ho incontrato Matton il cui padre si era suicidato quando era un ragazzo e la cui madre morì di cancro poco dopo.  Le prime canzoni erano assolutamente negative, opprimenti ed oscure: così nacque Dark Metal, perché questa descrizione si adatta totalmente alla musica che abbiamo suonato"

Nel loro secondo full lenth, "Dictius Te Necare", Classen è sostituito da Rainer Landfermann alla voce. La voce di Landfermann è davvero particolare, definita dalla critica e dai fan come "una delle voci più gravi ed estreme udibili da essere umano" (l'unica che riesce a competere con quella di Nattramn dei Silencer). Questo disco esce nel 1996.

"This album is dedicated to all suicide victims"

Accelerazioni improvvise convivono con giri sepolcrali e partiture mastodontiche, arpeggi intimisti al limite dell'Ambient si fanno strada tra accelerate Thrash europeo. Quel senso di (auto)distruzione insito nelle liriche è trasposto non solo nelle canzoni, ma anche e profondamente nello stesso spirito della band, che sembra ricamare riff per poi distruggerli. Le canzoni diventano lo specchio di un'anima a pezzi. Dall'uscita di "S.U.I.Z.I.D." Landfermann è sostituito da Marco Kehren.
Tale profondo cambiamento produce un significativo mutamento di sound, e infatti, sin dalle prime note dell’opener "Durch Befleckte Berührung Meiner Nemesis", l’asfissiante e sofferente atmosfera che si respira è quella che poi impareremo a riconoscere come la tradizione Depressive Black tedesca.
A seguire trovano spazio il riffing Black di Klaus Matton su "Du Sollst Dich Töten", la pazza "Tote Weisse Marder" e l'industriale "Nexus", in un calderone di continue anomalie stilistiche, che sono la vera costante dell’album. Questo disco nel 1998 anticipa molte idee che poi saranno sviluppate dagli Shining. Si tratta di Depressive Black, come il precedente del resto.
Il 2001, è l'anno di pubblicazione di “Schatten Aus Der Alexander Welt”, lavoro nel quale la band esce dai propri territori abituali. L’album è un concept, che narra l’ambigua storia della deriva esistenziale di un uomo (l’Alexander del titolo, simbolo/allegoria di tutti gli uomini alla deriva), ossessionato e intrappolato all’interno di un mondo che è sostanzialmente un labirinto di follia, suicidio, morte. La tracklist alterna brevi trasmissioni radio, registrazioni vocali che fungono da diario di quest’uomo malato, diventando via via sempre più deliranti e confuse. I brani sono pesanti nelle atmosfere, oscuri e opprimenti, vicino al Doom, ma con sperimentalismi realizzati tramite linee di piano in loop, beat, elettronica e cori. Non i soliti Bethlehem, dunque.
Da citare l' aggressiva "Mein Kuss Erstickt Im Imperativ", l'amara "Mary Samaels NFB 418" e "Rost", "Wahn & Tote Gleise". "Mein Weg" del 2004 ha chiare influenze Depressive con rallentamenti Doom e diverse sperimentazioni. Bellissimi gli intermezzi opprimenti di Dr.Miezo e i cori.
Maschinensatan parte con un bellissimo intro, prima dell'accelerazione verso i 5 minuti.
“Hexakosioihexekontahexaphobia“ è un disco particolare, non lontano dal precedente full.
Non percepiamo l’agonia e il dolore. Ma i temi, anche se la musica è diversa, sono sempre quelli: paura, depressione, pazzia. L'elemento Black è presente ma l'oscurità fa ormai parte del passato.
Tempi medi, un’anima nera e tormentata spezzata dai ritmi Doom e dai synth profondi e melodici, dall’uso sporadico di cori monastici e d’effetto che si combinano alla voce di Schmied, che alterna tonalità growl perfettamente comprensibili ad ampie parti di pulito profondo ed emozionante.
"Ich Aß Gern’ Federn" ed "Antlitz Eines Teilzeitfreaks" sono ottime, anche se manca il tocco folle dei bei tempi andati.

Juegen Bartsch: "Noi rappresentiamo la vita e la morte. Bianco e nero, la vita e la morte. 
Le nostre canzoni malinconiche e I testi di suicidio e morte hanno anche un altro lato, ma la maggior parte delle persone non se n'è resa conto.  Le nostre canzoni sono state anche a favore della vita. Non erano esclusivamente pro-morte"


LA CENSURA
Con "Dictius Te Necare", i Bethlehem , dovettero affrontare la dura censura che impedì loro di suonare in alcune città Tedesche ed Americane (qui venne impedito loro la pubblicazione dell'artwork per via di un cadavere insanguinato). Tutto cominciò quando il chitarrista Matton diede una copia del loro primo demo ad un ragazzo di 14 anni. Dopo un po' sua madre iniziò a chiamare la band, dicendo che a causa della loro musica, il figlio era diventato aggressivo e aveva persino costruito un "Altare Satanico" nella sua stanza. E così in collaborazione con altri genitori, iniziò una durissima crociata contro i Bethlehem e la loro musica "satanica". La band viene addirittura additata di avere creato una setta. In realtà la band tedesca, sicuramente antireligiosa, non aveva mai parlato nei loro testi di Satana o comunque non aveva mai incitato al Satanismo. Venne censurato anche il testo di "Third Nocturnal Prayer".

lunedì 23 maggio 2016

La Storia Di Nortt: Mistero Sulla Sua Identità e Pensieri Sulla Vita

"Possa la morte prendervi tutti..."

La one man band Nortt nasce nell'autunno del 1995. In poche parole potremmo definire questa band come un connubio tra morte e tenebre. Alla base di tutto sarà il nichilismo e la misantropia a dare il via a quel misto di Funeral Doom e Depressive Black Metal che accompagna questo progetto sin dalla sua nascita. Per quanto riguarda le vocals troviamo un growl cavernoso/sofferente, i ritmi sono lentissimi, le tematiche neanche a dirlo descrivono la morte, la solitudine, l'oscurità, l'odio, la depressione.

"La Salvezza è la purezza, l’oblio ed essa è realizzata con la morte. 
L’Empio è in opposizione alla salvezza cristiana e rivela così la morte finale, la caduta come erede di Lucifero. Il nulla, il nichilismo, è l’obiettivo teorico della teologia satanica: ridurre l’esistenza a zero, per invertire la genesi. La Morte è una delle essenziali premesse che sono incontrovertibili, tuttavia nessun vivo sa a che cosa realmente porta, poiché nessun uomo è vissuto per raccontarlo e questo fatto la rende estremamente interessante ed attraente. La Morte è una infinita fonte di ispirazione ed è inoltre la chiave della salvezza dall’oblio"

"Io disprezzo tutte le religioni che predicano qualcosa di diverso da mio punto di vista. 
In generale, tutte le religioni monoteiste sono per i deboli: si cerca di trovare conforto nella falsa fede. 
Il Satanismo, che mi rappresenta, è più un'anti-religione. 
Bisogna essere forti e responsabili  delle proprie azioni. Mordendo qualcuno ci si può aspettare di essere morsi a propria volta. Il satanismo è solo per le persone forti: per i lupi, non per le pecore!"

I testi, contrariamente a quanto si credeva nei primi anni dell'uscita dei primi demo, non sono privi di senso ma scritti in danese. Nonostante oltre 20 anni di attività nessuno ha mai scoperto chi si cela dietro lo pseudonimo di Nortt: l'identità rimane ancora oggi un mistero.
Tra l'altro non è mai apparso dal vivo nè ha mai suonato qualche concerto live.
Fece inoltre parte della band Apollyon insieme a Sorgh ed Archdemon Diabolos (conosciuto anche come Occultus Dominus e proprietario della Tristesses Productions a metà anni 90. Inutile dire che anche la vera identità di questi due personaggi non è nota, come era un po' prerogativa della scena Black Metal danese dell'epoca).


I PRIMI TRE DEMO
Le elegie di Nortt raccontano morte e tenebre viste dalla morte stessa.
Esse rivelano la storia della morte stessa. La tomba è lodata come un qualcosa dimenticato da Dio, dove l'oscurità eterna prevale. Nortt convoca le forze della notte.
Sotto l'influenza di tali forze, il demo "Nattetale" viene registrato nelle ore più buie/oscure dell' ottobre 1997. L'obiettivo di questo primo capitolo è quello di richiamare lo spirito della notte e raccontare la storia affascinante della solitudine in un contesto di oscurità eterna. Limitato a 100 copie.
Non soddisfatto venne in seguito ri-registrato e limitato solo a 20 copie.
"Döden..." (che vuol dire "Morte") del 1998 è un'altra creazione che ha l'intenzione di condurre l'ascoltatore verso la tomba. Limitato a 150 copie.
Quando il 1999 volge al termine, venne rilasciato il terzo demo "Graven" (Tomba).
Una triste storia raccontata dalle anime stesse, attraverso le loro grida dolorose, in poche parole la morte vista attraverso gli occhi di una persona morta. Questo è l'ultimo demo della trilogia: limitato a 250 copie. E' ristampato nel 2002 ma con una tracklist ridotta (le tracce originarie erano tutte indicate sulla copertina ma in realtà ne mancavano due).
Verrà pubblicato su CD nel 2004 dalla Total Holocaust Record, il disco raffigura una bara posizionata in una cripta dove tutto è coperto da ragnatele. L’immagine è stata presa dal film "Dracula" del 1931.


LE USCITE UFFICIALI
Nel 2002 esce l'EP " Hedengang ": un epitaffio dall'oltretomba.
Dopo la sepoltura, il defunto viene dimenticato e benedetto se merita il paradiso. Dopo un breve e triste "Intro" inizia la lenta "Glemt" contraddistinta da note di piano e colpi di percussioni. Forse ancora più spaventosa "Dod Og Borte" con le sue ritmiche veramente lenti e con campane che suonano a morte. L'ep è chiuso con la sinistra strumentale "Dystert Sind" (che è un "Outro").
Poi è la volta della compilation: "Mournful Monuments 1998-2002".
Come indica il titolo, è costituita interamente da materiale vecchio dove si possono citare "Gravferd" (sentite le voci spaventose in clean vocals sui 7 minuti e qualcosa), "Sørgesalmen", "Sidste Vers" (altri 10 minuti di lunga agonia con ritmiche lente ma anche melodiche e tristi al punto giusto), "De Dodes Kor" (altri viaggio verso l'oscurità assoluta), la già citata "Glemt" ed "Evig Hvile".
In una serata di luna piena del 2003, vede la luce "Gudsforladt" pubblicato dalla Sombre Records in LP e limitato a 350 copie, la versione CD verrà pubblicata nel febbraio del 2004 limitata a 1000 copie.
La cosa che si può notare è che le tracce durano in media 4/5 minuti quindi sono molto meno lunghe rispetto ai canoni del genere e dello stesso Nortt di inizio carriera.
Campane che suonano a morte in lontananza mentre la pioggia cade battente e nell’aria riecheggia una triste melodia che sottolinea la desolazione che ci circonda. Le note della strumentale "Graven" ci calano nella giusta atmosfera di "Doden", prima traccia di questo viaggio in un regno dove domina l’oscurità, la depressione, la morte, la desolazione. Voce sofferta e cupa ma incomprensibile in quanto sopraffatta da una musica lenta e funerea ma mai veloce. Sono presenti lenti e raggelanti riff di chitarra che echeggiano in fredde note di tastiera e sottolineano un lamento continuo e ossessivo. Non c’è alcuna via d’uscita, nessuna speranza, solo rifiuto della vita. Seguono le già note e risuonate "Glemt" e "Gravferd". "Hinsides" è aperta da un organo e da tastiere, ovviamente non ci sono variazioni di sorte però le tristi tastiere rendono molto piacevole l'ascolto. Di nuovo l'organo apre "Hedengangen", forse la più conosciuta dell'album, contraddistinta da lente percussioni e da una voce indemoniata. Poi troviamo le riproposizioni di "Dod Og Borte", "Nattetale", "De Dodes Kor" e l' "Outro" finale.

“Gudsforladt” è il tempo che intercorre fra una sentenza di morte e l'esecuzione reale. 
È il tempo che trascorre fra la presa di coscienza della propria morte ed il trapasso reale. 
Quando siamo condannati a vita, siamo immediatamente sentenziati alla morte, e passiamo attraverso la vita con questa particolare conoscenza: trasportiamo la nostra croce, o a questo proposito, il nostro patibolo.  La mia concezione della morte non è veramente maturata, ma solo purificata"

"Ligfærd" ("Viaggio dei morti") esce alla fine del 2005. Forse uno dei lavori più bui ed oscuri della storia della musica. Platter funereo, oscuro e senza un briciolo di speranza. Nortt ricerca l'oscurità assoluta ed ovviamente la trova. Lunghissimi arpeggi di chitarre, suoni bassi/saturati che riempiono densamente la base di ogni componimento ed il pianoforte, lasciato a rimbombare nel vuoto di una dimensione inumana. Atmosfere monotematiche, lente ed assolutamente oppressive. Dopo i rumori Ambient uditi in "Gudsforladt", il disco è aperto dalla lenta e marziale "Ligprædike" che sembra già non lasciare speranze: tastiere, qualche percussione, una voce sofferta ed ancora tastiere. Anche "Vanhellig" si dipana per lunghi 8 minuti dove si odono nella seconda parte della canzone urla provenire dall'oltretomba, chiudono delle oscure tastiere. Segue la canzone più lunga del disco "Tilforn Tid" e i suoi 12 minuti di dolore. Prima della strumentale titletrack, troviamo "Dodsrune" caratterizzata da suoni Ambient e da tanta oscurità.
Nortt in seguito firma per l' Avantgarde Music e nel 2008 esce: "Galgenfrist" ("Tregua prima della morte") che segue la falsariga del predecessore e convoca i morti per un freddo rituale notturno.
Atmosfere gelide e funebri, musica che sembra collassare su sè stessa, minimalismo sonoro, pochissimi riff ripetuti all'infinito, qualche isolato growl, classici lenti rintocchi di batteria e la solita massiccia dose di oscurità assoluta grazie alle lugubri tastiere. Dopo l' "Intro" iniziale, ad aprire le danze "Til Gravens Vi" quasi interamente strumentale. "Af Dode" non cambia di molto i ritmi lentissimi, a differenza dell'utilizzo di tastiere. "Kaldet" è una breve strumentale che spezza un po' il ritmo di oppressione, segue la lunga "Over Mit Lig". Molto bella l'atmosferica "Havet Hinsides Havet". Chiude la strumentale "Hjemsøgt". 
Da allora, di Nortt, non ci sono state più notizie sino ad "Endeligt" ("Infine") uscito nel 2017. A differenza dei due precedenti dischi, qui Nortt predilige più canzoni dalla durata media di 5 minuti (un po' come il primo disco ufficiale). Il disco è aperto da "Andægtigt Dødsfald" che non dice molto, sicuramente più bella "Lovsang Til Mørket" grazie alle sue tristi melodie. Dopo la strumentale "Kisteglad ", belle le vocals e le percussioni finali di "Fra Hæld Til Intet". Le ritmiche tornano lentissime e disperate in "Eftermæle" non c'è davvero di via di uscita. I tempi, se possibile, rallentano ulteriormente e sembrano collassare in "Afdo". "Granford" ed "Endeligt" sono due tracce strumentali (Ambient la prima). Nel mezzo troviamo "Støv For Vinden": soliti ritmi lenti, qualche percussione e vocals ogni tanto. Sicuramente un disco e una one-man band per pochi. Deve piacere il genere fatto di poche variazioni ritmiche e poche intuizioni sonore ma se si è nel mood "giusto" Nortt va ascoltato assolutamente.