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mercoledì 6 dicembre 2017

La Storia Dei Joy Division e Il Suicidio Di Ian Curtis

"In questo istante vorrei essere morto. Non riesco più a lottare"

Nella storia del Rock e del Punk quello dei Joy Division è un capitolo a parte, intriso di oscurità.
La storia di Ian Curtis inizia a Macclesfield, poco lontano da Manchester, il 15 luglio 1956.
Da ragazzino si divertiva a entrare nelle case delle signore anziane per portare via più farmaci possibili: voleva provarne gli effetti allucinogeni.
La storia dei Joy Division inizia il 4 giugno 1976: dopo un concerto dei Sex Pistols decide con alcuni amici di formare una band.
Il nome deriva da quello dato nei lager alle prigioniere destinate all’intrattenimento sessuale degli ufficiali nazisti.
Nel 1977 in occasione di un concerto all’Electric Circus Ian presentò la canzone "At A Later Date" urlando "You all forgot Rudolf Hess", al quale sembra essere invece dedicato il brano "Warsaw" in cui viene ripetuto continuamente il numero di matricola di prigionia del "delfino di Hitler".
Il primo mini-album ("An Ideal For Living")con quattro brani esce nel maggio del 1978.
Colpisce il suono della band, con sezione ritmica in evidenza, chitarre ridotte al minimo, sintetizzatori, e su tutto la voce baritonale di Curtis.
Più o meno gli stessi elementi del primo disco, "Unknown Pleasures", pubblicato l’anno successivo: 38 minuti, 10 canzoni, in copertina le pulsazioni di luce di una stella appena scoperta e nient’altro, neppure il nome della band.
Troviamo grandi canzoni quali: "She’s Lost Control", "Shadowplay" e "Disorder".
Questo disco cambierà la vita di molte persone: ad esempio i Cure ne trarranno ispirazione per i giri di basso dei loro brani più famosi, da "A Forest" in poi.
Ma non è solo il personaggio di Curtis a trascinare i Joy Division: la batteria tribale di Stephen Morris, le ipnotiche linee di basso di Peter Hook e la glaciale chitarra di Bernard Sumner si amalgamano alla perfezione fra di loro, creando un tappeto musicale che dire oscuro è poco.
La musica dei Joy Division assume una sua identità precisa e riconoscibilissima, completamente innovativa rispetto alle band a loro contemporanee.
I Joy Division diventano così fra i primi esponenti di un genere che verrà definito Post-Punk.
Appena uscito, Unknown Pleasures viene acclamato dalla critica, seppur non registrando altrettanto successo sul mercato.


IL TRADIMENTO DELLA MOGLIE
Durante il tour europeo per pubblicizzare il disco, Curtis conosce e inizia una relazione extraconiugale con una fotografa belga, Annik Honorè.
Ian, insieme agli altri membri della band, aveva studiato un modo infallibile per vincere la noia durante i lunghi trasferimenti sul bus per le date dei tour: mostrare il culo dai finestrini alle auto di passaggio.
La sua tormentata vicenda sentimentale con la belga Annik Honoré, che tanto ferì sua moglie Deborah, era un sintomo di vitalità e di struggimento: "Sono terrorizzata perché crede davvero a quello che canta".


LA DEPRESSIONE E IL TENTATO SUICIDIO
La canzone simbolo dei Joy Division divenne l’ormai leggendaria "Love Will Tear Us Apart" registrata nel marzo 1980.
Ian Curtis già da un po' di tempo soffriva di epilessia fotosensibile.
Questa malattia era diventata per lui un peso insostenibile, e fu per questo che, intorno ai vent’anni, iniziò a soffrire anche di depressione cronica.
Spesso durante le esibizioni live il cantante veniva colpito da crisi epilettiche, si contorceva sul palco, soffrendo; ma il pubblico pensava fosse parte dello show non capendo il dolore che provava.
Ian Curtis con il passare del tempo ricorre sempre più spesso agli psicofarmaci, un paio di volte esagera con le dosi e finisce in ospedale.
Il 7 aprile 1980 tenta il suicidio con i barbiturici; sopravvive, ma nessuno sembra cogliere il segnale di una crisi già gravissima.


IL TOUR MAI INIZIATO E LA MORTE
Intanto l’interesse per i Joy Division cresce sempre di più: il secondo album è pronto, il manager organizza un tour che dovrebbe aprire ai quattro le porte del mercato americano.
La partenza è fissata per il 19 maggio, ma all’alba del giorno prima Curtis si suicida.
Più precisamente, Ian aveva appena litigato con la moglie (derivante probabilmente dal tradimento scoperto con la Honoré).
Lei non vuole ritirare la domanda di divorzio.
Ian la manda via, è notte tarda.
Il cantante decide di guardare "La ballata di Stroszek", ed è ormai quasi mattina.
Si alza e mette sul giradischi “The Idiot” di Iggy Pop, ascolta e ascolta.
Poi va in cucina.
Deborah Curtis torna a casa del giovane marito verso mezzogiorno e lo trova impiccato ad una rastrelliera della cucina.
Curtis muore suicida a soli 23 anni.

Polizia: "Ci dispiace informarla che Ian Curtis si è tolto la vita la scorsa notte. Stiamo tentando di metterci in contatto con Rob Gretton. Se lo sente, potrebbe chiedergli di chiamarci, per favore?"

Peter Hook (bassista della band) "Va bene, e poi mi sono sentito stordito. Lo sono rimasto per giorni, a dire il vero, come se mi si fosse pietrificato il cervello"
"Closer" esce comunque due mesi dopo: è un disco desolato, rarefatto, oscuro, spettrale.
L’autore non ne era soddisfatto (in una lettera da poco ritrovata lo definirà «un disastro»), eppure il suo testamento sarà proprio quell’album bianco con una foto scattata nel cimitero monumentale di Staglieno a Genova.
Dopo il suicidio di Ian Curtis, gli altri membri dei Joy Division decidono di combattere lo shock sciogliendo la band e ripartendo da zero.
Il 29 luglio 1980 tengono il primo concerto a Manchester.
Il loro manager, Rob Gretton gli conferisce il nome di New Order.
Appena Ian Curtis entra nel paradiso degli eroi Rock, gli U2 gli dedicano "A Day Without Me", primo singolo dal loro album di esordio, poi arriveranno gli omaggi di Radiohead e tanti altri.
A ricordarlo sulla terra, una lapide a Macclesfield.
Qualcuno la rubò, qualche anno fa (nel 2008); ora ce n’è una uguale, con un verso della sua canzone più famosa: Love Will Tear Us Apart" (l’amore ci farà a pezzi).

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