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mercoledì 1 aprile 2015

La Storia Degli Immortal e Di Blashyrkh

Gli Immortal nacquero a Bergen, in Norvegia, nel 1990 con il nome di Satanael.
La band venne fondata da Abbath (Basso e voce) e Demonaz (chitarra).
Influenzati da Venom e Bathory, all'inizio la band era molto influenzata dal Dath Metal ma grazie all'incontro con il chitarrista dei Mayhem, Euronymous, i due decisero di dedicarsi al Black Metal.
Scelsero uno stile scarno, glaciale e allo stesso tempo epico e evocativo con testi che riconducono sempre ad uno scenario freddo e tempestoso chiamato Blashyrkh.
Nel 1991, con Armagedda alla batteria cambiarono nome in Immortal.


L'ESORDIO
L'anno successivo uscì il primo full-length, Diabolical Fullmoon Mysticism, scritto e suonato praticamente dai soli Abbath e Demonaz anche se alcune parti di chitarra furono scritte da Jorn Tunsberg.
Cold Wind Of Funeral Dust e Cryptic Winterstoorms, aperta da un veloce arpeggio pulito che, visto retrospettivamente, richiama un altro penetrante intro che rende indimenticabile e immortale Cursed Realms Of The Winterdemons.
Il missaggio comunque penalizza notevolmente il ruolo della batteria, i cui giri non sono sempre apprezzabili, e le frequenze massicce del basso, sotterrate dalle onnipresenti sei corde che, in controtendenza, risultano chiare, anche nelle difficili parti pulite.
Discorso a parte per la voce: Abbath è dotato di un’espressività seconda a pochi nel panorama estremo, tanto da non aver estrema necessità di effetti atti ad incupire od inacidire il suo naturale timbro scream.
Qualche imprecisione nel complesso a livello sonoro comunque si sente.


LE FALSE ACCUSE DI TERRORISMO E NAZISMO(L'HOLOCAUST METAL)
Gli Immortal, fin dai propri esordi, si sono sempre considerati come isolati rispetto alla scena Black Metal, e in particolare all'Inner Circle, e hanno minimizzato le relazioni con i suoi membri, evitando di rilasciare dichiarazioni riguardo ai crimini ad esso correlati.
Il 6 giugno 1992 la famosa chiesa in legno di Fantoft venne rasa al suolo da un incendio doloso.
A partire da questo avvenimento, il Black Metal norvegese si ritrovò nell'occhio del ciclone.
I proclami di Euronymous (Mayhem) e del Conte Grishnackh (Burzum) si fecero sempre più deliranti.
Altra benzina sul fuoco venne gettata dai Darkthrone con la famosa dedica alla "Black Metal Mafia Norvegese" presente sul CD "Under A Funeral Moon".
In questo clima di paranoia, gli Immortal vennero presi di mira alla pari di altre band realmente collegate all'"Inner Circle".
Non si può dare torto alle autorità e all'opinione pubblica norvegese per tutto questo.
In effetti qualunque gruppo Black in qualche modo legato ad Helvete, il negozio di dischi di Euronymous, avrebbe potuto essere una potenziale minaccia.
E gli Immortal rispondevano perfettamente a questo requisito.

Demonaz nel 1993: "A febbraio il Conte Grishnackh dovrà affrontare il processo, e dicono che la polizia abbia prove che lui abbia ucciso Euronymous. Non posso dire niente a riguardo, io non c'ero!"

Uno degli esempi più emblematici di questa situazione si ebbe in occasione della prima apparizione televisiva del gruppo norvegese.
Una TV di Bergen chiese ad Abbath e Demonaz il permesso intervistarli e propose, addirittura, di girare un "video Black Metal" che sarebbe stato trasmesso a seguito dell'intervista.
I due musicisti accettarono.
Il video venne girato sia tra le rovine del castello di Lysekloster, lo stesso scenario apparso sulla copertina di "Diabolical Fullmoon Mysticism", che in mezzo ad una foresta.
La canzone scelta fu "Call Of The Wintermoon".
Quando l'intervista fu trasmessa in televisione, gli Immortal si resero conto di essere stati raggirati.
Grazie ad un montaggio particolare e all'impostazione della trasmissione, le affermazioni degli intervistati assunsero implicazioni diverse da quelle che effettivamente erano.
In pratica, questa TV di Bergen altro non voleva che accodarsi al caldo filone del terrorismo satanico, che all'epoca occupava le prime pagine dei giornali più scandalistici.
Ecco che quindi la dichiarazione di Kolgrim secondo la quale gli Immortal non suonavano Black ma "Holocaust Metal" causò non pochi problemi al trio norvegese(titolo dell'album che poi verrà).
Fieri cantori del nord, sempre più lontani dal fascino diabolico di Euronymous, si ritrovarono accusati dalle loro stesse parole.
Il problema dei contrasti con l'opinione pubblica si dimostrò difficile da risolvere.
Per tanto tempo ancora gli Immortal verranno accusati a torto di misfatti: basti pensare che vennero interrogati dalla polizia sugli incendi dolosi(anche l'immaginario e il farsi ritrarre sempre con armi in mano non li aiutarono per nulla).
Inoltre i media continueranno a considerarli satanisti, a causa di alcuni testi del primo album e del logo con pentacolo e croce rovesciata.

Demonaz: "Il logo è stato disegnato molti anni fa, quando eravamo molto più "satanici" e anticristiani. E visto che non siamo cristiani, lo teniamo"


PURE HOLOCAUST E GLI ANNI SUCCESSIVI
Appunto nel 1993 esce il secondo album, intitolato Pure Holocaust che prosegue sulla strada tracciata dall'esordio e porta gli Immortal a essere conosciuti dal grande pubblico, grazie anche a un epico tour europeo in compagnia dei greci Rotting Christ, appropriatamente intitolato Fucking Christ Tour.
Già dalla opening track "Unsilent Storms In The North Abyss" ci si rende conto della portata di questo grande disco.
La voce di Abbath sembra provenire direttamente dall'aldilà e la chitarra di Demonaz suona fredda ed avvolgente quando il ritmo cala e assolutamente devastante quando necessario.
Il lavoro di Abbath alla batteria è lodevole e gli Immortal fanno quello che sanno fare meglio: scatenare un fronte sonoro impressionante ed accompagnarlo a qualche parte oldschool con riff più lenti e maligni.
Un altro pezzo degno di nota è "The Sun No Longer Rises" che a differenza del primo si snoda su un riff molto più lento ed è tenuto insieme da un Abbath in forma smagliante.
In questo periodo la batteria viene suonata dallo stesso Abbath nelle release in studio, mentre nelle date live si alternano dietro le pelli Kolgrim e Grim.
Nel 1995 uscì Battles In The North, spesso considerato uno dei capolavori assoluti del genere grazie ai testi evocativi e ad un sound glaciale e tagliente.
Ogni canzone denota una particolare attitudine a dinamiche violente e ritmiche incalzanti, accompagnate dallo screaming ossessivo di Abbath.
Questo disco, oltre ad essere un must, è forse l'album più evocativo per quanto riguarda le tetre atmosfere nordiche che il Black stesso mira a riprodurre attraverso un sound grezzo, veloce e potente.
Quasi quaranta minuti di tempesta di neve, che non lascia un attimo di tregua.
Si, perché in quanto a velocità e potenza non ha rivali, il tutto sembra mirato a martellare i poveri neuroni di chi ascolta.
Già dall'inizio si viene travolti dalla titletrack che spazza via ogni cosa.
I riffs taglienti di Demonaz sono venti freddi che fanno gelare il sangue dentro le vene.
Poi arriva la seconda traccia a stordirci con la sua brutale potenza : “At The Stormy Gates Of Mist”.
“Cursed Realms Of Winterdemons” è forse il brano più oscuro dell'intero album.
Il massacro continua con “Grim And Frostbitten Kingdoms”, brano scelto anche come video promozionale insieme a “Blashyrkh (Mighty Raven Dark)”.
Il toni sono sempre gli stessi, e la formula in effetti è mantenuta per ogni brano dell'album.
Con Hellhammer alla batteria, ex-Mayhem, gli Immortal iniziarono un nuovo tour europeo; quindi offrirono allo storico batterista dei sopracitati Mayhem di entrare in pianta stabile nella band egli però rifiutò volendosi dedicare ad altri progetti.
Nel 1997 venne pubblicato Blizzard Beasts, con il nuovo batterista Horgh e un sound si ricollega direttamente a quello di Pure Holocaust.
La foto, secondo leggende, è stata scattata a -20°!
Il disco appare dunque molto influenzato dal Death Metal vecchio stampo, come intuibile dal riff principale; a ricordarci che sono gli Immortal a suonare ci pensano la voce di Abbath e le loro tipiche accelerazioni Black, supportate dalla modalità di suonare che li ha resi (e li renderà) celebri in tutto il mondo.
Nebular Ravens Winter e la successiva Suns That Sank Below rispecchiano la stessa struttura della titletrack, alternando riff di chiara fattura Death/Thrash a sonorità di Black estremo, glaciale, veloce all’inverosimile.
Il sound si migliora rispetto ai precedenti lavori: la voce risalta in misura maggiore rispetto agli altri strumenti, la chitarra e il basso assumono una connotazione più chiara (ma non per questo meno violenta) mentre la batteria mantiene tutto sommato la stessa equalizzazione.
Dopo i quattro minuti della distruttiva Battlefields, l’album subisce una drastica evoluzione.
A dare quel tocco in più al disco ci pensa la bellissima Mountains Of Might: intro di tastiera che immette in un paesaggio desolato, una distesa infinita bianca (la neve perenne), tanta nebbia e la supposizione che intorno a noi possa esserci qualche altra presenza oscura.


LA TENDINITE DI DEMONAZ
Dopo le registrazioni Demonaz fu costretto a smettere di suonare per la band a causa di grossi problemi ai tendini del braccio che gli impedivano di suonare la chitarra.
Egli comunque non abbandonò il gruppo, per il quale continuò a scrivere i testi e alcune delle composizioni, nonché a svolgere il ruolo di manager.
Passarono due anni e gli Immortal diedero alla luce At The Heart Of Winter, un altro grande successo sia commerciale sia di critica, che segnò un avvicinamento della band alla melodia, un leggero rallentamento nella velocità di esecuzione e una produzione più pulita e potente.
Sicuramente memorabili sono l'opener Withstand The Fall Of Time, che ci sbatte immediatamente in faccia lo stupendo riffing furioso e freddo di Abbath, e la title-track che dopo un intro di venti che spirano gelidi e synth atmosferici ci getta nel mezzo di una glaciale tempesta di neve da cui emerge, la diabolica voce di un Abbath davvero in forma.
Horgh si rivelò definitivamente il drummer migliore della storia della band, ed anzi uno dei più dotati nella scena mentre Abbath ricoprì più che degnamente anche il ruolo vacante di chitarrista, suonando certamente con un altro stile rispetto a quello di Demonaz, più arpeggiato ma certo non meno glaciale ed ottima fù anche la sua performance vocale, anche grazie ad una produzione veramente di alto livello in grado di esaltare al massimo quel suo peculiare e gelido stile nello screaming.
Dopo il consueto tour promozionale, la band nel 2000 pubblicò Damned In Black dove al basso entrò Iscariah.
Esso si può dunque definire come uno dei dischi più accessibili degli Immortal, soprattutto per il drumming più lento, ma pressoché privo di sbavature, affidato all’ormai rodato Horgh e il riffing, sempre gelido, ma più ritmico.
In soli 36 minuti, questo full-length riesce a estrarre dal cilindro buoni brani come l’elegante opening track Triumph, ricca di spunti strumentali, soprattutto a livello di varietà di riffing(fredda come gli abissi della disperazione più nera, è dominata dalla chitarra di Abbath che colpisce per precisione e intensità. La parte centrale è caratterizzata da sonorità più ambientali e calme, che non diminuscono l'appeal della canzone, anzi la valorizzano ancora di più in attesa di un finale da brivido in cui Abbath sfodera una serie di riff disarmanti) e la fredda e convincente The Darkness That Embrace Me, un vero e proprio tributo di Abbath e soci all’inverno e al gelo, arricchito da passaggi di synth profondamente atmosferici.
Dopo questo album gli Immortal acquistarono grande popolarità anche negli Stati Uniti, organizzando un mini-tour insieme ai Satyricon.
Con il settimo album(2002) intitolato Sons Of Northern Darkness si ritorna alle sonorità epiche e quasi melodiche di At The Heart Of Winter.
Il disco si apre con One By One, un capolavoro in cui le due anime della band, il classico Black Metal iper-veloce e gli ossessivi riff che sono accompagnati dai glaciali vocalizzi di Abbath, si fondono assieme per dare vita ad un nuovo classico made in Immortal.
La title track è molto bella, un vero e proprio inno di battaglia per tutti i figli dell'oscurità nordica.
Con Demonium gli Immortal riescono ancora a stupire creando quattro minuti in cui il loro talento riesce a esprimersi ai massimi livelli.
In My Kingdom Cold rappresenta i nuovi Immortal e non si rimane delusi da questi sette minuti di ottima musica.
Ascoltando Anctartica sembrerà di essere circondati dal ghiaccio e dai venti del nord.


LA FINE DELLA BAND E LA NUOVA REUNION
Il 17 giugno 2003, al massimo della fama, gli Immortal cessarono di esistere poiché, impegnati in progetti solisti, Abbath, Horgh e Demonaz decisero di sciogliere la band.
Nel 2006, Abbath e Horgh si sono ritrovati insieme a suonare alcuni pezzi dell'album Blizzard Beasts e hanno deciso di riunire la band.
La reunion sarà coronata dalla presenza come headliner a una serie di eventi come l'Inferno Festival in norvegia, il francese Hellfest, il Tuska Open Air, lo sloveno Metal Camp e il Wacken Open Air 2007, con lo scopo di ritornare entro il 2009 con un nuovo album: All Shall Fall.
The Rise Of Darkness si muove su territori classici e velocità medie privilegiando ancora una volta l’approccio eroico ed evocativo, pur facendo pesare ogni nota come un macigno, fino all’accelerazione che caratterizza la seconda parte della canzone, per poi ricomporsi sul finale.
Mazzate alla vecchia maniera, senza claustrofobia, però, in Hordes To War, traccia dall’impianto classico-veloce che vede l’ascia di Abbath sugli scudi, ad incalzare gli scossoni procurati dagli zoccoli dei cavalli lanciati al galoppo in chiusura del brano.
Norden On Fire scomoda le atmosfere epiche dei tempi di At The Heart Of Winter con la stessa carica di enfasi e il gelo nordico tipico dell’usuale suono targato Immortal, arpeggio incluso.
All Shall Fall va "digerito" più volte per essere gustato appieno, gli Immortal sono cresciuti, si sono modificati, hanno cambiato il loro approccio alla musica più volte e questo ormai è un dato di fatto.
La sola Hordes To War rimanda per qualche istante al passato, il resto è figlio di un gruppo che risiede ancora autorevolmente nel Blashyrkh ma che si è saputo evolvere, con i pregi e i difetti del caso.



BLASHYRKH E IL MIGHTY RAVENDARK
Il Blashyrkh é un regno immaginario creato dalla band.
Questo reame sarebbe stato creato dall'odio di Abbath e Demonaz ed é governato da un gigantesco corvo chiamato "Mighty Ravendark".
Il Blashyrkh sarebbe sempre coperto dal gelo perenne, dalla neve e dall'inverno.


Iscariah(bassista della band): "In realtà il Blashyrkh per noi è un luogo segreto, che solo poche persone conoscono"

Demonaz: "Il Mighty Ravendark è importante per noi...siamo cresciuti con queste creature, sono parte della natura del Blashyrkh, il nostro mondo e la nostra dimensione. C'è una sensazione magica con questi uccelli, che sono i messaggeri della paura".

"In cerchi concentrici contro la Terra io pongo sul trono i miei mondi di spiriti, coperti dal gelo, le bestie della brezza mi circondano, per spazzare le facce della Terra, in loro onore con orgoglio e l’inizio del giorno non brillerà mai poiché questi regni sono miei”

"Giungono i giusti Re della sala più alta, il grido dei corvi mette all’erta il regno, eternamente nell’ oscurità notturna, demoni si arrampicano sul Cancello Di Blashyrkh, Potente corvo oscuro, Potente Corvo oscuro di Blashyrkh”

"Cavalcando verso i campi di battaglia, una cavalcata da nord a nord, grazie ai nostri sacri corvi, siamo tutt’uno nella luce lunare bianca come fosse morta” 

"Facce pitturate dai primi secoli vagabondano nei venti profanatori, ombre cieche esiliate dalla luce del sole e dalle terre conquistate”

"Su un percorso ghiacciato verso la sofferenza, controllato da bestie di un altro mondo, memorie oscure declamano che l’inverno non muore mai”

"Volteggiando sul cielo aperto, volando nella pioggia più nera, nell’oscurità sottostante, per emergere nel gorgo più profondo”

Stiamo parlando di una sorta di terra gelida e fredda, in cui i migliori guerrieri del passato si radunano e si preparano alla battaglia sotto le insegne del "Corvo Oscuro".
Possiamo notare molti riferimenti ad Odino, nonostante sembri una figura molto più primitiva ed ancestrale di Odino stesso, forse quindi più vicina alle origini.

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