Negli anni 90 quando le Riviste Rock e Metal andavano ancora "forte" vi è mai capitato di chiedervi come mai molte band odiate più o meno da chiunque comparissero sulle copertine dei magazine?
Cioè la gran parte di queste band erano malviste più o meno da tutti (non a caso le redazioni delle testate erano sommerse da insulti di vario tipo per aver cavalcato l'onda dedicando copertine varie o dedicando troppo spazio a band insulse), eppure stavano sempre lì.
Oh, sia ben chiaro, possono piacere o meno ma gli Slipknot o i Korn ebbero un grande successo e vendettero molto però ci venne auto-imposto un trend se vogliam parlare in questi termini.
Ma come stavano le cose? In primis i dischi da recensire.
Oltre ai dischi acquistati dagli stessi recensori, le label in passato spedivano con largo anticipo sulla data ufficiale di uscita del disco...promo su nastro, vinili senza copertina, press kit e in seguito (a volte) CD omaggio con tanto di copertina (ora ormai è quasi tutto digitale).
Ovviamente il tutto dipende(va) da quanto la label (e la band trattata) fosse "grande" e dalla sua disponibilità economica (altrimenti il tutto veniva mandato solo alle redazioni delle principali testate).
In un certo senso s'instauravano anche dai rapporti personali con le stesse.
Insomma se una label mandava vagonate di CD e tu parlavi male dei suoi gruppi tutte le volte, poteva accadere che la casa discografica cercasse altre redazioni più aperte nel recepire nuove proposte o la propria musica!
Del resto il fatto che una label mandi in giro il promo di una band è solo per motivi di business, promozionali appunto. Se si invoglia qualcuno a non comprare il disco, be'...di cosa stiamo parlando?
Sudditanza psicologica?
Cristiano Borchi: "Le etichette o chi promuove hanno le loro liste di priorità o super priorità, se poi ci sono anche degli investimenti pubblicitari di mezzo, la situazione si complica ulteriormente. Sta ad ognuno riuscire a mantenere un clima sereno senza calarsi le braghe, trovando il modo di conciliare realismo con supporto promozionale"
Ovviamente il web con la diffusione di recensioni su blog, webzine e quant'altro ha ridotto il potere delle label, non essendoci più vincoli.
Non essendoci più una figura ufficiale, quale poteva essere una testata che riceve promo e li recensisce.
Forse fu proprio questa "mafia" che ai tempi impose diversi trend alle masse quali il Punk a fine anni 70, il Grunge nei 90 e il Nu Metal a fine anni 90. L'altro grande trend che le label provarono ad imporre fu il Metalcore ma ormai le riviste cartacee erano in crisi da anni o scomparse.
Certo, ci furono anche stroncature di band note di quel filone ma appunto il trend del momento rimaneva quello.
Sempre parlando di recensioni negative storicamente ci fu anche chi, come Zaccagnini (grande fan dei Morbid Angel e fiero oppositore del resto della scena floridiana e del Death Svedese) ricevette minacce di morte per una recensione negativa sui Deicide.
Stefano Giusti: "Klaus fu artefice della stroncatura di Scream Bloody Gore dei Death ma non gli piaceva il Death. Una volta me l'ha confessato: ho stroncato dei grandi dischi semplicemente perchè non mi piaceva il genere"
Ovviamente ciò si ripercuoteva anche sulle copertine dei magazine, scelte diciamo a tavolino.
Ecco come mai, a volte ci si chiedeva, come mai X band era odiata un po' da tutti eppure compariva su qualsiasi rivista.
Forse le label?
L'altro spot promozionale con cui le stesse promuovono le proprie band sono le interviste (dove se fate caso si parla sempre dell'imminente disco in uscita di una band o di un tour alle porte in X nazione).
Le interviste venivano realizzate raramente a tu per tu, più spesso per telefono o in seguito per mail.
E' storia più recente tramite videoconferenze tipo Skype.
Altro mezzo di promozione erano le TV (MTV, Rock TV, etc) ma qui sconfiniamo in un altro campo.
Senza le copertine, le interviste e le recensioni sulle riviste sarebbe cambiato qualcosa?
Il Grunge si sarebbe ugualmente diffuso? Il Nu Metal non si sarebbe sviluppato?
Difficile dirlo, probabilmente, come sempre, la verità sta nel mezzo: sicuramente questi generi hanno anche usufruito della spinta pubblicitaria delle loro potenti etichette discografiche raggiungendo un bacino più ampio di quello meritato. Del resto, se ci fate caso, si tratta di generi ormai estinti (Grunge) o che si sono evoluti in qualcos'altro (Nu Metal). Invece a distanza di 40 anni, l'Heavy Metal e il Thrash stanno ancora là. E nel loro piccolo (underground diciamo) anche il Black e il Death godono di buona salute. Altri generi dati per morti (il Power Metal nei primi anni del nuovo millennio) continuano a partorire band, anche se in quest'ultimo caso il periodo d'oro è ormai passato.
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venerdì 10 giugno 2022
I Rapporti Tra Label e Riviste Metal: I Promo e I Trend Musicali
domenica 13 settembre 2020
La Storia Delle Fanzine Metal Italiane e Slayer Mag Di Metalion
Dopo aver parlato delle riviste Rock e Metal italiane (da Rockerilla a Classix Metal) e di quelle inglesi (Kerrang!, Metal Forces, Sounds, Terrorizer) oggi parliamo di un qualcosa che si perde nella notte dei tempi e che per quanto spesso contraddistinte da una certa ingenuità di fondo...non sono mai state dimenticate: le fanzine.
Per prima cosa va sottolineato che siamo negli anni 80 ed Internet era ancora ben lontano dalla sua realizzazione.
Ma cos'è una Fanzine musicale?
Per prima cosa va sottolineato che siamo negli anni 80 ed Internet era ancora ben lontano dalla sua realizzazione.
Ma cos'è una Fanzine musicale?
Francesco "Raven" Gallina: "Inizialmente si trattava di recensioni scritte da fans che riportavano i propri pareri su carta, quasi sempre con uno stile che di giornalistico aveva ben poco.
Il tutto veniva battuto con una macchina da scrivere (poi inviati per posta alla fanzine), poi un responsabile aggiungeva qualche foto "reperita" dalle riviste estere (per lo più su Kerrang, Metal Hammer, etc) senza curarsi del copyright ovviamente ed inoltre aggiungeva anche una copertina col logo della fanzine quasi sempre disegnato.
Poi veniva unito il tutto con una spillatrice, fotocopiandolo nella più economica copisteria disponibile, in parte per uso pubblicitario per diffondere la notizia dell'esistenza della fanzine stessa con il passa parola"
La rivoluzione avvenne con Metal Fortess che decise dopo aver venduto circa 4500 copie in quel di Torino, di fare il grande passo: fondare la prima rivista italiana Heavy Metal regolarmente distribuita nelle edicole, quella rivista si sarebbe chiamata Inferno Rock (tiratura iniziale di 20.000 copie).
Francesco "Raven" Gallina: "Le cose funzionavano così: i redattori sceglievano in piena autonomia su chi e cosa scrivere, poi scrivevano il loro pezzo, chi come me non aveva una macchina per scrivere lo faceva a penna, lo battevano o lo facevano battere a macchina, e poi lo inviavano per posta in redazione dove, con la tempistica che tutte queste operazioni comportavano, veniva inserito nel numero della rivista che doveva uscire e poi pubblicato e distribuito nelle edicole. Nel mio caso optai per un esordio (ero già un bastian contrario) con qualcosa di assolutamente poco conosciuto come la recensione di un demo degli Agrigentini Powergame che finì sul numero 1 di Inferno Rock, e non so proprio descrivervi l'emozione che provai quando trovai la rivista nella più importante edicola della mia città e ne acquistai una copia con dentro il mio pezzo. Praticamente la portavo sempre con me, ovunque andassi"
Poi prosegue: "Inferno Rock però durò poco, i tempi erano maturi per qualcosa di industrialmente più importante, e dopo aver pubblicato ancora una intervista ai Luftwaffe, una ai Crying Steel e non ricordo cos'altro, fummo costretti a fare i conti con l'irruzione sulla scena di una realtà ultra patinata e palesemente dotata di mezzi economici enormemente superiori ai nostri: la già citata HM. Il nostro formato A4 e la qualità di stampa inferiore non erano del loro livello, la distribuzione molto più capillare e la loro possibilità di essere presenti in tutti gli eventi importanti anche esteri fece il resto. Inferno Rock fu costretta a chiudere, ma di fatto l'epoca delle riviste era solo all'inizio, non più solo copie di Kerrang d'importazione per i pochi fortunati che masticavano un po' d'inglese, ma la possibilità di comprare la propria rivista preferita direttamente in edicola così come facevano i kids di tutta l'Europa metallicamente evoluta"
Cristiano Borghi (Metal Shock, Rock Hard): "Il mondo delle fanzine è sempre stato interlocutorio: pubblicazioni fatte dai fans che finivano per circolare esclusivamente tra i gruppi stessi e qualche sparuto cultore"
Francesco "Fuzz" Pascoletti (Metal Shock, Psycho, Classix): "Il motivo per cui le fanzine italiane non hanno avuto il potere o la capacità di trasformarsi in veri magazine va oltre il fattore economico o il poco interesse dei vari editori. Molti fanzinari dell'epoca non hanno fatto scena perchè arrivavano tardi, erano a ruota delle informazioni che giungevano dalla stampa Rock o underground straniera e purtroppo c'era una venerazione cieca nei confronti del Metal e dei suoi eroi...che purtoppo va bene nei discorsi da bar o dentro la tua cameretta ma sulla carta non funziona"
Altre che vanno citate sono Metal Thunder, Blowing Thrash, Italian Metal Legions, Master Of Disaster, Sentinel, The Warning, Steel Realm, Metalmania, Alta Tensione, Head Banger.
SLAYER MAG E JON METALION KRISTIANSEN
All'estero però le fanzine erano ancora più professionali (anche se ugualmente Underground).
Si possono ricordare alcune storiche quali: Slayer Mag (di Jon "Metalion" Kristiansen) e SEPCTICzine di Dennis Tentic.
Ma anche Banzai, The Plague, The New Heavy Metal Revue, Book Of The Dead, The Book Of Armageddon, Midwest Metal, Violence Zine, Metal Mania, Censored Heavy Metal, Sheet Metal, Whiplash, Powerline, Amplified Assault, World Metal Report, Headbanger, Suck City, Teenage Depression, etc
Impossibile citarle tutte.
La norvegese Slayer(primo numero nel 1985) in particolare fu fondamentale per la diffusione del Metal Estremo (soprattutto Black Metal), fra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90.
Metalion divenne amico dei vari Euronymous, Jon Nodtveidt, Faust, Tomas Lindberg, Samoth, etc
Armato di carta, macchina da scrivere, penne, colla e francobolli, Metalion confezionò e diffuse Slayer Mag (e il suo precursore Live Wire) per oltre due decenni: quasi mai a intervalli regolari, ma sempre con la medesima competenza e passione.
Si devono infatti a lui le primissime recensioni e interviste a band quali Bathory, Mayhem, Nihilist/Entombed, Darkthrone, Emperor, Dissection, etc
Lo stesso, proprio per via dei legami con questa gente, verrà coinvolto involontariamente con la cronaca nera dell'Inner Circle e gli incendi di chiese.
Ad esempio il concerto dei Mayhem a Sarpsborg (il 28 febbraio del 1990), finito poi sul live-bootleg "Dawn Of The Black Hearts" (con il corpo del suicida Dead in copertina) fu organizzato proprio da Metalion.
I Mayhem all'epoca non avevano ovviamente neanche un full all'attivo.
Metalion era praticamente coetaneo di Euronymous (i due si passavano appena 10 mesi) e grande appassionato di Metal Estremo sin dai primi anni 80 (quando aveva 14/15 anni, essendo del 1967) ovvero di Bathory, Celtic Frost e, soprattutto, Venom.
Tutte band straniere e non scandinave (in Norvegia si ascoltava ben altro ai tempi).
Metalion: "Questo è il sangue che scorre nelle mie vene, questo è il mio destino...non ci sono alternative, solo devozione totale!"
Metalion racconta di come l’unico modo per conoscersi tra metallari all'epoca fosse ai concerti.
E fu così che Jon conobbe Øystein Aarseth "Euronymous", proprio ad un concerto dei Motorhead.
Assieme incisero addirittura una demo di 12 minuti, sotto il monicker Checker Patrol, dal titolo "Metalion In The Park", nel quale Jon, pur non essendo né un cantante né un musicista, presterà la sua voce per la title track.
Ma, come detto, il colpo di genio di Kristiansen fu la creazione della fanzine "Slayer Mag" che riuscì a far parlare di sè, in Norvegia e all’estero.
I Mayhem ovviamente furono i primi della lista.
Dopo la registrazione del demo "Pure Fucking Armageddon" (1986) diventarono di fatto i leader della nascente scena.
Metalion: "PFA era molto più estremo di qualsiasi cosa; il sound era davvero primitivo e brutale. Non potevi ascoltare nulla di più estremo"
In seguito arrivò l’EP "Deathcrush" (1987).
Se lo stile cominciava a delinearsi, ciò che ancora mancava era l’immagine, il look. Ancora una volta Metalion fu il testimone oculare del cambiamento esteriore di Aarseth e soci che agli inizi si vestivano normalmente: capelli neri, giacche di pelle, vestiti neri.
Ma ben presto anche questo cambiò: Euronymous cominciò a interessarsi al make-up e soprattutto al corpse paint.
Euronymous s'ispirò ai Sarcofago, band Thrash/Proto Black brasiliana che proprio in quel 1987 diede alle stampe il suo primo full lenght, divenuto cult, "I.N.R.I.".
Metalion: "Era ossessionato dai Sarcofago. Perché indossavano un sacco di borchie e il corpse paint. Diceva che ogni band voleva fosse così, perché era davvero contrario alla moda del Death Metal che arrivava dagli States e dalla Svezia. I gruppi Death suonavano dal vivo indossando delle tute da jogging e lui era davvero contrario a questo genere di cose"
Dopo di ciò, Euronymous cominciò ad adottare il make up e le borchie, imponendolo come modello per tutti. Impose anche lo stile musicale, visto che band come Darkthrone ed Immortal cambiarono sound dal Death al Black.
La stessa cosa è successa agli Emperor: avevano un gruppo che si chiamava Thou Shalt Suffer che faceva Death, poi cambiarono nome in Emperor per fare Black.
Tutta la scena norvegese comunque si basava su Euronymous. Li convinceva di cosa fosse giusto e cosa sbagliato. Diceva sempre quello che pensava, del seguire i propri istinti a quello che era veramente il Black come il corpsepaint e le borchie, adorare la morte ed essere estremi.
E’ questo ciò che diceva a tutti.
Metalion conosceva tutti o quasi i Blacksters della scena di Oslo, li aiutò a prendere coscienza di sé come gruppo, come persone accomunate da uno scopo: quello di creare, come detto, una scena originale. Andando oltre quello suonato da Venom, Bathory, Celtic Frost e la scena Death Floridiana (considerata moderata e da fighetti).
Da tutte le città e paesi della Norvegia i fan di questo nuovo terrificante suono prendevano contatti con Oslo, per lettera o per telefono.
Jon fu testimone anche dell’incontro tra Vikernes ed Aarseth: Varg non lo conosceva ancora nessuno, anche se aveva appena prodotto il suo disco d'esordio (l'omonimo).
Euronymous lo ascolta. E ne rimane estasiato, perché è estremo ed originale.
I due diventano immediatamente amici.
Visto che Euronymous gestiva un negozio di dischi (Helvete) ed una label indipendente dal 1989 (Deathlike Silence Productions) mise sotto contratto Burzum (che entrò anche a far parte dei Mayhem).
Il resto (incendi, omicidi, etc) è noto, ciò che mi preme sottolineare qui è che venne creata la musica e la scena più estrema di sempre.
Chissà se tutto questo senza Jon "Metalion" Kristiansen e la sua fanzine Slayer Mag...sarebbe stato possibile.
Per una lista di fanzine: Fanzine Rock & Metal
Il tutto veniva battuto con una macchina da scrivere (poi inviati per posta alla fanzine), poi un responsabile aggiungeva qualche foto "reperita" dalle riviste estere (per lo più su Kerrang, Metal Hammer, etc) senza curarsi del copyright ovviamente ed inoltre aggiungeva anche una copertina col logo della fanzine quasi sempre disegnato.
Poi veniva unito il tutto con una spillatrice, fotocopiandolo nella più economica copisteria disponibile, in parte per uso pubblicitario per diffondere la notizia dell'esistenza della fanzine stessa con il passa parola"
La rivoluzione avvenne con Metal Fortess che decise dopo aver venduto circa 4500 copie in quel di Torino, di fare il grande passo: fondare la prima rivista italiana Heavy Metal regolarmente distribuita nelle edicole, quella rivista si sarebbe chiamata Inferno Rock (tiratura iniziale di 20.000 copie).
Francesco "Raven" Gallina: "Le cose funzionavano così: i redattori sceglievano in piena autonomia su chi e cosa scrivere, poi scrivevano il loro pezzo, chi come me non aveva una macchina per scrivere lo faceva a penna, lo battevano o lo facevano battere a macchina, e poi lo inviavano per posta in redazione dove, con la tempistica che tutte queste operazioni comportavano, veniva inserito nel numero della rivista che doveva uscire e poi pubblicato e distribuito nelle edicole. Nel mio caso optai per un esordio (ero già un bastian contrario) con qualcosa di assolutamente poco conosciuto come la recensione di un demo degli Agrigentini Powergame che finì sul numero 1 di Inferno Rock, e non so proprio descrivervi l'emozione che provai quando trovai la rivista nella più importante edicola della mia città e ne acquistai una copia con dentro il mio pezzo. Praticamente la portavo sempre con me, ovunque andassi"
Poi prosegue: "Inferno Rock però durò poco, i tempi erano maturi per qualcosa di industrialmente più importante, e dopo aver pubblicato ancora una intervista ai Luftwaffe, una ai Crying Steel e non ricordo cos'altro, fummo costretti a fare i conti con l'irruzione sulla scena di una realtà ultra patinata e palesemente dotata di mezzi economici enormemente superiori ai nostri: la già citata HM. Il nostro formato A4 e la qualità di stampa inferiore non erano del loro livello, la distribuzione molto più capillare e la loro possibilità di essere presenti in tutti gli eventi importanti anche esteri fece il resto. Inferno Rock fu costretta a chiudere, ma di fatto l'epoca delle riviste era solo all'inizio, non più solo copie di Kerrang d'importazione per i pochi fortunati che masticavano un po' d'inglese, ma la possibilità di comprare la propria rivista preferita direttamente in edicola così come facevano i kids di tutta l'Europa metallicamente evoluta"
Cristiano Borghi (Metal Shock, Rock Hard): "Il mondo delle fanzine è sempre stato interlocutorio: pubblicazioni fatte dai fans che finivano per circolare esclusivamente tra i gruppi stessi e qualche sparuto cultore"
Francesco "Fuzz" Pascoletti (Metal Shock, Psycho, Classix): "Il motivo per cui le fanzine italiane non hanno avuto il potere o la capacità di trasformarsi in veri magazine va oltre il fattore economico o il poco interesse dei vari editori. Molti fanzinari dell'epoca non hanno fatto scena perchè arrivavano tardi, erano a ruota delle informazioni che giungevano dalla stampa Rock o underground straniera e purtroppo c'era una venerazione cieca nei confronti del Metal e dei suoi eroi...che purtoppo va bene nei discorsi da bar o dentro la tua cameretta ma sulla carta non funziona"
Principali fanzine italiane:
-Inferno Rock (di Torino)
-Metal Fortress (di Torino, oggi Francesco "Raven" Gallina è tra i redattori di Metallized)
-La Luna Metallika (di Roma, con Paola Ceci)
-Metal Underground (con Sandro Buti di Flash, Metal Hammer e Metal Maniac)
-Metallo (di Napoli, con Alessandro Massara di Rockerilla e Metal Shock)
-Heavy (di Pavia)
-Metal Militia (di Roma)
-Metal Gods (di Roma)
-Fireball (di Padova)
-Metal City Rock (di Firenze)
-Metal Caos (di Milano)
-SlaughterMouse (di Torino)
-Thorr (di Parma)
-Tanathography (Stefano Longhi di Metal Hammer e Grind Zone)
-Danza Macabra (Fabban di Metal Shock)
-DeLiberatis Mente (Angelo Mora di Metal Hamer)
SLAYER MAG E JON METALION KRISTIANSEN
All'estero però le fanzine erano ancora più professionali (anche se ugualmente Underground).
Si possono ricordare alcune storiche quali: Slayer Mag (di Jon "Metalion" Kristiansen) e SEPCTICzine di Dennis Tentic.
Ma anche Banzai, The Plague, The New Heavy Metal Revue, Book Of The Dead, The Book Of Armageddon, Midwest Metal, Violence Zine, Metal Mania, Censored Heavy Metal, Sheet Metal, Whiplash, Powerline, Amplified Assault, World Metal Report, Headbanger, Suck City, Teenage Depression, etc
Impossibile citarle tutte.
La norvegese Slayer(primo numero nel 1985) in particolare fu fondamentale per la diffusione del Metal Estremo (soprattutto Black Metal), fra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90.
Metalion divenne amico dei vari Euronymous, Jon Nodtveidt, Faust, Tomas Lindberg, Samoth, etc
Armato di carta, macchina da scrivere, penne, colla e francobolli, Metalion confezionò e diffuse Slayer Mag (e il suo precursore Live Wire) per oltre due decenni: quasi mai a intervalli regolari, ma sempre con la medesima competenza e passione.
Si devono infatti a lui le primissime recensioni e interviste a band quali Bathory, Mayhem, Nihilist/Entombed, Darkthrone, Emperor, Dissection, etc
Lo stesso, proprio per via dei legami con questa gente, verrà coinvolto involontariamente con la cronaca nera dell'Inner Circle e gli incendi di chiese.
Ad esempio il concerto dei Mayhem a Sarpsborg (il 28 febbraio del 1990), finito poi sul live-bootleg "Dawn Of The Black Hearts" (con il corpo del suicida Dead in copertina) fu organizzato proprio da Metalion.
I Mayhem all'epoca non avevano ovviamente neanche un full all'attivo.
Metalion era praticamente coetaneo di Euronymous (i due si passavano appena 10 mesi) e grande appassionato di Metal Estremo sin dai primi anni 80 (quando aveva 14/15 anni, essendo del 1967) ovvero di Bathory, Celtic Frost e, soprattutto, Venom.
Tutte band straniere e non scandinave (in Norvegia si ascoltava ben altro ai tempi).
Metalion: "Questo è il sangue che scorre nelle mie vene, questo è il mio destino...non ci sono alternative, solo devozione totale!"
Metalion racconta di come l’unico modo per conoscersi tra metallari all'epoca fosse ai concerti.
E fu così che Jon conobbe Øystein Aarseth "Euronymous", proprio ad un concerto dei Motorhead.
Assieme incisero addirittura una demo di 12 minuti, sotto il monicker Checker Patrol, dal titolo "Metalion In The Park", nel quale Jon, pur non essendo né un cantante né un musicista, presterà la sua voce per la title track.
Ma, come detto, il colpo di genio di Kristiansen fu la creazione della fanzine "Slayer Mag" che riuscì a far parlare di sè, in Norvegia e all’estero.
I Mayhem ovviamente furono i primi della lista.
Dopo la registrazione del demo "Pure Fucking Armageddon" (1986) diventarono di fatto i leader della nascente scena.
Metalion: "PFA era molto più estremo di qualsiasi cosa; il sound era davvero primitivo e brutale. Non potevi ascoltare nulla di più estremo"
In seguito arrivò l’EP "Deathcrush" (1987).
Se lo stile cominciava a delinearsi, ciò che ancora mancava era l’immagine, il look. Ancora una volta Metalion fu il testimone oculare del cambiamento esteriore di Aarseth e soci che agli inizi si vestivano normalmente: capelli neri, giacche di pelle, vestiti neri.
Ma ben presto anche questo cambiò: Euronymous cominciò a interessarsi al make-up e soprattutto al corpse paint.
Euronymous s'ispirò ai Sarcofago, band Thrash/Proto Black brasiliana che proprio in quel 1987 diede alle stampe il suo primo full lenght, divenuto cult, "I.N.R.I.".
Metalion: "Era ossessionato dai Sarcofago. Perché indossavano un sacco di borchie e il corpse paint. Diceva che ogni band voleva fosse così, perché era davvero contrario alla moda del Death Metal che arrivava dagli States e dalla Svezia. I gruppi Death suonavano dal vivo indossando delle tute da jogging e lui era davvero contrario a questo genere di cose"
Dopo di ciò, Euronymous cominciò ad adottare il make up e le borchie, imponendolo come modello per tutti. Impose anche lo stile musicale, visto che band come Darkthrone ed Immortal cambiarono sound dal Death al Black.
La stessa cosa è successa agli Emperor: avevano un gruppo che si chiamava Thou Shalt Suffer che faceva Death, poi cambiarono nome in Emperor per fare Black.
Tutta la scena norvegese comunque si basava su Euronymous. Li convinceva di cosa fosse giusto e cosa sbagliato. Diceva sempre quello che pensava, del seguire i propri istinti a quello che era veramente il Black come il corpsepaint e le borchie, adorare la morte ed essere estremi.
E’ questo ciò che diceva a tutti.
Metalion conosceva tutti o quasi i Blacksters della scena di Oslo, li aiutò a prendere coscienza di sé come gruppo, come persone accomunate da uno scopo: quello di creare, come detto, una scena originale. Andando oltre quello suonato da Venom, Bathory, Celtic Frost e la scena Death Floridiana (considerata moderata e da fighetti).
Da tutte le città e paesi della Norvegia i fan di questo nuovo terrificante suono prendevano contatti con Oslo, per lettera o per telefono.
Jon fu testimone anche dell’incontro tra Vikernes ed Aarseth: Varg non lo conosceva ancora nessuno, anche se aveva appena prodotto il suo disco d'esordio (l'omonimo).
Euronymous lo ascolta. E ne rimane estasiato, perché è estremo ed originale.
I due diventano immediatamente amici.
Visto che Euronymous gestiva un negozio di dischi (Helvete) ed una label indipendente dal 1989 (Deathlike Silence Productions) mise sotto contratto Burzum (che entrò anche a far parte dei Mayhem).
Il resto (incendi, omicidi, etc) è noto, ciò che mi preme sottolineare qui è che venne creata la musica e la scena più estrema di sempre.
Chissà se tutto questo senza Jon "Metalion" Kristiansen e la sua fanzine Slayer Mag...sarebbe stato possibile.
Per una lista di fanzine: Fanzine Rock & Metal
domenica 8 settembre 2019
La Storia Delle Riviste Metal Inglesi: Sounds, Kerrang!, Metal Forces, Terrorizer
Dopo aver parlato delle riviste Metal italiane facciamo un piccolo sunto sulle principali riviste inglesi che hanno direttamente ispirato quelle nostrane.
Una differenza abissale risiedeva nei promo ricevuti da recensire, in quanto essendo riviste inglesi potevano raggiungere un bacino di ascoltatori decisamente più ampio (mondiale) quindi le label inviavano soprattutto a loro i classici nastri o in seguito CD omaggio da recensire.
Ricordiamoci inoltre che negli anni 80 la patria del Metal era l'Inghilterra (e l'America per il nascente Thrash).
E molte delle principali etichette erano inglesi: la EMI (che era addirittura una Major), Earache, Music For Nations, Candlelight Records, Peaceville Records o la defunta Neat Records.
Ma al di là della provenienza dell'etichette (ce n'erano molte altre non inglesi), se i promo erano limitati, meglio avere una ribalta internazionale su una rivista inglese piuttosto che su una spagnola, italiana o scandinava.
In molti casi inoltre, a differenza delle riviste nostrane, c'era una vera e propria sede e diversi collaboratori prendevano un buono stipendio.
Iniziamo da Sounds.
Sounds venne prodotto da Spotlight Publications, grazie ad un'idea di Jack Hutton e Peter Wilkinson nel 1970 (i due facevano parte di Melody Maker prima di mettersi in proprio. Melody Maker, fondata nel 1926, è il più antico settimanale musicale al mondo! Originariamente devota al Jazz, negli anni 50 e 60 si aprì anche al Rock. Le pubblicazioni cessarono nel 2000).
I primi articoli inerenti la musica che c'interessa riguardavano ovviamente il Prog Rock.
La rivista nacque oltre che come risposta a Melody Maker, anche a New Musical Express (fondata nel 1949 a Londra ed anch'essa dedita al Rock. La rivista è attiva ancora oggi).
Sounds fu rivoluzionaria perchè già nel 1970 regalava poster (inizialmente in bianco e nero, ma già a colori dalla fine del 1971) e in seguito per l'intuizione di mettere sulle proprie copertine band della nascente NWOBHM.
Furono anche tra i primissimi ad interessarsi al Punk.
Mick Middles copriva la scena musicale di Manchester dal 1978 al 1982, scrivendo di molte band emergenti dell'epoca quali Buzzcocks e Joy Division.
Keith Cameron scrisse dei Nirvana dopo che Robb effettuò la prima intervista in assoluto con loro. Il frontman Kurt Cobain indossava spesso una maglietta di "Sounds".
Sounds chiuse nel 1991 dopo che la casa madre, United Newspapers, vendette il tutto ad EMAP Metro.
Tra i collaboratori ci furono Garry Bushell, Mick Middles, Geoff Barton, John Robb, Mick Sinclair, Caroline Coon, Antonella Gambotto, Vivien Goldman, Jonh Ingham, Alan Moore (aka "Curt Vile"), Lizo Mzimba , John Peel, Barbara Charone, Edwin Pouncey (alias " Savage Pencil "), Cathi Unsworth, Jon Ronson, Jon Savage, Sylvie Simmons, Penny Valentine, Marguerite Van Cook, Mary Anne Hobbs, Mat Snow, James Brown (che contribuì a formare Loaded), Andy Ross, Steve Lamacq, Kev F. Sutherland e Russ.
L'eredità di Sounds fu la creazione della rivista Heavy Metal "Kerrang!", originariamente rilasciata come supplemento (prima di diventare una pubblicazione separata. Un po' quello che successe con Grind Zone che inizialmente era una costola di Metal Hammer).
La parola "kerrang" deriva dal rumore prodotto da un accordo potente eseguito su una chitarra elettrica distorta.
La prima pubblicazione risale al 6 giugno 1981 e venne curata da Geoff Barton.
Angus Young degli Ac/Dc apparve sulla prima copertina. In seguito divenne un quindicinale, prima che dal 1987 divenisse un settimanale.
Durante gli anni '80 e l'inizio degli anni '90 la rivista mise in copertina molte Thrash (Venom, Slayer, Metallica) e Glam band (Mötley Crüe, Bon Jovi, Poison) ma in seguito le scartò quando esplose il Grunge negli anni 90. I lettori criticarono la rivista per aver ripetuto queste scelte editoriali ogni volta che un nuovo sottogenere musicale diventava trendy.
Il termine " Thrash Metal " venne coniato per la prima volta propria da Kerrang! e precisamente da Malcolm Dome mentre parlava della canzone "Metal Thrashing Mad" degli Anthrax (nel numero 62, pagina 8, pubblicato il 23 febbraio 1984). Prima di questo, James Hetfield e soci si riferivano al loro suono come Power Metal.
La popolarità della rivista aumentò nuovamente sotto Paul Rees intorno al 2000, quando era appena esploso il Nu Metal, con gruppi quali Limp Bizkit e Slipknot.
Poi fu la volta di Ashley Bird dal 2003 al 2005, seguito da Paul Brannigan.
Con l'emergere del Metalcore tra la metà e la fine degli anni 2000, Kerrang! venne invasa da queste band.
Malgrado lamentele dei lettori, a seguito di questo cambiamento, Brannigan portò la rivista nel suo periodo di maggior successo commerciale con un record di 80.186 copie.
Lo stesso lasciò nel 2009 e venne succeduto da Nichola Browne.
In anni recenti, oltre alla versione cartacea, esiste anche quella digitale (oltre che a Kerrang!TV e Radio).
Metal Forces invece venne fondata nel 1983 ed era nota per trattare band che non avevano firmato con case discografiche.
Metallica, Slayer, Megadeth, Overkill, Death e Poison finirono su questa rivista quando erano ancora relativamente sconosciute. E' di opinione comune che grazie a loro gli Anacrusis raggiunsero una discreta notorietà. Dave Reynolds, ex scrittore di Metal Forces, ha affermato che la rivista è stata la prima a coniare i termini Thrash Metal (anche se pure Kerrang! afferma la stessa cosa) e Death Metal.
Una compilation in vinile della Metal Forces ("Demolition - Scream Your Brains Out!" venne pubblicato nel 1988 attraverso Chain Reaction Records con Anacrusis, Atrophy, Hobbs 'Angel Of Death, Aftermath e Leviathan.
Nell'agosto 1991, Metal Forces ha creato una pubblicazione alternativa "Thrash 'n Burn" , dedicata solo al Metal Estremo.
Tra gli anni 80 e 90 fu sicuramente tra le riviste guida del Regno Unito.
Durante i primi anni '90, Metal Forces cambiò la sua politica alternando band affermate e sconosciute, coprendo anche Rock band ed Heavy Metal famose. Le modifiche apportate non furono redditizie e la rivista perse lettori ed inserzionisti.
In un'intervista, l'editorialista Dave Reynolds affermò che influenzarono Kerrang! nella produzione di spin-off e pubblicazioni alternative, al di fuori del mensile.
Il vicepresidente della Roadrunner Records disse che "Metal Forces era la mia Bibbia...il modo in cui ho scoperto nuove band e alimentato il mio insaziabile appetito per tutte le cose emergenti dall'underground".
Nel 1984, Metal Forces pubblicò una recensione molto negativa inerente gli Hellhammer.
Negativa al punto che il chitarrista della band, Tom Warrior, disse che la band non avrebbe mai suonato in Inghilterra a causa sua; dopo aver formato una nuova band, i Celtic Frost, il chitarrista continuò a rifiutare le richieste di intervista della rivista, nonostante Metal Forces fosse "la seconda rivista Metal più famosa".
Nel 2007, l' editore e revisore di Metal Forces scrisse la storia della band per le edizioni rimasterizzate dei CD degli album Hellhammer (usciti per la Century Media Records).
Nel 1986 invece, Dave Mustaine, primo chitarrista dei Metallica e fondatore dei Megadeth, si lamentò che il chitarrista sostitutivo Kirk Hammett fu ingiustamente nominato "numero 1" nel sondaggio dei lettori di Metal Forces nonostante la chitarra fosse stata suonata da Mustaine; Hammett si difese dicendo che in realtà aveva ri-registrato i pezzi sul demo.
Aveva una cadenza mensile con 13 numeri all'anno e comprendeva CD allegati e un poster a doppia facciata.
Il nome era un omaggio all'omonima band Grind/Death chiamata Terrorizer che a sua volta aveva preso ispirazione da un demo dei Master uscito nel 1985.
Nel primo numero comparvero i Sepultura in copertina ad un prezzo di £ 1,95.
Per il resto vennero trattate Pestilence, Morgoth, Entombed, Morbid Angel, At The Gates, Coroner, Dismember, Sinister, Death.
Dunque la rivista trattava almeno negli intenti iniziali Death Metal.
Dopo un secondo numero con i grinders Carcass, l'allora editore, Rob Clymo, ricevette un mare di critiche per una copertina sui Metallica segno che simboleggiava un passaggio verso una più ampia copertura musicale. Nonostante ciò, l' impulso di Terrorizer è rimasto saldamente nel Metal Estremo con Cradle Of Filth (prima dell'apertura al grande pubblico di qualche anno dopo), Fear Factory, etc
Il numero 11 vide una larga schiera di Hardcore e Punk band quali Suicidal Tendencies, Madball, Chaos UK e Pro-Pain.
Mentre il Death stava diventando più mainstream (anche grazie alla scena melodica svedese), il Black Metal si stava diffondendo e veniva ridicolizzato dalla maggior parte delle riviste (Scandinavia a parte) che non lo trattavano.
Terrorizer invece diede un grande spazio ad Enslaved, Emperor e Dissection, Behemoth, Amon Amarth, etc
Nel 1995 Terrorizer lanciò anche due servizi telefonici, "Deathline" e "Metal Mates", che furono rapidamente interrotti. Il primo era un numero che potevi chiamare per ascoltare le interviste complete delle band dato che sul cartaceo avresti letto solo frammenti del totale, il secondo un servizio per registrare i tuoi dati personali con un'agenzia Metal di matchmaking (domanda ed offerta musicale, a seconda delle proprie preferenze).
Tra 1996 e 1998 (editore Nick Terry) fu il boom Black Metal con copertine, recensioni e poster (si ricorda uno dedicato a Burzum) a riempire la rivista. Ci furono diatribe tra lettori che preferivano questa corrente e volevano ancora più spazio e quelli Hardcore.
A fine anni 90, oltre a musica più tradizionale e classica, comparve anche il Nu Metal (quasi sempre bastonato però dai recensori).
La rivista è anche nota per aver condotto l'ultima intervista con il frontman dei Death Chuck Schuldiner nel numero 59.
Da 1998 in poi comparvero i primi CD in omaggio (a cadenza di 4 mesi, poi bimestrale, infine mensile dal 2002 in poi).
Alla fine del 2000, Jonathan Selzer sostituì Nick Terry come editore dando maggiore spazio al Doom (Cathedral su tutti).
Tra le altre band si ricordano in copertina anche gli Akercocke e successivamente gli Anaal Nathrakh, il numero 97 invece a seguito della notizia della morte di Chuck Schuldiner, fu dedicato a lui con 6 pagine all'interno.
Dopo un calo a livello di vendite nel nuovo millennio, l'ultimo numero della rivista (287) è stato rilasciato a giugno 2018.
Negli anni la rivista ha rilasciato un sacco di speciali su vari generi: Black Metal, Thrash, Death, Goregrind, Doom, Power, Prog Metal e Punk.
Una differenza abissale risiedeva nei promo ricevuti da recensire, in quanto essendo riviste inglesi potevano raggiungere un bacino di ascoltatori decisamente più ampio (mondiale) quindi le label inviavano soprattutto a loro i classici nastri o in seguito CD omaggio da recensire.
Ricordiamoci inoltre che negli anni 80 la patria del Metal era l'Inghilterra (e l'America per il nascente Thrash).
E molte delle principali etichette erano inglesi: la EMI (che era addirittura una Major), Earache, Music For Nations, Candlelight Records, Peaceville Records o la defunta Neat Records.
Ma al di là della provenienza dell'etichette (ce n'erano molte altre non inglesi), se i promo erano limitati, meglio avere una ribalta internazionale su una rivista inglese piuttosto che su una spagnola, italiana o scandinava.
In molti casi inoltre, a differenza delle riviste nostrane, c'era una vera e propria sede e diversi collaboratori prendevano un buono stipendio.
Iniziamo da Sounds.
Sounds venne prodotto da Spotlight Publications, grazie ad un'idea di Jack Hutton e Peter Wilkinson nel 1970 (i due facevano parte di Melody Maker prima di mettersi in proprio. Melody Maker, fondata nel 1926, è il più antico settimanale musicale al mondo! Originariamente devota al Jazz, negli anni 50 e 60 si aprì anche al Rock. Le pubblicazioni cessarono nel 2000).
I primi articoli inerenti la musica che c'interessa riguardavano ovviamente il Prog Rock.
La rivista nacque oltre che come risposta a Melody Maker, anche a New Musical Express (fondata nel 1949 a Londra ed anch'essa dedita al Rock. La rivista è attiva ancora oggi).
Sounds fu rivoluzionaria perchè già nel 1970 regalava poster (inizialmente in bianco e nero, ma già a colori dalla fine del 1971) e in seguito per l'intuizione di mettere sulle proprie copertine band della nascente NWOBHM.
Furono anche tra i primissimi ad interessarsi al Punk.
Mick Middles copriva la scena musicale di Manchester dal 1978 al 1982, scrivendo di molte band emergenti dell'epoca quali Buzzcocks e Joy Division.
Keith Cameron scrisse dei Nirvana dopo che Robb effettuò la prima intervista in assoluto con loro. Il frontman Kurt Cobain indossava spesso una maglietta di "Sounds".
Sounds chiuse nel 1991 dopo che la casa madre, United Newspapers, vendette il tutto ad EMAP Metro.
Tra i collaboratori ci furono Garry Bushell, Mick Middles, Geoff Barton, John Robb, Mick Sinclair, Caroline Coon, Antonella Gambotto, Vivien Goldman, Jonh Ingham, Alan Moore (aka "Curt Vile"), Lizo Mzimba , John Peel, Barbara Charone, Edwin Pouncey (alias " Savage Pencil "), Cathi Unsworth, Jon Ronson, Jon Savage, Sylvie Simmons, Penny Valentine, Marguerite Van Cook, Mary Anne Hobbs, Mat Snow, James Brown (che contribuì a formare Loaded), Andy Ross, Steve Lamacq, Kev F. Sutherland e Russ.
La parola "kerrang" deriva dal rumore prodotto da un accordo potente eseguito su una chitarra elettrica distorta.
La prima pubblicazione risale al 6 giugno 1981 e venne curata da Geoff Barton.
Angus Young degli Ac/Dc apparve sulla prima copertina. In seguito divenne un quindicinale, prima che dal 1987 divenisse un settimanale.
Durante gli anni '80 e l'inizio degli anni '90 la rivista mise in copertina molte Thrash (Venom, Slayer, Metallica) e Glam band (Mötley Crüe, Bon Jovi, Poison) ma in seguito le scartò quando esplose il Grunge negli anni 90. I lettori criticarono la rivista per aver ripetuto queste scelte editoriali ogni volta che un nuovo sottogenere musicale diventava trendy.
Il termine " Thrash Metal " venne coniato per la prima volta propria da Kerrang! e precisamente da Malcolm Dome mentre parlava della canzone "Metal Thrashing Mad" degli Anthrax (nel numero 62, pagina 8, pubblicato il 23 febbraio 1984). Prima di questo, James Hetfield e soci si riferivano al loro suono come Power Metal.
La popolarità della rivista aumentò nuovamente sotto Paul Rees intorno al 2000, quando era appena esploso il Nu Metal, con gruppi quali Limp Bizkit e Slipknot.
Poi fu la volta di Ashley Bird dal 2003 al 2005, seguito da Paul Brannigan.
Con l'emergere del Metalcore tra la metà e la fine degli anni 2000, Kerrang! venne invasa da queste band.
Malgrado lamentele dei lettori, a seguito di questo cambiamento, Brannigan portò la rivista nel suo periodo di maggior successo commerciale con un record di 80.186 copie.
Lo stesso lasciò nel 2009 e venne succeduto da Nichola Browne.
In anni recenti, oltre alla versione cartacea, esiste anche quella digitale (oltre che a Kerrang!TV e Radio).
Metal Forces invece venne fondata nel 1983 ed era nota per trattare band che non avevano firmato con case discografiche.
Metallica, Slayer, Megadeth, Overkill, Death e Poison finirono su questa rivista quando erano ancora relativamente sconosciute. E' di opinione comune che grazie a loro gli Anacrusis raggiunsero una discreta notorietà. Dave Reynolds, ex scrittore di Metal Forces, ha affermato che la rivista è stata la prima a coniare i termini Thrash Metal (anche se pure Kerrang! afferma la stessa cosa) e Death Metal.
Una compilation in vinile della Metal Forces ("Demolition - Scream Your Brains Out!" venne pubblicato nel 1988 attraverso Chain Reaction Records con Anacrusis, Atrophy, Hobbs 'Angel Of Death, Aftermath e Leviathan.
Nell'agosto 1991, Metal Forces ha creato una pubblicazione alternativa "Thrash 'n Burn" , dedicata solo al Metal Estremo.
Tra gli anni 80 e 90 fu sicuramente tra le riviste guida del Regno Unito.
Durante i primi anni '90, Metal Forces cambiò la sua politica alternando band affermate e sconosciute, coprendo anche Rock band ed Heavy Metal famose. Le modifiche apportate non furono redditizie e la rivista perse lettori ed inserzionisti.
In un'intervista, l'editorialista Dave Reynolds affermò che influenzarono Kerrang! nella produzione di spin-off e pubblicazioni alternative, al di fuori del mensile.
Il vicepresidente della Roadrunner Records disse che "Metal Forces era la mia Bibbia...il modo in cui ho scoperto nuove band e alimentato il mio insaziabile appetito per tutte le cose emergenti dall'underground".
Nel 1984, Metal Forces pubblicò una recensione molto negativa inerente gli Hellhammer.
Negativa al punto che il chitarrista della band, Tom Warrior, disse che la band non avrebbe mai suonato in Inghilterra a causa sua; dopo aver formato una nuova band, i Celtic Frost, il chitarrista continuò a rifiutare le richieste di intervista della rivista, nonostante Metal Forces fosse "la seconda rivista Metal più famosa".
Nel 2007, l' editore e revisore di Metal Forces scrisse la storia della band per le edizioni rimasterizzate dei CD degli album Hellhammer (usciti per la Century Media Records).
Nel 1986 invece, Dave Mustaine, primo chitarrista dei Metallica e fondatore dei Megadeth, si lamentò che il chitarrista sostitutivo Kirk Hammett fu ingiustamente nominato "numero 1" nel sondaggio dei lettori di Metal Forces nonostante la chitarra fosse stata suonata da Mustaine; Hammett si difese dicendo che in realtà aveva ri-registrato i pezzi sul demo.
Giusto dare spazio anche alla versione inglese di Metal Hammer con sede a Londra.
Wilfried F. Rimensberger inizialmente suggerì a Kerrang! che avrebbero dovuto pubblicare una versione anche in Germania, ma i redattori del tempo non erano interessati.
Tuttavia lo stesso Rimensberger riuscì ad ottenere ciò per Metal Hammer UK, pubblicata in 11 lingue riuscì a raggiungere una diffusione mensile di oltre 1 milione di copie, durante il suo apice, surclassando Kerrang! (almeno come vendite).
Rimensberger oltre che alla musica Heavy incorporò una serie di eventi collaterali radiofonici multinazionali a marchio Metal Hammer (premi, tour, festival, etc).
Furono anche queste iniziative a decretare il grande successo della rivista (anche se invero, in Italia, fu abbastanza tipiedo).
Rimensberger registrò anche il marchio Metalhammer UK Ltd, fu promotore di importanti festival con protagonisti Metallica, Motörhead e Venom.
E riuscì anche a stringere partnership con BBC, MTV Metal Show con Bailey Brothers e con il Castle Donington Monsters Of Rock Festival.
Harry Doherty, ex Melody Maker, divenne il redattore di Metal Hammer UK, producendo anche il programma Metal Hammer su TV satellitare. Lo stesso ha anche lanciato il Metal Hammer Video Magazine, in diretta concorrenza con la sua precedente creazione, Hard'n'Heavy.
Negli anni '90, Wigginghaus perse il controllo della pubblicazione e, su consiglio di Rimensberger, vendette l'edizione tedesca a Jürg Marquart, editore delle riviste Penthouse e Cosmopolitan in Germania. In seguito, venne venduta anche l'edizione britannica per coprire le passività finanziarie personali. L'editore di oggi è Future.
La rivista Terrorizer venne fondata nel 1993 e pubblicata da Dark Arts Ltd. sempre nel Regno Unito.Aveva una cadenza mensile con 13 numeri all'anno e comprendeva CD allegati e un poster a doppia facciata.
Il nome era un omaggio all'omonima band Grind/Death chiamata Terrorizer che a sua volta aveva preso ispirazione da un demo dei Master uscito nel 1985.
Nel primo numero comparvero i Sepultura in copertina ad un prezzo di £ 1,95.
Per il resto vennero trattate Pestilence, Morgoth, Entombed, Morbid Angel, At The Gates, Coroner, Dismember, Sinister, Death.
Dunque la rivista trattava almeno negli intenti iniziali Death Metal.
Dopo un secondo numero con i grinders Carcass, l'allora editore, Rob Clymo, ricevette un mare di critiche per una copertina sui Metallica segno che simboleggiava un passaggio verso una più ampia copertura musicale. Nonostante ciò, l' impulso di Terrorizer è rimasto saldamente nel Metal Estremo con Cradle Of Filth (prima dell'apertura al grande pubblico di qualche anno dopo), Fear Factory, etc
Il numero 11 vide una larga schiera di Hardcore e Punk band quali Suicidal Tendencies, Madball, Chaos UK e Pro-Pain.
Mentre il Death stava diventando più mainstream (anche grazie alla scena melodica svedese), il Black Metal si stava diffondendo e veniva ridicolizzato dalla maggior parte delle riviste (Scandinavia a parte) che non lo trattavano.
Terrorizer invece diede un grande spazio ad Enslaved, Emperor e Dissection, Behemoth, Amon Amarth, etc
Nel 1995 Terrorizer lanciò anche due servizi telefonici, "Deathline" e "Metal Mates", che furono rapidamente interrotti. Il primo era un numero che potevi chiamare per ascoltare le interviste complete delle band dato che sul cartaceo avresti letto solo frammenti del totale, il secondo un servizio per registrare i tuoi dati personali con un'agenzia Metal di matchmaking (domanda ed offerta musicale, a seconda delle proprie preferenze).
Tra 1996 e 1998 (editore Nick Terry) fu il boom Black Metal con copertine, recensioni e poster (si ricorda uno dedicato a Burzum) a riempire la rivista. Ci furono diatribe tra lettori che preferivano questa corrente e volevano ancora più spazio e quelli Hardcore.
A fine anni 90, oltre a musica più tradizionale e classica, comparve anche il Nu Metal (quasi sempre bastonato però dai recensori).
La rivista è anche nota per aver condotto l'ultima intervista con il frontman dei Death Chuck Schuldiner nel numero 59.
Da 1998 in poi comparvero i primi CD in omaggio (a cadenza di 4 mesi, poi bimestrale, infine mensile dal 2002 in poi).
Alla fine del 2000, Jonathan Selzer sostituì Nick Terry come editore dando maggiore spazio al Doom (Cathedral su tutti).
Tra le altre band si ricordano in copertina anche gli Akercocke e successivamente gli Anaal Nathrakh, il numero 97 invece a seguito della notizia della morte di Chuck Schuldiner, fu dedicato a lui con 6 pagine all'interno.
Dopo un calo a livello di vendite nel nuovo millennio, l'ultimo numero della rivista (287) è stato rilasciato a giugno 2018.
Negli anni la rivista ha rilasciato un sacco di speciali su vari generi: Black Metal, Thrash, Death, Goregrind, Doom, Power, Prog Metal e Punk.
lunedì 25 luglio 2016
La Storia Delle Riviste Rock e Metal: Da Rockerilla a Classix Metal
Gli anni 80 furono oltre che un periodo storico per la diffusione della musica Metal ma anche per quanto riguarda le riviste. C’era una certa concorrenza, soprattutto tra riviste quali H/M e Metal Shock, ma in qualche misura era molto sana e portava a migliorare le varie riviste (la concorrenza pare fosse sentita più da quelli di Metal Shock). Al picco molte di queste riviste riuscirono a raggiungere anche 15mila copie. Quali furono i punti di riferimento? Sicuramente le riviste inglesi: Kerrang!, Metal Forces, Sounds, Terrorizer (gente quale Mick Wall, Chris Welch, Geoff Barton, Dave Reynolds, Dave Ling, etc). Intanto il Metal era sempre più variegato: al classico si aggiungeva il Metal estremo, poi in seguito quello alternativo. Fenomeni come il Thrash, il Death, il Grind e il Black Metal segnarono una prima spaccatura. La divisione dei contenuti e la specializzazione delle riviste diventarono un serio argomento negli anni 90. I sottogeneri che spingevano su velocità e violenza generale (Death, Black) portarono ad un vero e proprio separatismo spinto da tutto quello che era "Classico". Verso la fine degli anni 90 però le cose precipitarono ulteriormente e qualcosa inizia ad andare storto per davvero. Oltre alla divisione tra Heavy classico ed estremo si inizia a delineare una spaccatura tra puristi dei generi di riferimento tra "Metal" e "Non Metal" che si evolverà nel cosiddetto Nu Metal, uno dei più grossi business del Metal a cavallo del 2000.
Il clima di tensione è palpabile anche all’interno delle riviste: le pagine della posta traboccano di insulti verso i Korn, gli Slipknot e le correnti alternative. Passando ovviamente per i Metallica rei di aver concepito Load e Reload, voci critiche nei confronti della svolta quasi Crossover dei Sepultura di Roots, dei cambi di genere dei Megadeth, senza scordarci delle pagine dedicate al fenomeno Grunge.
Le riviste, come somma dei collaboratori che le vanno a comporre, finiscono per schierarsi inevitabilmente da una parte o dall’altra. Nel mentre, zitto zitto e in modo relativamente veloce, stava nascendo un mostro che avrebbe inghiottito tutto: Internet. Nella prima fase dell’esistenza della rete, Internet ha iniziato ad affollarsi di Webzine e siti generici: Blabbermouth, Metallus, TrueMetal, Metal.it (fondato da Gianluca "Graz" Grazioli, ex di MetalShock), MetalSucks, Metallized, MetalItalia più Webzine o Blog. Per le fanzine storiche (italiane e non) ti rimando a questo articolo: La Storia Delle Fanzine Metal (Italiane e Straniere)
Il clima di tensione è palpabile anche all’interno delle riviste: le pagine della posta traboccano di insulti verso i Korn, gli Slipknot e le correnti alternative. Passando ovviamente per i Metallica rei di aver concepito Load e Reload, voci critiche nei confronti della svolta quasi Crossover dei Sepultura di Roots, dei cambi di genere dei Megadeth, senza scordarci delle pagine dedicate al fenomeno Grunge.
Le riviste, come somma dei collaboratori che le vanno a comporre, finiscono per schierarsi inevitabilmente da una parte o dall’altra. Nel mentre, zitto zitto e in modo relativamente veloce, stava nascendo un mostro che avrebbe inghiottito tutto: Internet. Nella prima fase dell’esistenza della rete, Internet ha iniziato ad affollarsi di Webzine e siti generici: Blabbermouth, Metallus, TrueMetal, Metal.it (fondato da Gianluca "Graz" Grazioli, ex di MetalShock), MetalSucks, Metallized, MetalItalia più Webzine o Blog. Per le fanzine storiche (italiane e non) ti rimando a questo articolo: La Storia Delle Fanzine Metal (Italiane e Straniere)
Come era lecito attendersi, i piccoli siti nascevano già schierati da una parte o dall’altra del Metal, con pochissimi nomi che mettevano d’accordo tutti. Era quasi un passaggio di consegne: dalla carta allo spazio virtuale (o Cyberspazio se preferite). Inutile dire che oggi molte di queste riviste, hanno chiuso baracca e burattini. Anche se bisognerebbe chiedersi, come mai, alcune riviste inglesi (Kerrang e Metal Forces su tutte) continuano ad esistere ancora oggi facendo ancora discreti numeri (sicuramente scrivendo in inglese il bacino di utenti era enormemente più ampio ma vale lo stesso oggi su internet: i blog e webzine in lingua inglese sono la maggioranza e in teoria dovrebbero produrre una certa concorrenza oscurando le riviste cartacee, cosa che in Inghilterra è avvenuta solo in parte).
Ad ogni modo ripercorriamo la storia delle principali riviste italiane.
CIAO 2001
Ciao 2001 fu una rivista musicale italiana degli anni 70 e anni 80.
Il settimanale nacque nel 1968 dalla fusione di due tra le più importanti riviste musicali del periodo beat: Ciao amici e Big. Il primo numero è datato 1969.
La rivista nei primi tre anni si occupò in generale di musica leggera e di mondo giovanile allora in grande fermento, spostandosi poi nel decennio successivo verso il Prog Rock straniero e italiano.
Ma non solo: Bob Dylan, Frank Zappa, Van Halen, Yes, Jethro Tull, Meat Loaf, Jefferson Starship, Deep Purple, Led Zeppelin, Queen, Neil Young, Bruce Springsteen, David Bowie, Steve Wonder, Eilvis Presley, etc Sbeffeggiata e criticata proprio per la diversità di band proposte (alternando band Hard Rock ad altre Pop) fu sicuramente tra le riviste più importanti del panorama italiano.
Il direttore "storico" della rivista fu Saverio Rotondi, in carica dal 1970 al 1983, anno della sua prematura scomparsa, artefice della svolta nella trattazione degli argomenti musicali, e che portò il settimanale ad un consistente aumento delle vendite. Per la rivista lavorarono e scrissero, fra gli altri, Renato Marengo, Dario Salvatori, Richard Benson, Marco Ferranti, Maurizio Baiata, Manuel Insolera, Piergiorgio Brunelli, Piergiuseppe Caporale, Lucio Mazzi, Giorgio Antonelli e Armando Gallo.
La rivista continuò le pubblicazioni sino agli anni 90 più un'altra quindicina di numeri a cavallo del nuovo millennio. In totale vennero pubblicati 1212 numeri.
ROCKERILLA ED HARD N'HEAVY
Una delle prime riviste Rock fu Rockerilla che nasce nel 1978 ed è stata tra le prime riviste a parlare di Heavy Metal e in generale di musica alternativa con firme quali Beppe Riva, Piergiorgio Brunelli, Claudio Sorge, Alex Solca, Adriano Bosone, Paolo Cossali, Tiziano Bergonzi e Maurizio Bianchi.
Per la verità non possiamo parlare di una rivista Metal in senso stretto perchè era maggiormente incentrata sulla "New Wave" però ebbero l'indubbia importanza nel dare il primo spazio al Metal tramite trafiletti di "Hard N'Heavy" e tramite l'estensione della stessa rubrica con 3 numeri omonimi.
Beppe Riva: "Alla fine del 1978 iniziai a scrivere su Rockerilla, che a quell’epoca usciva in un formato simile ai grandi settimanali inglesi come Sounds e Melody Maker, e cercava nuovi collaboratori ricercandoli fra i vincitori di un “concorso dei lettori” istituito anni prima da Ciao 2001, la più diffusa rivista musicale italiana degli anni ’70.
Il “premio” consisteva nella pubblicazione di una recensione, con nome e indirizzo dell’autore, ed io fui fra i prescelti, commentando un album dei Blue Oyster Cult.
Negli anni ‘80, Rockerilla divenne un punto di riferimento per la cultura Rock alternativa in Italia; occupandomi dell’emergente fenomeno Heavy Metal, varai una rubrica “Hard N'Heavy”, che fu la prima in Italia nel suo genere ed ottenne un notevole successo.
Nel frattempo, a livello di carta stampata, avevamo realizzato alcuni numeri di Hard & Heavy, divenuta una rivista autonoma rispetto a Rockerilla, e la prima nel nostro paese dedicata esclusivamente al Rock duro"
Piergiorgio Brunelli: "Credo di aver conosciuto Beppe Riva ad un concerto: ho parlato con la redazione e dopo la laurea nella primavera dell'82 sono andato a Londra per un mese.
Ero già stato a Reading nel 1979 e nell'80, più Donington nell'81.
La spinta di andare e provarci nacque da due cose: io abitavo a Bologna, le etichette erano a Roma o Milano. Ero svantaggiato rispetto ai fotografi di quelle città perché i miei contatti erano sporadici e non riuscivo a creare rapporti buoni come i loro. L'ultimo tassello nel quadro è il tour degli Iron Maiden dell'autunno 1981. Avevano liquidato Paul DiA nno e reclutato Bruce Dickinson. Gli feci foto a Bologna e Milano. Già conoscevo il loro manager Rod Smallwood così mi comprarono tre foto da quel tour e dal Reading 1980 che furono usate nella copertina interna di "The Number Of The Beast".
La scelta tra l'usare la laurea in Scienze della Produzione animale appena conseguita e l'andare a Londra è stata facile"
Luca Signorelli ricorda i primi giorni di Metal Hammer: "Avevo conosciuto Claudio Cubito e Sandor Mallasz quando conducevano una trasmissione radiofonica su una radio privata torinese.
In seguito nacque la possibilità di gestire quattro pagine ‘locali’ nella versione tradotta in italiano di Metal Hammer, che velocemente diventò un Metal Hammer italiano a tutti gli effetti”
Luca Signorelli: "L’obbiettività nella critica musicale, come in quella estetica generale, è solo una fola. La critica musicale è un misto di fiction, diario personale e arringa, non è una scienza.
Rendi un buon servizio al pubblico quando scrivi cose divertenti, personali e che allo stesso tempo permettano di scoprire dischi e gruppi nuovi che valga la pena di scoprire.
Sono più dubbioso sulle stroncature: prima di tutto perché sono più facili da scrivere.
E poi perché sono in genere pessimi servizi ai lettori. Raramente è una buona idea dire a qualcuno “non sentire questo gruppo perché fa schifo”, in teoria bisognerebbe sentire tutto e farsi un’idea da soli. Anche solo per motivi anagrafici non sono così convinto di aver avuto tutta questa influenza (le cose che leggo in giro mi sembrano, fortunatamente, molto personali) ma se questo è veramente avvenuto, ne sono ovviamente felice e soddisfatto"
Malgrado qualche avvicendamento (come l'abbandono di Signorelli dalle testate giornalistiche quindi non solo Metal) fu sicuramente tra le riviste più durature del panorama, arrivando sin in tempi moderni (al di là di qualche chiusura e riapertura). Sandro Buti, abbandonato Flash, scrive per Metal Hammer dal 1997 al 2005. Fabio Magliano, fu una delle firme della testata dal 1996 con pausa nel 2005, quando fondò Metal Maniac. Dopo l'uscita da Metal Maniac (che era una costola di Metal Hammer), Magliano viene richiamato a Metal Hammer e avvia una collaborazione con Filippo Pagani, Andrea Vignati e Barbara Volpi tra gli altri, fino all’intoppo che decide momentaneamente la sospensione di ogni uscita.
Stefano Pera sul ritorno di Metal Hammer: "L’editoria musicale ed in particolare quella Metal deve affrontare un mercato che è cambiato completamente. Negli anni 80 e 90 i giornali erano bibbie: era l’unico modo per avere notizie su dischi e gruppi. Oggi chiunque può andare su internet e trovare mille volte tanto. Ogni giorno, ogni minuto, da ovunque e soprattutto con una velocità che una rivista mensile non potrà mai avere, le persone possono trovare contenuti immensi (notizie, interviste, recensioni, i dischi stessi e tutti i video, ufficiali ed amatoriali). C’è però ancora uno spazio ed è uno spazio preciso e ben definito. Il Web è veloce, ma proprio per questo è leggero, spara frecce di continuo in ogni direzione ma non consente la profondità. Il Web è dispersivo.
La gente vede di tutto ma lo fa in modo superficiale. I giornali offrono invece un modello di consumo differente. La lettura è più attenta, il ricordo delle cose è più nitido, si pone in modo più intuitivo come riferimento mnemonico. Il format deve quindi essere differente, non antitetico al Web, ma complementare. Per questo stiamo lavorando ad un modello di rivista con la doppia natura Web e cartacea. In pratica vogliamo creare una sorta di circolo virtuoso tra i due ambienti, con un travaso di attenzione da una piattaforma all’altra senza soluzione di continuità"
Dopo qualche anno però (2014) Metal Hammer risorge ma la "magia" dura poco perchè Magliano e Pera decidono nuovamente di abbandonare per divergenze personali.
H/M
H/M fu un'altra rivista storica che dettò le mode negli anni 80, prima di scomparire a metà anni 90 per problemi economici. Da qui uscirono figure leggendarie che influenzeranno i giornalisti del decennio successivo: basta ricordare Massimo Cottica col suo humour tutto particolare, Vincenzo Barone, Alex Ventriglia, Alessandro Massara e Luca Collepiccolo. Era più simile ad una fanzine ed ampio spazio era dato anche alle lettere dei lettori. C'era una certa rivalità con la nascente Metal Shock.
Massimo Cottica: "L'esperienza con H/M nel 1990 ha coinciso con un cambiamento nel movimento metallico italiano. Una volta si dava una pacca sulla spalla a tutti. Metal Shock ha continuato a farlo per anni...H/M ed il sottoscritto erano di un altra opinione. Dare a Cesare quel che è di Cesare, massacrare gli altri. Mi arrivavano decine di demo ogni settimana.
Per essere completamente onesto ti dico come preparavo il mio lavoro. Ascoltavo tutti, buttavo via la metà. Quelli che non avevano niente a che fare con la musica, via, nel cestino.
Tenevo quelli che mandavano le foto roboanti con le pose e i capelli lunghi fino al culo, e quelli che sapevano suonare. Gli ultimi li benedivo e cercavo di aiutare a migliorare ed andare avanti.
I primi li smontavo pezzetto per pezzetto, sadisticamente se vuoi... era come avere un sito web.
Tu puoi scrivere che sei il meglio in quello che fai sul tuo sito web, ma poi quando si viene al sodo si scopre che non ci acchiappi la proverbiale fava lessa. Tanti gruppi di quell'inizio anni 90, avevano una bella immagine ma saper suonare, manco per l'augello..."
Alcune massime di Cottica sulla rubrica "Under Shout": "L'albero cui tendesti la pargoletta mano è mio", "o scendi giù tu o salgo su io!" e non mancavano perle di saggezza degne dei più raffinati filosofi ("A caval donato non si guarda in bocca... anche perché gli puzza maledettamente l'alito!").
Più altri simpatici siparietti quali "Biancafava ed I Porno Nani", "La Leggenda del Cefalo Pescatore", etc
Massimo Cottica: "Metal Shock era più serio, servo del gruppo, insofferente per la realtà e non curante del danaro che i lettori spendevano per comprare l'ultimo della Strana Officina, che veniva recensito come la cosa migliore che l'Italia aveva da offrire, ma che in realtà era una minchiata paradossale. Io ed H/M ci siamo schierati dalla parte del consumatore e nel culo di quelli che di musica non ci hanno mai capito una fava lessa. Undeshout ha iniziato con un tono solenne, per diventare un tonto insolente. Le recensioni sono diventate più leggiadre, meno tecniche, più prendiamola sul ridere che "sì ragazzi avete un futuro".
Ho catapultato esponenzialmente il mio "io" nella seconda parte della storia di Undershout/HM.
Il risultato erano le poesie, le nefande storie di Ventriculis, Baronis, Cotecum.
Ho preso in giro il direttore, le direttrici, le segretarie, tutti i collaboratori, tutti i gruppi che mi facevano schifo o che odiavo alla perdizione...più lo facevo e più gente scriveva in redazione chiedendo di me e di come catturavo l'attenzione del lettore e tutte quelle baggianate lì..."
METAL SHOCK
Metal Shock invece uscì per la prima volta nel 1987 grazie alla collaborazione di Bassoli con Giancarlo Trombetti come caporedattore dal 1987 al 1990 e Beppe Riva (entrambi ex collaboratori di Rockerilla). Era un periodico quindicinale. All'apice della sua storia vendette anche oltre 20mila copie.
Beppe Riva: "Il primo numero di Metal Shock uscì nell’aprile ’87, poco dopo il terzo di Hard’N’Heavy. Ci impegnammo comunque affinché quest’ultimo fosse un numero di elevato contenuto, anche se non potevamo avvertire con troppo anticipo la redazione di Rockerilla della decisione di andarcene. Metal Shock venne pubblicizzato come “il metallo da leggere”: ci interessava creare una rivista di qualità, scritta con adeguate basi culturali.
Non condividevamo l’impostazione di H/M, che ci sembrava focalizzato più sulle immagini che sui contenuti"
Gianni Della Cioppa: "Tra Metal Shock e H/M c'è sempre stata una necessaria rivalità che non può che aver fatto bene alla crescita dei prodotti. Sappiamo per certo che quando Metal Shock usciva, in casa H/M si organizzavano riunioni per studiare come era stato possibile che li avessimo preceduti, così come fa parte della storia tramandata di come i loro redattori abbiano spesso dovuto modificare la prima pagina di copertina dopo che li avevamo bruciati sul tempo!"
Francesco "Fuzz" Pascoletti: "Quando uscì Metal Shock si vedeva, fin dal numero 1, che era superiore ad H/M. Era un giornale molto più professionale, fatto da gente esperta, che veniva da Rockerilla, rivista che anche io leggevo e non solo limitandomi alle cinque o sei pagine dedicate al metal, ma da cima a fondo, perché, fin da allora, volevo cercare di capirci qualcosa anche di altri generi.
Metal Shock era un magazine con una marcia in più, c’erano bellissime foto..."
Dopo il primo periodo (Bossoli-Trombetti), passò attraverso altre tre gestioni: Pascoletti, Borchi e Mancusi. Tra i giornalisti più apprezzati Cristiano Borchi, Gianni Della Cioppa, Giancarlo De Chirico ed Alessandro Ariatti. Il settore Prog Rock era affidato a Sandro Pallavicini e in seguito da Ezio Candrini, Heintz Zaccagnini si occupava di Punk, Klaus Byron di tutto quanto era metal italiano.
Invece Beppe Riva, Tiziano Bergonzi, Giancarlo Trombetti (fondatore e primo direttore della testata) e Paolo Cossali avevano campo libero spaziando su un po' tutto. A Gianluca "Graz" Grazioli, entrato nel 1996, era affidato invece il Death Metal e Power Metal (nel 1998 e 1999 venne eletto redattore più amato e allo stesso tempo più odiato). A Tim Tirelli erano affidati gli articoli monografici sui maggiori chitarristi Rock e Metal. Non vanno dimenticati a Giulio Masetti, Massimo Giannini, Fabrizio Massignani, Cristiano Gentili e Renato Ferro.
Si ricordano come rubriche particolari "Shock Relics" dedicata ai dischi del passato e la primordiale "Magik" rubrica inerente magia, incantesimi ed esoterismo (non durò molto comunque).
A partire dal numero 50 arrivò "Kakka Metal", due pagine gestite da Francesco Pascoletti (poi meglio conosciuto come "Fuzz") che si firmava "Stronzon" e si prendeva gioco del mondo del Metal tramite cliché e mitologia, scivolando però il più delle volte sul terreno delle offese e degli insulti gratuiti: i suoi bersagli preferiti erano i Judas Priest, Bon Jovi, i Metallica ed i Saxon.
Pascoletti, a differenza di Signorelli, cercava di non inimicarsi i lettori e teneva nascoste (per quanto possibile) le sue antipatie: "Certo, siore e siori, questo disco è così pregno di umori e sensazioni, che chi ama solo il Death Metal può girare pagina". Già negli anni 90, con l'esplosione del Grunge, la rivista cominciava a cavalcare le mode con Pascoletti che era succeduto a Trombetti e stava dando alla rivista un taglio sempre meno serio. Zambolini, Della Cioppa ed altri lasciarono fondando la rivista Psycho (che aveva un carattere molto ironico e mirava a musica alternativa/particolare).
Il punto di svolta (in negativo) della rivista è impresso però nel 2001 dal nuovo caporedattore Aldo Luigi Mancusi. Curiosamente Mancusi, nel 1999, quando militava nei Lord Brummel ricevette una recensione da Grazioli proprio su Metal Shock. Mancusi suonava la batteria.
A quanto si ventilava pare che la band usasse in realtà una drum machine (e lo stesso Mancusi non fece mai mistero del fatto che fosse molto pigro nella vita di tutti i giorni, nel suonare e non).
Comunque il mercato editoriale viveva già tempi difficili e venne scelto Mancusi probabilmente per risollevare la piccola crisi che Metal Shock (e non solo) stava attraversando svoltando su lidi più commerciali (Nu Metal). Vennero scelti alcuni tra i migliori recensori emergenti di quel periodo: Roberto "Trainspotting" Bargone, Ciccio Russo, Emanuele Gentile e Matteo Cortesi.
Tuttavia da lì in poi per scelte molto discutibili (come band trattate, copertine, rubriche e quant'altro) la rivista vedrà diminuire ulteriormente le vendite, con fuoriuscita di alcuni membri storici (quali Cristiano Borchi) o colonne portanti (quali Graz, entrato 5 anni prima, che fonderà eutk e poi metal.it sul web e poi entrerà a far parte di Rock Hard). Le recensioni del nuovo Metal Shock vengono infarcite di insulti e metafore di dubbio gusto (è vero che il mercato era ormai collassato e bisognava re-inventarsi ma forse un certo modo di scrivere sarebbe stato più adatto su una webzine e non su una rivista quindicinale). Arrivano lettere minatorie con insulti, minacce, etc (ma questa è sempre stata una prerogativa di questo tipo di riviste) e chi cura la posta risponde insultando a suo volta.
Sotto Mancusi le copertine iniziano a raffigurare solo band Rock famose (tipo Aerosmith, Ac/Dc, etc) ed altre Alternative (tipo i Papa Roach ed altre della nascente scena Nu Metal), inoltre viene riproposta una vecchia rubrica mai troppo amata: "Kakka Metal" (vignette e barzellette deliranti).
Nel mentre le band di Metal Estremo venivano sempre più rilegate in piccoli trafiletti, scomparendo quasi del tutto dalle pagine della rivista. Vennero esaltate band quali Rammstein, The Vision Bleak, Otep, Staind, Superjoint Ritual, Mudvayne e tutta la scena Nu Metal e stroncati nomi storici quali Stratovarius, Hammerfall, Nuclear Assault, Exodus, etc La commercializzazione del quindicinale non giovò alle vendite, tutt'altro. Il fallimento è datato nel 2008.
La rivista (in parte) è poi diventata Metal Skunks: un blog sul Web con tra gli altri Ciccio Russo e Roberto Bargone.
FLASH
Flash invece nasce a fine anni 80, come riempitivo (se così lo vogliam chiamare) di Metal Shock il logo fu un'idea di Trombetti. Successivamente la gestione passò a Klaus Byron. Poi infatti diventerà indipendente. L'idea di base era pubblicare tutto quello che non trovava spazio su Metal Shock: compresi i desideri di poster dei lettori. In seguito biografie, storie, interviste, news e discografie.
Tutto ciò ovviamente ai tempi aveva un senso, visto che Internet non esisteva ancora.
Nel nuovo millennio si ricordano anche recensioni inerenti locali Rock sparsi per la penisola.
Tra i giornalisti Stefano Cerati, Ulisse Carminati, Heintz Zaccagnini e Sandro Buti (dal 1993 al 1997).
Stefano Cerati: "Ho iniziato nel 1994 per Flash a 32 anni, l’età in cui in genere uno smette e non inizia. Ma l’importante è arrivare, non quando parti. Ho iniziato tardi perché non pensavo di essere all’altezza di quelli che tuttora considero i miei maestri e che col tempo sono diventati anche miei amici, Beppe Riva, storica penna di Rockerilla e Metal Shock, e Claudio Sorge, ex direttore di Rockerilla. Poi un giorno su Flash ho risposto ad un annuncio dove cercavano collaboratori ed ho scritto una lettera (non c’erano le mail nel 1994) a Klaus Byron che mi ha subito arruolato.
Ricordo ancora perfettamente il mio esordio, il 12 giugno 1994.
Ho intervistato Joey Z dei Life Of Agony, Wino degli Obsessed e Tommy Victor dei Prong che erano in tour assieme. Da lì è iniziata una carriera lunghissima e che non ho intenzione di terminare. Mi sono fatto tanti sbattimenti, traducendo le interviste la sera e la notte perché avevo un lavoro regolare di giorno, guadagnando pochissimi soldi, ma non rimpiango niente.
Ero già molto contento di avere dischi gratis e pass per i concerti e la possibilità di incontrare i miei idoli. Questo è andato avanti fino al 1998"
Ulisse Carminati: "Le regole di Klaus erano assoluta onestà nello scrivere e nel comportamento… quindi niente compenso e qualsivoglia rapporto preferenziale con le label con la conseguente poca pubblicità acquistata dalle stesse sul giornale. Pur vendendo una media di 5mila/7mila copie a numero, ben presto le mere spese di gestione superarono le entrate per cui, quando il nostro benefattore principe, che nulla aveva a che fare con la musica oltretutto, dovette per forza di cose interromperci il finanziamento, tutto andò a catafascio, senza contare i soldi persi da Klaus.
Sia io che Klaus, ricevemmo nel frattempo la proposta di aprire un altro magazine ma, constatata l’assoluta mancanza di libertà che ci veniva prospettata o che quanto meno Klaus aveva subodorato, rifiutammo la proposta e amareggiato dall’ambiente e non dico altro mi ritirai in buon ordine anche se con sommo dolore"
Si ricorda in particolare Emiliano "Kalymah" Verrecchia (poi andato a Metal.it, insieme a Beppe Dopecity" Caldarone, grandi esperti di Black Metal). I primi due numeri sono degli speciali di Metal Hammer e visto il successo diventa rivista a scadenza bimestrale. Il boom e la cadenza bimestrale fu a fine anni 90.
Trattava di Grindcore, Death Metal, Brutal Death, Black Metal e in seguito Depressive Black Metal.
Si ricordano anche due rubriche particolari come "Shades Of Grey" e "Grimoire" condotte da Ferruccio Filippi inerenti musica Dark. O "Demo-lition" dedicata a musica Underground.
Poi i contenuti erano più o meno gli stessi delle riviste del settore: news, recensioni dischi ed interviste. Spiccava la grafica nera su caratteri bianchi.
Rivista, come si sarà capito, molto di nicchia visto che le band trattate in Italia vendevano al massimo centinaia di copie ma sicuramente idea molto interessante perchè non si vive solo di Iron Maiden, Metallica e Slayer. Altra rivista che purtroppo non c'è più.
Rivista generica con spesso compilation allegate (il primo allegato era dedicato ai Megadeth ma si ricordano anche molti pezzi live. Il prezzo era di 12mila e 500 lire...non proprio economica, tutt'altro).
Tra i collaboratori iniziali anche Beppe Riva, prima che problemi interni portassero al suo abbandono.
Graficamente parlando forse migliore rispetto alla storica H/M (del resto questa era una rivista più "moderna" e con mezzi maggiori), anche se con un taglio troppo adolescenziale, non durò molto comunque. Anche qui, furono probabilmente problemi economici dietro la chiusura.
PSYCHO!
Psycho! nasce nel 1996 e durerà sino al 2005. 83 numeri pubblicati. Nasce grazie ad un'intuizione di Francesco Pascoletti detto "Fuzz", ex di Metal Shock. Si ricordano anche Angelo Mora, Fabio Zambolini e Della Cioppa.
Fuzz dopo aver abbandonato Metal Shock (gestione Mancusi): "Chi vuole leggere di musica compra Psycho! o le altre riviste, chi si accontenta compra Metal Shock"
Psycho aveva una visione a 360°: dal Gothic al Nu Metal, passando per gli approfondimenti culturali fino alle recensioni delle pietre miliari del Rock. Con tanto di CD allegato ed una grafica davvero particolare. C'era ironia, passione, divertimento.
ROCK HARD
Rock Hard è fondato in Germania nel 1983, viene portata finalmente in Italia nel 2002 grazie a Marco "Doc" Ardemagni, Luca Barigione e Cristiano Borchi.
Si ricordano, tra le firme, anche Angelo Mora, Gianluca "Graz" Grazioli (ex di Metal Shock) e Barbara Francone.
Marco "Doc" Ardemagni: "I primi mesi sono stati davvero duri ed intensi...io e Luca abbiamo iniziato quest'avventura un po' sopra le righe, confidando in un certo bacino di lettori e tarando le nostre scelte esclusivamente su standard qualitativi molto alti, almeno per l'Italia.
Prima di noi nessuno aveva azzardato un "melting pot" metallico di ben 132 pagine e men che meno l'aveva arricchite (dopo soli 3 mesi!) con un CD misto musica/video.
La più grande soddisfazione è quella di aver perseverato, creduto che alla lunga la qualità paga e crea una base fedele e competente… Correva l'anno 2001, mese di Agosto...una sera il sottoscritto, decide di inviare un'email esplorativa a Gotz Kuhnemund (direttore editoriale della versione originale tedesca) riguardo l'eventualità di un interessamento di Rock Hard alla pubblicazione in Italia della rivista, trascorse alcune settimane mi giunse non solo un'email di interessamento, ma un vero e proprio invito in Germania a discutere della cosa, io e Luca volammo un weekend lassù e solo dopo qualche giorno venimmo a sapere che anche Cristiano (Borchi, che non conoscevamo affatto…) aveva incontrato i responsabili tedeschi per un'altra casualità e su temi più redazionali che contrattuali.
Nei mesi successivi siamo entrati in contatto con Cristiano ed abbiamo creato la squadra...
CLASSIX
Classix nasce nel 2003, a cura di Francesco "Fuzz" Pascoletti, Gianni Della Cioppa, Alessandro Ariatti. Oggetto della rivista, il Rock del passato (anni 60, 70 e 80): dischi fondamentali, nomi dimenticati, piccole e grandi leggende del Rock, ma anche band attuali.
In più classifiche e speciali più l'allegato "Burn!" (un sampler CD per riascoltare la migliore musica del passato). Per il resto rubriche, lunghe interviste ed ovviamente recensioni.
Nomi di qualche band? Genesis, Who, Cream, Uriah Heep, Bad Company, Ritchie Blackmore, Company Of Snakes, Def Leppard, Candlemass, PFM, Cream, Jethro Tull, Steve Vai, Gary Moore, etc
METAL MANIAC
Metal Maniac fondata da Fabio Magliano ed Alex Ventriglia nel 2005 assieme a Sandro Buti, Fabrizio Massignani, Luca Fassina ed Enrico De Paola, rivista più orientata sul Metal italiano (e sul Power) da cui Fabio si allontanò nel 2010 per motivi personali e divergenze varie con gli altri redattori.
Alex Ventriglia debutta nel mondo ufficiale della carta stampata agli albori degli anni 90, in qualità di vice-caporedattore della rivista metal italiana per antonomasia: H/M.
Collabora inoltre con il mensile Ciao 2001. Dopo una breve collaborazione con Metal Shock, arriva a Metal Hammer e ne diventa il caporedattore. Scrive anche per Grind Zone.
Poi fonda Metal Maniac, ancora oggi punto di riferimento per i metallers italiani.
Luca Fassina dopo aver fatto della redazione nel 1990 che ha creato Hard!, ha collaborato anche con Rolling Stones, prima di scrivere regolarmente per Metal Maniac.
CLASSIX METAL
Classix Metal nasce dal 2008, rappresentando la versione Metal di Classix (basata sul Rock di ieri e di oggi). Diretto da Francesco "Fuzz" Pascoletti (già caporedattore di Metal Shock e Psycho) e con firme quali: Gianni Della Cioppa, Stefano Giusti, Giovanni Loria, Enrico De Paola, Manuel Fiorelli, Stefano Ricetti, Roberto Michieletto, Lorenzo Becciani, Tony Aramini, etc
100 pagine di Heavy, Thrash, Death, Black, Grindcore, Glam, Power, Doom, etc ovvero il Metal di ieri in tutte le sue forme, ma anche quel Metal di oggi. In più articoli biografici, interviste, retrospettive, discografie, aneddoti, gruppi dimenticati o sottovalutati.
Ad ogni modo ripercorriamo la storia delle principali riviste italiane.
CIAO 2001
Ciao 2001 fu una rivista musicale italiana degli anni 70 e anni 80.
Il settimanale nacque nel 1968 dalla fusione di due tra le più importanti riviste musicali del periodo beat: Ciao amici e Big. Il primo numero è datato 1969.
La rivista nei primi tre anni si occupò in generale di musica leggera e di mondo giovanile allora in grande fermento, spostandosi poi nel decennio successivo verso il Prog Rock straniero e italiano.
Ma non solo: Bob Dylan, Frank Zappa, Van Halen, Yes, Jethro Tull, Meat Loaf, Jefferson Starship, Deep Purple, Led Zeppelin, Queen, Neil Young, Bruce Springsteen, David Bowie, Steve Wonder, Eilvis Presley, etc Sbeffeggiata e criticata proprio per la diversità di band proposte (alternando band Hard Rock ad altre Pop) fu sicuramente tra le riviste più importanti del panorama italiano.
Il direttore "storico" della rivista fu Saverio Rotondi, in carica dal 1970 al 1983, anno della sua prematura scomparsa, artefice della svolta nella trattazione degli argomenti musicali, e che portò il settimanale ad un consistente aumento delle vendite. Per la rivista lavorarono e scrissero, fra gli altri, Renato Marengo, Dario Salvatori, Richard Benson, Marco Ferranti, Maurizio Baiata, Manuel Insolera, Piergiorgio Brunelli, Piergiuseppe Caporale, Lucio Mazzi, Giorgio Antonelli e Armando Gallo.
La rivista continuò le pubblicazioni sino agli anni 90 più un'altra quindicina di numeri a cavallo del nuovo millennio. In totale vennero pubblicati 1212 numeri.
ROCKERILLA ED HARD N'HEAVY
Una delle prime riviste Rock fu Rockerilla che nasce nel 1978 ed è stata tra le prime riviste a parlare di Heavy Metal e in generale di musica alternativa con firme quali Beppe Riva, Piergiorgio Brunelli, Claudio Sorge, Alex Solca, Adriano Bosone, Paolo Cossali, Tiziano Bergonzi e Maurizio Bianchi.
Per la verità non possiamo parlare di una rivista Metal in senso stretto perchè era maggiormente incentrata sulla "New Wave" però ebbero l'indubbia importanza nel dare il primo spazio al Metal tramite trafiletti di "Hard N'Heavy" e tramite l'estensione della stessa rubrica con 3 numeri omonimi.
Beppe Riva: "Alla fine del 1978 iniziai a scrivere su Rockerilla, che a quell’epoca usciva in un formato simile ai grandi settimanali inglesi come Sounds e Melody Maker, e cercava nuovi collaboratori ricercandoli fra i vincitori di un “concorso dei lettori” istituito anni prima da Ciao 2001, la più diffusa rivista musicale italiana degli anni ’70.
Il “premio” consisteva nella pubblicazione di una recensione, con nome e indirizzo dell’autore, ed io fui fra i prescelti, commentando un album dei Blue Oyster Cult.
Negli anni ‘80, Rockerilla divenne un punto di riferimento per la cultura Rock alternativa in Italia; occupandomi dell’emergente fenomeno Heavy Metal, varai una rubrica “Hard N'Heavy”, che fu la prima in Italia nel suo genere ed ottenne un notevole successo.
Nel frattempo, a livello di carta stampata, avevamo realizzato alcuni numeri di Hard & Heavy, divenuta una rivista autonoma rispetto a Rockerilla, e la prima nel nostro paese dedicata esclusivamente al Rock duro"
Piergiorgio Brunelli: "Credo di aver conosciuto Beppe Riva ad un concerto: ho parlato con la redazione e dopo la laurea nella primavera dell'82 sono andato a Londra per un mese.
Ero già stato a Reading nel 1979 e nell'80, più Donington nell'81.
La spinta di andare e provarci nacque da due cose: io abitavo a Bologna, le etichette erano a Roma o Milano. Ero svantaggiato rispetto ai fotografi di quelle città perché i miei contatti erano sporadici e non riuscivo a creare rapporti buoni come i loro. L'ultimo tassello nel quadro è il tour degli Iron Maiden dell'autunno 1981. Avevano liquidato Paul DiA nno e reclutato Bruce Dickinson. Gli feci foto a Bologna e Milano. Già conoscevo il loro manager Rod Smallwood così mi comprarono tre foto da quel tour e dal Reading 1980 che furono usate nella copertina interna di "The Number Of The Beast".
La scelta tra l'usare la laurea in Scienze della Produzione animale appena conseguita e l'andare a Londra è stata facile"
METAL HAMMER
Metal Hammer, rivista multilingua (quindi non solo italiana), venne ideata nel 1983 dal manager londinese Wilfried F. Rimensberger. In quel tempo, suggerì alla neonata Kerrang! di pubblicare una versione in Germania della stessa rivista, ma i suoi editori non furono interessati. Iniziò dunque a realizzare Metal Hammer a Londra. Sviluppò il concetto di una rivista multi-lingua, che in breve portò ad una circolazione mensile superiore ad un milione e, durante il suo picco massimo, Metal Hammer fu pubblicata in undici diverse lingue. 100 pagine dedicate alla musica Metal a 360°: Power, Thrash, Speed, Heavy, Death, Doom, Black, Sludge, Symphonic, Gothic e tutto ciò che fa parte di questo mondo. Interviste e servizi esclusivi, anteprime, report e session fotografiche esclusive, news, curiosità, recensioni e le avventure di "Padre Mustaine". Tra i fondatori storici si ricorda Luca Signorelli, Alex Ventriglia e Stefano Pera. Signorelli rispondeva, in modo sarcastico e con storie/metafore, anche alla posta dei lettori. Una sua particolarità era il fatto che preferisse Load al Black Album, non sopportava il Black Metal, i Morbid Angel, i Type O Negative, i Clash. Adorava le band Punk giapponesi e snobbava i grandi gruppi. Profetizzò un grande futuro per i Nevermore e per la svolta dei Sepultura post-Roots (prendendo, in quest'ultimo caso, una bella cantonata). Adorava Killing Jokes, Neurosis, Depeche Mode. Fu autore a fine anni 90 anche di un libro di ottimo successo "L'estetica del Metallaro. Là fuori ci sono solo mostri".Luca Signorelli ricorda i primi giorni di Metal Hammer: "Avevo conosciuto Claudio Cubito e Sandor Mallasz quando conducevano una trasmissione radiofonica su una radio privata torinese.
In seguito nacque la possibilità di gestire quattro pagine ‘locali’ nella versione tradotta in italiano di Metal Hammer, che velocemente diventò un Metal Hammer italiano a tutti gli effetti”
Luca Signorelli: "L’obbiettività nella critica musicale, come in quella estetica generale, è solo una fola. La critica musicale è un misto di fiction, diario personale e arringa, non è una scienza.
Rendi un buon servizio al pubblico quando scrivi cose divertenti, personali e che allo stesso tempo permettano di scoprire dischi e gruppi nuovi che valga la pena di scoprire.
Sono più dubbioso sulle stroncature: prima di tutto perché sono più facili da scrivere.
E poi perché sono in genere pessimi servizi ai lettori. Raramente è una buona idea dire a qualcuno “non sentire questo gruppo perché fa schifo”, in teoria bisognerebbe sentire tutto e farsi un’idea da soli. Anche solo per motivi anagrafici non sono così convinto di aver avuto tutta questa influenza (le cose che leggo in giro mi sembrano, fortunatamente, molto personali) ma se questo è veramente avvenuto, ne sono ovviamente felice e soddisfatto"
Malgrado qualche avvicendamento (come l'abbandono di Signorelli dalle testate giornalistiche quindi non solo Metal) fu sicuramente tra le riviste più durature del panorama, arrivando sin in tempi moderni (al di là di qualche chiusura e riapertura). Sandro Buti, abbandonato Flash, scrive per Metal Hammer dal 1997 al 2005. Fabio Magliano, fu una delle firme della testata dal 1996 con pausa nel 2005, quando fondò Metal Maniac. Dopo l'uscita da Metal Maniac (che era una costola di Metal Hammer), Magliano viene richiamato a Metal Hammer e avvia una collaborazione con Filippo Pagani, Andrea Vignati e Barbara Volpi tra gli altri, fino all’intoppo che decide momentaneamente la sospensione di ogni uscita.
Stefano Pera sul ritorno di Metal Hammer: "L’editoria musicale ed in particolare quella Metal deve affrontare un mercato che è cambiato completamente. Negli anni 80 e 90 i giornali erano bibbie: era l’unico modo per avere notizie su dischi e gruppi. Oggi chiunque può andare su internet e trovare mille volte tanto. Ogni giorno, ogni minuto, da ovunque e soprattutto con una velocità che una rivista mensile non potrà mai avere, le persone possono trovare contenuti immensi (notizie, interviste, recensioni, i dischi stessi e tutti i video, ufficiali ed amatoriali). C’è però ancora uno spazio ed è uno spazio preciso e ben definito. Il Web è veloce, ma proprio per questo è leggero, spara frecce di continuo in ogni direzione ma non consente la profondità. Il Web è dispersivo.
La gente vede di tutto ma lo fa in modo superficiale. I giornali offrono invece un modello di consumo differente. La lettura è più attenta, il ricordo delle cose è più nitido, si pone in modo più intuitivo come riferimento mnemonico. Il format deve quindi essere differente, non antitetico al Web, ma complementare. Per questo stiamo lavorando ad un modello di rivista con la doppia natura Web e cartacea. In pratica vogliamo creare una sorta di circolo virtuoso tra i due ambienti, con un travaso di attenzione da una piattaforma all’altra senza soluzione di continuità"
Dopo qualche anno però (2014) Metal Hammer risorge ma la "magia" dura poco perchè Magliano e Pera decidono nuovamente di abbandonare per divergenze personali.
H/M
H/M fu un'altra rivista storica che dettò le mode negli anni 80, prima di scomparire a metà anni 90 per problemi economici. Da qui uscirono figure leggendarie che influenzeranno i giornalisti del decennio successivo: basta ricordare Massimo Cottica col suo humour tutto particolare, Vincenzo Barone, Alex Ventriglia, Alessandro Massara e Luca Collepiccolo. Era più simile ad una fanzine ed ampio spazio era dato anche alle lettere dei lettori. C'era una certa rivalità con la nascente Metal Shock.
Massimo Cottica: "L'esperienza con H/M nel 1990 ha coinciso con un cambiamento nel movimento metallico italiano. Una volta si dava una pacca sulla spalla a tutti. Metal Shock ha continuato a farlo per anni...H/M ed il sottoscritto erano di un altra opinione. Dare a Cesare quel che è di Cesare, massacrare gli altri. Mi arrivavano decine di demo ogni settimana.
Per essere completamente onesto ti dico come preparavo il mio lavoro. Ascoltavo tutti, buttavo via la metà. Quelli che non avevano niente a che fare con la musica, via, nel cestino.
Tenevo quelli che mandavano le foto roboanti con le pose e i capelli lunghi fino al culo, e quelli che sapevano suonare. Gli ultimi li benedivo e cercavo di aiutare a migliorare ed andare avanti.
I primi li smontavo pezzetto per pezzetto, sadisticamente se vuoi... era come avere un sito web.
Tu puoi scrivere che sei il meglio in quello che fai sul tuo sito web, ma poi quando si viene al sodo si scopre che non ci acchiappi la proverbiale fava lessa. Tanti gruppi di quell'inizio anni 90, avevano una bella immagine ma saper suonare, manco per l'augello..."
Alcune massime di Cottica sulla rubrica "Under Shout": "L'albero cui tendesti la pargoletta mano è mio", "o scendi giù tu o salgo su io!" e non mancavano perle di saggezza degne dei più raffinati filosofi ("A caval donato non si guarda in bocca... anche perché gli puzza maledettamente l'alito!").
Più altri simpatici siparietti quali "Biancafava ed I Porno Nani", "La Leggenda del Cefalo Pescatore", etc
Massimo Cottica: "Metal Shock era più serio, servo del gruppo, insofferente per la realtà e non curante del danaro che i lettori spendevano per comprare l'ultimo della Strana Officina, che veniva recensito come la cosa migliore che l'Italia aveva da offrire, ma che in realtà era una minchiata paradossale. Io ed H/M ci siamo schierati dalla parte del consumatore e nel culo di quelli che di musica non ci hanno mai capito una fava lessa. Undeshout ha iniziato con un tono solenne, per diventare un tonto insolente. Le recensioni sono diventate più leggiadre, meno tecniche, più prendiamola sul ridere che "sì ragazzi avete un futuro".
Ho catapultato esponenzialmente il mio "io" nella seconda parte della storia di Undershout/HM.
Il risultato erano le poesie, le nefande storie di Ventriculis, Baronis, Cotecum.
Ho preso in giro il direttore, le direttrici, le segretarie, tutti i collaboratori, tutti i gruppi che mi facevano schifo o che odiavo alla perdizione...più lo facevo e più gente scriveva in redazione chiedendo di me e di come catturavo l'attenzione del lettore e tutte quelle baggianate lì..."
METAL SHOCK
Metal Shock invece uscì per la prima volta nel 1987 grazie alla collaborazione di Bassoli con Giancarlo Trombetti come caporedattore dal 1987 al 1990 e Beppe Riva (entrambi ex collaboratori di Rockerilla). Era un periodico quindicinale. All'apice della sua storia vendette anche oltre 20mila copie.
Beppe Riva: "Il primo numero di Metal Shock uscì nell’aprile ’87, poco dopo il terzo di Hard’N’Heavy. Ci impegnammo comunque affinché quest’ultimo fosse un numero di elevato contenuto, anche se non potevamo avvertire con troppo anticipo la redazione di Rockerilla della decisione di andarcene. Metal Shock venne pubblicizzato come “il metallo da leggere”: ci interessava creare una rivista di qualità, scritta con adeguate basi culturali.
Non condividevamo l’impostazione di H/M, che ci sembrava focalizzato più sulle immagini che sui contenuti"
Gianni Della Cioppa: "Tra Metal Shock e H/M c'è sempre stata una necessaria rivalità che non può che aver fatto bene alla crescita dei prodotti. Sappiamo per certo che quando Metal Shock usciva, in casa H/M si organizzavano riunioni per studiare come era stato possibile che li avessimo preceduti, così come fa parte della storia tramandata di come i loro redattori abbiano spesso dovuto modificare la prima pagina di copertina dopo che li avevamo bruciati sul tempo!"
Francesco "Fuzz" Pascoletti: "Quando uscì Metal Shock si vedeva, fin dal numero 1, che era superiore ad H/M. Era un giornale molto più professionale, fatto da gente esperta, che veniva da Rockerilla, rivista che anche io leggevo e non solo limitandomi alle cinque o sei pagine dedicate al metal, ma da cima a fondo, perché, fin da allora, volevo cercare di capirci qualcosa anche di altri generi.
Metal Shock era un magazine con una marcia in più, c’erano bellissime foto..."
Dopo il primo periodo (Bossoli-Trombetti), passò attraverso altre tre gestioni: Pascoletti, Borchi e Mancusi. Tra i giornalisti più apprezzati Cristiano Borchi, Gianni Della Cioppa, Giancarlo De Chirico ed Alessandro Ariatti. Il settore Prog Rock era affidato a Sandro Pallavicini e in seguito da Ezio Candrini, Heintz Zaccagnini si occupava di Punk, Klaus Byron di tutto quanto era metal italiano.
Invece Beppe Riva, Tiziano Bergonzi, Giancarlo Trombetti (fondatore e primo direttore della testata) e Paolo Cossali avevano campo libero spaziando su un po' tutto. A Gianluca "Graz" Grazioli, entrato nel 1996, era affidato invece il Death Metal e Power Metal (nel 1998 e 1999 venne eletto redattore più amato e allo stesso tempo più odiato). A Tim Tirelli erano affidati gli articoli monografici sui maggiori chitarristi Rock e Metal. Non vanno dimenticati a Giulio Masetti, Massimo Giannini, Fabrizio Massignani, Cristiano Gentili e Renato Ferro.
Si ricordano come rubriche particolari "Shock Relics" dedicata ai dischi del passato e la primordiale "Magik" rubrica inerente magia, incantesimi ed esoterismo (non durò molto comunque).
A partire dal numero 50 arrivò "Kakka Metal", due pagine gestite da Francesco Pascoletti (poi meglio conosciuto come "Fuzz") che si firmava "Stronzon" e si prendeva gioco del mondo del Metal tramite cliché e mitologia, scivolando però il più delle volte sul terreno delle offese e degli insulti gratuiti: i suoi bersagli preferiti erano i Judas Priest, Bon Jovi, i Metallica ed i Saxon.
Pascoletti, a differenza di Signorelli, cercava di non inimicarsi i lettori e teneva nascoste (per quanto possibile) le sue antipatie: "Certo, siore e siori, questo disco è così pregno di umori e sensazioni, che chi ama solo il Death Metal può girare pagina". Già negli anni 90, con l'esplosione del Grunge, la rivista cominciava a cavalcare le mode con Pascoletti che era succeduto a Trombetti e stava dando alla rivista un taglio sempre meno serio. Zambolini, Della Cioppa ed altri lasciarono fondando la rivista Psycho (che aveva un carattere molto ironico e mirava a musica alternativa/particolare).
Il punto di svolta (in negativo) della rivista è impresso però nel 2001 dal nuovo caporedattore Aldo Luigi Mancusi. Curiosamente Mancusi, nel 1999, quando militava nei Lord Brummel ricevette una recensione da Grazioli proprio su Metal Shock. Mancusi suonava la batteria.
A quanto si ventilava pare che la band usasse in realtà una drum machine (e lo stesso Mancusi non fece mai mistero del fatto che fosse molto pigro nella vita di tutti i giorni, nel suonare e non).
Comunque il mercato editoriale viveva già tempi difficili e venne scelto Mancusi probabilmente per risollevare la piccola crisi che Metal Shock (e non solo) stava attraversando svoltando su lidi più commerciali (Nu Metal). Vennero scelti alcuni tra i migliori recensori emergenti di quel periodo: Roberto "Trainspotting" Bargone, Ciccio Russo, Emanuele Gentile e Matteo Cortesi.
Tuttavia da lì in poi per scelte molto discutibili (come band trattate, copertine, rubriche e quant'altro) la rivista vedrà diminuire ulteriormente le vendite, con fuoriuscita di alcuni membri storici (quali Cristiano Borchi) o colonne portanti (quali Graz, entrato 5 anni prima, che fonderà eutk e poi metal.it sul web e poi entrerà a far parte di Rock Hard). Le recensioni del nuovo Metal Shock vengono infarcite di insulti e metafore di dubbio gusto (è vero che il mercato era ormai collassato e bisognava re-inventarsi ma forse un certo modo di scrivere sarebbe stato più adatto su una webzine e non su una rivista quindicinale). Arrivano lettere minatorie con insulti, minacce, etc (ma questa è sempre stata una prerogativa di questo tipo di riviste) e chi cura la posta risponde insultando a suo volta.
Sotto Mancusi le copertine iniziano a raffigurare solo band Rock famose (tipo Aerosmith, Ac/Dc, etc) ed altre Alternative (tipo i Papa Roach ed altre della nascente scena Nu Metal), inoltre viene riproposta una vecchia rubrica mai troppo amata: "Kakka Metal" (vignette e barzellette deliranti).
Nel mentre le band di Metal Estremo venivano sempre più rilegate in piccoli trafiletti, scomparendo quasi del tutto dalle pagine della rivista. Vennero esaltate band quali Rammstein, The Vision Bleak, Otep, Staind, Superjoint Ritual, Mudvayne e tutta la scena Nu Metal e stroncati nomi storici quali Stratovarius, Hammerfall, Nuclear Assault, Exodus, etc La commercializzazione del quindicinale non giovò alle vendite, tutt'altro. Il fallimento è datato nel 2008.
La rivista (in parte) è poi diventata Metal Skunks: un blog sul Web con tra gli altri Ciccio Russo e Roberto Bargone.
FLASH
Flash invece nasce a fine anni 80, come riempitivo (se così lo vogliam chiamare) di Metal Shock il logo fu un'idea di Trombetti. Successivamente la gestione passò a Klaus Byron. Poi infatti diventerà indipendente. L'idea di base era pubblicare tutto quello che non trovava spazio su Metal Shock: compresi i desideri di poster dei lettori. In seguito biografie, storie, interviste, news e discografie.
Tutto ciò ovviamente ai tempi aveva un senso, visto che Internet non esisteva ancora.
Nel nuovo millennio si ricordano anche recensioni inerenti locali Rock sparsi per la penisola.
Tra i giornalisti Stefano Cerati, Ulisse Carminati, Heintz Zaccagnini e Sandro Buti (dal 1993 al 1997).
Stefano Cerati: "Ho iniziato nel 1994 per Flash a 32 anni, l’età in cui in genere uno smette e non inizia. Ma l’importante è arrivare, non quando parti. Ho iniziato tardi perché non pensavo di essere all’altezza di quelli che tuttora considero i miei maestri e che col tempo sono diventati anche miei amici, Beppe Riva, storica penna di Rockerilla e Metal Shock, e Claudio Sorge, ex direttore di Rockerilla. Poi un giorno su Flash ho risposto ad un annuncio dove cercavano collaboratori ed ho scritto una lettera (non c’erano le mail nel 1994) a Klaus Byron che mi ha subito arruolato.
Ricordo ancora perfettamente il mio esordio, il 12 giugno 1994.
Ho intervistato Joey Z dei Life Of Agony, Wino degli Obsessed e Tommy Victor dei Prong che erano in tour assieme. Da lì è iniziata una carriera lunghissima e che non ho intenzione di terminare. Mi sono fatto tanti sbattimenti, traducendo le interviste la sera e la notte perché avevo un lavoro regolare di giorno, guadagnando pochissimi soldi, ma non rimpiango niente.
Ero già molto contento di avere dischi gratis e pass per i concerti e la possibilità di incontrare i miei idoli. Questo è andato avanti fino al 1998"
Ulisse Carminati: "Le regole di Klaus erano assoluta onestà nello scrivere e nel comportamento… quindi niente compenso e qualsivoglia rapporto preferenziale con le label con la conseguente poca pubblicità acquistata dalle stesse sul giornale. Pur vendendo una media di 5mila/7mila copie a numero, ben presto le mere spese di gestione superarono le entrate per cui, quando il nostro benefattore principe, che nulla aveva a che fare con la musica oltretutto, dovette per forza di cose interromperci il finanziamento, tutto andò a catafascio, senza contare i soldi persi da Klaus.
Sia io che Klaus, ricevemmo nel frattempo la proposta di aprire un altro magazine ma, constatata l’assoluta mancanza di libertà che ci veniva prospettata o che quanto meno Klaus aveva subodorato, rifiutammo la proposta e amareggiato dall’ambiente e non dico altro mi ritirai in buon ordine anche se con sommo dolore"
HARD! E MONSTERS
Dal 1990 sino al 2000, Hard! ha portato nelle edicole italiane articoli scritti con il cuore e passione, oltre che foto incredibili. Tra i fondatori Luca Fassina (poi approdato a Metal Maniac in anni recenti).
Sul primo numero si ricordano Skid Row e Mötley Crüe. Il formato è molto particolare, un "tabloid" che una volta aperto misura quasi mezzo metro. Viene venduto con un inserto chiamato semplicemente "magazine" nel quale trovano spazio tutte le rubriche e i gruppi "underground" (o, come meglio dire, poco conosciuti). C'era anche lo spin-off "Monsters!", dedicato ai migliori gruppi del metal mondiale. Hard! comunque era un giornale più per ragazzini con tanto di posta e diatribe su Guns N'Roses, Nirvana, etc
Luca Fassina: "Era un periodo molto entusiasmante per la musica internazionale e in dieci anni ne abbiamo viste e fatte veramente di tutti i colori.
In quel periodo, i computer venivano utilizzati solo come macchine da scrivere, Internet non era di certo la fonte di illimitate informazioni che è oggi, e il lavoro del giornalista ti dava persino uno stipendio che ti permetteva di vivere! Parlo di un tempo in cui non si pagavano i meet & greet, le case discografiche ti mandavano il vinile per fare la recensione...sì, sono un nostalgico: in quei giorni essere un giornalista Rock era anche uno stile di vita. Ogni settimana c’erano almeno un concerto, un paio di showcase, due o tre interviste, una festa o la presentazione di un disco e quando tornavi a casa alle cinque del mattino, dovevi anche scrivere. Spossante ma elettrizzante al tempo stesso"
GRIND ZONE
Grind Zone uscì in edicola nel 1994 e fu un fulmine a ciel sereno in quanto trattava principalmente di Metal Estremo: era un progetto collaterale di Metal Hammer (con molti giornalisti del progetto principale, tra cui Alex Ventriglia, Angelo Mora e soprattutto Stefano Longhi).Si ricorda in particolare Emiliano "Kalymah" Verrecchia (poi andato a Metal.it, insieme a Beppe Dopecity" Caldarone, grandi esperti di Black Metal). I primi due numeri sono degli speciali di Metal Hammer e visto il successo diventa rivista a scadenza bimestrale. Il boom e la cadenza bimestrale fu a fine anni 90.
Trattava di Grindcore, Death Metal, Brutal Death, Black Metal e in seguito Depressive Black Metal.
Si ricordano anche due rubriche particolari come "Shades Of Grey" e "Grimoire" condotte da Ferruccio Filippi inerenti musica Dark. O "Demo-lition" dedicata a musica Underground.
Poi i contenuti erano più o meno gli stessi delle riviste del settore: news, recensioni dischi ed interviste. Spiccava la grafica nera su caratteri bianchi.
Rivista, come si sarà capito, molto di nicchia visto che le band trattate in Italia vendevano al massimo centinaia di copie ma sicuramente idea molto interessante perchè non si vive solo di Iron Maiden, Metallica e Slayer. Altra rivista che purtroppo non c'è più.
THUNDER MAGAZINE
Thunder Magazine esce nel 1994, grazie ad un'idea di Roberto Gandolfi e di ex redattori di H/M ed Hard (con tanto di pubblicità sulle reti Mediaset). Tra i quali Vinz Barone.Rivista generica con spesso compilation allegate (il primo allegato era dedicato ai Megadeth ma si ricordano anche molti pezzi live. Il prezzo era di 12mila e 500 lire...non proprio economica, tutt'altro).
Tra i collaboratori iniziali anche Beppe Riva, prima che problemi interni portassero al suo abbandono.
Graficamente parlando forse migliore rispetto alla storica H/M (del resto questa era una rivista più "moderna" e con mezzi maggiori), anche se con un taglio troppo adolescenziale, non durò molto comunque. Anche qui, furono probabilmente problemi economici dietro la chiusura.
PSYCHO!
Psycho! nasce nel 1996 e durerà sino al 2005. 83 numeri pubblicati. Nasce grazie ad un'intuizione di Francesco Pascoletti detto "Fuzz", ex di Metal Shock. Si ricordano anche Angelo Mora, Fabio Zambolini e Della Cioppa.
Fuzz dopo aver abbandonato Metal Shock (gestione Mancusi): "Chi vuole leggere di musica compra Psycho! o le altre riviste, chi si accontenta compra Metal Shock"
Psycho aveva una visione a 360°: dal Gothic al Nu Metal, passando per gli approfondimenti culturali fino alle recensioni delle pietre miliari del Rock. Con tanto di CD allegato ed una grafica davvero particolare. C'era ironia, passione, divertimento.
ROCK HARD
Rock Hard è fondato in Germania nel 1983, viene portata finalmente in Italia nel 2002 grazie a Marco "Doc" Ardemagni, Luca Barigione e Cristiano Borchi.
Si ricordano, tra le firme, anche Angelo Mora, Gianluca "Graz" Grazioli (ex di Metal Shock) e Barbara Francone.
Marco "Doc" Ardemagni: "I primi mesi sono stati davvero duri ed intensi...io e Luca abbiamo iniziato quest'avventura un po' sopra le righe, confidando in un certo bacino di lettori e tarando le nostre scelte esclusivamente su standard qualitativi molto alti, almeno per l'Italia.
Prima di noi nessuno aveva azzardato un "melting pot" metallico di ben 132 pagine e men che meno l'aveva arricchite (dopo soli 3 mesi!) con un CD misto musica/video.
La più grande soddisfazione è quella di aver perseverato, creduto che alla lunga la qualità paga e crea una base fedele e competente… Correva l'anno 2001, mese di Agosto...una sera il sottoscritto, decide di inviare un'email esplorativa a Gotz Kuhnemund (direttore editoriale della versione originale tedesca) riguardo l'eventualità di un interessamento di Rock Hard alla pubblicazione in Italia della rivista, trascorse alcune settimane mi giunse non solo un'email di interessamento, ma un vero e proprio invito in Germania a discutere della cosa, io e Luca volammo un weekend lassù e solo dopo qualche giorno venimmo a sapere che anche Cristiano (Borchi, che non conoscevamo affatto…) aveva incontrato i responsabili tedeschi per un'altra casualità e su temi più redazionali che contrattuali.
Nei mesi successivi siamo entrati in contatto con Cristiano ed abbiamo creato la squadra...
CLASSIX
Classix nasce nel 2003, a cura di Francesco "Fuzz" Pascoletti, Gianni Della Cioppa, Alessandro Ariatti. Oggetto della rivista, il Rock del passato (anni 60, 70 e 80): dischi fondamentali, nomi dimenticati, piccole e grandi leggende del Rock, ma anche band attuali.
In più classifiche e speciali più l'allegato "Burn!" (un sampler CD per riascoltare la migliore musica del passato). Per il resto rubriche, lunghe interviste ed ovviamente recensioni.
Nomi di qualche band? Genesis, Who, Cream, Uriah Heep, Bad Company, Ritchie Blackmore, Company Of Snakes, Def Leppard, Candlemass, PFM, Cream, Jethro Tull, Steve Vai, Gary Moore, etc
METAL MANIAC
Metal Maniac fondata da Fabio Magliano ed Alex Ventriglia nel 2005 assieme a Sandro Buti, Fabrizio Massignani, Luca Fassina ed Enrico De Paola, rivista più orientata sul Metal italiano (e sul Power) da cui Fabio si allontanò nel 2010 per motivi personali e divergenze varie con gli altri redattori.
Alex Ventriglia debutta nel mondo ufficiale della carta stampata agli albori degli anni 90, in qualità di vice-caporedattore della rivista metal italiana per antonomasia: H/M.
Collabora inoltre con il mensile Ciao 2001. Dopo una breve collaborazione con Metal Shock, arriva a Metal Hammer e ne diventa il caporedattore. Scrive anche per Grind Zone.
Poi fonda Metal Maniac, ancora oggi punto di riferimento per i metallers italiani.
Luca Fassina dopo aver fatto della redazione nel 1990 che ha creato Hard!, ha collaborato anche con Rolling Stones, prima di scrivere regolarmente per Metal Maniac.
CLASSIX METAL
Classix Metal nasce dal 2008, rappresentando la versione Metal di Classix (basata sul Rock di ieri e di oggi). Diretto da Francesco "Fuzz" Pascoletti (già caporedattore di Metal Shock e Psycho) e con firme quali: Gianni Della Cioppa, Stefano Giusti, Giovanni Loria, Enrico De Paola, Manuel Fiorelli, Stefano Ricetti, Roberto Michieletto, Lorenzo Becciani, Tony Aramini, etc
100 pagine di Heavy, Thrash, Death, Black, Grindcore, Glam, Power, Doom, etc ovvero il Metal di ieri in tutte le sue forme, ma anche quel Metal di oggi. In più articoli biografici, interviste, retrospettive, discografie, aneddoti, gruppi dimenticati o sottovalutati.
PAROLE NOTE E CITAZIONI DI ALCUNI RECENSORI
Beppe Riva: per descrivere il Metal usava parole quali mesmerico, pernicioso, belluino, lancinante, marasma asfissiante, sporco e deragliante, terremotante, roboante, rifferama, platter, orrorifico, chitarre al fulmicotone, "chitarre efferate che colpiscono con la stessa virulenza di mazze chiodate", "sezione ritmica che provoca movimenti sismici", raid chitarristici incendiari, acuti siderali, asce, amplessi solistici, "voci e chitarre che rivaleggiano in un clima pervaso di drammatico oscurantismo", spasmodica tensione, iettatoria condanna, cruda espiazione, soffocante senso di soprannaturale oppressione, resa drammatica, voci enfie, voci trionfanti, inni da battaglia, cozzi ferrigni, lunghe suite Dark, "strade ricche di labirinti ombrosi e diramazioni ignote", "attacchi di virulenza Speed che diventano esalazioni venefiche dalla scorza impenetrabile del metallo pesante", ombre minacciose di un'orda distruttrice, scontri solistici, "clima musicale sospeso e da incubo su cui si abbassano come lame inesorabile le chitarre", corposo intarsio, fantastico spettrale, "il fascino natural del trapasso fra la notte e il giorno, l'avvento che sconfigge tutte le paure ancestrali che l'oscurità reca in sè: la stesura più immaginifica dell'album" Riferimenti storici e derivanti da lingue stranieri, quali: folklore mitteleuropeo, animus pugnandi, debacle, poweful singer, class metal, isola di Albione, premeditata ferocia delle scorrerie degli Unni di Attila, Grand-Guignol (teatro parigino dedito a spettacoli horror e violenti), cappa iconografica da tregenda (cioè luogo dove secondo la tradizione nordica si riunivano per fini malefici streghe e diavoli), axeman, ultra loud (molto forte), ensambles, force de frappe.
Francesco "Fuzz" Pascoletti: "I brani sono taglienti e poco raccomandabili come un vicolo di Brooklyn dopo la mezzanotte, in un ibrido saltante si ma non del tutto originale", "se una volta si poteva pensare ad una band post-Death che ascoltava i Systers Of Mercy sfogliando riviste porno-bizzarre...", "Va be' e a loro ditelo, no? Cos'è diventare folli è la mania del momento? Fare il matto, impazzire furiosi, dare via di capoccia, sciroccare sta forse diventando la cosa più in e cool della stagione? Ditecelo, perchè almeno noi ci regoliamo, potremmo dipingerci di arancione e girare in strada armati di machete con bidè in testa"
Aldo Luigi Mancusi: "Se prendiamo due uova, le spacchiamo e le buttiamo in una padella bollente, senza sbatterle, otteniamo due occhi di bue. Se invece prendiamo questo disco e lo buttiamo nel bidone della spazzatura, anche inquinando l'ambiente, salveremo i nostri padiglioni auricolari da un eventuale atto di follia, sulla falsa riga di Shining, che ci porterebbe, inevitabilmente, all'autoinflizione di due matite appuntite all'interno di quest'ultimi", "Alla resa dei conti, tanta è stata la noia durante l'ascolto che sono riuscito nell'ardua impresa di tagliare tutte le doppie punte dei peli che decorano la mia onorevole verga", "Capisco che la Nuclear Blast, con la scomparsa del Power Metal, voglia creare un nuovo trend ma andare a ripescare questi zombi mi sembra un tantino esagerato...", "L'unica cosa che vorrei sapere è perchè la comunità europea non approva la legge che impedisca agli spagnoli di suonare, specialmente quando si tratta di Heavy Metal, visto che sono un popolo incapace di produrre qualcosa di personale o decente! Molto meglio odorarsi l'indice in compagnia di una bella pulzella, dopo averlo preventivamente usato per grattarsi l'ano", "Giusto per essere un po' più chiari, il valore di questo disco è lo stesso di un lecca-lecca mezzo consumato e calpestato da un cavallo a passeggio in un prato dove, ogni due per tre, è inevitabile calpestare del letame"
DISTRIBUTORI, EDITORI, INSERZIONISTI, REDATTORI
Qualche anno fa uno dei maggiori distributori italiani chiuse improvvisamente senza pagare gli editori. Forse questo accentuò ulteriormente la crisi.
Ma chi è il distributore? È colui che fa in modo che le riviste (o i libri) stampati dall’editore arrivino nei punti vendita (edicole, librerie, autogrill, etc).
Gli inserzionisti invece mettono pubblicità nelle riviste (cioè acquistano spazio sulle pagine per campagne pubblicitarie) e ciò rappresenta un'entrata della rivista.
Il redattore ha il ruolo di coordinare la realizzazione di un prodotto editoriale coordinando le attività di tutti gli autori che intervengono nel processo di produzione. Ha la responsabilità di organizzare la struttura dei contenuti, costi, propone revisioni redazionali e suggerisce l'impostazione grafica al fine di realizzare il progetto editoriale così come concordato con l'editore e rendere un testo fruibile al pubblico di riferimento. Editori che hanno grosse testate e vendite possono ottenere dai tipografi prezzi più bassi. La casa editrice stampa la rivista (o il libro) e poi il distributore li conserva, movimenta o fa promozione. Quando un editore ha stampato una rivista, il suo primo cliente è l'edicola, che poi lo venderà ai lettori. E più copie ne prende, più si spera ne venda.
L’editore può andare fisicamente nelle diverse librerie (mandando qualcuno della casa editrice) a fare la promozione, cioè a raccontare questi titoli (soprattutto se si tratta di libri) in modo che ne prendano un sacco di copie. Oppure (più probabilmente) sarà il distributore che farà anche questi servizi, con dei promotori che vanno nelle varie librerie nel territorio a "spingere" i titoli pubblicati sperando che l'edicola compri. Il distributore infatti compra a prezzo molto scontato (dall'editore) le copie ma allo stesso tempo si fa pagare perché movimenta questi titoli ma anche perchè funge da magazzino.
Con il guadagno di un libro un editore deve pagare gli editor, traduttori e redattori, i grafici (per le copertine delle riviste), e ovviamente uno stampatore che stampi fisicamente le copie che ha prodotto.
Dunque l'editore guadagna sicuramente meno del distributore.
E gli autori (soprattutto per quanto riguarda libri)? Anche quello è un costo che l’editore deve sostenere! Le royalties dell’autore variano a seconda della casa editrice, a seconda della fama dell’autore e di altri parametri (copie vendute). Generalmente la % aumenta all'aumentare delle copie vendute. Chi vende invece (edicola, librerie, etc), acquista il libro dall’editore o dal distributore con uno sconto che di solito si aggira intorno al 30%. Questo sconto, rispetto al prezzo di copertina, è il margine del libraio. In definitiva, il distributore compra la rivista a prezzo molto scontato dall’editore e le rivende al libraio, che ugualmente lo compra scontato, ma con uno sconto ben più piccolo.
Il distributore non ha la preoccupazione per le sorti del prodotto che va a vendere, a differenza dell’editore e dell’autore. Il suo lavoro in fondo è di proporlo per conto degli editori e andarlo a recuperare dall'edicole (nel caso) quanto questi decidono di renderlo.
LA CRISI DELLE RIVISTE
Se anche i dischi hanno visto un netto calo di vendite perchè qualcuno dovrebbe comprare riviste che quei dischi li recensiscono? Oggi le recensioni puoi leggerle online velocemente (se proprio vuoi) o tramite streaming (Youtube, senza considerare i circuiti illegali) ascoltare in prima persona.
Negli anni 90 e soprattutto negli 80 l'unico modo per non spendere soldi inutilmente per dischi immondi era appunto leggere il parere (autorevole) di qualcuno. Un altro problema della carta stampata è anche il fatto che se circola una fake news (per usare un intercalare internettiano) e viene pubblicata sulla testata, per 1 mese quella notizia non potrà essere smentita sino alla pubblicazione del numero successivo (a differenza dei portali online che a distanza di 1 ora possono sbugiardare la news pubblicata). Inoltre una rivista non potrà mai bruciare sul tempo un portale online (per quanto riguarda scoop e grandi novità). A meno di re-inventarsi con novità ed idee innovative, comprare riviste oggi ha poca utilità, a parte romanticismo e nostalgia per i bei tempi andati.
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