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venerdì 28 novembre 2014

La Storia Dei Ramones e La Loro Maledizione: Tutte Le Morti

I Ramones furono fondati nei primi anni 70 a New York, furono indubbiamente tra le band Punk americane più importanti.
L’approccio musicale dei Ramones fu qualcosa di mai sentito prima: brani molto veloci, durata massima 3 minuti, testi che raccontavano di disagio giovanile, droga e la vita di chi sente escluso dai giri che contano. Dei disadattati/sfigati insomma e loro non hanno mai fatto nulla per non confermarsi tali.
Anche nella breve durata delle loro vite.
In un certo senso anticiparono il Punk inglese che poi scoppierà poco dopo(Sex Pistols, The Clash e compagnia).


LA FONDAZIONE DELLA BAND
I loro nomi originari erano: John Cummings (chitarra), Thomas Erderlyi (batteria), Douglas Glenn Colvin (basso) e Jeffrey Ross Hyman (voce).
Abbandonarono presto i loro cognomi originari per assumere, tutti, lo stesso cognome d’arte: Ramone.
Da qui The Ramones.
Il nome lo inventa Dee Dee, il bassista.
È un fan dei Beatles e scopre che, a inizio carriera, Paul McCartney si registra negli alberghi come Paul Ramon.
Da qui l’idea di chiamarsi Dee Dee Ramone.
Gli altri diventano Joey Ramone, Tommy Ramone, Johnny Ramone.
All’inizio della loro carriera si spacciano per fratelli, qualcuno ci crede, presto viene scoperta la verità.
Ma per sempre saranno i fratelli Ramones, i fratelli del Punk.
Generalmente, chi è alle prime armi inizia suonando reinterpretazioni di gruppi già famosi.
Ma le capacità tecniche dei Ramones erano talmente limitate da rendere impercorribile questa strada.
Suonarono dunque, sin dall'inizio, brani scritti da loro stessi ed adatti ai loro limiti, con testi spesso autobiografici, divertenti e privi di significati politici.


STILE DI VITA
Il rigetto del passato, la volontà di dar vita a qualcosa di nuovo, prese piega in loro: i Ramones introdussero un "anti-look" che, diventò a sua volta un originale look, composto da giubbotti di pelle, t-shirts aderenti, jeans strappati e scarpe da tennis, che sembrava, nel suo aspetto caricaturale, burlarsi di tutto e di tutti.
Ma la dissacrazione fu maggiore dal punto di vista strettamente musicale; con le parole di Tommy:
"Abbiamo trasportato il suono del rock in un mondo psicotico e lo abbiamo concentrato in una sottile linea di energia. Nell'epoca del Prog Rock , con le sue complessità e i suoi contrappunti, noi avevamo una prospettiva di non-musicalità e di intelligenza che prendeva il sopravvento sull'abilità musicale".
Si trattava, tuttavia, non tanto dell'irrisione della tecnica musicale (cosa che fecero invece i Sex Pistols), ma piuttosto del deliberato rifiuto di un certo tecnicismo che, nei primi anni 70, diventava fine a se stesso a discapito di quello che a volte non riesce con esso a conciliarsi: la ribelle spontaneità giovanile, l'immediatezza comunicativa, la volontà di divertire e divertirsi.
Le prime canzoni dei quattro erano caratterizzate da pochi accordi inquadrati in un "muro" di chitarra distorta, una sezione ritmica pulsante, pochissimi “abbellimenti”, e dalla voce avvolgente, davvero molto particolare, di Joey Ramone.
I testi delle canzoni, ai limiti del delirio verbale, mostravano il totale disimpegno come l'impegno costante della band nel rifiuto di quella serietà che si addice a un musicista: in una surreale atmosfera da cartoon, i Ramones cantavano di nevrosi giovanili e insanità mentali, del sole californiano, di mazze da baseball e sciocchi amori adolescenziali.
Il loro grido di battaglia era il demenziale “Hey, Ho, Let’s Go!”.
Invece il loro slogan era l’ancor più demenziale "Gabba Gabba Hey!".


DISCHI
Ramones, lo storico album d’esordio uscito nell’aprile 1976 e contenente pietre miliari come "Blitzkrieg Bop", "Beat On The brat","I Wanna Be Your Boyfriend" e “Judy Is a Punk”: in appena mezz'ora di durata, è un esordio fenomenale, che lascia senza parole pubblico e critica del tempo.
Sembra di trovarsi davanti ad una sorta di "anno zero" del rock, tale è la brillante essenzialità e l'irriverente semplicità del progetto: il pubblico dell'epoca, disorientato, si divide e i quattro sono visti come dei geni o come dei buffoni o, in alcuni casi, come entrambe le cose insieme.
Dopo Leave Home (1977), buon secondo album di transizione in cui spicca la dirompente "Oh Oh I Love Her So", Rocket To Russia (1977) completava una sorta di trilogia e rappresentava il magistrale consolidamento del loro sound: ciò che nell'album d'esordio poteva ancora sembrare quasi una burla, o una sorta di bizzarro esperimento, nell'anno "ufficiale" di nascita del punk diventava il verbo di un'autentica rivoluzione musicale, ormai matura in tutta la sua irriverente “immaturità”.
Da sottolineare che al Punk per come si sviluppò una volta approdato in Inghiliterra, i Ramones non appartennero mai del tutto e, in parte, quel movimento fu addirittura un freno alla loro carriera: in loro non c'era spazio alcuno per l'inquietudine autodistruttiva dei Sex Pistols o per l'impegno sociale dei Clash.
Basta sentire "Sheena Is a Punk Rocker": un brano energico, divertente, frizzante, funambolico e che davvero elegge i Ramones quali più genuini rock&rollers di quegli anni.
"Sheena" resta il brano più meritatamente celebre di Rocket To Russia ed è anche uno dei più rappresentativi e acclamati dell'intera lunga carriera della formazione.
Ma nell'album non mancano certo altre tracce memorabili: a cominciare dalla potente opening-track, la demenziale "Cretin Hop".
Nonostante i Ramones non abbiano mai scalato le classifiche, la rapida ascesa della band newyorkese è stata fondata soprattutto sui dirompenti e numerosissimi live (oltre 2000 concerti) che ne hanno scandito la carriera: come pochi altri, i Ramones furono infatti un gruppo che visse del contatto diretto con il proprio pubblico, sempre più numeroso e fedele.
Ne è testimone It's Alive, uno straordinario live album uscito nel 1979 che, sintetizzando la prima fase della band, mostra come la loro vitalità fosse ancora tutt'altro che sopita.
Con il quarto album, Road To Ruin (1978), che vede l'arrivo alla batteria Marc Bell, ribattezzato subito Marky Ramone, il gruppo avverte una certa maturazione: mediante alcuni pezzi più lenti e curati, sollevando le critiche di alcuni fans.
I due album che seguono, End Of The Century (1980) e Pleasant Dreams (1981), confermano il parziale mutamento di prospettiva in direzione “Pop”: "Do You Remember Rock 'n' roll Radio?" dal primo, "We Want The Airwaves", The KKK Took My Baby Away” e la dolce e struggente "7-11" dal secondo, sono comunque tra gli episodi più riusciti dell'intera carriera della band.
Nel corso degli anni '80, la formazione alterna momenti in cui accusa (anche all’interno dello stesso album) ripetitività e mancanza di inventiva, ad improvvisi e brillanti lampi compositivi: sto parlando di Too Tough To Die (1984), Animal Boy (1986) e Halfway To Sanity (1987).
Nel 1989 è la volta di Brain Drain, decimo album, in cui spicca la presenza di "Merry Christmas (I Don't Want To Fight Tonight)" e di "Pet Semetary", brano principale della colonna sonora dell'omonimo film ispirato al romanzo di Stephen King, da sempre grande fan della band newyorkese.
Il lavoro successivo, Mondo Bizarro (1992), nonostante lamenti la dipartita del bassista Dee Dee in favore del giovane C.J. Ramone, è in qualche modo una rivelazione inattesa per una formazione con ormai parecchi anni alle spalle: i Ramones appaiono quasi ringiovaniti, sembrano aver recuperato la propria forma migliore e aver trovato un buon equilibrio, nonostante i recenti contrasti interni.
Segue Acid Eaters (1993), cover-album del repertorio anni 60 (da Bob Dylan ai Jefferson Airplane sino ai Creedence e Who).
E' invece Adios Amigos (1995), l'album che annuncia lo scioglimento del gruppo, si apre con una cover il cui titolo non potrebbe essere più appropriato: "I Don't Wanna Grow Up" è l'ultima protesta del bambino interiore che non si rassegna, proprio no, a dover crescere ed affrontare la vita in modo serio e responsabile; è una rivendicazione della volontà di divertirsi senza pensieri, di giocare con la musica.
Quell’ultima volta è il 6 agosto 1996, a Los Angeles: l’ultimo live dei Ramones, cui prendono parte anche Eddie Vedder, Chris Cornell, Tim Armstrong e altri, pone fine ad una lunga carriera di successi, delusioni commerciali e grande passione.
Il live è testimoniato in We’re Outta Here! (1997).
Gli anni che seguono, purtroppo, sono forieri di eventi luttuosi che privano i fans di ogni speranza di rivedere il gruppo riformato.


I LUTTI E LA FINE DEI RAMONES
Il primo ad andarsene è stato Joey Ramone(l'eterno teenager), morto nel 2001 a 50 anni per un tumore linfatico.
Magro e altissimo, Joey nascondeva dietro quelle sue inseparabili lenti colorate una forma di daltonismo.
La sua non era mai stata una vita facile, eppure era diventato il leader di una band che esprimeva un vitalismo mai riscontrato nella musica rock.
Forse è per questo motivo che la musica dei Ramones contiene qualcosa di "terapeutico":
Nel 2002 è toccato a Dee Dee, collassato per un’overdose di eroina a 51 anni come il suo amico e collega Syd Vicious dei Sex Pistols.
Al contrario invece, Dee Dee, era molto più introverso e proprio di stereotipi(negativi) si era nutrito nella sua breve vita.
Appena pochi mesi prima della scomparsa di Dee Dee, i Ramones erano stati insigniti dell’ingresso nella Rock’n’roll Hall Of Fame.
Nel 2004 è la volta di Johnny che scompare, a 56 anni, per cancro alla prostata.
Era sempre stato il vero “duro” del gruppo (ex-marine) e, grazie alla sua determinazione e alla sua metodicità, era stato colui che aveva permesso alla formazione di sopravvivere per tanti anni.
Insieme a Joey, era stato l’unico membro sempre stabile.
Nel 1984, Johnny aveva rischiato la vita in un incidente: a questo episodio si riferiva il titolo di un album del gruppo uscito quell'anno, “Too Tough To Die”.
Infine l’11 luglio del 2014 se ne è andato anche Tommy, il primo batterista della band che compare nei primi tre album, poi rimasto dietro le quinte del gruppo, anche come produttore.
Tommy aveva 62 anni, è morto per un cancro alle vie biliari.
Ormai i membri fondatori del gruppo che ha in qualche modo inventato il Punk americano sono tutti morti.

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