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venerdì 26 settembre 2014

La Storia Di Stevie Ray Vaughan e La Sua Morte

Stevie Ray Vaughan era un bianco con la voce da nero.
L’unico a eseguire Jimi Hendrix di cui era e resta primo erede meglio dell’originale, come attestano le sue cover di Voodoo Child (Slight Return) e Little Wing.
Texano, tossicodipendente, alcolizzato: virtuoso, oltremodo.
Vaughan nasce il 3 ottobre del 1954 a Dallas, in Texas.


DISCHI E IL SUCCESSO
Il disco d’esordio, Texas Flood, lo incise nel 1983 in pochi giorni, presa diretta e zero soldi.
Lo aiutò Jackson Browne.
I primi a notarlo furono Mick Jagger e David Bowie: dissero che uno così non lo avevano mai sentito.
Dissero il vero.
Infatti la créme musicale lo vede esibirsi a Montreux nell’estate del 1982.


È un caso più unico che raro: una band senza contratto, ma Claude Nobs, il geniale patron svizzero che organizza il festival, ha capito che qui c’è qualcosa di unico
Anche Jackson Browne ha visto l’incendiario concerto estivo e mette a disposizione gratuitamente il suo studio a Los Angeles dove il travolgente Texas Flood viene partorito in poco tempo.
La ricetta, in studio e live, è deflagrante: boogie, shuffle, rock n’roll, lenti in maggiore e minore, scorribande strumentali virtuosistiche, escursioni jazzate e cover che omaggiano la storia del genere. Le mani enormi e fortissime di Vaughan non hanno limiti: suona scordato di mezzo tono come faceva Jimi e con un incordatura col Mi cantino da 0.13, praticamente un cavo d’acciaio, e lo piega fino a 4 semitoni.
È roba tosta, con un tono, un attacco e un sustain unici, aiutato da poca effettistica e da tantissimo feeling e da una conoscenza enciclopedica del repertorio e del vocabolario del blues.
Texas Flood ottiene un grande successo soprattutto grazie al singolo Pride And Joy, che entra nella classifica dei venti brani più venduti.
È la svolta: improvvisamente i concerti per il gruppo si moltiplicano, divenendo centinaia all'anno.
Il successo viene confermato e accresciuto con l'album successivo: Couldn't Stand The Weather, del 1984, che comprende una delle più celebri esecuzioni di Stevie Ray Vaughan: la cover del brano Voodoo Child (Slight Return) di Jimi Hendrix.
Il texano col cappellaccio, vestito con kimono sgargianti, era inviso a molti che lo vedevano come una specie di pagliaccio.
Il motivo è il solito in cui cascano più o meno tutti i rockers: se uno ha successo, allora significa che ha accettato compromessi o s’è venduto.
Invece per gli USA, dove non si fan troppe seghe mentali e il blues lo conoscono eccome, il chitarrista ha rappresentato un fenomeno clamoroso e, praticamente da solo, ha fatto rinascere un genere.
Aveva l’immagine, certo (e MTV se n’era resa conto), ma sapeva anche suonare.
Un’intera generazione ha ripreso in mano la chitarra, ispirata da quel tizio scatenato, e ascoltando i suoi dischi ha scoperto gente come Albert e Freddie King, Buddy Guy, Otis Rush o semplicemente Jimi Hendrix: tutti progenitori del Little Brother Stevie.
Tutti con carriere rivitalizzate e tranquille vecchiaie assicurate dal risorgere della loro musica d’elezione.
Nel 1985 esce Soul To Soul sicuramente con un suono più rock rispetto al passato.


I PROBLEMI DI DROGA ED ALCOOL
Arrivano il successo, i piazzamenti nella classifica di Billboard e dai saloon si passa alle arene in pochissimo tempo.
Aumenta anche il consumo di droga e alcool.
Fino al collasso per consunzione prima di salire su un palco tedesco nel 1986 e il ricovero, la disintossicazione e la rinascita.
Nel 1987 a Toronto, studi Tv CBS.
Accanto a Vaughan c’è un 21enne.
Suona da seduto.
È sconosciuto al mondo, non a Toronto: lì è nato e per quello lo hanno chiamato.
Cieco dall’età di un anno, per un retinoblastoma che lo ucciderà il 2 marzo 2008.
Si chiama Jeff Healey e ha inventato una tecnica chitarristica inspiegabile.
Talento puro.
Vaughan attacca Look At Little Sister.
Capelli lunghi, viso gonfio, gengive infinite e cappellaccio con penna.
Healey lo segue, poi si alza e dà sfogo all’assolo. Due anni dopo, 1989, esce In Step che è un album bello, moderno e classico allo stesso tempo, dove il blues si sposa col funky e col rock.
Rilancia il profilo del chitarrista: nuovi concerti e ritrovati status artistico e salute, combattendo giorno per giorno, passo dopo passo, la battaglia contro l’alcool.


LA MORTE
Finché dopo una jam con Eric Clapton, tra le montagne di East Troy, in Wisconsin, il 27 agosto 1990, precipita con l'elicottero morendo a soli 36 anni.
Nella nebbia, tra gli amici increduli.
Come dichiarato in seguito dallo stesso Clapton, Vaughan, stanco per il concerto, chiede di prendere il posto di Clapton e partire per primo.
Poco dopo il decollo però il velivolo si schianta contro una collina a causa della fitta nebbia e della poca esperienza del pilota in simili condizioni atmosferiche.
Nell'impatto oltre allo stesso Stevie Ray Vaughan muoiono il pilota Jeff Brown e i membri dello staff di Eric Clapton Bobby Brooks, Nigel Browne e Colin Smythee.
Nessuno si accorge dell'incidente fino alla mattina seguente, quando l'elicottero non giunge a destinazione.
Stevie Ray Vaughan viene sepolto il 31 agosto 1990 al Laurel Land Memorial Park di Dallas, accanto al padre, morto quattro anni prima nello stesso giorno del figlio.
Postumo esce l’album Family Style, realizzato col fratello Jimmie sotto il geniale sguardo paterno di Nile Rodgers.
E va altissimo in classifica, vince un Grammy e sbanca, perché quando sei morto tutti ti vogliono bene e vogliono ascoltarti ancora una volta e piangerti e perché il singolo Tick Tock sembra prodotto apposta per far divampare l’incendio emozionale.
In seguito nel 1991 uscirà The Sky Is Crying.

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