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sabato 19 luglio 2014

Transilvanian Hunger e Le Polemiche Sugli Ebrei (Darkthrone)

Ovviamente chi segue il blog sa che qui si parla principalmente di aneddoti e storie particolari.
Poi certo, qualche piccola recensione qua e la la facciamo ma l'essenza di questo blog NON è quello di recensire dischi.
Di quello ne è pieno il web.
Oggi facciamo una piccola trasgressione parlando di Transilvanian Hunger(vi devo dire di chi? Ok, dei Darkthrone, non tutti ascoltano Black Metal) ma sempre collegandoci ad una storia particolare che lanciò la band in un mare di critiche.


DARKTHRONE E GLI EBREI
Transilvanian Hunger fu il quarto parto della band ed uscì nel 1994.
Alla sua uscita la band fu subissata dalle critiche ma non per il disco in sè(che è un capolavoro) ma per le scritte che si lessero sulle prime stampe: "True Norwegian Black Metal" e soprattutto "Norsk Arisk Black Metal" (Black Metal Norvegese Ariano).
Per gettare ancora benzina nel fuoco, la band norvegese pensò bene di uscirsene dicendo:

"Ci teniamo a sottolineare che Transilvanian Hunger sta al di sopra di ogni critica. Se qualcuno tentasse di criticare questo LP, dovrebbe essere del tutto disprezzato per il suo evidente comportamento giudeo".

Oh, ovviamente, questa dichiarazione sollevò un vespaio.
Parlano prima di "Arisk", poi affermano ciò...uno fa 2+2 e...
La stessa Peaceville non potè far altro che dissociarsi da tale dichiarazione e pubblicare il disco.
I Darkthrone in seguito smentirono tutto ciò e dissero che le loro parole erano state travisate perchè son sempre stati apolitici.
In poche parole si accorsero di averla fatta grossa e probabilmente di essersi preclusi una buona fetta di mercato.
Possibile che una band simile fosse "scrupolosa"?
I Darkthrone, testi a parte, son sempre stati fuori dall'Helvete e soprattutto abbastanza lontani dalle usanze in voga ai tempi(ovvero bruciare chiese), malgrado fossero in un buoni rapporti con le altre band norvegesi(non a caso Vikernes, alias Burzum, scrisse di suo pugno le ultime 4 canzoni di Transilvanian Hunger appunto).


IL DISCO
"Fame Della Transilvana" letteralmente questo vuol dire.
O se preferite fame diabolica, istintiva, priva di ogni razionalità, pura soddisfazione di violenza gratuita.
Va sottolineato che probabilmente fu uno dei dischi usciti ai tempi ad aver la produzione peggiore.
In un certo senso la cosa era voluta ma ai tempi i mezzi erano quelli che erano.
Transilvanian Hunger è lo spirito del Black Metal marcio, grezzo e violento dei Darkthrone, quello al quale i norvegesi ci abituarono durante i primi anni novanta, e al quale ribadirono la fedele militanza con questo quarto fondamentale capitolo: ennesima conferma di intenti completamente fuori dagli schemi logico-compositivi di tutto ciò che prima di album come Under The Sign Of The Black Mark non era nemmeno considerato musica, tanto meno arte.
Fenriz è l’autore di tutte le composizioni, otto tracce di nudo odio incondizionato verso l’umanità, puro stupro della morale contemporanea fine a se stesso e quindi, pura provocazione.
Già dalla copertina si evince ciò: Fenriz armato di candelabro, ghignante odio e repulsione, un misto di paura, sofferenza e rancore verso l’umana specie.
La dipartita di Zephirus alle sei corde non costituì difatti un ostacolo per la band, al contrario portò il concretizzarsi dell’ennesima possibilità di rendere ancor più minimale ed elementare il sound prodotto da Fenriz e Nocturno Culto, mutandolo in una accezione di privata, intima, fredda e monotonale ira contro il creato: quasi una one man band, un delirio di una mente fulminata dall’odio.
Fenriz ebbe il desiderio di abbandonare qualsivoglia abbellimento o dimostrazione di bravura tecnica, rifiutando spartiti e studio dell’arte compositiva come simbolo di mero approccio accademico e venne colto dal travisamento dello spirito primo dell’arte: l’emozione mista all'ignoranza.
L’ignoranza divenne sapienza nel momento in cui quell’emozione, primo e ultimo fine dell’arte, venne annichilita da pochi riff, da un blast beat lento, monotono e anonimo, dal cantato prevedibile quanto freddo e distaccato di Nocturno Culto, da quando i Darkthrone colsero ciò che rende estrema la musica nell’accezione Black Metal: il minimalismo annichilente di un riffing che penetra l’udito dell’ascoltatore distruggendo inesorabilmente qualsiasi speranza di futile evasione o ingenuo svago dalla mondanità.
Ovvero quando si compone l’elementare senza risultare banali, anzi, quando si rende banale tutto ciò che fino ad allora fu tecnico mostrando come la perdizione, l’umana alienazione e l’odio più nero siano facilmente raggiungibili in poche battute ripetute allo stremo, allora si comprende cosa significa la voracità transilvana che da ottima metafora marchia indelebilmente quest’album.
La title track non ha bisogno di presentazioni o descrizioni: prendete l’opener del capolavoro Under A Funeral Moon Natassja In Eternal Sleep, mantenete il blast beat catatonico e le linee vocali grezze e lineari, modificate il riffing in un giro basato su due accordi armonizzati e il prodotto finito è ciò che tutti conosciamo: alienazione e claustrofobia pura.
Over Fjell Og Gjennom Torner continua imperterrita sull’identica via tracciata dalla precedente traccia: seppur relativamente meno diretta, i due minuti e mezzo di musica sono caratterizzati dalla misantropia musicale fine a se stessa, dall’assenza di respiro, di emozione alcuna: pura catarsi.
Skald Av Satans Sol riprende invece l’impeto più truculento e senza mezzi termini dell’opener: violenza uditiva allo stato brado scandita dal susseguirsi di un riffing marcio e putrefatto del quale si può facilmente ricordare la melodia grezza e feroce dell’intro-chorus.
In I En Hall Med Flesk Og Mjød vi sono gli unici due cambi del ritmo di batteria dall’opprimente blast beat dell’intero album.
As Flittermice As Satans Spys è una perla nera troppo a lungo snobbata: il riffing raggiunge apici veramente osceni a livello claustrofobico:.
Il platter cala il sipario con En Ås I Dype Skogen, ennesima minimale mazzata: l’insensibilità nei confronti dell’ascoltatore è spregiudicatamente sfoggiata con l’insistenza patologica di melodie sporche e letteralmente anti-melodiche.
Antimelodia(o antimusica se preferite) che percorre tutto Transilvanian Hunger a partire dalla produzione graffiante, lercia e pura al contempo: testimone inconfutabile della veridicità dell’esecuzione dei brani in prima persona da parte dei musicisti è superfluo sconsigliare quindi l’ascolto agli amanti del sound sintetizzato e falsificato dalla moderna tecnologia.


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