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domenica 18 maggio 2014

La Storia Dei Taake e Di Hoest: Arresti, Droga ed Accuse Di Nazismo

I Taake si formano nel 1993 sotto lo pseudonimo Thule con il quale pubblicano anche due demo.
La band si formò a Bergen, in Norvegia, dedita a sonorità Black vecchia scuola, mischiate con passaggi acustici atmosferici.
Il fondatore della band fu Hoest (Ørjan Stedjeberg).


I PROBLEMI DI HOEST CON LA GIUSTIZIA
La carriera della band è stata spesso rallentata dai noti problemi con la giustizia in cui è incappato il frontman Hoest e gli altri componenti della band.
Hoest è stato in carcere diverse volte, causando l’annullamento di concerti anche in Italia.
Dopo essere stato arrestato per due volte per violenze e nel 2006 per traffico di stupefacenti, nel 2007 è stato incarcerato per apologia di Nazismo ad Essen.
Ovvero l'essersi presentato sul palco con una svastica sul petto (la svastica è infatti un simbolo bandito in quel paese).
A seguito di tale show, tutte le altre date del tour previste in terra tedesca sono state preventivamente annullate.
Dietro insistenza dei Kreator, originari proprio di Essen, i Taake sono stati esclusi dal bill del Karmoygeddon festival del 2008.
E di nuovo Hoest è costretto a prendere posizione sull’accaduto.

"Questa reazione è senz’altro dovuta all’episodio della svastica accaduto ad Essen, città natale dei Kreator, durante il tour dell’anno scorso. Ho già chiaramente ribadito come i Taake non siano assolutamente una band politicizzata, eppure c’è ancora gente che insiste a definirci così. Da una parte, capisco che mostrare una svastica in Germania sia qualcosa di alquanto imperdonabile, ok. Ma dall’altra, sono profondamente convinto che un gruppo Black Metal debba poter usare qualsiasi tipo di simbologia distruttiva/negativa, visto che alla base di questa forma di espressione ci deve essere soprattutto una cosa: il male. 
Il Black Metal non è, e non deve diventare, innocuo come tutti gli altri generi del Metal. 
Detto francamente, trovo assurdo che nessuno abbia nulla da obiettare riguardo ai nostri testi, che parlano di omicidi, stupro, tortura, necrofilia e suicidio, ma in compenso veniamo boicottati per aver usato un determinato simbolo (che per altro non ha nulla a che vedere con il concept della band) in una singola occasione. Parte della nostra missione è suscitare sensazioni negative, ed è per questo che mi sembrava appropriato ricordare al nostro pubblico tedesco la sua più grande vergogna. Alcuni l’hanno capito e hanno risposto bene, mentre altri hanno avuto una reazione davvero esagerata, oltre ogni aspettativa. 
Il comportamento di questi auto-proclamatisi nostri nemici è più simile al nazismo che qualsiasi cosa possiamo aver mai fatto noi"

La band finisce nuovamente sotto i riflettori nel 2012.
Molti sostengono che i testi di ‘Orkan’ (Hurricane),  siano xenofobi.
Ad esempio la frase “Al diavolo Maometto e i musulmani” e le loro “imperdonabili usanze”, mentre la canzone finisce con la sentenza “la Norvegia si risveglierà”.
Tuttavia, Hoest, frontman della band, ha confutato queste affermazioni dicendo che la loro unica intenzione era quella di criticare la religione.

"La nostra visione, in nome della libertà di espressione, è che è vergognoso aderire al cristianesimo o all’islamismo"

Ai tempi in Norvegia, Anders Behring Breivik, aveva massacrato 69 persone sostenendo di aver commesso questo atto per evitare che la Norvegia fosse "colonizzata da marxisti e musulmani".


DISCHI
Dopo un demo (Manndaudsvinter) ed un EP (Koldbrann I Jesu Marg) danno alle stampe il loro primo LP, Nattestid Ser Porten Vid, che dire, un capolavoro.
Dal punto di vista tecnico i Taake dimostrano di possedere capacità compositive e sensibilità  eccezionali.
La discreta produzione riesce a mettere in risalto gli strumenti, dando un buon impatto anche al basso, protagonista di parti fondamentali nella struttura di alcuni brani.
Le chitarre tipicamente Black tessono riff ricercati e di pregevole fattura mentre la batteria si dimostra potente ma non invasiva riuscendo ad offrire una discreta varietà tra blast beat assassini, stop e tempi marziali.
Le lyrics, ricercate e profonde, affrontano tematiche diverse e sono permeate da affascinanti citazioni riguardanti tradizioni e leggende nordiche.
Per quanto riguarda la band, estremismo sociale e attitudine "true" sono tutt'altro che assenti e in questo caso fanno da contorno ad una delle migliori incarnazioni del Black Metal dell'ultimo periodo.
Il disco, composto da 7 canzoni contrassegnate solamente da un numero e cripticamente cantate in norvegese

Il CD ci regala ottime tracce senza mai calare di intensità o cadere nella monotonia.
NSPV è il primo album di una trilogia basata sulle rune.
Dopo NSPV è il turno di Over Bjoergvin Graater Himmerik (da molti considerato il migliore della trilogia) che continua a dire quanto di ottimo avevamo sentito i NSPV.
In questo violento e allo stesso tempo epico “Over Bjoergvin Graater Himmerik”, i Taake non fanno altro che consolidare il loro sound inconfondibile, sia per via dei suoni sia per il modo di scrivere il riffing Black Metal. Persino lo screaming di Hoest è inconfondibile.
Forse il debut “Nattestid…” era più violento, più puro nella sua essenza Black Metal; qui invece i Taake sono più ponderati, c’è qualche stacco in più nei brani e qualche passaggio di sapore Thrash Metal piuttosto che Black, anche se i Taake suonano sempre Black Metal al 100%.
La produzione, fatta ai Grieghallen Studio assieme a Pytten, ha forse tolto un po’ del tocco mistico posseduto dalla band. Rimane però inalterato il riffing carico di sentimenti dei Taake, una poesia nera unica nel suo genere.
I Taake rimangono avvolti nella loro fitta nebbia, a tratti lievemente epici, altre volte mistici

Tralasciando gli split si giunge al capitolo conclusivo della trilogia: Hordalands Doedskvad.
Un album in cui la durata media delle canzoni si aggira sui sette minuti con composizioni di un certo spessore e riff a dire poco stupendi, ma, nonostante tutto l’ album rimane molto gradevole all’ascolto e di semplice assimilazione, insomma, a mio parere, un capolavoro.
Il disco presenta un format inalterato rispetto ai precedenti lavori: troviamo infatti 7 canzoni cantate interamente in lingua norvegese, prive di titolo e segnate solamente da un numero, come per evitare che vengano identificate, destinandole a comunicare emozioni solo a chi è in grado di recepirle.
Una scelta questa indice di mentalità anticommerciale e attitudine pura, perpetrata anche nella vita dal leader della band Hoest, mente geniale del Black Metal ma personaggio decisamente controverso, proclamatore del male assoluto e discusso protagonista di vicende di cronaca che vanno dalla violenza all'accusa di nazismo.
I brani sono intensamente articolati, complessi e di durata elevata.
Sono necessari diversi ascolti per poterli assimilare appieno ma, cosa fondamentale, il disco gode di buona longevità.

Il 2008 è l'anno dell'uscita dell'omonimo chiamato appunto Taake.
A mio modo di vedere il disco meno riuscito della loro carriera.
Taake è comunque un album molto vario, che recupera tutte le componenti tipiche della proposta musicale di Hoest e soci, con un equilibrio in parte diverso rispetto al passato.
Fondamentalmente stiamo sempre parlando di feroce e tagliente Black Metal, suonato con la preparazione tecnica a cui i nostri ci hanno abituati, costruito sull'alternanza -spesso improvvisa anche nel contesto della stessa canzone di sparate furiose e violentissime, break atmosferici e mid-tempo martellanti.
I Taake sanno essere al contempo minimali e ricercati, il tutto senza trascurare l'onnipresente componente melodica, che si concretizza talvolta in passaggi dal sapore epicheggiante.
Il songwriting si conferma dunque ben strutturato ma forse i norvegesi non ci propongono niente di nuovo.
Ad onor del vero si nota, rispetto al passato, la presenza (in particolare in pezzi come Umenneske o September Omsider) di quei riff grezzi, scarni e diretti, dall'incedere groovy e incalzante, che indubbiamente possono richiamare alla mente certe soluzioni "Black N'Roll" tanto diffuse in questi ultimi anni.
Infine nel 2011 esce Noregs Vaapen dove si torna su altissimi livelli.
Noregs Vaapen è un album articolato, dinamico e pulsante, mutevole nella forma e nella sostanza.
È fredda melodia, ma è anche il coinvolgente groove di Nordbundet, brano in cui compare Attila Csihar come guest vocalist, rendendo ancora più letale e micidiale questa band.
È feroce Black Metal, ma è anche la capacità di introdurre elementi di tradizioni tanto lontane, assolutamente poco ortodossi.
Un assolo di banjo in Myr, un mandolino in Helvetesmakt.
Sulle prime si rimane interdetti, poi l’effetto di strumenti che tanto hanno il sapore di scenari Country è davvero entusiasmante, anche se anomalo per il genere in questione.


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